Settimanale Oggi
20 Maggio 1972
NEL RACCONTO DEI TESTIMONI I CASI PIU' STRAZIANTI DELLA SCIAGURA DEL DC8 PRECIPITATO A PALERMO |
UNA MAGA LE AVEVA PREDETTO:
"QUEST'ANNO MORIRAI IN AEREO"
Lo raccontava agli amici Gabriella Zanca, una delle 115 vlttime del più grave disastro nella storia dell'aviazione civile italiana, per giustificare la sua paura del volo. • Perché il DC 8 è caduto? Esclusa I'ipotesi di un sabotaggio, si pensa a un errore del pilota, trovatosi completamente fuorl rotta a tre minuti dall'atterraggio. • Un aeroporto nato tra polemiche e scandali: i piloti inglesl rifiutano di atterrarvi perché è pericoloso e senza attrezzature. • A Roma Franco Indovina passò due semafori col rosso per arrivare in tempo a Fiumicino: la sua ex-moglie, Amalia, che avrebbe dovuto viaggiare con lui, ha trascorso un giorno e mezzo all'obitorio prima di riuscire a identificarlo. • Morti insieme due sposi che tornavano a Palermo da Milano dove avevano chiesto la separazione • È rimasta orfana per la seconda volta Maria Teresa, adottata da una coppia siciliana. • ln manette a riconoscere i resti della fidanzata.
Dal nostro inviato |
Palemo, maggio
L'aria è irresplrablle all'interno dell'lstltuto dl medicina
legale, in quelle
sale affollate di gente in cui le
squadre di soccorso scese dal
monte Pecoraro hanno rlcomposto
alla meglio le salme, dilaniate
dal kerosene, delle 115
vltttne della sciagura aerea
avvenuta la sera di venerdì 5
maggio, la più grave nella storia
dell'aviazione civlle italiana.
Nei corridoi, nelle aule e nei sotterranei dell'obitorio, dove il professor Del Carpio (perito al processo Pinelli) teneva le sue lezlonl agll studentl in medicina, ora c'è solo puzzo dl bruciato e dl morte. Bisogna coprirsi il volto con un fazzoletto per resistere li dentro più di cinque minuti, tanto I'atmosfera è ammorbata dall'odore del cadaveri in via di disfacimento. Ma i familiari del 108 passeggeri e dei sette membri dell'equipaggio di quel tragico DC 8 dell'Alitalia, che sugli orari veniva indicato come volo << AZ numero 112 >>, sembrano non accorgersene e sfilano sgomenti tra le bare scoperchiate, dalle quali emergono miseri resti carbonizzati che poco hanno conservato dl umano.
Si procede all'identificazione dei cadaveri e dei brandelli di carne carbonizzata ritrovati sul luogo del disastro sulla scorta di pochissimi elementi: slip anneriti dal fumo, portachiavi miracolosamente indenni, protesi dentarie, cicatrici e segni partlcolarl di cui solo i parenti più stretti possono essere a conoscenza. Quando c'è qualche perplessità ci si consulta a vicenda, oppure si telefona a casa. Ciò nonostante sono avvenuti episodi tristissimi, ai quali abbiamo assistito: dopo frettolosi riconoscimenti, le casse sono state dissaldate di nuovo, in presenza di uomini sconvolti al pensiero che ciò che rimaneva dei loro congiunti fosse stato nel frattempo assegnato ad altre persone che avevano partecipano a questa << macabra asta >>.
Sulla Montagna Longa, dove I'aereo è precipitato alle 22,22, quando mancavano solo tre minuti dall'atterraggio, le ricerche sono cessate. A testimonianza dell'immane dlsastro sono rimasti soltanto i rottami del velivolo, lo scheletro della coda, ll carrello, un reattore e innumerevoll frammenti di metallo che, nel tremendo impatto con il temeno, si sono sparpagllati un po' dappertutto, nel raggio di un migliaio dl metri. Per ordine dell'autorità giudiziaria, questi pezzi sono stati piantonati dai carabinieri: forse grazle a uno di essi si potrà scoprire il perché della tragedia.
La << scatola nera >> (il fllght recorder sul quale vengono segnati automaticamente i dati relativi agll ultimi quindici mlnuti dl volo) è gia a Roma all'esame dl una commlsslone di esperti. Una cosa però è certa: al momento dell'incidente, ll DC 8 si trovava fuori rotta e volava a una quota Inferiore al normale, È proprio per questo motivo che si è schiantato al suolo. Ora resta da scoprire se ciò è accaduto per un difetto degll strumenti di bordo (cosa che appare assai improbabile) o per un errore del pllota, il comandante Roberto Bartoll, un veterano con 9000 ore dl volo sulle spalle. Il quale aveva appena annunciato via radio alla torre di controllo di Punta Ralsi: << Vedo chiaramente la pista, atterro manualmente >>. Proprio in quell'istante su un'altra direttrice, da Catania, stava arrivando il DC 9 del comandante Sollazzo.
