6 Maggio 1972
7 Maggio 1972
8 Maggio 1972
UN << DC 8 >> PARTITO DA ROMA PRECIPITA A PALERMO CON 115 PERSONE
Nessun superstite
Tra le vittime il compagno Alberto Scandone dell'ufficio stampa della Direzione del PCI — Anche le compagne Angela Fais e Carla Colajanni sono perite nella sciagura.
Spaventosa sciagura aerea: un DC-8 dell’Alitalia, con 115 persone a bordo, è precipitato ieri sera, verso le 23, pochi minuti prima di atterrare all'aeroporto dì Palermo.
L'aereo che era partito da Roma alle 21,45, si è andato a schiantare su una montagnola nei pressi di Carini. Nessuno si è salvato. Fra le vittime — abbiamo appreso con costernazione a tarda notte — vi sono il compagno Alberto Scandone dell'Ufficio stampa della Direzione del PCI, la
compagna Angela Fais della segreteria di redazione di « Paese Sera » e Carla Colajanni sorella del compagno on. Napoleone Colajanni.
Secondo le prime testimonianze raccolte anche fra le numerose persone che prendevano parte ad un comizio a Carini, una grande fiammata avrebbe squarciato il buio della notte, sembra che un motore dell'aereo sia andato in fiamme. Poi lo schianto contro la montagna.
A pochi chilometri da Palermo la più grave sciagura aerea mai avvenuta nel nostro paese
IL JET SI E' SCHIANTATO CONTRO LA MONTAGNA MENTRE ASPETTAVA IL VIA PER ATTERRARE.
Un bagliore fulmineo e poi l'esplosione sul terreno roccioso - Difficilissime le prime operazioni di recupero dei corpi dei passeggeri - Trovata intatta la «scatola nera» che registra tutte le fasi del volo - Coincidenza con un altro atterraggio per un lieve ritardo nella partenza da Roma - Ultimo messaggio: « Vedo la pista, atterro manualmente», ha detto il comandante Roberto Bartoli - Le commissioni d'inchiesta al lavoro - Dovranno rispondere ad una lunga serie di interrogativi - Emozione e sgomento in tutta Italia.

Dalla nostra redazione
Palermo
« E' una carneficina... no, non si è salvato nessuno... sono tutti morti e incendiati... c'e un silenzio orribile... C'è bisogno di tutto... Anzi, ormai è tutto inutile».
Trasmesso da una gracchiante radio da campo, l'annuncio e arrivato al grosso degli impotenti soccorritori dalla prima squadra di vigili del fuoco che era riuscita, tra mezzanotte e l'una, a raggiungere il luogo incredibilmente aspro del disastro attraverso una dissestata trazzera.
In gippone, e poi, con una lunga marcia forzata, a piedi, arrampicandosi sui costoni della «Montagna lunga» il brullo massiccio che, insieme a Monte Pecoraro separa la fettuccia di costa in cui hanno voluto incastrare l'aeroporto di Punta Raisi dal desolato entroterra di Montelepre.
Qui sopra — anzi, qui dentro — in una collina che si allarga in un pianoro a 7-800 metri di altezza, è andato a schiantarsi il DC-8-43, il quadrireattore in servizio sulla rotta Roma-Palermo da soli cinque mesi, dopo dieci anni filati di servizio sulle linee transoceaniche.
La tragedia si è consumata in pochi istanti: un bagliore nel cielo, un rogo fulmineo, un pauroso disintegrarsi di tutto in un largo raggio vastissimo, terribilmente accidentato, assai difficile da battere palmo a palmo nel disperato tentativo di ricostruire le salme dei 108 passeggeri (e infatti, fino a questa sera, solo quelle di 14 vittime sono state identificate e dei sette membri del'equipaggio. Un bilancio catastrofico, la più spaventosa tragedia che la storia dell'aviazione italiana ricordi.
Il messaggio lanciato dalla prima pattuglia è tragicamente risolutivo di tutte le angoscie, di ogni platonica speranza: per molte ore, più tardi, e fino all'alba, i collegamenti con le zone del disastro, si complicano ulterormente: la trazzera non resiste al peso delle prime autolettighe e fotoelettriche, e ora c'è anche una frana che blocca il traffico già periglioso e congestionato: ad andare e venire dalla più vicina strada di collegamento, è diventato un viaggio di 4-5 ore.
In pratica, è avvenuto questo: un lieve ritardo nella partenza del DC 8 da Roma-Fiumicino ha fatto coincidere l'arrivo su Palermo di questo aereo con quello di un velivolo dell'ATI (un DC-9, di più modeste dimensioni) in servizio sulla linea Catania-Palermo.
La torre di controllo ha dato la preferenza nell'atterraggio all'aereo più piccolo. Erano le 22 e 19. Tre minuti dopo — il tempo che il DC-9 da Catania si posasse a terra e si ponesse in area di parcheggio — ed è stato dato il via al secondo atterraggio.
L'ultimo contatto radio tra il comandante del jet e la torre di Punta Raisi è fissato nel nastro (posto sotto sequestro) sulle 22 e 22: «Vedo la pista — ha detto il comandante Roberto Bartoli —, atterro manualmente ». La visibilità era di cinque chilometri. Una volta tanto non c'era vento. Ma quelle maledette montagne erano sempre lì, a ridosso del campo.
Volava molto più in basso
Il DC-8 ha scelto — poteva farlo, dal momento che stava sorvolando Punta Raisi in attesa dell'autorizzazione alla discesa — di fare la virata non sul mare, ma sulle colline.
Secondo i piani di volo l'aereo doveva trovarsi a 1.500 metri, al momento della manovra. Invece volava — o si è trovato per cause ancora imprecisate — molto più in basso, sui 700 metri. La montagna gli si è parata addosso, l'ala sinistra del jet ha urtato un costone di roccia e si è staccata di netto. L'aereo è scivolato allora rasente il costone per trecento metri, già in fiamme: orride lingue nerastre tracciano sulla pietra gli attimi che hanno preceduto l'ultimo e terribile schianto tra fiamme ed esplosioni. I rottami — e la maggior parte dei poveri corpi — hanno bruciato per alcuni minuti. Ma probabilmente nessuno ha avuto tempo né modo di accorgersi di nulla.
L'atroce scena dei corpi scempiati e sparsi per due chilometri quadrati di terreno scosceso, come il fatto che del gigantesco aereo non ci sia più altra traccia che nei motori, in un troncone di coda e in un carrello, dicono del resto non solo della selvaggia violenza con cui è avvenuto il disastro, ma anche del terribile concatenarsi e sommarsi di tutte le possibili e peggiori conseguenze di un impatto.
Ma questo è il poi della catastrofe; un poi cui anche il più smagato e coriaceo cronista non ha potuto resistere, pur mosso dalla finora vana speranza di ritrovare qualcosa della dolce compagna Fais o di Alberto Scandone.
Le infamie di Punta Raisi
Qui. purtroppo ma necessariamente, interessa il prima della catastrofe. E non e senno di poi: da almeno tredici anni si andavano denunciando, anche e soprattutto su queste colonne, le infamie di Punta Raisi e ancora ieri i motoristi dell'Alitalia avevano denunciato i crescenti pericoli per la sicurezza dei voli sui DC-8 dell'Alitaiia provocati anche dalla riduzione e dalla progressiva dequalificazione del personale di bordo.
Anche la Magistratura era stata sollecitata a intervenire immediatamente.
Che, ora, non si piangano lacrime di coccodrillo. Ora si chiede giustizia anche per chi è morto non sull'altare della « tecnologia » ma su quello — lo si può già dire — della speculazione e del profitto.
Dalle prime ore del pomeriggio, e ininterrottamente per tutta la notte, centinaia di parenti e di amici delle vittime si sono avvicendati nelle sale dell'istituto di medicina legale nel tentativo, estremamente difficile, di identificare le salme. Spesso qualche volta — rare volte — l'identificazione è resa agevole dal rinvenimento, tra i resti degli indumenti, di qualche documento di identità, o di un conto corrente, o persino di una bolletta del telefono appena pagata. In altri casi si conta su piccoli particolari: una fibbia di cinta, un anello, una catenina.
Le prime cinquanta salme arrivate all'istituto di medicina legale sono quasi tutte irriconoscibili (la parte più devastata è quasi sempre il volto) ma, mano a mano che subentrano i nuovi arrivi di resti, la situazione peggiora: spesso, dentro un sacco di juta, c'è solo un arto, un indumento, poche impalpabili cose. I riconoscimenti, sino alle 20, non superano i 25; tra questi, quello di Carla Colajanni effettuato dal fratello. Nella serata le salme recuperate e composte nelle bare erano quaranta.
Giorgio Frasca Polara.
Fino all'ultimo impegnati nel loro lavoro di militanti appassionati e instancabili
Un tremendo lutto del nostro partito i cinque giovani compagni scomparsi
Alberto Scandone, Angela Fais, Carla Colajanni, Giuseppe e Rosalia Ricci: indimenticabili figure di comunisti - Le famiglie legate alla storia del nostro movimento in Sicilia e nel Lazio - Scomparsa anche la figlia di un dirigente toscano che lavorava all'ltalturist - Altre personalità nell'elenco
Dalla nostra redazione
PALERMO, 6
Di questa sconvolgente tragedia una parte è tutta nostra, purtroppo. Il disastro a « Montagna lunga » ci ha privati improvvisamente di giovani e capaci dirigenti, di giornalisti apprezzati, di esponenti sindacali, di organizzatori appassionati. Il lutto, colpisce anche il nostro giornale e i quotidiani democratici L'Ora e Paese Sera.
