Atti Parlamentari - 26213 - Camera dei Deputati
VII LEGISLATURA
387.
SEDUTA DI LUNEDI' 15 GENNAIO 1979
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MARTINI MARIA ELETTA
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PREMESSA
In questa seduta della Camera dei Deputati, i Parlamentari hanno discusso del disastro aereo di Punta Raisi, avvenuto il 23 dicembre 1978, ma non solo di questo incivolo, ma anche di quello di Montagna Longa, ecco perchè ho ritenuto opportuno inserire tale Seduta.
Luciano La Piana
Svolgimento di interrogazioni urgenti sulla sciagura aerea di Punta Raisi.
PRESIDENTE. L’onorevole Ministro dei trasporti e ad interim della marina mercantile ha informato la Presidenza che desidera rispondere subito alle seguenti interrogazioni, non iscritte all’ordine del giorno, delle quali il Governo riconosce la urgenza:
<< Il sottoscritto chiede di interrogare
il Ministro dei trasporti, per sapere - premesso
che dopo la sciagura aerea di Montagnalonga,
nella quale morirono centoquindici, persone, venne nominatra dal ministro
dei trasporti e dell’aviazione civile
una commissione tecnica (presieduta dal
generale, Lino) incaricata di indagare sulla
dinamica e sulle cause del disastro; e
che quell’inchiesta si concluse con una
serie di ” raccomandazioni ” riguardanti
sia le attrezzature dell’aeroporto palermitano
di Punta Raisi, sia, più in generale,
la sicurezza del trasporto aereo in Italia
- se, e in quale misura, è stato tenuto
conto di quelle raccomandazioni.
(3-02767). <<MANNINO>>
<< Il sottoscritto chiede di interrogare il
Governo; per avere notizia della sciagura
aerea avvenuta nel cielo di Palermo.
(3-03387) <<NICOSIA, CERQUETTI>>
.
<< I sottoscritti chiedono di interrogare
i ministri dei trasporti e della difesa, per conoscere i particolari del tragico incidente
occorso all’aereo in volo straordinario
Roma-Palermo AZ4128 che nella notte
del 23 dicembre 1978 è precipitato in
mare avanti all’aeroporto di Punta Raisi.
Gli interroganti chiedono inoltre di
conoscere quali accertamenti siano stati
compiuti in ordine alla decisione di effettuare
il volo straordinario, all’opportunità
ed alla sicurezza di esso, ed a quali conclusioni
si sia pervenuti in ordine all’agibilità
ed alla sicurezza da tempo contestata all’aeroporto di Punta Raisi, teatro
di altra gravissima sciagura.
(3-03388) << GALLI MARIA LUISA, DE CATALDO,
MELLINI, PANNELLA >>
<< I sottoscritti chiedono di interrogare il ministro dei trasporti, per sapere - a seguito della sciagura aerea di Punta Raisi e in considerazione dei commenti della stampa nazionale e delle allarmanti dichiarazioni rese da piloti e da dipendenti dell’alitalia sulle condizioni di grave pericolosità del traffico aereo, sul caos generalizzato esistente negli aeroporti italiani, sulla inefficienza e disorganizzazione dei servizi che coinvolgono le società concessionarie e le compagnie aeree -:
1) se il Governo ritenga necessario di affrontare nell’aula parlamentare e in tutti i suoi aspetti il problema dell’aviazione civile (dal controllo del traffico aereo alla agibillità degli aeroporti; dai servizi resi dalle Compagnie aeree ai risultati delle commissioni di inchiesta sulle più gravi sciagure aeree avvenute in Italia);
2) se e in che misura, nel caso specifico, vi siano responsabilità dell’Alitalia; se risponde al vero che l’aeroporto di Palermo non dispone di mezzi di soccorso a mare; se nella notte della sciagura all’aeroporto di Palermo si regisitrò anche un disservizio telefonico;
3) se non si ritiene opportuno inserire nella commissione d’inchiesta nominata su Punta Raisi, una rappresentanza del Parlamento;
4) se rispondono al vero le notizie apparse su alcuni giornali relative ad una presunta debolezza strutturale dei DC 9 in dotazione all’Alitalia e in caso negativo perché queste notizie allarmistiche non sono state ampiamente smentite;
5) le ragioni dei ritardi nella utilizzazione dei fondi erogati per potenziare gli aeroporti;
6) se esistono controlli effettivi su tipo di ” servizio ” reso dalle compagnie aeree ai passeggeri;
7) su quali criteri e parametri si basano
le assicurazioni rischio per i voli
interni.