Bartoll ha dato forza ai motori, ha superato il monte Pecoraro (910 metri), l'unico illumlnato in tutta la zona, ma si è trovato davanti la vetta di lvlontagna Longa (935 metri). Sarebbe bastato un niente per superarla, ma da terra nessuno ha potuto aiutarlo poiché nell'aeroporto di Punta Raisi manca ll radar e così, quando si è vlsto dl fronte la massa scura del monte, il pllota non ha potuto far altro che infilare una << sella >>, poco più in basso, sperando di farcela. Ma ha perduto una parte dell'ala sinistra e le << gondole >> dei quattro motori hanno << arato >> la pietraia, prima di esplodere avvolgendo tutto in un manto dl fuoco.
Toccherà alle tre commissioni dilnchiesta, ora, stabilire se ci sono state precise responsabilità. Ma I'imputato principale, nonostante tutto, rimane I'aeroporto.
ALLUCINANTE RICERCA TRA LE BARE Palermo. I familiari delle 115 vittime del disastro aereo si accalcano nei corridoi dell'Istituto di medicina legale per cercare di riconoscere tra, i resti carbonizzati sistemati alla meglio nelle bare, i corpi dei loro cari. Per resistere all'odore ammorbante dei cadaveri, sono costretti a comprimersi sul volto dei fazzoletti. La sciagura è avvenuta alle 22,22 di venerdì 5 maggio: mancavano soltanto tre minuti all'atterraggio del DC8 all'aeroporto di Punta Raisi. Pochi istanti prima il comandante Bartoli aveva annunciato: << Vedo la pista. Atterro manualmente >>. Invece l'aereo andò a schiantarsi poco lontano, sulla Montagna Longa.
Già nel dicembre del 1956 nove tra i più espertl piloti della nostra compagnia di bandiera avevano sconsigliato la costruzione delle piste nella zona dl Punta Raisi. Ma ll loro rapporto, come spesso accade per colpa della burocrazia, era finlto a poltrire su qualche tavolo ministeriale e la << speculazione >> era andata avanti, benché I piloti della BEA si fossero rifiutati di utilizzare questo scalo, pericoloso per l'ubicazione e per i venti che lo battevano costantemente.
<< E' stata una disgrazia incomprensibile >>, ci ha detto il colonnello Lino, lspettore generale dell'aviazione civile, << Il tempo era buono e il comandante Bartoli era sceso su Punta Raisi decine di volte con aerei molto meno maneggevoli del DC 8 con il quale ha tragicamente concluso la sua Carriera >>.
CORPI MARTORIATI Palermo. Il terribile spettacolo che si è presentato ai primi soccorritori giunti sulla vetta della Montagna Longa: tra i rottami sparsi su un raggio di un chilometro, si distinguono i corpi calcinati e mutilati dei passeggeri del DC8 dell'Alitalia precipitato pochi minuti prima dell'atterraggio.
Sembra esclusa anche I'ipotesi del sabotagglo, avanzata a Palermo all'indomani della tragedla. A bordo dell'aereo c'era anche Ignazio Alcamo, consigllere di Corte d'appello e presidente della prima sezione del tribunale. Al suo nome erano legati tutti i processi della nuova mafia, ma è pazzesco pensare che per eliminarlo qualcuno abbia collocato un ordigno esplosivo sul DC 8. E poi perché questa bomba sarebbe esplosa proprio su Palermo?
Ma lasciamo che siano i tecnici a cercare una spiegazione a questa sciagura che si poteva evitare e passiamo alla cronaca.
Erano quasi tutti giovani i passeggeri deceduti nello schianto; il più anziano era il notaio Giacomo Buttitta di 60 anni. I nomi delle vittime erano conosciutissimi a Palermo. Non c'è una soÌa persona in citta che non sia stata toccata da vicino dalla disgrazia.
.<< E' un lutto di tutti >>, hanno scritto i quotidiani locali dando un senso al dolore comune, Ci sono decine di storie che meritano di essere raccontate. Fatalità, coincidenze, imprevisti; bisognerebbe scrivere un libro per narrare tutto. Noi ci limiteremo a raccontare gli episodi più toccanti, più inverosimili. Eccoli.
E' di nuovo sola l'orfanella di Torino.
La più colpita dalla sciagura della Montagna Longa e stata una bambina torinese di sei anni, Maria Teresa, adottata alcuni anni fa, insieme ad altri due orfanelli, da una coppia di coniugi siciliani, Calogero e Concetta Cammarata. Da una settimana, la piccina (che adesso vive con la maestra, in attesa che i parenti vadano a prenderla) non fa che teÌefonare a casa. << Quando sl decideranno a tornare mamma e papà? >>, esclama con tono seccato, mentre la sua insegnante, signora Giuliano, si gira dall'altra parte per evitare che la bimba la veda piangere, << Uno di questi giorni >>, momora la donna, con gli occhi umidi, .<< dovrò decidermi a raccontarle la verità. Dovrò dirle: "Non prendertela, non inveire contro il destino, i tuoi carl sono saliti in cielo, tra gli angeli. Un giorno li raggiungerai". Ma non so da che parte cominciare >>. Venerdì 5 maggio, Maria Teresa era stata portata a casa della maestra molto presto. Non sapeva che i genitori sarebbero partiti per Roma con gli altri due bambini. << La signora Concetta, che doveva farsi visitare da uno specialista >>, mi spiega la Giuliano, << aveva fatto di tutto per nasconderglielo poiché temeva che lo prendesse male, C'erano solo quattro posti liberi sull'aereo. E così la piccina era rimasta a Palermo >> << Verremo a riprenderla stasera >>, disse il signor Cammarata prima di andare incontro alla morte. << La tenga lei, per favore >>. Adesso Maria Teresa è quì, con il telefono tra le mani. << Uffa >>, borbotta infastidita, << possibile che mamma sia sempre via da casa? >>.