Prezioso contributo
La luminosa, vivacissima intelligenza di Alberto Scandone arricchiva tanto le pagine dell'Ora (di cui era stato redattore e per il quale continuava a redigere una acuta nota politica romana) quanto quelle dell'Unità e di Rinascita, dove scriveva soprattutto della vita e dei pro blemi del mondo cattolico Ma arricchiva insieme, ormai da assi, l'esperienza e l'elaborazione di molti di noi, compagni siciliani, come sottolinea in questo stesso giornale Emanuele Macaluso.
All'Unità era addirittura nata, in pratica, Angela Fais. « Angelina » o « Topolino », come la chiamavamo noi compagni della redazione siciliana tra i quali questa incredibile e trascinante forza della natura (incredibile anche per le sue dimensioni, minutissime e delicate) esplose con la sua freschezza giovanile, con il suo impegno politico, con la sua mai stanca inventiva.
Ce la invidiavano tutti, perchè a tutti — non solo al giornale, ma alla sua sezione, alla Federazione, al comitato regionale, ai colleglli degli altri giornali, a chiunque lavorasse nel « giro » della politica e delle informazioni — sapeva dare un prezioso contributo. Infatti ce la « rubarono » nel '62: prima L'Ora, di cui divenne rapidamente molto più di una segretaria di redazione, un punto di riferimento, una colonna, una tradizione; poi Paese Sera, dove aveva cominciato a lavorare da pochi mesi, eppure già si era imposta con le sue
straordinarie doti politiche, e umane, organizzative.
Ma anche a Roma, il suo vero amore — per lei, sarda, la più giovane di una formidabile famiglia di militanti comunisti che da molti anni aveva messo le radici quì, letteralmente confondendo la propria vita e la propria storia con quelle del partito — il suo vero amore restavano Palermo e la Sicilia: e come Scandone, anche lei ieri stava tornando « a casa » per votare.
Avevo lavorato con lei. l'ultima volta, appena una settimana fa, in queste stesse ore. In campagna elettorale stampiamo l'Unità domenicale anche a Palermo per poter tirare più copie e più in fretta: lei si era offerta — al posto del tradizionale corriere — per portarci in fretta e furia, con un volo aereo identico a quello che ieri l'ha uccisa, quei flani, quei negativi delle pagine da cui avremmo nella notte tratto l'edizione siciliana dell'Unità, della sua Unità.
E venne in tipografia al l'Ora, col fiatone, dopo la corsa dall'aeroporto al giornale, con quel pacco di flani più grande di lei, che teneva stretto al petto come una staffetta. Era felice che tutto fosse andato ancora una volta liscio, in una tradizionale gara contro il tempo condotta sul filo dei minuti per non compromettere una importante operazione non solo editoriale ma soprattutto politica.
Una famiglia comunista
Con lei, stavolta, viaggiava un'altra compagna «emigrata » a Roma: Carla Colajanni. funzionaria del Banco di Sicilia, dirigente sindacale, militante comunista come i suoi fratelli Benedetto e Napoleone, come suo cugino Pompeo, come tutti in un'altra di quelle famiglie che hanno legato il loro nome alla storia e alla costruzione del partito in Sicilia. E sull'aereo c'erano altri tre compagni: c'era Giuseppe Ricci, della segreteria della Federazione di Viterbo, che accompagnava la moglie. Rosalia Chianello, siciliana, colpita da un improvviso lutto. Di lui. in questa stessa pagina i compagni di Viterbo ricordano il fondamentale impegno.
Terribile equivoco
L'Ora piange un altro giornalista che era stato della sua famiglia: il dott. Francesco Crispi, che ne fu direttore nei primi anni '50, e che dirigeva adesso l'ufficio stampa della Cassa di Risparmio e la rivista ufficiale del parlamento regionale. Ancora se ne è andata Diana Lucchesini, la giovane e dinamica direttrice degli uffici siciliani dell'ltalturist, figlia dì un compagno di Montecatini, da anni consigliere comunale. Era andata a Roma per una riunione di lavoro, tornava di corsa a casa anche per accudire al figlio di pochi mesi.
Ma con noi tutta Palermo piange decine di suoi figli, molti dei quali noti in vari settori della vita pubblica: dal regista cinematografico Franco Indovina alla signora Gabriella Giaconia Zanca cognata del giudice Terranova, dal figlio (e suo omonimo) del popolare allenatore della Juventus Ctsmir Vicpaleck, a magistrati, professionisti, docenti, studenti, bambini in tenera età. anche un sacerdote. don Giuseppe Zaratti, che curava il lavoro tra i giovani della parrocchia Regina Pacis.
Molte identificazioni sono terribilmente problematiche, ancora stasera: non si può per ora fare conto preciso delle salme, sui documenti, sulle tracce rimaste. Si lavora faticosamente sulla semplice scorta dell'elenco dei soli cognomi che formano la così detta « lista di imbarco » dell'Alitalia. Così è potuto accadere anche un terribile equivoco: si credeva che tra i morti ci fosse iì giudice Giuseppe Lombardo, perchè a suo nome era segnato un posto. Lui invece non era partito: ha fatto il cambio con il suo collega Ninni Ales che aveva più fretta di lui di raggiungere Palermo. Il destino.
g. f. p.
Giuseppe Ricci: un dirigente maturato nelle lotte contadine
Giuseppe Ricci avrebbe compiuto 35 anni il 26 luglio prossimo se un tragico destino non ne avesse stroncata l'esistenza. Figlio di coloni, nato ad Acquapendente, ricca di tradizioni democratiche e antifasciste ove il compagno Ricci si educò alla lotta politica fin dall'infanzia nel clima delle epiche battaglie contadine.
A diciotto anni è segretario del circolo locale della FGCI. La serietà, la coerenza, l'impegno non comune con le quali si dedica alla attività politica ne fanno ben presto un dirigente provinciale, prima segretario della FGCI, poi membro della segreteria del Partito. La fiducia del partito e la stima popolare lo portarono a ricoprire incarichi di consigliere comunale e di consigliere provinciale, divenendo capo gruppo del PCI alla Provincia di Viterbo. Insieme con lui è perita la, consorte, la compagna
Rosalia Chianello. Lasciano due figliolette. Mirna di 5 anni, Helga di 2, La tragica notizia ha gettito nel lutto i comunisti del viterbese che, solidali, uniscono il loro dolore a quello dei genitori e dei familiari. Il segretario regionale del Partito, Paolo Ciofi, e il segretario della Federazione di Viterbo si sono recati in visita ai parenti così drammaticamente colpiti. Manifesti di cordoglio per la trapica scomparsa di Giuseppe Ricci sono stati fatti affiggere dall'amministrazione provinciale di Viterbo e dalla Federazione del PCI. Numerosissimi i telegrammi giunti ai familiari fra i quali quelli del compagno Berlinguer di cui riferiamo in altra parte del giornale dei compagni Petroselli, Marisa Rodano, Pochetti, dei sindaci di diversi comuni, della UIL, dei circoli della PGCI, delle organizzazioni del Partito, dalla Federazione del PCI, dall'amministrazione provinciale.
Il commosso saluto dei comunisti e dei lavoratori
I messaggi del segretario generale del PCI
Decine e decine di messaggi, telegrammi, espressioni di cordoglio giungono da ogni parte per la sciagura di Palermo: fra i primi sono stati i telegrammi che il segretario del PCI, compagno Enrico Berlinguer ha inviato alle famiglie e alle organizzazioni di cui facevano parte i compagni scomparsi.
Alla famiglia Scandone: « La atroce perdita di Alberto Scandone colpisce duramente il partito perchè grande era la stima che avevamo di lui come compagno, come giornalista, come uomo. Assieme alle fraterne condoglianze di tutti i comunisti vi prego di accogliere anche la mia personale commossa partecipazione ».
A Napoleone ColaJanni: «Sono molto addolorato per la improvvisa tremenda scomparsa di tua sorella Carla. Accogli insieme ai tuoi familiari le mie fraterne condoglianze ».
Alla famiglia Fais « Ho appreso con profonda commozione la terribile sciagura che ha tolto a voi e a noi la cara Angela. In un momento così duro e penoso vi sono vicino con le più fraterne condoglianze mie e del Partito ».
Alla segreteria della Federazione di Viterbo: « Vi prego di partecipare alla famiglia Ricci le profonde condoglianze del Partito e quelle mie personali per la improvvisa scomparsa del caro compagno Giuseppe Ricci, valoroso dirigente comunista ».
La cellula «Credito» del PCI ha emesso un comunicato sulla tragica scomparsa della compagna Carla ColaJanni che lavorava appunto al Banco di Sicilia.
La sezione Campitelli di Roma e i compagni di Bonito hanno espresso il loro cordoglio per la morte del compagno Scandone.
I compagini e gli amici della Sinistra indipendente del Senato hanno espresso il loro profondo e commosso compianto alla famiglia Scandone «per la tragica scomparsa di Alberto la cui simpatica e vivace intelligenza resterà nella memoria di coloro che lo conobbero ed ebbero come amico, col lega e compagno ».