(3-03389) << BALZAMO, CALDORO, GATTO VINCENZO,
FROIO, VENTURINI,
ACHILLI, DI VAGNO, COLUCCI,
FELISETTI LUIGI DINO, GIOVANARDI,
MAGNANI NOYA MARIA,
NOVELLINI, SALADINO, SALVATORE >>.
<< I sottoscritti chiedono di interrogare il ministro dei trasporti, per conoscere, sulla sciagura aerea di Punta Raisi del 23 dicembre 1978:
1) quali provvedimenti sono stati adottati per rendere pienamente agibile l’aeroporto di Punta Raisi colmando le gravissime carenze emerse (vedi inchiesta tecnico-formale Lino) in seguito al disastro di Montagna Longa del 5 maggio 1972;
2) come intende accertare e perseguire le responsabilità della mancata installazione a Punta Raisi del’ILS e di un impianto radar efficiente, le apparecchiature, cioè, di guida necessarie per realizzare l’atterraggio strumentale e porre fine alla pratica dell’atterraggio a vista anche di notte in un aeroporto unanimemente riconosciuto come estremamente pericoloso;
3) per quali motivi l’aeroporto di Punta Raisi, per tre quarti circondato dal mare, si rova totalmente sprovvisto dei mezzi di soccorso marittimo, dato che l’unico battello (un Boston Whaler CP 5027) dislocato nel porto di Terrasini, risultava inutilizzabile perché col motore e con le zattere autogonfiabili in avaria;
4) quali prowedimenti di emergenza si intendono adottare e se non si ritenga, in attesa di installare, con estrema urgenza, le necessarie apparecchiature di sicurezza sia per l’assistenza al volo che per il soccorso a mare, di procedere alla chiusura dell’aeroporto nelle ore notturne.
Gli interroganti, infine, chiedono di
conoscere il pensiero del Governo in ordine
alla scelta a suo tempo operata di
ubicare l’aeroporto in una zona notoriamente
pericolosa per la vicinanza delle montagne e per la presenza dei "venti
di caduta”.
Si chiede, altresì, se il Governo, nell’eventualità
che l’aeroporto di Punta Raisi
non possa essere reso sicuro, dotandolo
dei mezzi di cui la scienza e la tecnica
dispongono, non intenda esaminare la possibilità
di dotare la Sicilia di un aeroporto
internazionale ubicato in zona che
offra garanzie sufficienti dal punto di vista
della sicurezza.
(3-03417) << LA TORRE, OCCHETTO, BACCHI
DOMENICO, FANTACI, SPATARO,
MICELI VINCENZO, ARNONE,
GUGLIELMINO, BOTTARI AINGELA
MARIA >>
<< I sottoscritti chiedono di interrogare
il ministro dei trasporti, per conoscere
lo stato degli accertamenti disposti in seguito
alla sciagura aerea di Punta Raisi,
che tanto ha impressionato la pubblica
opinione, non ancora completamente informata
delle cause che hanno provocato
il precedente disastro, e per avere precise
assicurazioni circa l’agibilità dell’aeroporto
medesimo, della cui efficienza si è tanto
discusso in queste dolorose circostanze.
(3-03418) << BASSI, RUSSO FERDINANDO,
GIOIA, GIGLIA, DEL CASTILLO>>
<< Il sottoscritto chiede di interrogare il
ministro dei trasporti, per conoscere quali
provvedimenti sono stati adottati dopo
il dlsastro aereo di Punta Raisi del 23 dicembre
1978.