Guidò i soccorritori alla ricerca del figlio.
Quando I'aereo della morte si è infranto sulla montagna maledetta, come la chiamano adesso i sicillani, I'impiegato postale Francesco Graziano stava andando a mangiare. Appena ha visto il fuoco sprigionarsi dietro la collina è corso dai carabinieri per mettersi a disposizione. << Conosco quella zona metro per metro >>, ha detto. Neppure per un momento l'ha sfiorato Íl sospetto che in quel rogo fosse perito anche il figlio, Mario, un ragazzo che stava frequentando il corso per diventare vicebrigadiere della forestale a Rieti. Una volta arrivato sulle pendici del monte Pecoraro, il signor Graziano si è attardato con i soccorritori, evitando di tornare indietro. << C'è qualcosa che non capisco >>, mormorava. << Ho un brutto presentimento >>. Soltanto qualche ora più tardi ha saputo che tra le vittime c'era anche il suo terzogenito. Mario, infatti, sarebbe dovuto rientrare a Palermo in treno per votare. Ma all'ultimo minuto, un amico gli procurò un biglietto d'aereo. E lui salì sul DC 8 dell'Alitalia per guadagnare tempo. Voleva restare a casa qualche ora di più. Invece è andato a morire proprio in quei boschi nei quali fino a pochi mesi fa aveva prestato servizio come guardia forestale. << Se non altro qui gli sembrerà di stare a casa >>, ripeteva inebetito il padre a quanti gli si avvicinavano per fargli le condoglianze.
Inaugurò la linea Roma-Palermo.
Lydia Bondì era abituata a viaggiare in aereo. Tutte le settimane si recava a Roma per rifornire la sua boutique di viale Regina Elena, a Mondello. Sceglieva sempre l'ultimo grido in fatto di moda. << Era una donna molto raffinata >>, dicono Ie amiche. Suo marito, Salvatore Gagliardi, fa il rappresentante di commercio. Venerdì scorso era in ufffclo quando Lydia gli telefonò. << Arrivo in serata >> gli disse, << ho un regalo per te e per la nostra bambina, Deborah >>. Ma al suo posto giunse un funzionario delI'AIitalia. .<< È successa una disgrazia >>. Per una curiosa ironia della sorte, nel 1960 la signora Gagliardi aveva inaugurato la linea Roma-Palermo. Fu la prima passeggera a scendere dal << Super Convair >> che si posò sulla pista di Punta Raisi la sera di Capodanno. I fotografi Ia ritrassero sorridente, con un mazzo di fiori in mano, sullo sfondo di quella maledetta montagna nella quale dodici anni più tardi I'avrebbero ritrovata carbonizzata.
Volevano assistere a un funerale.
Patetica anche la storia dei coniugi Giuseppe e Rosalia Ricci, rispettivamente di 34 e 28 anni. Erano venuti in Sicilia in fretta e furia per assistere ai funerali del padre di Rosalia. << Non posso mancare alle esequie dl mio suocero >>, aveva detto Giuseppe Ricci disdicendo alcuni importanti impegni che lo trattenevano a Viterbo in questa << calda >> vigilia elettorale, nella sua qualità di capogruppo del PCI al consiglio provinciale. Ma la sfortuna si è accanita contro di lui. Ai funerali, le bare erano tre: quella di Rosalia, quella del padre e la sua, unite ln un tragico abbraccio.
Se si fossero salvati sarebbero rimasti uniti.
La fatalità ha votuto che morissero insieme anche altrí due coniugi che stavano per separarsi: Alessandro Guccione e Gigiù Paternostro, la trentaduenne sorella dÍ Mirella Lanza Tomasi di Lampedusa. Alessandro, che aveva 31 anni e faceva pratica notarile presso lo studio del dottor Guglielmo Tanteri, era stato a Milano per accordarsi, forse presso un legale, sulle modalità della divisione: Doveva rientrare a Palermo nel pomeriggio insieme con Gigiù, ma poi, per una coincidenza, avevano tardato. Quando finalmente erano riusciti ad arrivare a Linate, il volo diretto era già stato chiuso. Così avevano ripiegato su un altro per Roma. << Da lì troveremo senz'altro una coincidenza >>, dissero congedandosi da alcuni amicí. Effettivamente c'era: si trattava del DC8 << AZ 112 >>. << Questo sarà I'ultimo viaggio che io e Sandro faremo insieme >>, aveva confidato Gigiù alla sua migliore amica. << Poi ognuno riprenderà la sua strada >>. Ma il destino ha voluto che li seppellisero uno accanto alI'altra nella cappella di famiglia. A Palermo ora dicono: << Pochi attimi prima che l'aereo si schiantasse al suolo, Sandro si è rivolto verso la sua compagna e le ha preso la mano. Li hanno trovati così sulla Montagna Longa. Forse, se si fossero salvati, avrebbero rinunciato a quel progetto di separazione che accarezzavano da mesi >>.