Commissioni d'inchiesta
Si sono messe al lavoro tre commissioni d'inchiesta. Una è quella nominata dal ministero dei trasporti e dell'aviazione civile. Essa che ha cominciato i suoi lavori sul posto ieri pomeriggio, è presieduta dall'ispettore generale dell'aviazione civile, Francesco Lino, ed è composta dal membro della sicurezza volo, comandante Renzo Dentesano; per l'assistenza al volo, capitano Mario Valenti; dal membro sanitario maggiore del corpo di sanità aeronautica. Ottavio Scerrino; dal membro dell'aviazione civile, ispettore principale Giulio Martucci: dal membro del RAI (registro aeronautico italiano), ing. Francesco Paolo Lavea; dal membro della ANPAC «associazione nazionale piloti aviazione civile» comandante Guglielmo Ferretti.
L'altra commissione d'inchiesta è quella predisposta dall'Alitalia. Essa è formata dal direttore centrale, gen. pilota Reinero, dal direttore operazioni di volo comandante Chiappelli, dal vicedirettore della manutenzione ingegner Bartoli, dal capo pilota del settore DC 8 comandante Cattaneo, dall'istruttore di volo comandante Dentesano e dagli ing. Costa, Cucco, Ruccia, esperti in varie branche della tecnologia aeronautica.
La commissione d'inchiesta giudiziaria continua intanto il lavoro di identificazione delle salme.
A Palermo lutto cittadino
II sindaco di Palermo ha proclamato il lutto cittadino per il disastro aereo.
In segno di lutto per la sciagura. l'Associazione Nazionale dei piloti dell'aviazione commerciale ha deciso di revocare lo stato di agitazione della rategoria all'Alitalia. all'ATI e alla SAM.
Due telegrammi sono stati inviati dalla Federazione nazionale della stampa italiana alle redazioni deil'Unità e di Paese Sera per la scomparsa di Alberto Scandone e di Angela Fais.
Un comunicato è stato emesso dall'associazione siciliana della stampa, in cui in particolare si ricordano i colleghi Francesco Crispi, Alberto Scandone, Giacomo Buttitta, Angela Fais e si dispone una breve pausa del lavoro nelle redazioni, in segno di lutto.
Messaggi di cordoglio per la sciagura sono stati infine inviati da numerosissime personalità politiche, dal capo dello Stato Giovanni Leone a Paolo VI, al presidente del consiglio, ai ministri, al presidente della regione siciliana.
La Lega nazionale professionisti, associandosi al lutto dell'allenatore della Juventus Vycpalek, ha autorizzato un minuto di raccoglimemento in occasione della partita Juventus-Cagliari di oggi, in memoria del figlio.
ALLE 21 LA PARTENZA DA FIUMICINO, UN'ORA DOPO LA SCIAGURA A PALERMO
IL << DC 8 >> CON 115 PERSONE SI E' SCHIANTATO CONTRO IL MONTE COME UNA PALLA DI FUOCO
Nessuno si è salvato - Le testimonianze di decine di persone che partecipavano nel paese di Carini ad un comizio - Secondo i primi accertamenti un motore del jet si è incendiato - Pochi attimi prima l'ultimo collegamento con la torre di controllo dell'aeroporto del capoluogo siciliano

Dalla nostra redazione
Palermo, 5.
Spaventosa sciagura aerea, questa notte a Palermo. Pochi istanti prima di atterrare a Palermo, un jet di linea dell'Alitalia, proveniente da Roma con 115 persone, s'è schiantato contro una montagnola, tra Carini e Cinisi, ad un passo dall'aeroporto di Punta Raisi.
Secondo gli elenchi in possesso della compagnia di bandiera, a bordo dell'aereo viaggiavano 108 passeggeri e c'erano inoltre sette membri dell'equipaggio.
La compagna Angela Fais
La compagna Angela Fais aveva 31 anni. Nata a Palermo in una famiglia di salde tradizioni comuniste e democratiche, era entrata giovanissima nella redazione palermitana dell'Unità, dove lavorò con vivace impegno politico per molti anni. Successivamente è stata segretaria di redazione dell'Ora di Palermo, e da pochi mesi era venuta a Roma, nella segreteria di redazione di Paese Sera.
Alla madre, ai fratelli e alla sorella di Angela le commosse, fraterne condoglianze della nostra redazione.
Stando alle prime segnalzioni (le comunicazioni con il luogo del disastro — una cinquantina di chilometri dalla città — sono nulle, e ci si avvale dei radiotelefoni delle prime squadre di soccorso) tra i rottami ancora in fiamme dell'aereo non si coglie nessuna traccia di vita: moltissimi i corpi smembrati e carbonizzati delle vittime, sparsi per un ampio raggio in una zona boscosa che ha preso fuoco.
L'aereo coinvolto nel disastro è un DC-8/43 che con cinque minuti di ritardo sull'orario era partito alle 21,10 da Roma-Fiumicino diretto a Palermo dove doveva atterrare cinquantacinque minuti dopo. Era il volo denominato AZ112, una delle otto corse che giornalmente collegano nei due sensi Roma e Palermo, e tradizionalmente il più affollato, per lo più da gente che ha sbrigato affari durante la giornata e rientra in sede.
La duplice coincidenza della fine settimana e, soprattutto, della vigilia elettorale, avevano determinato il tutto esaurito: tra i primi e incerti cognomi comunicati dall'Alitalia ci sono quelle di molte personalità molto note a Palermo e in Sicilia.
Come è successa la tragedia? Ogni cosa è fino a questo momento avvolta nel mistero. Un farmacista del piccolo centro di Crini, il dott. Cavernale, sostiene di aver visto « un grande bagliore nel cielo » pochi minuti dopo le 22. Altre testimonianze oculari sono dello stesso tenore. Ma si tratta di dichiarazioni imprecise che i tecnici dell'aeroporto non confermano. La torre di controllo di Punta Raisi aveva già stabilito il contatto radio con il « DC-8 » e, fino al momento in cui, improvvisamente, il contatto si è interrotto, nulla lasciava prevedere la catastrofe.
Alla sciagura hanno assistito anche numerose pèrsone che partecipavano ad un comizio elettorale a Carini. Alcune di esse hanno affermato di avere visto un motore dell'aereo in fiamme, quindi lo apparecchio si è schiantato contro la montagna come una palla di fuoco. Il comizio è stato interrotto e numerosi uomini si sono diretti verso la zona boschiva dove si è sviluppato subito un incendio.
Nulla d'altra parte, almeno nelle condizioni oggettive di un fine-volo, lasciava temere una tragedia, o anche paventare solo l'ombra di un pericolo, per le condizioni decisamente buone del tempo, almeno in rapporto all'ondata di avversità atmosferiche degli ultimi giorni. Certo è tuttavia che l'aeroporto di Punta Raisi è stato sempre al centro di vivacissime polemiche, anche a livello tecnico, in questi anni, da quando era stato allestito in sostituzione del vecchio scalo di Boccadifalco. E ciò sia per la preoccupante posizione delle piste rispetto ai venti (proprio un mese fa s'era dovuta frettolosamente completare una terza pista, trasversale rispetto alle altre due, per cercare di mitigare le conseguenze delle folate sottocosta che provocavano il sistematico annullamento di decine, centinaia di atterraggi ogni anno ed il dirottamento degli aerei, in partenza ma soprattutto in arrivo, a Trapani a Catania); e sia per l'immediatezza di Monte Pecoraro — il monte alle cui pendici s'è schiantato il jet — in parallelo alle corsie. Le condizioni dell'aeroporto, anche sotto il profilo delle attrezzature tecnologiche, lasciavano e lasciano tanto a desiderare che ancora recentemente l'associazione piloti civili aveva indicato
lo scalo di Punta Raisi l'aeroporto come uno dei più pericolosi scali aerei d'Europa.
Per tutta la sera i centralini della Questura, della legione dei carabinieri, dei vigili del fuoco di Palermo sono stati tempestali da telefonate di cittadini che, preoccupati dalle numerose sirene di ambulanze che hanno lacerato
il silenzio della notte, chiedevano di sapere cosa fosse accaduto.
In base alla prima ricostruzione della sciagura, l'aereo si sarebbe schiantato contro la Montagna Lunga mentre si apprestava all'atterraggio allo scalo di Punta Raisi.
Le squadre di soccorso hanno raggiunto a tarda notte il luogo del disastro. E' confermato che nessuno si è salvato.
Quasi tutti i corpi dei passeggeri e dei membri dello equipaggio « DC-8 » sono stati trovati dai soccorritori. I cadaveri sono a gruppi sparsi in un vasto raggio della collinetta contro la quale si è schiantato l'aereo. Sono stati localizzati molti rottami dalla
carlinga e delle ali dell'aereo.
Sul posto si sono recati anche magistrati della procura della Repubblica per i primi accertamenti giudiziari.
All'ultimo momento è stato reso noto, sulla base di alcune testimonianze di parenti, questo sarebbe un primo incompleto elenco delle vittime accertate: Mario Bombonati, figlio del deputato regionale dell'assemblea siciliana, on. Isidoro; Gabriella Zanca, moglie dell'architetto Marco, uno dei più noti professionisti ed imprenditori palermitani; il fratello dell'ing. Giovanni Salatiello, comproprietario della « Siciliana Keller »; Alberto Scandone, vice responsabile dell'Ufficio stampa del PCI, giornalista, collaboratore del giornale l'Ora; Angela Fais, della segreteria di redazione di Paese Sera; Gianni Durante, professore alla facoltà d'ingegneria dell'università di Palermo; lo studente Pietro China di Caltanissetta, domiciliato a Roma.