(3-03426) << BACCHI DOMENICO, LA TORRE >>
<< Il sottoscritto chiede di interrogare il ministro dei trasporti, per sapere:
se, al cospetto della seconda sciagura aerea verificatasi a Punta Raisi, siano stati allestiti strumenti di sicurezza quali si erano necessitati in occasione della prima sciagura di Montagna Longa;
se tali strumenti rappresentano l’optimum, in rapporto alle particolari condizioni geoclimatiche dell’aeroporto palermitano;
se il grado di preparazione del personale di bordo della compagnia di bandiera è all’altezza delle note difficoltà di decollo e di atterraggio in Punta Raisi;
se è vero che il secondo pilota del DC9 caduto aveva qualche tempo prima chiesto alla compagnia Alitalia di essere momentaneamente esonerato dai servizi di linea a causa di malferme condizioni di salute;
se sono state riscontrate lacune, omissioni, carenze o colpa grave nel settore dei soccorsi a mare;
se infine è stato mobilitato ogni mezzo
al fine di giungere al pronto recupero
dei corpi delle vittime che, ancora a distanza
di venti giorni dall’incidente, giacciono
in gran numero in fondo al mare.
(3-03429) << LO PORTO>>
<< Il sottoscritto chiede di interrogare il ministro dei trasporti per sapere - premesso che:
a) il primo e secondo pilota conduttori del DC. 9 dell’alitalia caduto nelle acque antistanti lo scalo di Punta Raisi avevano conseguito l’abilitazione alla conduzione del suddetto tipo di aeromobile solo nel mese di agosto 1978;
b) i suddetti avevano svolto il relativo corso di abilitazione sotto la guida di un istruttore che, a sua volta, era privo di tale abilitazione, tanto che questi solo ora, e quindi a posteriori, sta seguendo il corso per ottenere l’abilitazione;
c) i suddetti piloti provenivano dalla
compagnia aerea SAME da tempo posta
in liquidazione sicché per circa due anni
non avevano effettuato alcuna ora di
volo -:
1) se corrisponde a verità questa incredibile notizia;
2) se, nel caso fosse confermata, quali provvedimenti, a tutti i livelli s’intendono adottare per la tutela e la prevenzione dei viaggiatori nel rispetto del più rigoroso criterio di professionalità cui deve essere richiamata la nostra compagnia di bandiera per quanto concerne l’addestramento dei piloti e del personale tecnico
3) quali provvedimenti s’intendono assumere
per l’individuazione delle responsabilità
che ne conseguono.
(3-03439) << CARENINI >>
<< Il sottoscritto chiede di interrogare
i.1 ministro dai trasporti, per conoscere le
cause che hanno provocato la sciagura di
Punta Raisi del 23 dicembre 1978 causando
un centinaio di vittime e quali provvedimenti
intenda adottare affinché l’aeroporto
suddetto venga dotato di tutte
quelle strumentazioni atte a garantire una
maggiore sicurezza operativa di cui, stando
alle notizie divulgate nella circostanza,
sarebbe carente.
(3-03441) << VIZZINI >>.
<< I sottoscritti chiedono d’interrogare i
ministri dei trasporti e della difesa, per
sapepe - in riferimento alle prime indagini
sulla sciagura aerea di Punta Raisi -
se risultano confermate le accuse della
stampa e dell’arcivescovo di Palermo Salvatore
Pappalardo circa l’estrema pericolosità
dello scalo palermitano costruito in
una zona inadatta, chiusa tra il mare e
la Montagnla Longa, sulla base degli esclusivi
interessi della classe politica; ed economica
dell’isola; l’inadeguatezza delle segnalazioni
luminose della pista di atterraggio;
l’assenza di strumentazione radar
ed elettonica adeguata per consentire
l’avvicinamento alla pista; l’insufficienza di
assistenza tecnica da parte della torre di
controllo; i ritardi, l’inadempienza dei
mezzi di soccorso; l’inadeguatezza tecnica
ed operativa dei mezzi inviati dalla marina
militare per il recupero delle vittime e
dei rottami dell’aereo.