L'ha riconosciuto dopo un giorno e mezzo.
Se avesse tardato una decina di minuti, Franco Indovina oggi sarebbe ancora vivo. Il celebre regista, che tra qualche mese avrebbe dovuto sposare la principessa Soraya, alla quale da tempo era sentimentalmente legato, uscì dalla sua villa sull'Appia Antica con un forte ritardo. Per arrivare in tempo a Fiumicino, attraversò un paio dl semaforl col rosso e pigiò a fondo sul pedale dell'acceleratore della macchina. Doveva andare a Palermo per votare, ma non poteva perdere tempo, poiché pressanti impegni di lavoro richiedevano di nuovo la sua presenza a Roma. La partenza del volo che aveva prenotato era stablllta per le 20,50. Franco giunse al banco dl controllo dell'Alitalia solo pochi attlmi prima ma, grazie alla sua notorietà, sbrigò celermente le pratiche d'imbarco, firmando così la << condanna a morte >>. Sullo stesso aeroplano avrebbe dovuto viagglare anche I'ex-moglle, Amalla, con la quale era rimasto in ottimi rapporti. Ma alI'ultlmo istante Ia donna fù bloccata da un banale contrattempo (doveva accudire alle figlle Lorenza e Francesca, nate dal suo matrimonio con Indovina) e così avvisò Franco di non aspettarla. << Verrò in treno >>, disse. Questo << banale contrattempo >>, come lo chIama leI, le ha saÌvato la vlta, così come altrl piccolI Incidenti (un passeggero addirittura rimase chiuso in ascensore due ore) salvarono le altre 24 persone che avevano prenotato il volo << AZ 112 >> e poi non si presentarono ai cancelli d'imbarco. Quando Amalia ha saputo ciò che era successo sulla Montagna Longa si è precipitata subito a Palermo. C'era Maria Scicolone, la sorella di Sofia Loren, ad assisterla a Fiumicino. << Mio Dio, non è possibile >>, continuava a ripetere I'ex-moglie di Indovlna in un ossessionante ritornello. Poi è scoppiata in lacrime. Benché Franco l'avesse abbandonata, non nutriva alcun rancore nei suoi confronti, né verso la donna che gllelo aveva rubato. << Tra noi era già tutto finito prima che arrivasse Soraya >>, raccontava sempre alle amiche. Per questo il suo dolore era sincero. Ma a Palermo, Amalia è riuscita a farsi forza. Disfatta, con due solchi neri di rimmel che le solcavano le guance, si è fatta portare subito all'obitorio e ha voluto esaminare una per una tutte le salme recuperate dalle squadre di soccorso. Non ha battuto ciglio neppure di fronte agli spettacoli plù ripugnanti. Tormentando nervosamente con le mani un mazzolino dl fiori dl campo, che teneva con sé, si è soffermata per un glorno e mezzo nell'lstituto di medicina legale. << Questo non può essere ll mio Franco >>, ha esclamato quando una crocerossina le ha mostrato un povero essere carbonizzato le cui sembianze (o per lo meno ciò che restava) avrebbero potuto venlr scambiate per quelle del regista. Poi ha esamlnato gli slip. << Lui non portava indumenti del genere >>. Soltanto quando ha scorto nella bara un portachiavi ha avuto un attlmo dl esitazlone, << Se è dl Gucci è il suo >>, ha ammesso, ricordando ll negozio dove I'aveva acquistato. Ma poi è passata oltre. Parecchie ore dopo, finalmente, il suo << calvarlo >> è teminato. << Ci siamo, questo è Franco >>, ha esclamato. Poi i nervi hanno ceduto. Ma prima di lasciare che I parenti la portassero via ha depositato 15 garofani bianchi sulla bara dell'uomo che aveva tanto amato. Soraya invece non si è fatta vedere a Palermo. Ha preferito restare a Monaco dalla madre, forse anche per evltare incontri imbarazzanti. << Arrivederci amore >>, sono state le ultime parole che Franco le ha mormorato al telefono prlma di partire per Palermo. << Ti richiamo stasera, torna presto >>. Così la principessa triste ha voluto ricordare il suo innamorato. Non se l'è sentita di piangere davanti a un moncherino bruciacchiato, il cui ricordo I'avrebbe tormentata per tutta la vita.
Ora che è morta, la casa sembra vuota.
Gabriella Giaconia, moglie dell'ingegner Marco Zanca, aveva paura di volare. Conoscevano tutti la sua fobia. << Una chiromante mi ha predetto che quest'anno morirò in aeroplano >>, diceva per giustificarsi. Ma stavolta non ha potuto fare a meno di prenderlo. Doveva assolutamente arrivare a Roma per far visitare la figlia Valentina da uno specialista. << Non ci fermeremo a lungo >>, aveva detto agli altri due figli, Fabrizio, di 14 anni e Susanna, di 3. E aveva intenzione di mantenere la parola, tanto è vero che i biglietti per il ritorno erano gia stati prenotati. Ma proprio alla vigilia della partenza, raccontano alcuni conoscenti, Valentina aveva manifestato il desiderio di restare. E così Gabriella era partita con la cugina, Anna Maria Corrao. << La casa sembrerà vuota ora che se n'è andata >>, spiega il cognato, dottor Terranova, il procuratore della Repubbllca che si occupò del caso delle bambine uccise a Marsala. << Era una donna affascinante, piena di vita. Non doveva morire così >>. Il corpo di Gabriella è stato ritrovato quasi intatto: i pantaloni di pelle che indossava e il giubotto I'avevano protetto dalle fiamme.