I fratelli Michele e Francesca Savatteri; il dott. Carmelo Valvo, ispettore del Banco di Sicilia che rientrava da Roma, dove era stato per una missione di lavoro; gli ingegneri Misuraca e Lucia Armao dell'IACP di Palermo; il prof. Letterio Maggiore, ex sindaco di Ustica ed uno dei maggiori specialisti di chirurgia plastica; lo studente Fernando Cannizzaro; Giacomo Buttitta; Francesco Crispi, ex direttore, del giornale « L'Ora », direttore di « Cronache parlamentari » organo ufficiale dell'Assemblea regionale siciliana e direttore della Cassa di Risparmio per le province siciliane; Giacomo Albergamo, funzionario del Banco di Sicilia di Pescara; Elisabetta Di Maggio; Michele Volpe.
g. f. p.
L'apparecchio doveva lasciare Fiumicino con centoquindici viaggiatori
In sette all’ultimo momento non si sono imbarcati sull'aereo
«Sono vivo per caso... Sono rimasto chiuso in un ascensore per 40 minuti... » - Tutti sono arrivati a Fiumicino in ritardo per banali contrattempi - L'angosciosa attesa di parenti all'aeroporto di Punta Raisi di Palermo
« Sono vivo per un vero miracolo. Sono rimasto chiuso dentro un ascensore per 40 minuti, soffrendo le pene dell'inferno perché l'aereo stava per partire. Quando sono arrivato all'aeroporto, infatti, il jet aveva appena lasciato la pista... » racconta con voce rotta dall'emozione uno scampato al disastro. Ha saputo, ancora al « Leonardo da Vinci », della tragedia, del disastro nel quale non è rimasto coinvolto solo per puro caso. E come lui, altre sei persone sono scampate cosi fortunosamente; chi per un motivo, chi per un altro, sono arrivati tardi all'aeroporto, quando già il DC-8 si era levato in volo, verso Palermo.
C'è, tra costoro, un noto medico palermitano. Si chiama Calogero Alfano e anche lui ha appreso la tremenda notizia allo scalo nazionale. « Stavo ancora imprecando per aver perduto l'aereo — ripete — quando ho appreso la notizia della sciagura. Sono giunto al "terminal" dell'Alitalia quando il pullman se ne era già andato. Allora ho raggiunto in auto l'aeroporto, ma sono arrivato dopo le 21.30, quando il DC-8 era già decollato... ».
Accanto al dottor Alfano, che era venuto a Roma da Palermo per partecipare alle trattative per la vertenza dei medici mutualistici, c'è l'ingegner Salvatore Cecchini, abitante a Palermo in via Bersagliere 30. - Anche lui è sconvolto. « Sono senza parole, sono arrivato tardi all'aeroporto per un banale disguido... », sa soltanto ripetere. L'ingegner Cecchini è un tecnico di un istituto bancario di Palermo e stava tornando a Pisa dove si era recato per lavoro.
Nella lista dei passeggeri ci sono altri quattro nomi di gente che non compare tra le vittime; anche essi, a quel che si è capito, anche se nessuno è riuscito a parlare con loro, si sono salvati, forse grazie al caos del traffico che ieri c'era sull'autostrada Roma-Fiumicino. Forse si sono allontanati dal « Leonardo da Vinci » prima ancora di apprendere la tragica notizia, mentre altri sono rimasti in attesa del volo successivo.
All'aeroporto, c'è invece a tarda notte ancora un giovane, uno studente di medicina di 23 anni. Si chiama Giacomo Crupi ed è romano; ha accompagnato sino a Fiumicino con la sua auto un suo amico, Michele Savattieri. e due ragazze, Francesca Savattieri. 20 anni e Bianca Savona. Questi tre giovani sono adesso tra le vittime. Giacomo Crupi cerca notizie ai box dell'Alitalia ma la risposta è sempre identica, « Le vittime non sono state ancora identificate... non sappiamo ancora quanti erano i passeggeri, se qualcuno si è salvato...». Una bugia pietosa, naturalmente, perchè nessuno dei 115 tra passeggeri e membri dell'equipaggio è scampato.
Il DC8/43 si era levato in volo alle 21,45 con alcuni minuti di ritardo: era il volo AZ112 ed anche per l'imminenza delle votazioni elettorali era praticamente al completo: i passeggeri, nella stragrande maggioranza, erano palermitani abitanti altrove, che tornavano nel capoluogo siciliano per votare. Ai comandi del jet si trovava Roberto Bartoli, emiliano, 41 anni; aveva preso il brevetto nell'aeronautica militare ed aveva al suo attivo oltre 8.400 ore di volo.
Secondo pilota era Bruno Dini, toscano, 29 anni, anche lui proveniente dall'aeronautica militare, tremila ore di volo all'attivo. Tecnico di volo era Gino Di Fiore, romano, 29 anni; steward e hostess erano Adriano Pescosolido, romano, 34 anni; Paola Graziella Magrini, milanese, 24 anni; Paola Massimi, umbra, 26 anni; la francese Beatrice De Moulins. 24 anni.
Dei passeggeri del DC-8, sino a tarda notte, non si sono sapute notizie assolutamente precise. C'è stata anzi una ridda di smentite e controsmentite, mentre gli uffici dell'Alitalia venivano tempestati di telefonate di giornalisti e dei parenti di persone
che sarebbero dovute arrivare con quell'aereo.
Questo anche per il fatto che, per i voli nazionali, la biglietteria della compagnia di bandiera prende solo i cognomi dei passeggeri. Così i dubbi sono stati tanti. All'aeroporto di Punta Raisi era atteso per esempio il regista Francesco Indovina: il suo nome compare nella lista fornita dall'Alitalia ma non si può escludere che si tratti di un caso di omonimia.
Nella lista figurano anche cognomi noti, come quelli di Restivo, Paternostro, Vicpaleck. Le ipotesi a questo punto sono ancora tante. Per esempio qualcuno aveva collegato il nome della « miss Restivo» dell'elenco Alitalia a una delle quattro figlie del parlamentare dc, mentre al ministero dell'Interno hanno escluso questa ipotesi.
Il Paternostro potrebbe essere il giornalista della RAI-TV Sandro Paternostro; alcuni colleghi lo hanno cercato a casa, ma nessuno ha risposto al telefono. Infine, il Vicpaleck imbarcato sul DC 8 potrebbe essere il figlio dell'attuale allenatore della Juventus. Come è noto, il tecnico risiedeva sino a due anni orsono a Palermo, dove allenava una squadra delle serie inferiori; ieri, comunque, era a Torino, ma il figlio, a quel che si è appreso, doveva raggiungere entro oggi Palermo.
Altri cognomi noti sono senz'altro quelli dei Criscuoli; il Procuratore generale di Palermo si chiama infatti Vincenzo Criscuoli ma questo non significa che fosse proprio lui, assieme ad un familiare, sull'aereo. C'è anche un Bombonati; se si tratta di Isidoro Bombonati, allora è un deputato democristiano del Parlamento regionale siciliano. Poi, sull'aereo c'erano intere famiglie: quella dei Cammarata, che si sono imbarcati in quattro; i coniugi Russo; i coniugi Ricci; gli Alaimo; gli Zarbo. Di nessuno di essi, si sa dove abitassero; e quindi non si hanno conferme del fatto che si fossero poi imbarcati davvero sull'aereo.
Solo tra qualche ora, quando i familiari saranno stati chiamati a riconoscere i loro cari, sarà possibile stilare lo elenco definitivo di questa tragedia aerea, che è la più grave che sia mai avvenuta in Italia e che segue, di soli venti giorni, quella accaduta nei pressi di Frosinone, dove un « Fokker » in servizio di linea tra Roma e Foggia cadde, provocando la morte di 18 persone.

I 108 passeggeri
Questa è la lista dei 108 passeggeri imbarcati da Roma per Palermo fornita ufficialmente dall'ufficio stampa dell'Alitalia:
Alcamo, Rosa Adelfìo, Arnao, Alaimo, Alaimo, Alberamo, Buttitta, Badalotti, Bonanni Pietro, Bombonati, Borzì, Buttitta Giacomo, China, Catalanotto, Criscuoli, Criscuoli, Culmone, Cammarata, Cammarata, Cammarata, Cammarata, Crispi, Craighton, Colajanni, Cisaro, Cavataio, Canizzaro, Durante, Di Maggio, Danna, De Luca, De Bono, Di Mao, Fanuele, Fontana, Fontanelli, Fais, Filippi, Grassadonia, Gussio, Gallina, Greco, Gobbi, Guccione, Genuardi, Gagliardi, Graziano, Pirello, Lazzara, Locasto, La Rocca, Lo Presti, Lucchesini, Lorico, Lombardo, Lino, Leone, Puscatosi, Lo Grasso, Motta, Martino, Montalto, Misuraca, Magnolfi, McCarthy, Maggiore, Novara, Navarre, Navarre, Pottino, Pomara, Paternostro, Provenzano, Pappalardo, Restivo, Rizzo, Russo, Russo, Ricci, Ricci, Francesco Indovina, Salatiello, Savatteri, Savatteri, Scaglione, Scialamba, Sammarco Savena Bianca, Scandone, Scaccianoce, Santolini, Tiscini, Tumburello, Truppiano, Travia, Volpe, Vicpalek, Valvo Carmelo, Visintini, Vaccaro, Swame, Zuliani, Zanca, Zarbo, Zarotti Giusi, Zonca.