Gli interroganti chiedono in particolare
di sapere se risultano confermate le
gravissime notizie apparse sul settimanale
Panorama sulla precedenza di atterraggio
data al DC 9 che recava a bordo il
ministro dellla difiesa e che avrebbe costretto
il comandate del DC 9 dell’Alitalila
a pericolose manovre risultate poi fatali.
<< Gli interroganti chiedono infine di conoscere
quali provvedimenti verranno presi
per garantire la sicurezza all’aeroporto
di Punta Raisi.
(3-03442) << DE CATALDO, GALLI MARIA LUISA,
MELLINI, PANNELLA >>
<< I sottoscritti chiedono di interrogare
il ministro dei trasporti e per quanto attiene
alla loro competenza i ministri di
grazia e giustizia e dell’interno, per sapere
a che punto sono le inchieste alle quali
certamente ha dovuto dare luogo il disastro
aereo accaduto nella notte tna il 22
e il 23 dicembre 1978 con la precipitazione
del DC 9 Isola di Stromboli a 2 miglia al
largo di Punta Raisi (Palermo) con la conseguente
tragica morte di 108 persone tra
passeggeri ed equipaggio
<
< Inchieste - giudiziaria, operativa ed
organizzativa - che devono tenere presenti
non soltanto la meccanica del disastro
ma anche i seguenti fatti, per altro
già acclarati:.
1) infelice posizione dell’aeroporto di Palermo;
2) ritardo nell’impiego dei mezzi di
soccorso o, addirittura, inesistenza dei mezzi
di soccorso a mare, considerati indispensabili
dalla commissione che indagò
sulla sciagura del 1972;
3) incompleta efficienza dei servizi luminosi e della funzionalità di radioassis tenza;
4) noncuranza e quindi nessuna presa in considerazione delle denunce dei piltoti circa la irregolarità del sentiero ottico di guida di atterraggio, circa le costanti e pericolose interferenze nelle comunicazioni tra i veivoli e la torre di controllo, circa l’,esistenza dei doppi venti, eccetera, nonché del verificarsi a ripetizione continua di atterraggi tribolati o di atterraggi spostati a Catania per ragioni di sicurezza;
5) giacenza prolungata ed ingiustificabile, nei magazzini, ancora imballato, dell’apparecchio ILS, la installazione del quale è stata più volte richiesta anche energicamente dagli equipaggi, trattandosi di un sistema di avvicinamento essenziale per evitare i disastri aerei.
Gli interroganti, sottolineanoo a parte,
i numerosi altri motivi che rendono indispensabile
individuare colpe pensonali e
di organismi preposti alla sicurezza dell’attività
aerea civile.
(3-03443) << BAGHINO, LO PORTO, FRANCHI.>>
<< Il sottoscritto chiede di interrogare il ministro dei trasporti, per conoscere - in relazione al tragico incidente del 22 dicembre 1978 -:
1) se ritenga opportuno portare a conoscenza del Parlamento in tempi brevi i risultati dall’inchiesta condotta dalla competente commissione ministeriale sulle cause e sulle responsabilità del disastro aereo, evitando il ritardo o meglio l’inadempienza con la quale si è proceduto nei confronti dei risultati dell’inchiesta per il disastro aereo avvenuto nel giugno 1971;
2) se ritenga opportuno nominare, di
intesa con la regione siciliana, una commissione tecnica di accertamento delle
condizioni di idoneità e di agibilità dell’aeroporto
di Punta Raisi di Palermo al
fine di acclarare concretamente lo stato di
funzionamento delle attrezzature aeroportuali,
il livello di organizzazione delle
strutture tecniche ed umane, il limite di
sicurezza in relazione alle condizioni ambientali
,atmosferiche, e di conseguenza di
definlire con precisione il destino di un
aeroporto che allo stato attuale non dà
affidamento.