Un compagno gli dice: << Tuo padre é bruciato >>
Anche il vicequestore vicario di Bari, Salvatore Margani, è corso a Palermo appena ha ricevuto la notizia che il fratellastro, Salvatore Culmone, era perito nell'incidente. << Non avrei mai immaginato che quel ragazzo avrebbe fatto una fine tanto orrenda >>, dice. << Gli ho fatto da papà ed ero convinto che fosse destinato ad una brillante carriera. Aveva i mezzl per riuscirci: era brillante, intelligente e possedeva un mucchio di ottime qualità >>. Lavorava al Banco di Sicilia, ma gli avevano già proposto di andare a dirigere une sede all'estero, a Zurigo per I'esattezza. Era proprio per questo motivo che era partito per Roma. Avrebbe dovuto seguirlo nella capitale anche la moglie, che lui affettuosamente chiamava Linuzza oppure Gatto mio, ma poi lI loro primogenito di otto anni si era opposto. << Sono geloso, se vai tu, vengo pure io >>. E così la signora Culmone si era rassegnata a restare. Dall'aeroporto ha visto I'aereo schiantarsi contro il monte. << Ero la con mio padre e con il bambino >>, dice. << Ho udito uno scoppio, mentre un bagliore illuminava tutta la zona. In principio ho sperato che Salvo fosse tra i sopravvissuti, ma poi mi sono dovuta arrendere. Non I'ho voluto vedere nella bara. Certo che ora sarà dura ricominciare. Ma sono sicura che il bambino mi aiuterà: è uguale a suo padre. Sorride come lui, si muove come lui, in questi giorni mi viene quasi voglia di chiamarlo Salvo. Povero bambino. Restare orfani a otto anni è dura, ma io cercherò di dargli ciò che ha perduto, anche se non sarà facile. Quasi quasi odio Palermo per ciò che mi ha fatto. Ieri, il piccino è rientrato in casa con le lacrime agll occhi: "Mamma", ha esclamato, "ho dato una sberla a un mio amico. Mi aveva detto che papà era morto bruciato". Poi ci ha ripensato e ha aggiunto: "Se Gesù è buono perché ha permesso che succedesse una cosa del genere?". Non ho saputo che cosa rispondergli, credetemi >>.
"Dovevamo sposarci all'Ucciardone"
Il dramma più grosso forse I'ha vissuto un detenuto dell'Ucciardone. Giusto Sciarrabba, il quale tra poche settimane avrebbe dovuto sposare in carcere una tedesca avvenente, Renate Heichlinger, di 36 anni. Proprlo per sbrigare le ultime formalità, Renate aveva lasciato Amburgo, dove risiedeva, per venire a Palermo. Era partita con un altro nome, infatti in un primo momento ll suo non risultava nell'elenco delle vittime. Forse qualcuno le ha ceduto iI suo posto. Chissà? Il riconoscimento della salma è stato fatto dallo stesso Sciarrabba, che ha chiesto di essere condotto all'istituto di medicina legale, È arrivato con le manette ai polsi. << L'ho scoperta per la protesi dentaria >>, ha detto prima che gli agenti lo caricassero di nuovo sul cellullare. << Non ci sono dubbi. Quell'ammasso informe di carne è la donna che doveva diventare mia moglie. Quell'orrendo spettacolo mi resterà impresso nella memoria finchè campo >>. Lo Sciarrabba ha 39 anni, è originario di Misilmeri ed è uno dei capi della nuova mafia alla quale vengono attribuiti alcuni dei più gravi delitti commessi a Palermo. Eppure quando ha riconoscluto la sua innamorata si è messo a piangere come un ragazzo mormorando: << Non è possibile, Dio non doveva punirmi così. La conoscevo da 15 anni e volevo sposarla. Avevo intenzione di diventare un uomo onesto proprio per lei >>.
Uscito di scena lo Sciarrabba, gli inquirenti hanno ripreso ll loro lavoro. Ma non sono riusciti a identificare tutte le salme. Cinque sono state seppellite con una sola lapide nel cimitero dl Sant'Orsoola. Nessuno era riuscito a identificarle: è stato il più triste funerale celebrato in città.
Mentre infuriano le polemiche, la regione ha comunicato che verrà installato a Montagna Longa un cippo commemorativo. Ma non è di stele che hanno blsogno i palermitani. Occorre attrezzare I'aeroporto. << Scendere in queste condizioni è un suicidio >>, sostengono i piloti. << Manca la assistenza. Il pericolo più grave è la montagna, ma c'è anche lo scirocco che in quella zona soffia sempre impetuoso >>.
Ovviamente queste accuse vengono respinte dal direttore dello scalo, dottor Carmignani, il quale si difende dicendo: << In 12 anni d'esercizio non c'è mai stato un incidente. Anche questa sciagura non può essere imputabile alla pista >>. Come dire che la colpa è dei piloti. Una scusa che difficilmente potrà venire accettata dalle tre commissioni d'inchiesta.
Era partito prima per vedere la fidanzata.