L'equipaggio
L'equipaggio era così composto:
Roberto Bartoli, di anni 31, comandante, nato a Dovadola (Forlì);
Gino Di Fiore, di anni 29, tecnico di volo;
Bruno Dini, di anni 29, primo ufficiale.
Gli assistenti di volo erano: Pescosolido, Massimi, Magrini, Bloczin.
Il comunicato dell'Alitalia
L'Alitalia ha emesso il seguente comunicato: «Un DC-8 dell'Alitalia in volo da Roma a Palermo è andato perduto stanotte poco dopo le 22,30 mentre si accingeva all'atterraggio sull'aeroporto di Punta Raisi. I resti dell'aereo, che aveva a bordo 108 passeggeri e sette membri di equipaggio sono stati ritrovati in località Montelungo di Carini, ad alcuni chilometri dall'aeroporto. I primi accertamenti sul luogo dell'incidente fanno ritenere che non vi siano superstiti ».
Le caratteristiche di un DC-8
L'aereo era uno dei dodici DC8-43 (appartenenti cioè alla serie 43) in servizio sulle linee dell'Alitalia.
Questo tipo di quadrigetto, dal primo gennaio, era stato immesso sulle linee nazionali per i collegamenti Roma Catania-Roma, Roma-Palermo-Roma. Roma-Milano-Roma.
I DC-8 sono lunghi 45,90 metri, con una apertura di ali di 43.40 metri. Il peso massimo al decollo è di 142.185 chili, e all'interno possono trovar posto 140 passeggeri, dei quali 124 in classe turistica, 16 in prima classe. L'autonomia massima è di 7.400 chilometri; la velocità di crociera, è di 940 chilometri orari.
La scomparsa di Alberto Scandone

Il compagno Alberto Scandone era nato a Firenze trentun anni fa. Entrato giovanissimo nel movimento operaio, militò nelle file socialiste, fu tra i fondatori e dirigenti di « Nuova Resistenza ». Candidato indipendente nelle liste comuniste alle elezioni del 1968, si iscrisse al PCI l'anno successivo. Dopo aver dato la sua attività, con lo slancio e la dedizione che caratterizzavano il suo stile di lavoro, al Comitato regionale siciliano del Partito, fu chiamato a Roma a un incarico di alta responsabilità nell'Ufficio stampa della Direzione del PCI.
' Saggista e pubblicista serio e preparato, profondo conoscitore della storia e dei problemi del movimento cattolico, Alberto Scandone ha collaborato intensamente alla stampa comunista e democratica, e in particolare all'Unità, a Rinascita, all'Ora, a Paese Sera, firmando anche col nome di Alberto Chiesa. .
La scomparsa di questo compagno giovane, valoroso, intelligente colpisce profondamente tutti coloro che lo hanno conosciuto. La sua immatura, tragica fine rappresenta un grave lutto per il nostro partito.
Emozione e cordoglio per la gravissima sciagura aerea di Palermo
In pochi attimi consumata la tragedia del DC-8 precipitato con i 115 a bordo
Il jet si è schiantato contro la montagna nella fase di atterraggio - La scena allucinante che si è presentata ai soccorritori Lutto nel Partito per la scomparsa dei compagni Alberto Scandone, Angela Fais, Carla Colajanni, Giuseppe e Rosalia Ricci

Emozione « cordoglio per la terribile sciagura nella quale hanno perduto la vita, l'altra sera, 115 persone che si trovavano a bordo del DC-8 dell'Alitalia in servizio sulla linea Roma-Palermo. Il jet, come è noto, pochi istanti prima dell'atterraggio all'aeroporto di Punta Raisi, era andato a schiantarsi sulla fiancata della Montagna Lunga disintegrandosi. I primi soccorritori si erano trovati dì fronte ad una scena allucinante: i pezzi dell'aereo, bagagli, corpi dilaniati, sedili, parti di motori e di carlinga erano sparsi intorno per un raggio di qualche migliaio di metri. Ci si è subilo resi conto che non c'era nessun superstite.
Più tardi, le squadre di soccorso hanno iniziato la pietosa opera di recupero dei miseri resti che sono stati trasferiti a valle con gli elicotteri. Sono state immediatamente aperte una
serie di inchieste che si gioveranno, per stabilire eventuali responsabilità, anche della « scatola nera », l'apparecchio sul quale vengono registrate tutte le fasi del volo e che è stato recuperato dai carabinieri.
Quasi tutti i passeggeri del volo Roma-Palermo tornavano in Sicilia per votare. Fra essi c'erano cinque giovani compagni dirigenti e militanti del nostro partito, Alberto Scandone, dell'Ufficio stampa della Direzione del Partito, Angela Fais (della segreteria di redazione di « Paese sera », Giuseppe Ricci della Federazione di Viterbo con la moglie Rosalia e Carla Colajanni, sorella di Benedetto e Napoleone Colajanni.
Nella foto: un allucinante particolare del jet schiantato.
Storia di uno scandalo: chi volle, come e perchè fu costruito uno degli scali più rischiosi del mondo
Tragica scommessa l'atterraggio a Punta Raisi
Così pericoloso che i piloti stranieri lo evitano
Una trappola fra mare, monti e correnti - La mancanza del radar e di altri fondamentali dispositivi di sicurezza - Errori tecnici e interessi speculativi costellarono il cambio del vecchio aeroporto - Le piste «a scartamento ridotto» - Alla più moderna mancano ancora le luci e va utilizzata solo di giorno - Le proteste ignorate dal governo e dalla Regione

Dalla nostra redazione
Palermo, 6
Una volta o l'altra, «doveva» capitare: è una trappola mortale, questo aeroporto di Palermo. E' sicuramente qui — nelle attrezzature, anzi nelle «non attrezzature», di questo maledetto scalo internazionale di Punta Rajsi — la chiave per andare alle cause, o almeno a concause sostanziose della catastrofe aerea più grande che la storia dell'aviazione civile italiana ricordi.
«L'aeroporto di Palermo è uno dei più pericolosi di Europa — predicavano da tempo, cioè da anni, i piloti civili italiani e stranieri, costretti a « far miracoli per toccarvi terra — E' l'unico che manchi di radar». «Non ce n'è bisogno; qui non c'è nebbia» si rispondeva. E così, i piloti si orientavano «ad occhio», letteralmente.
Tutte le piste dovrebbero essere assistite almeno da un ILS, un sistema strumentale moderno e sicuro. Ebbene, Palermo non aveva questo sistema, come non ha neanche un VOR, minima garanzia per un avvicinamento con un qualche margine di sicurezza.
Tutto era ed è affidato al Beacon — un sistema che andava bene sì e no nel "45 — che spesso è fuori uso e che, in ogni caso, non può assolutamente funzionare quando c'è maltempo.
Questo è uno degli aeroporti che - attrezzature a parte, e torneremo a parlarne — è oggettivamente, per il luogo in cui sorge, uno dei più pe ricolosi del mondo. Intanto i venti: la zona, prospiciente la frastagliata costa ad occidente di Palermo, è battuta in continuazione da correnti di ogni genere, e quasi tutte basse, e quindi ancor più micidiali, perché si insinuano sotto le ali al momento dell'atterraggio sulle due piste presso a poco parallele alla costa. Da un lato, la costa e il mare: dall'altro, il massiccio aguzzo e irregolare di Monte Pecoraro, a picco sull'aeroporto, che costringe i piloti ad una virata secca contro la roccia per ritrovarsi, giusto per un pelo, solo in finale in linea di atterraggio.
Chi volle il nuovo aeroporto a Punta Rajsi, per dare il cambio all'ormai vecchio scalo di Boccadifalco, incapace di assicurare sufficiente spazio agli jets? E' una storia nera, molto oscura, in cui colossali errori tecnici si fondono con interessi speculativi altrettanto colossali, relativi allo sfruttamento edilizio e al massacro paesistico della costa. Furono chiamate in causa, fra le altre, le responsabilità primarie dell'assessore regionale ai Lavori Pubblici, gestito, all'epoca della scelta dell'area, dal dc Lanza, oggi presidente del Poligrafico dello Stato.
Si denunciò la ingiustificata esclusione di una alternativa realistica e da tutti i tecnici indicata come ideale: quella della piana al lato opposto del Palermitano, intorno a Bagheria.
L'Unità ed i comunisti condussero una tenace battaglia di denuncia per anni. Tutto inutile.
Il meno che poteva capitare — che è capitato — a migliaia, a centinaia di migliaia di passeggeri dell'Alitalla, dell'ATI, dei charters delle compagnie straniere, era, alla partenza, o più spesso all'arrivo, il dirottamento sull'aeroporto di Trapani.
Le piste, poi: quando ci si rese conto della pericolosità delle corsie parallele al mare, si decise — tardivamente, e con irresponsabile lentezza — di realizzarne una terza, trasversale.
Ma intanto, nella pista principale, si aprirono voragini profonde: sotto, c'erano le caverne.
Per qualche tempo, proprio di recente, ci si è potuti servire solo del raccordo tra le due piste originarie. Se la prima sprofondava, la seconda non poteva essere utilizzata perché... dalla vecchia torre di controllo (solo qualche mese fa ne è entrata in funzione una nuova e più alta) non si riusciva a vedere ad occhio — manco a dirlo — nemmeno la testa della pista!
Chi aveva fatto ì progetti? Quali autorità ministeriali, civili e militari (il ministero della Difesa, ostinatamente deciso a «difendere » suoi inammissibili « diritti » di controllo sull'aviazione civile) aveva avallato prima la scelta e poi le disastrose esecuzioni dei lavori?