(3-03444) <<MANNINO>>
<< I sottoscritti chiedono di interrogare
i ministri dei trasporti e della difesa, per
sapere, a proposito della sciagura di Punta
Raisi, avvenuta il 23 dicembre 1978, che
ha provocato la morte di 108 persone:
se è vero che l’aeroporto di Punta
Raisi è costruito in modo tale da essere
soggetto a venti di ”caduta” e di ”infilata”,
la qual cosa rende la pista ”difficile ” anche in condizioni normali;
che l’aeroporto di Punta Raisi è privo
del sistema radioelettrico per l’avvicinamento
e l’atterraggio strumentali (ILS);
che gli indicatori luminosi di planata
(T-VASIS) erano e sono inefficienti a tal
punto da offrire indicazioni sbagliate ai
piloti;
che il -radiofaro invece di ”agganciare”
gli aerei in atterraggio e condurli
in pista, li porta fuoni asse;
che il radar era ed è inattendibile in
caso di nubi o temporali e quasi cieco entro
le tre miglia;
che le luci-ostacolo disposte sul monte
Pecoraro a segnalarne l’esistenza si
spengono molto spesso;
che le informazioni meteorologiche
date ai piloti in arrivo dalla torre di controllo,
in assenza di strumenti adeguati,
sono rilevate ” a vista ”.
<< Si chiede inoltre ai .ministri interessati
se è vero che prima del disastro del
23 dicembre vi sono stati a Punta Raisi
quattro incidenti in poco più di un anno,
di cui uno con un aereo dell’ATI, che ha
sfiorato la tragedia;
se è vero che, a quanto pubblicato
da Panorama, l’aereo militare sul quale
viaggiava il ministro della difesa Ruffini
ha chiesto ed ottenuto il permesso di atterrare
prima del DC 9 Isola di Stromboli costringendolo quindi a manovre di attesa
che potrebbero essere state determinanti
nella meccanica dell’incidente;
se non ritengano scandaloso che, a
quasi un mese dalla sciagura, la maggior
parte dei cadaveri delle vittime sia ancora
in fondo al mare, così come le parti più
importanti dell’aereo;
quali fondi sono stati destinati - dei
mille miliardi stanziati nel 1975 "per l’ammodernamento
dei mezzi navali della marina
militare” - ai mezzi di soccorso,
come si giustitficano i ritardi e l’inadempienza
dei mezzi di soccorso, e la loro inadeguatezza tecnica ed operativa.
<< Si chiede ifine ai ministri interessati
se non ritengano giusta ed opportuna
la protesta dei piloti e degli assistenti di
volo; protesta volta ad ottenere la chiusura
dell’aeroporto di Punta Raisi almeno
nelle ore notturne, date le disastrose condizioni
delle strutture aeroportuali.
(3-03449) << PINTO, GORLA MASSIMO >>.
<< Il sottoscritto chiede di interrogare
il ministro dei trasporti per sapere se è
vera la notizia secondo cui il disastro
aereo di Punta Raisi sarebbe dovuto ad
interferenze radiotelevisive.
(3-03450) << COSTAMAGNA >>
<< Il sottoscritto chiede di interrogare
il ministro dei trasporti per avere notizie
sul tragico incidente di Punta Raisi
e in particolare sulle operazioni di recupero
delle salme delle vittime.
(3-03453) << ACCAME >>.
Queste interrogazioni, che riguardano
lo stesso argomento, saranno svolte congiun
tamente.
L’onorevole ministro dei trasporti e ad
interim della marina mercantile ha facoltà
di rispondere.
COLOMBO VITTORINO, Ministro dei
trasporti e ad interim della marina mercantile.
Rispondo per delega del Presidente
del Consiglio ed anche a nome del ministro
della difesa alle numerose interrogazioni
presentate sulla grave sciagura di
Punta Raisi, di cui intendo fare in premessa
una concisa ricostruzione.
L’aeromobile che è precipitato in mare
a circa 3 miglia a nord dell’aeroporto di
Palermo-Punta Raisi alle ore 0,38 locali
del 23 dicembre 1978 era il DC-9 I-DIKQ,
decollato dall’aeroporto di Fiumicino alle
ore 23,52 locali del 22 dicembre 1978, per
effettuare il volo straordinario AZ 4128,
sulla tratta Roma-Palermo.