Cestmir Vycpalek Junior, primogenito dell'allenatore della Juventus, aveva lasciato Torino prima della famiglia per poter trascorrere qualche ora in più con Tonia Mazzotta, la ragazza che avrebbe dovuto sposare • ll fratello di Cestmir è ancora sotto choc: aspettava all'aeroporto e ha visto precipitare il DC 8.
Mondello ( Palermo ), maggio
Quando il suo migliore amico ha pronunciato I'orazione funebre. Tonia
Mazzotta, una ragazza di
vent'anni, vestita di nero, si è
accasciata sulla bara di Cestmir
Vycpalek, primogenito
del trainer della Juventus,
mormorando: << Non ti dimenticherò
mai, Cé! Sarai ll mio
primo e unico amore >>, poi è
scoppiata in un pianto dirotto
mentre i parenti cercavano di
allontanarla dal feretro.
Al termine della funzione, Tonia ha avuto un'altra crisi: uscendo dalla chiesa di San Girolamo, a Mondello, dove si era svolto il rito, la ragazza ha posato lo sguardo sulla targa che portava scolpito il nome della strada: per una curiosa ironia della sorte, << via Fortuna >>. E le lacrime le hanno inondato di nuovo il volto. Ma è stata questione di un attimo, poi si è ripresa e ha abbracciato la << suocera mancata >> per farle coraggio.
<< Non disperarti, mamma >> le ha detto mentre un groppo le serrava la gola. << Cé non ci abbandonerà mai, ci aspetterà in paradiso >>. Dopodiché con passo stanco, gll occhl nascosti dietro gli occhlaliscuri, si è inccamminata dietro la bara, seguita da centinaia di persone che avevano voluto rendere I'estremo omaggio al povero << Cestlno >>, (come era scritto in oro sui nastri delle corone che aprivano il mesto corteo).
AVEVA RINUNCIATO AL CALCIO
Cestmir Junior era molto conosciuto quì a Mondello, dove nacque nel 1948, nella splendida casa di Capo Gallo nella quale i VycPalek ancora adesso trasccorrono abitualmente le vacanze. Per questo, quando si è saputo che il suo nome figurava tra quelli dei passeggeri del DC 8. dell'Alltalia precipltato sulla Montagna Longa, la tragica notizia si è diffusa in un attimo in tutto il paese, arrivando fino a Tonia. Quando il cognato si è recato ad avvisarla che il fidanzato era morto nell'incidente aereo, la ragazza si è portata le mani al volto gridando: .<< Mio Dio, non è possibile >>. Poi si è lasclata cadere di schianto su una poltrona. Benché non fossero legati ufficialmente, Cestmir e Tonia << filavano >> già da parecchi anni. La loro innocente relazione, che a detta dei genitori si sarebbe sicuramente conclusa con il matrimonio, era approvata da tutti. Praticamente soltanto un ostacolo si frapponeva ancora: prima di prendersi la responsabilità, di una famiglia, Cé avrebbe dovuto sistemarsi. Per questo, alcuni mesi fa, aveva rinunciato al calcio, almeno come professionista (era un'ottima mezzala, come il padre), per impiegarsi presso il centro meccanografico della Fiat. Guadagnava benenino e nei ritagli di tempo giocava al pallone in una squadretta di dilettanti, quella del Cirié (trentamila lire al mese a titolo di rimborso spese).
Ogni volta che tornava a Mondello raccontava a Tonia le sue prodezze sul campo. << ho fretta di sistemarmi >> le diceva, << altrimenti potrei fare grandi cose con il pallone. Ma non posso perdere tempo. E poi c'è già un Vycpalek che passa le domeniche negli stadi >> .
<< Erano molto innamorati >>, mi dice ora Filippo Porcelli, uno dei più cari amici di Cestmir. << Credo che si conoscessero da sempre, il loro amore iniziò proprio quì a Mondello. ln questi capanni dove ci riunivamo d'estate, prima di fare ll bagno. Poi è proseguito, nonostante tutte le "distrazioni" che spesso capitavano a C'é. Era un tipo aperto, simpatico, frequentava molte ragazze. Ma Tonia era il suo vero "rifugio". Andava da lei a sfogarsi quando qualcosa lo opprimeva. In fondo mi sento un po' rsponsabile di quello che gli è capitato: sono stato io, infatti, a presentargliela. Tonia è mia cognata >>.
Filippo ammutolisce, ma poi con tono pacato, come se stesse parlando soltanto per se stesso, aggunge: << Giocavamo assieme nel Boca Juniors, una squadra di seconda categoria. L'anno scorso, in estate, addirittura lo ingaggai per un torneo. Io lavoro al padiglione di patologia medica dell'ospedale. Dovevamo fare una serie di partite contro altre squadre formate da infermieri. Desideravamo vincere, così gli proposi di mettersi con noi. In due incontri segnò cinque reti: era più forte di Riva, specialmente quando tirava da lontano. >>
LA FlBBIA UNICO RICORDO.
<< Ma non si dava arie per questo >>, riprende il giovane dopo un attimo, << né tanto meno perché era il figlio del celebre Vycpalek. Anzi, ciò lo metteva abbastanza a disagio perché quando ci trovavamo negli spogliatoi mi ripeteva sempre: "Ma guarda un po' come devo finire! Se segno, tutti dicono che è normale perché sono il degno erede di mio padre; se non segno, mi gettano la croce addosso perché sono la pecora nera di famiglia" >>.