E quando, un paio di mesi fa, la terza pista finalmente è stata completata, la si poteva — e tuttora la si può — utilizzare solo di g iorno: mancano le luci-traccia di riferimento per piloti che devono avere cento occhi e nervi di acciaio Non tutti li hanno, e non tutti sono disoosti a correre certi rischi: le continue proteste, sempre ignorate dal governo, dalla Regione e dalle autorità militari, come la impressionante documentazione — fornita in massima parte dal SIPAC, il sindacato piloti della CGIL. — sui rischi non semnre calcolabili di un atterraggio a Palermo anche in condizioni di tempo buono (come stanotte per esempio) avevano costretto l'Associazione dei piloti inglesi ad avvertire i suol organizzati con una drastica decisione: non siete obbligati — fu detto — a scendere a Palermo a Punta Rajsi: se lo fate, è a vostro rischio e pericolo.
Fatto sta che la BEA, già prima di questo annuncio aveva deciso di annullare lo unico suo scalo a Palermo quello per ì collegamenti tra Londra e Malta. E' d'altra parte, tutte le compagnie estere avevano da tempo cancellato ogni atterraggio notturno a Palermo.
E' in queste condizioni che viveva — e vive — uno scalo che è il quarto in Italia per traffico passeggeri con un andirivieni intensissimo di aerei sempre ricolmi di gente che non può più adattarsi a superare le lunghe distanze con 18 ore di treno o una intera notte in mare.
g. f. p.
L'incredibile situazione dei lavoratori dipendenti dalla aviazione civile in Italia
PILOTI E ADDETTI ALL'ASSISTENZA AL VOLO NON POSSONO NULLA CONTRO I MILITARI
Tute le decisioni centralizzate in funzione di esigenze che niente hanno a che vedere con i voli «Alitalia» - Assurda esclusione da ogni partecipazione alla direzione di un settore di così grande importanza e delicatezza - La posizione dei sindacati «gente dell'aria» e quella dei comunisti - La NATO prima di tutto - Comunicazioni radio, radiofari e apparecchiature a terra
La tragedia di Palermo ha avuto una eco immediata fra i lavoratori di ogni settóre della aviazione civile. Ecco il comunicato emesso dai loro sindacati: « Le segreterie delle federazioni nazionali della FIPAC CGIL. FILAC-CISL, UIGEA UIL, profondamente colpite dal grave incidente aereo esprimono a nome di tutti i lavoratori dell'aviazione civile il loro cordoglio per le vittime della tragica sciagura. L'intera categoria partecipa commossa al grave lutto dei familiari dei colleghi periti sul posto di lavoro ed esprime alle famiglie i sentimenti più affettuosi in questa ora di dolore che colpisce tutta l'aviazione civile. Le segreterie nazionali non possono esimersi, in questa tragica circostanza che segue a breve quella dell'ATI, di sottolineare la esigenza che le autorità di governo promuovano una severa ed approfondita inchiesta tenendo presente quanto più volte le organizzazioni sindacali hanno espresso sui problemi che devono essere affrontati nel settore aereo.
Le organizzazioni sindacali riaffermano il loro impegno a compiere ogni opportuno intervento per sollecitare adeguate iniziative dalle autorità di governo per ottenere l'attuazione di tutte le misure necessarie atte a garantire inalterata la fiducia nella sicurezza del trasporto aereo ».
Il compagno Aldo D'Alessio, a nome del gruppo comunista alla Camera, ha rilasciato una dichiarazione nella quale dice, fra l'altro:
«Sul problema della sicurezza dei voli il gruppo parlamentare comunista ha più volte richiesto l'intervento delle autorità di governo riferendosi in particolare alle precarie condizioni in cui si svolge il servizio di assistenza al volo. L'ultimo atto parlamentare risale al febbraio del 1972. In esso, tenuto conto di quanto la stampa specializzata era venuta pubblicando, nonché del documento presentato dal sindacato piloti alla commissione trasporti della Camera nel corso della indagine conoscitiva, si insiste sulla necessità di fare fronte ai pericoli insiti nell'attuale struttura dei trasporti aerei civili e si richiedono alcuni interventi immediati che, se attuati, avrebbero permesso di far pesare nella giusta misura la voce e l'esperienza dei piloti stessi e degli addetti alla assistenza al volo, oggi esclusi da ogni partecipazione alla direzione di un settore di così grande importanza e delicatezza.
« Purtroppo, anche per le ingiustificate e incomprensibili resistenze di organi militari, si continua ad operare sulla base di una struttura accentrata nella quale prevalgono più che le esigenze del traffico civile, necessità di ordine militare e della NATO, con grave pregiudizio per l'efficienza e lo sviluppo stesso della aviazione del nostro paese »
In realtà, come appunto vanno denunciando da anni i sindacati della gentee dell'aria e quello dei piloti, il problema della assistenza a terra, delle comunicazioni radio, del controllo in volo degli aerei civili, soffre di incredibili e inammissibili ritardi dovuti proprio agli assurdi contrasti tra la aviazione civile e quella militare alla quale la prima deve assurdamente sottostare pur operando in un settore totalmente diverso.
L'ELENCO DELLE VITTIME
Fra ì morti due coniugi e due dei tre bimbi che avevano adottato
L'equipaggio del DC 8 era composto dal comandante Roberto Bartoli, di 42 anni, nato a Forlì e residente a Roma, dove viveva con la moglie e due figli; dal primo ufficiale Bruno Dini di 29 anni, sposato con due figli, dal motorista Gino Di Fiore, 29 anni, dallo steward Adriano Pescosolido nato a Ceprano (Frosinone) 24 anni fa ma residente a Roma e dalle hostess Paola Massimi, 26 anni, di Terni, Paola Grazia Magrini, 24 anni di Milano, Beatrice De Moulin, 24 anni di Charleroy (Belgio).
L'elenco dei passeggeri è ancora lacunoso per ciò che riguarda i nomi, gli eventuali gradi di parentela, la qualifica. Lo riportiamo aggiornato fino a ieri sera:
Ignazio Alcamo, magistrato di Palermo; Rosario Adelfo; Lucia Arnao, 45 anni, ingegnere IACP di Palermo;. Alfonso Alaimo; Maria Alaimo; Giuseppe Albergamo, bancario di Pescara, 28 anni; Filippo Buttitta, 25 anni, consigliere comunale di Bagheria; Giacomo Buttitta, notaio e editore palermitano; Fabio Badalotti, commerciante, proveniente da Torino, 33 anni; Mario Bombonati, 32 anni, dì Palermo; Borzì; Lidia Borcic in Tosi, di Trieste, 43 anni, residente a Palermo; Calogero Cammarata; Concettina Cammarata; Giovanni Cammarata; Silvana Cammarata (Calogero Cammarata e la moglie Concetta Capozzi avevano entrambi 60 anni. Tre anni fa avevano adottato tre orfani torinesi, ai quali avevano dato il loro cognome ed una famiglia. I bambini morti nella sciagura, Giovanni e Silvana, avevano rispettivamente nove e dieci anni. I quattro si erano recati a Roma ieri mattina, perchè Concetta Capozzi doveva sottoporsi ad una visita specialistica presso un medico della capitale); Fernando Cannizzaro; Giuseppe Catanolotto; Cavataio; Piero China, studente universitario, 24 anni; N. A. Cisaro; Carla Colajanni, 41 anni, sorella del compagno onorevole Napoleone Colajanni; Anna Maria Corrao, 40 anni, di Palermo; Olga Craighton, ispettrice società inglese; Pietro Criscuoli, psichiatra di Palermo e la moglie Elisa Rubino; Francesco Crispi, presidente della Cassa di Risparmio della Sicilia, pronipote dello statista, ex direttore de « L'ora » di Palermo; Salvatore Culmone, di Palermo, 39 anni, funzionario di banca; Salvatore D'Anna; Armand De Bono, ispettore società inglese; Nicola De Luca, di Palermo, agente di assicurazione; Elisabetta Di Maggio; Di Majo; Giovanni Durante, assistente universitario a Palermo; Alessandro Fanuele; Ignazio Faro, operaio specializzato, 35 anni; Angela Fais, la compagna che lavorava nella segreteria di redazione di « Paese Sera », 31 anni; Giuseppe Filippi; Tonino Fontana, 25 anni, funzionario dell'Alitalia di Palermo; Antonio Fontanelli, di Livorno, tenente colonnello della guardia di finanza di Palermo, 49 anni; Gagliardi; Cecilia Gallina; Gioacchino Genuardi; Gabriella Giaconia in Zanca, 38 anni, cognata del giudice Terranova, candidato del PCI; Ezio Gobbi, studente di Torino, 16 anni; Mario Graziano; Paolo Grassadonia; Roberto Greco, di Palermo, bancario a Torino, 26 anni; Alessandro Guccione; Giuseppe Gussio, operaio di ritorno dalla Germania; Franco Indovina, di Roma, regista, 40 anni; Giovanni La Rocca; Filippo Lazzara, impiegato a Perugia; Signora Leone; Giovanni Lino, maresciallo dei vigili urbani di Palermo; Mariette Lo Casto; Lo Presti; Filippo Lorico; Lo Grasso; Lotti; Diana Lucchesini, di Montecatini, dirigente Italturist a Palermo, 35 anni; Vincenzo Martino; Guido Magnolfi, 43 anni, e sua moglie Adriana Pupella Magnolfi, 47 anni, entrambi impiegati al Comune di Palermo; Litterio Maggiore, medico chirurgo, sindaco di Ustica; Pamela McCarthy, indossatrice inglese; Giuseppe Misuraca, dirigente IACP di Palermo, 45 anni; Bruno Motta, di Torino; Giovanni Montaldo, bancario; Vincent Na-varre, ingegnere francese; sua moglie Bernadette Labat Navarre; Alex Ninni; S. Novara; Paternostro; Pappalardo; Pirello; Franco Vittorio Pomara; Roberto Pottino, di Palermo, funzionario di banca a Mestre, 25 anni; Claudio Provenzano, proveniente da Torino; Gaetana Restivo, pediatra; Giuseppe

Franco Indovina: un regista alla ricerca di un impegno
Franco Indovina aveva quarant'anni. Già assistente di Antonioni e di Visconti, era passato alla regia cinematografica, in prima persona, già da diversi anni. Un episodio nel film di Soraya Tre volti ed altre confezioni dello stesso genere gli avevano aperto la strada.