L’equipaggio era composto da due piloti
addetti alla condotta e da tre complementari
di bordo quali assistenti di volo.
I passeggeri erano 120, più 4 bambini
al di sotto dei due anni, mentre i superstiti
sono 21. Rinnovo ai familiari delle
vittime, a nome del Governo, le espressioni
di cordoglio.
Come sopra detto si trattava di un volo
straordinario, effettuato per sodisfare le
maggiori richieste dell’utenza in occasione
delle festività natalizie e a causa della
cancellazione di voli ordinari per avverse
condizioni meteorologiche nel corso della giornata. Un volo straordinario non ha
nulla di diverso da quelli ordinari sotto
il profilo operativo, tecnico e della sicurezza.
Tutti gli aeromobili della società
Alitalia, come delle altre società di navigazione
aerea, sono assoggettati a manutenzione
e controlli periodici in base ad
una precisa regolamentazione e sotto il
controllo del Registro aeronautico italiano,
che rilascia il certificato di navigabilità
e approva le periodiche revisioni.
Infatti sull’aeromobile I-DIKQ sono state
svolte le ultime operazioni di revisione l ’8 dicembre 1977; l’ultima operazione
di manutenzione il 16 ottobre 1978 ed il
controllo dei salvagenti il 20 dicembre
1978. Le ore totali di volo di tale aeromobile
erano 21.971.
Al momento dell’incidente l’aeromobile,
dopo essere entrato in contatto con
l’ente di controllo dell’aeroporto di Palermo, è stato autorizzato ad effettuare la
procedura di avvicinamento strumentale
diretto per la pista 21 (orientamento 206
gradi) che è impostata sul radiofaro ad
altissima frequenza provvisto di distanziometro
(VOR-DME).
Detta procedura, a partire da una distanza
di circa 10 miglia nautiche, è stata
seguita ed assistita dal radar il cui operatore
era in collegamento con l’equipaggio,
cui dava le indicazioni della distanza
dall’aeroporto e di traiettoria di rotta rispetto
alla radiale di 217 gradi di avvicinamento
al suddetto radiofaro; indicazioni
che i piloti controllano sugli strumenti
di bordo.
In base ai primi dati sinora disponibili
dopo che l’operatore radar aveva segnalato
al pilota in avvicinamento uno
spostamento a sinistra dell’aeromobile rispetto
alla radiale prescritta dalla procedura,
risulta che la traccia - ad una distanza
di circa 3 miglia nautiche dalla
radioassistenza - scompariva dallo schermo
radar e si interrompevano i contatti
radio. Pochi istanti prima della perdita
del contatto radar il pilota aveva confermato
di aver riscontrato la posizione fornitagli dall’operatore radar, e cioè di trovarsi
in posizione non corretta rispetto
alla radiale 217. Sino a quel momento nessuna anomalia tecnica. risulta essere
stata segnalata dall’equipaggio. Subito dopo
la scomparsa della traccia sul radar,
il personale della torre di controllo ha
dato subito l’allarme agli enti del soccorso
e ai mezzi di soccorso in mare, secondo
le procedure previste per lo stato di
emergenza e di incidente di aeromobili.
Non appena ricevuto l’allarme, la capitaneria
di porto di Palermo ha disposto
immediatamente l’uscita in mare di una
motovedetta sita nel porto di Palermo,
provvedendo altresì a contattare la delegazione
marittima di Terrasini, che era stata
peraltro già direttamente informata dalla
suddetta torre di controllo e che aveva
già disposto l’approntamento del battello
della capitaneria di porto dislocata in quel
porticciolo; ad avvertire i comandi della
guardia di finanza, dei carabinieri, dei vigili
del fuoco e della polizia per l’invio in
zona dei loro mezzi nautici; a lanciare a
mezzo radio della capitaneria il segnale
di soccorso a tutte le unità in transito facendolo
ripetere periodicamente dalla radio
costiera.