<< Quando ho sentito dire che era precipitato un DC 8 >>, prosegue Filippo, << ho telefonato sublto all'Alitalia per sapere chi c'era tra i passeggeri. Immaginavo qualcosa. Infatti, non appena rivolsi questa domanda al funzionario di turno, ebbi la conferma di tutti i miei sospetti. Sono stato a identificarlo. Suo padre non ne ha avuto la forza. Mi ha solo chiesto di portargli un ricordo. Ho tagliato con il bisturi la fibbia della cintola di Cé >> .
Cestmir sarebbe dovuto venire a Palermo con la famiglia, per votare, dopo la partita della Juventus, ma invece di attendere il risultato preferì anticipare il viaggio per trascorrere qualche ora di più con la sua ragazza e con gli amici. Approfittando della << Settimana corta >>, prenotò un biglietto sul primo aero in partenza per Palermo. Il fratello Daniele, che era ad attenderlo all'aeroporto; è ancora sotto choc perché ha seguito tutta la tragedia.
<< Avrei dovuto trattenerlo >>, dirà più tardi Cestmlr senior ad alcuni ex-calciatori. << Ma come si fa a fermare un figlio, specialmente quando sai che è innamorato? Ho fatto di tutto per dargli I'agiatezza: volevo evitare che facesse la mia stessa vita da zingaro, sia come calciatore, sia come allenatore. L'ho fatto studiare a Valdagno: volevo che prendesse il diploma di perito tessile. Soltanto da qualche mese la nostra famiglla si era ricomposta. A Torino ho raggiunto una certa tranquillità. Quest'estate, speravo di godermi la compagnia del mio primogenito. Non abbiamo mai parlato molto, purtroppo non lo potremo fare più>>.
Adesso che tutto è finito, che il suo primogenito riposa in pace nel cimitero palermitano di Sant'Orsola (nella tomba di famiglia dl Conti, un ex-glocatore con il quale Vycpalek all'inizio della carriera litigò, per poi stringere una calda amlclzla), il trainer della Juventus vorrebbe restare a Mondello per isolarsi nel suo dolore. Ma non può farlo. La squadra ha bisogno dl lui. Potrebbe vincere addirittura lo scudetto.
<< È una magra soddisfazione per questo padre distrutto >>, conclude Porcelli. << "Cestino" lo prendeva sempre in giro perché i suoi "pupilli" giravano a vuoto. Ora che vanno bene non è qui per assistere al suo trionfo. E sì che in segreto lui era un grande ammiratore del padre: mi diceva sempre: "Filippo, mio papà è un mostro sul campo. È più bravo di Herrera" >>.
Gian Paolo Rossetti
HO SEMPRE AVUTO PAURA DELL'AEREO
Sono le ultime parole che la principessa Soraya ha detto da Monaco, per telefono, all'uomo che amava, il regista Franco lndovina, che stava per salire sul traglco aereo per Palermo • Rievochiamo quì la vita piena di sconfitte della sfortunata principessa.
Soraya ha voluto partire per Monaco il giorno prima che Franco Indovina salisse in aereo per andare a votare a Palemo. Quella sera, nel mostrare la nuova villa suIl'Appia Pignatelli aglí amici, Soraya aveva detto: << La casa vuota mi dà angoscia, e ne approfitto per vedere mia madre, mentre Franco se ne va a Palermo. Ci ritroveremo quì, lunedì >>.
Appena atterrata a Monaco aveva telefonato a Roma a Franco: << Il viaggio non è stato gran che, troppo brutto il tempo. Ho avuto paura. Del resto, lo sai, ho sempre avuto paura dell'aereo... >>.
Un'altra telefonata Roma-Monaco fatta da Indovina prima che egli si recasse all'aeroporto: un saluto e la promessa di richiamarla nella notte da Palermo.
E infine la telefonata da Palerno a Monaco verso le due di notte. Era un fratello di Franco che cercava col pianto in gola le parole giuste per dirle dell'aereo schiantato sulla Montagna Longa, mentre stava per atterrare a Palermo...
Soraya da quel momento non ho lasciato la villa dí Monaco. Di lei sì sa soltanto che è stata subito raggiunta dal medico che la cura da anni. Ancora una volta questa donnna che dalla vita << ha avuto tutto >>, la ricchezza, un regno, I'amore, si ritrova sola.
Franco Indovina e Soraya si conobbero nel '64, quando Dino De Laurentiis convinse Soraya a sottoporsi a un provino cinematografico per intraprendere la carriera di attrice. Il film, a epísodi (uno diretto da Franco Indovina), non portò il successo alla divina-principessa, ma solo una tiepida approvazione che la convinse a non ripetere l'esperienza.
Nessuno sul set si accorse della simpatia che era nata tra la principessa e il suo regista, forse perché ogni giomo era presente la moglie, Amalia Indovina, che proprio ín quel periodo aspettava la seconda figlía. Del loro amore si seppe solo tre anni dopo; in una fotografia, a apparvero perfino strettamente abbracciati. nella piscina della villa di Soraya. Fu un amore accolto con incredulità. E ancora una volta Soraya, per avere ll suo uomo, doveva affrontare diversi ostacoli.