Di maggiore impegno, dopo Lo scatenato, fatto su misura, per l'interpretazione di Vittorio Gassman, furono i suoi più recenti film: Tre nel Mille, inconsueto tentativo di « farsa medievale », e soprattutto Giochi particolari: la storia angosciosa di un uomo che arriva per gradi all'annientamento di se stesso. Benché interpretato da nomi di rilievo — Marcello Mastroianni e Virna Lisi — Giochi particolari non ebbe grande successo di pubblico, ma attrasse sul suo autore l'attenzione della critica. Indovina, che da tempo era sentimentalmente legato a Soraya, stava lavorando ora attorno a diversi progetti: « una storia a tre; il dramma di un drogato; una storia d'amore tra giovani... ».
L'UNITA' 8 Maggio 1972
Mentre proseguono in un'atmosfera allucinante le ricerche dei miseri resti
Strazzianti scene a Palermo per identificare i corpi delle vittime della sciagura aerea
Trovate le salme dei compagni Angela Fais, Carla Colajanni e Ricci - Ancora nessuna traccia del compagno Scandone - Migliaia di uomini impegnati nelle operazioni, ostacolate dalle avverse condizioni atmosferiche - Non ancora fissati i funerali

DALLA REDAZIONE
PALERMO, 7 maggio
Ormai, dal campo base ai piedi della montagna a picco sul maledetto aeroporto di Punta Raisi, le casse arrivano all'Istituto di medicina legale già chiuse e sigillate. Dentro non ci sono che poveri resti informi, brandelli incomponibili, labili tracce rastrellate battendo palmo a palmo — e le ricerche continuano, ostinate — l'impervia forcella e la gola infernale dove l'altra notte si è schiantato e disintegrato il jet dell'Alitalia con 115 persone.
E' quasi certo che per molte di loro non ci potrà essere neanche l'ombra di un formale riconoscimento dei corpi: le loro bare avranno un valore puramente simbolico. Ma neppure per la maggior parte degli altri, questa pietosa, ultima incombenza del riconoscimento è scevra di difficoltà, di angosciosi interrogativi, di penosi e agghiaccianti equivoci sull'identità di questa o quella vittima.
D'altra parte, queste di stasera sono le ore più drammatiche: il tempo stringe, come è facile intuire; e la situazione peggiora di momento in momento. Bisogna fare presto, malgrado i tentativi di rendere meno sgradevole in tutti i modi l'ammorbante atmosfera dei corridoi, delle sale, degli ingressi, di ogni vano disponibile dell'Istituto di medicina legale.
Impossibile conservare ancora a lungo i corpi straziati e affidati ai pietosi controlli, alle disperate ricerche di un indizio, all'angosciato esame di un segno noto, di un qualcosa di familiare: l'anello di matrimonio con una data incisa, un abito sdrucito, una cicatrice, una scarpa.
E' uno spettacolo spaventoso, sconvolgente, indescrivibile anche da parte di chi, per mestiere, è aduso alla morte. E infatti i riconoscimenti avvengono con estrema lentezza: quando stasera alle 21 si è conclusa la seconda giornata del dopo-tragedia, le salme ufficialmente riconosciute erano 75. Manca cioè l'identificazione di 40 delle vittime. E' difficile che il numero dei riconosciuti possa salire di molto nella giornata di domani. Tra l'altro, le salme considerabili tali e in qualche modo composte sono, al momento, solo 101.
Tra i riconosciuti, anche alcuni dei nostri compagni. Tra le prime, già ieri sera, era stata identificata la salma straziata di Carla Colajanni. Quasi contemporaneamente è stato possibile identificare anche i resti di Giuseppe Ricci, della segreteria della Federazione di Viterbo, e — dalla vera — di sua moglie, la compagna siciliana Rosalia Chianello.
Solo nel primo pomeriggio di oggi, invece, e dopo disperate ricerche alimentate dal ritrovamento del suo passaporto ancora integro, è stato possibile ritrovare la salma di Angela Fais, la nostra cara e dolce compagna segretaria di redazione prima de l'Unità e poi del gruppo L'Ora-Paese Sera. Per i tanti compagni e colleghi che l'hanno amata e apprezzata, di Angelina deve restare un'immagine diversa, un ricordo di tenera freschezza e di straordinaria vivacità.
Purtroppo, sino a questo momento e malgrado l'affannoso ricercare con l'aiuto di medici legali, non si riesce ancora a cogliere un riferimento anche se impreciso del povero Alberto Scandone. Uno scambio di telefonate con i compagni della Direzione che lo avevano visto per ultimi, poco prima della partenza, ha fugato una labile traccia: Alberto indossava abiti decisamente, assolutamente diversi da quelli recuperati insieme ad un corpo scempiato. Nessuna traccia per ora neppure di Diana Lucchesini, la giovane direttrice della sede siciliana dell'Italturist.
Molti, stasera, vagano sconvolti tra le bare, i sacchi di juta, i piccoli involucri di plastica: si torna a controllare per l'ennesima volta, a verificare, magari solo ad allontanare un dubbio. Per i congiunti di tante delle vittime, le speranze — per quel che può valere il conforto di quest'ultima speranza — sono destinate purtroppo ad affievolirsi, ma non ancora a spegnersi. Vero è che l'operazione di recupero delle vittime è proceduta in queste due giornate, secondo uno schema abbastanza logico: prima i corpi meno scempiati (anche il lavoro di recupero era in questi casi relativamente più semplice), poi gli altri. Vero anche che i riconoscimenti riflettono questa realtà: mano a mano, cioè, dalla possibilità di riconoscere un volto ci si è ridotti all'appiglio di una veste, di un monile, di un qualsiasi particolare anche sommario. E, per questo, si è corso talora il rischio di qualche triste equivoco.
Ma bisogna anche aggiungere che la natura terribilmente impervia della zona della catastrofe (eppure sembra lì, a portata di mano, la forcella montuosa tra la costa e Montelepre dove il « DC 8 » si è polverizzato mentre compiva la virata prima dell'atterraggio) può giustificatamente alimentare ancora delle attese e delle concrete speranze. Migliaia di uomini sono sparsi alla ricerca per un raggio di almeno due chilometri quadrati, tra ripide forre e folti cespugli, tra perigliosi dirupi e scoscesi dossi. E' un monte dalla natura tormentata, ogni angolo può nascondere qualcosa di decisivo agli effetti del riconoscimento delle salme e può tramutarsi in una mortale trappola per chi cerca.
Neppure le condizioni atmosferiche aiutano le squadre: daccapo stamane, come ieri pomeriggio, la nebbia ha incominciato ad infittirsi sulla Montagna Lunga, complicando le cose. Gli elicotteri hanno dovuto sospendere i voli radenti, come pure le commissioni d'inchiesta hanno dovuto rinviare un nuovo sopralluogo. Si è tentato di riguadagnare un po' del tempo perduto, ma daccapo col calar delle ombre le ricerche sono state, questa sera interrotte. Tutta la zona resta tuttavia circondata da un cordone di uomini: si ricomincia domani.
Anche per il prolungarsi di queste operazioni, è stato deciso di rinviare ogni decisione circa la data delle esequie generali alle vittime. A quanti hanno già ufficialmente riconosciuto i loro cari, le salme vengono consegnate dalla tarda mattinata di oggi, se lo si richiede. Per tutti gli altri, e per i tanti resti che probabilmente rimarranno anonimi, i funerali si svolgeranno forse, in forma solenne, tra mercoledì e giovedì, non prima certamente.
Giorgio Frasca Polara
Messaggi di cordoglio per i compagni caduti
Continuano a pervenire messaggi di cordoglio per la tragica scomparsa del compagno Alberto Scandone e degli altri compagni periti nel disastro aereo di Palermo. I comunisti di Bonito « che conobbero ed apprezzarono il compagno Scandone si associano al dolore di tutto il Partito ». La famiglia Bicci di Prato ricorda a con dolore senza nome Alberto Scandone». I comunisti di Marsciano di Perugia ricordano Alberto Scandone di cui a apprezzarono la generosità e l'alto valore politico e morale».
I comunisti pistoiesi e la redazione locale de l'Unità « partecipano commossi al dolore della famiglia del compagno Bruno Lucchesini per la tragica scomparsa della figlia Diana perita nel disastro aereo di Palermo ».
Lo steward dell'aereo, Adriano Pescolato, perito nella sciagura, viene ricordato dagli amici e dai compagni come appassionato attivista del sindacato unitario e simpatizzante del partito comunista.