Poiché la capitaneria di porto di Palermo
venne informata che il battello dislocato
a Terrasini era pronto, ma che a
causa del mare grosso non poteva uscire,
dispose di imbarcare sul motopesca Nettuno
la zattera autogonfiabile da 25 persone
in dotazione a detto battello e di inviarlo
verso la zona presumibile del sinistro.
Gli interventi nelle operazioni di soccorso
si svilupparono come segue: immediatamente,
con i motopesca Nuovo Pacifico,
Santa Rita I, Seconda S. Rita che
si trovavano già nella zona di mare del sinistro
e che hanno salvato i 21 superstiti;
tra le ore 1 e le ore 2 hanno raggiunto
la zona del sinistro i motopescherecci Nettuno,
I dieci Angiolillo, Nuova Melina,
Nuova Santa Rosolia, Santa Margherita I e
Angelo Ionio, fatti uscire dal porto di
Terrasini, e la motovedetta CP 2046 della capitaneria
di porto di Palermo, fatta uscire
dal porto di Palermo; tra le ore 2 e le
ore 3 la pilotina Fisherman PS424 della
polizia, la motobarca P.52 dei vigili del
fuoco, la motonave Freccia Rossa, i guardacoste
G.55 e G.59 della guardia di finanza,
pure usciti dal Porto di Palermo.
Successivamente sono arrivati ancora
sul posto il rimorchiatore Alycus, il mototraghetto
Sardegna, il rimorchiatore
Akragos e le vedette 1619 e 1266 della
guardia di finanza, usciti dal porto di Palermo,
la motovedetta 2024 della capitaneria
di porto, la pilotina Nelson 402 della
polizia, i dragamine Timo e Gelso della
marina militare e il rimorchiatore Ciclope
usciti dal porto di Trapani, i guardiacoste
G.35, G.90 e G.91 della guardia di finanza
usciti dal porto di Messina e la corvetta
Todaro, che si trovava al momento del sinistro
in mare nelle acque di Pantelleria
e che, giunta sul posto, ha assunto il coordinamento delle operazioni di soccorso.
I suddetti mezzi durante le operazioni
di ricerca fino al mattino del 23 dicembre
hanno recuperato 28 salme, oggetti vari
e parti minute del relitto. Le operazioni
di ricerca delle salme e di localizzazione
del relitto, iniziatesi contemporaneamente
alle operazioni di soccorso, anche se ostacolate
dal maltempo, sono continuate e
continuano con l’impiego di mezzi militari
e civili.
Sin dall’inizio delle operazioni di soccorso,
da parte di tutte le autorità civili
e militari locali le di responsabili dell’Alitalia
si è provveduto a fornire la massima
assistenza ai superstiti e ai familiari delle
vittime. Si è provveduto altresì ad informare
in Italia e all’estero i familiari dei
superstiti e delle vittime, nonché al ricovero
dei feriti e all’alloggio dei parenti
delle vittime negli alberghi cittadini. La
documentazione di quanto è stato fatto
può essere fornita ad ogni richiesta.
Non posso esimermi al riguardo dall’esprimere
il mio apprezzamento più vivo
al personale della marina mercantile e di
tutti i corpi speciali di polizia, nonchè ai
privati, in particolare agli equipaggi dei
pescherecci, che saranno compensati. non
solo per l’opera svolta e che continua tuttora, ma anche per i danni subiti alle loro
attrezzature di pesca.
È umano che, in simili circostanze, tutto
quanto si può fare non serva a placare il dolore dei familiari e lo sgomento dei
cittadini.
Appena avuta notizia dell’accaduto dal
direttore dell’aeroporto di Palermo e dal
presidente dell’Alitalia ho incaricato il sottosegretario
Accili e il direttore generale
dell’aviazione civile di recarsi subito sul posto
per seguire direttamente le operazioni
di assistenza e per esaminare la situazione,
pregando il sottosegretario di offrire
all’autorità militare, marittima ogni necessario
ausilio per l’opera di soccorso, mettendo
a disposizione tutti i mezzi che la
stessa avesse ritenuto di richiedere allo
scopo di accelerare le operazioni medesime.