.<< È LA MIA PRIMA CASA >>
Soraya sì dedicò completamente a lui e al suo lavoro. Frequentò i suoi amici che la scoprirono profondamente diversa dalla Soraya che immaginavano: serena, allegra, simpatica. Un amore perfetto. Soraraya discuteva con Franco ì copioní di nuoví film e progetti, gli stava accanto. dìscreta, tutto il período che Indovina dirigeva film.
Nel, '68 Franco Indovina chiese I'annullamento alla Sacra Rota del, suo matrimonio, raggiungendo un accordo con la moglie più che comprensiva e riuscì a mantenere rapporti con le figlie. Una vita nomale, tranquilla. per Franco e Soraya. Due nuovi film per lui. E lei intanto impegnatissima a curare l'arredamento della loro nuova casa una bellissima villa sull' Appia Pignatelli. Pignola ed, eternamente indecisa, fece abbattere per tre volte dei muri per modificare la píanta della casa e per far costruire una piscina intema con un albero di pesco al centro. << È la mia prima casa >>, ci aveva detto per giustificarsi, << quì vivrò con l'uomo che amo. Dev'essere stupenda. Quando sentivo dìre che una reggia è íl massimo di quanto si possa sperare, pensavo sempre quanto fosse assurdo. A Teheran neppure un cuscino era stato deciso da me... >>.
Quando era diventata la sposa dello Scià di Persía, Reza Pahlavi, Soraya aveva dicíannove anní. Era appena uscita da un collegio svizzero che l'aveva preparata ad affrontare un mondo di cui non sapeva nulla. Aveva un bagaglio discreto di cultura, cinque lingue, ll tono giusto per ordinare e una educazione perfetta. Era stata la sorella dello Scià a presentarli. Appena si videro decisero dl sposarsi. Soraya disse << sì >> , il 12 febbraio 1951: indossava un abito di Dior ricamato con settemila díamanti.
Proprio ín quel periodo lo Scià
e la Persìa attraversavano un momento dì profonda crisi: Mossadeq,
il nemico nunero uno della monarchia
dell'Iran, organlzzò un colpo
di Stato che costrinse, il 15 agosto
del '53, lo Scià a fuggire a Roma
con la moglie. Ma íl loro esilio durò
pochissimo, ìl colpo di Stato si
concluse con I'arresto dì Mossadeq
e col suo ritomo sul trono. Nel
1955 lo Scià avrebbe dovuto essere
incoronato imperatore e con lui la
regina. Per la prima volta a corte
si parlò della necessità di un erede,
altrimentí sarebbe stata impossibile I'incoronazione. La legge delI'Iran concede come tempo massimo
per la nascita di un figlio maschio
cinque anní di matrimonio.
Ne erano passati quattro e bambini
non ne arrivavano. Già, Ia prima moglie
dello Scià, Fawzìa, sorella di Faruk d'Egitto, era stata rlpudiata
perché aveva dato alla Scíà soltanto
una femmina. Per Soraya si aprì
un lungo período di viaggi da una
clinica ginecologica all'altra : Svizzera,
America, Francia; ma tutti i
più famosi ginecologi le confermarono
la sua sterilità. Il rípudio era
inevìtabìle. Sì rìfugiò in Germania,
dalla madre, e quì le arrivò il 14
marzo 1958 la notizia della sentenza
di divorzio, diramata dallo Scià. Per fuggíre alla malinconia cominciò a girare il mondo.
Dopo un anno e mezzo dal dívorzio, lo Scià di Persia annuncíò il suo matrimonio con Farah Diba. Soraya in quel periodo si trovava a Gstaad. Vicino a lei era Gunther Sachs, il famoso playboy tedesco, indicato come suo posslble marito. Quando il 31 ottobre del 1960 Farah Diba diede alla Persla il tanto sospirato erede al trono, Soraya era a Hollywood, in compagnia dell'attore Hug O'Brien e disse semplicemente : << Sono molto felice per lo Scià, e per íl mio paese >>
<< UNO SCOPO ALLA MIA VITA >>.
Da allora, come se la sua uníca occupazíone fosse quella di trovare un marito ad, ogni costo, le furono via via attribuíti numerosì, pretendenti: Raímondo Orsinì, Peter Pannceacker. Peter Haff, fino ad arrivare all'attore Maximilian Schell che forse fu l'unico a contare veramente per lei. Fu senz'altro Max a far nascere in lei il desiderio di diventare attrice e Dino De Laurentiis colse a volo I'occasione.
A chi le chiedeva come lo Scià avrebbe accolto questa sua nuova attività, Soraya rìspose: << Mi hanno restituito una libertà. che penso di dover impiegare come desídero. soprattutto se sono convinta di dare uno scopo alla mia vita >>.
Iníziò il film "I tre volti", tre storie di donne diverse, dirette da Antonioni, Monicelli, Franco Indovina.
Maximilian Schell, che doveva essere uno deglí interpreti del film, uscì ínvece anche dalla vìta di Soraya, che nel momento in cui pensava sollo alla carriera stava incotrando quello che doveva essere I'uomo della sua vita. E con lui un nuovo dolore grande
Germana Monteverdi .