Un gravissimo atto di accusa del Sindacato di categoria
IL DC-8 VOLAVA SENZA MOTORISTA
In un Volantino, diffuso poco prima della sciagura, si affermava che i motoristi di volo erano stati sostituiti da piloti di fresca nomina, privi dello specifico addestramento e delle abilitazioni prescritte internazionalmente - La vicenda dell'aeroporto di Punta Raisi - Le denunce del nostro giornale
DALLA REDAZIONE
PALERMO, 7 maggio
Che tipo di inchiesta si vuol fare per accertare le cause che stanno alla base della più spaventosa catastrofe che la storia dell'aeronautica civile italiana ricordi? Su quali elementi lavorano, e a quali elementi vogliono allargare (se lo vogliono) le indagini, le tre commissioni che stanno operando a Palermo per conto del Ministero dei Trasporti, della magistratura e dell'Alitalia?
Sono interrogativi necessari e urgenti, e intorno ai quali è indispensabile la continuità di un'energica iniziativa politica, di fronte alla sospetta «estasi» di taluni per il fatto che è stata ritrovata la famosa «scatola nera» (che poi, in effetti, è di un rosso fosforescente, il flight recorder, o registratore di volo, l'apparato elettronico a prova di incidente, che registra gli elementi principali del volo. Sul filo metallico magnetizzato vengono infatti registrati in continuazione dodici elementi, fra i quali la direzione dell'aereo, il tempo, la velocità, le accelerazioni, la quota, il comportamento dei motori, ecc. Con l'aiuto di un elaboratore elettronico è possibile « leggere » la registrazione ottenendo l'indicazione cronologica dei diversi parametri), o per il fatto che è stato sequestrato il nastro in cui sono registrate le ultime battute del colloquio tra il comande del DC 8 « Antonio Pigafetta » e la torre di controllo di Punta Raisi, negli istanti che hanno preceduto i tre minuti del « silenzio radio » tra le 22,19 (autorizzazione all'atterraggio con manovra manuale) e le 22,22, il momento dell'impatto contro la montagna. Il registratore di volo è staio portato questa sera a Roma dove domani, con l'aiuto di computers, sarà « letto ».
Qui, in una cassetta e in un nastro, può esserci — ma non è sicuro nemmeno questo, almeno a giudicare dallo scetticismo dei tecnici della più importante delle tre commissioni, la « Civilavia » ministeriale — il segreto» della troppa larga e quindi fatale virata finale; del fatto che l'aereo si trovasse sotto la quota fissata dai piani di volo e quindi a livello del costone montuoso, e non al dì sopra; di un'eventuale e improvvisa avaria meccanica causa del l'uno o dell'altro elemento di fatto.
Ma scatole e nastri non possono nulla di fronte alle condizioni oggettive in cui questo, come tutti gli aerei in arrivo o in partenza a Punta Raisi, avevano e hanno a che fare, quelle condizioni — lo abbiamo visto ieri — che spingono qualsiasi pilota a definire le manovre sullo scalo « internazionale » di Palermo un'incerta partita col destino.
Atterraggio «a vista»
L'orientamento micidiale e semicostante dei venti che battono le piste (quei venti che provocano il dirottamento altrove di qualcosa come un terzo, e in certe stagioni della metà, dei voli); l'incombere, a picco sulle piste, di un frastagliato e articolato rilievo montuoso (un incubo per i passeggeri e per i piloti); la stessa scandalosa realtà delle piste, orientate male e costruite peggio; l'incredibile, delittuosa carenza di attrezzature tecniche dell'aeroporto per la guida dei voli (tutto è praticamente affidato all'intuito, all'occhio, alla prontezza dei riflessi di un capo equipaggio): sono elementi decisivi e in ogni caso concorrenti di questo disastro, come della sostanziale insicurezza di ogni decollo e soprattutto di ogni atterraggio a Palermo.
Qui ci sono almeno tre necessarie direttrici di indagine.
La prima — che coinvolge direttamente responsabilità politiche a livello nazionale e regionale — porta diretta ad una supercommissione mista (i servizi ministeriali erano rappresentati dal generale Pezzi; gli « interessi » della Regione siciliana dall'allora assessore ai Lavori Pubblici Lanza, oggi presidente del Poligrafico dello Stato) che in una riunione di settanta minuti liquidò 11 anni fa tutte le resistenze alla localizzazione, su una fettuccia di costa ad ovest di Palermo, del nuovo aeroporto di Punta Raisi in sostituzione di quello ormai insufficiente di Boccadifalco.
L'aeroporto della morte
Molti interessi « una spietata lotta di interessi e di potere», ammetteva stamane persino l'insospettabilissimo giornale scelbiano di Catania) premettero per ridicolizzare gli allarmi dell'Associazione piloti, cioè dei diretti interessati, che parlavano di «colossale errore» e non hanno da allora in poi più smesso un istante (con l'Unità e con pochi altri) di predicare a vuoto il rischio permanente di disastri che ponevano lo scalo di Punta Raisi in testa ad un elenco europeo di « aeroporti della morte » in cui persino Gerona (Spagna) segue Palermo.
La seconda riguarda la realizzazione delle piste e non è questione di minor momento. L'appalto fu concesso, da Lanza, ad un'impresa romana (la SAB) che conquistò l'affare grazie ad uno scandaloso ribasso: il 29 %. Delle due, una: o il prezzo base era stato elevato artatamente, o la riduzione si traduceva in una pessima esecuzione dei lavori. Fatto sta che poi, grazie ad una incredibile serie di perizie suppletive, la SAB riguadagnò il ribasso con un ulteriore aumento pari giusto a quel 29% cui prima aveva fatto finta di rinunciare. E si trattava di miliardi, non di poche lirette. Una seconda Fiumicino, insomma. Ma senza neanche lo scandalo e un seguito giudiziario.
Perchè a Palermo la Procura non si è svegliata neanche qualche mese fa, quando una pista ha ceduto, e sotto vi sono state « scoperte » quelle stesse caverne di cui il nostro giornale aveva descritto natura, ampiezza e localizzazione già dodici anni prima, avviando una campagna che, tra alti e bassi, sarebbe andata avanti sino a ieri ma sempre invano?
E se proprio l'uso della pista da poco dichiarata inagibile avesse potuto salvare il jet dalla catastrofe? Va tenuto presente che proprio la pista inagibile è quella che corre più vicina alla costa, parallelamente al mare, più staccata cioè dalla montagna su cui l'aereo si è schiantato.
La terza direttrice, infine. Ammettiamo che col disastro (ma non con l'immanente, continuo pericolo di analoghi disastri) non c'entrino niente le piste, il vento, l'inesistenza del radar e di tutte le altre apparecchiature per il volo strumentale di cui si è ampiamente riferito ieri. E neppure mettiamo in discussione — ma solo per un momento — la non più tollerabile, scandalosa sottomissione dell'Aviazione civile italiana alle autorità militari, uno scandalo che molti commenti giornalistici di oggi (per esempio della Stampa di Torino) ripropongono, come del resto ha già fatto il nostro Partito.
Ma come escludere (e a maggior ragione escludere se le cause prossime del disastro fossero nei meccanismi stessi del gigantesco e vecchio quadrireattore, in servizio da dieci anni filati e solo da poco « giubilato » adibendolo ai soli collegamenti nazionali) che nel disastro possa avere avuto un ruolo la riduzione e la dequalificazione del livello tecnico del personale di bordo proprio in particolare di quello dei «DC 8»?
Abbiamo sotto gli occhi un documento agghiacciante che è obiettivamente un premonitore atto di accusa: si tratta di un volantino diffuso a Palermo, in città e all'aeroporto nei giorni, e persino nelle ore, immediatamente precedenti al disastro. E' dell'ANTAC, la Associazione nazionale dei motoristi di volo, e già dal frontespizio grida:
«L'Alitalia sacrifica la sicurezza del volo alle esigenze di bilancio!»; poi la denuncia, che ora assume un impressionante valore documentale: «Da oggi (cioè almeno da tre giorni, dal momento che il volantino è stato consegnato da un cittadino che lo ha raccolto per strada venerdì pomeriggio, credendo che si trattasse di propaganda elettorale - n.d.r.) i "DC 8" Alitalia voleranno senza il motorista di volo, sostituito da un pilota di fresca nomina, privo dello specifico addestramento e delle abilitazioni prescritte. Tale innovazione rappresenta un attentato alla sicurezza del volo, mentre è almeno dubbio persino che costituisca un vantaggio per l'economia aziendale ».
Non utilizzate i voli coi DC-8
Il documento dei motoristi aggiungeva che della questione è già investita la magistratura «della quale si attende un responso» trattandosi di «una irresponsabile e pericolosa avventura in contrasto con le direttive dell'Associazione internazionale dei motoristi (FEIA)) e concludeva con una precisa avvertenza, ai passeggeri, di valutare attentamente « l'opportunità di utilizzare i suddetti voli », cioè proprio quelli coperti da aerei, come il jet del disastro. Di fronte all'insorgere di una lieve, impercettibile avaria ad un reattore, solo un esperto motorista sarebbe stato in grado di accorgersene in tempo e, forse, di fronteggiare il peggio.
E' anche questa, speculazione? o non è decisamente prudente e sospetto il frettoloso ed esclusivo richiamo alla «fatalità» fatto oggi, con sbalorditiva disinvoltura, dai massimi dirigenti dell'Alitalia?