Ho pure immediatamente costituito la
commissione tecnica formale di inchiesta,
presieduta dal direttore generale dell’aviazione
civille e composta da qualificati rappresentanti
della direzione generale dell’aviazione
civile, dell’aeronautica militare,
del registro aeronautico italiano, nonché da
rappresentanti delle organizzazioni sindacali
(ANPAC e FULAT) e da esperti esterni.
Tale commissione ha subito iniziato i
lavori che sono tuttora in corso. Confermo
al Parlamento il mio intendimento di
rendere pubbliche le risultanze dell’inchiesta
non appena mi sarà consegnata la relazione
finale. Reputo infatti inopportuno,
al momento, anticipare giudizi e indicazioni
di stretta pertinenza delle commissioni
d’inchiesta e dell’autorità giudiziaria,
sia per quanto riguarda le cause dell’inchiesta
sia per quanto riguarda eventuali
possibili responsabilità.
Tornando alla dinamica del disastro,
risulta che l’impatto ha provocato la divisione
della fusoliera in tre tronconi, determinando
l’uscita dei superstiti e il rapido
affondamento dei tronconi stessi.
Sono in condizione inoltre di precisare
in questo momento, relativamente alla
interrogazione dell’onorevole Carenini, quale
sia il curriculum professionale del comandante
e del copilota dell’aeromobile.
Innànzitutto risulta che sia il comandante
Sergio Cerrina sia il copilota Nicola
Bonifacio erano regolarmente in possesso
dei brevetti e dell’abilitazione per la condotta
dell’aeromobile tipo DC-9.
In particolare, il comandante Sergio
Cerrina era in attività di volo commerciale
di linea dal 1° novembre 1966, quando fu
assunto dalla società SAM. Al momento
dell’incidente il comandante aveva totalizzato
una attività di volo di 5.515 ore, così
suddivise: 1.805 su DC-6B; 3.296 su Caravelle;
418 su DC-9.
Durante l’anno 1977, a seguito dello
scioglimento della società di navigazione
aerea SAM, e precisamente dal 26 febbraio
al 10 ottobre 1977, non era stato impiegato
in attività di volo; dall’11 ottobre
1977, come pilota Alitalia, aveva iniziato
il corso per il passaggio su aeromobili
DC-9 conseguendo la abilitazione per il pilotaggio
di tale aeromobile in data 5 dicembre
1977 e l’abilitazione in linea in
data 31 gennaio 1978.
Dal 2 al 6 febbraio 1978 effettuò 12
ore di volo come comandante, interrornpendo
questa attività in base all’accordo
sindacale del 17 novembre 1977 che riguardava
la titolarità di comandante dei piloti
ex SAM; pertanto, dal 6 febbraio 1978
il comandante Cerrina aveva svolto regolarmente
attività di copilota di DC-9 volando
con un altro comandante anziano che
aveva formalmente la titolarità del volo.
In tale attività aveva effettuato nel periodo
6 febbraio-30 agosto 1978, 168 ore e
50 primi di volo.
Dal mese di settembre 1978 aveva ripreso
le mansioni di comandante titolare,
effettuando le seguenti ore di volo su aeromobile
DC-9: settembre, ore 20 e 38 primi;
ottobre, ore 5 e 40 primi; novembre,
ore 40 e 35 primi; dicembre, ore 18 e 40
primi, per un totale di 131 ore e 33 primi.
Il pilota Nicola Bonifacio aveva iniziato
la sua attività come pilota militare, durante
la quale aveva totalizzato 2.270 ore
di volo. In data 1° febbraio 1971 è stato
assunto dalla società Alitalia ed ha iniziato
l’attività come navigatore su aeromobile
tipo B-747, totalizzando 819 ore di volo; è stato poi impiegato come terzo membro
addetto ai pannelli su aeromobile tipo
DC-10, totalizzando 2.277 ore di volo.
Dal 25 luglio 1978 aveva ripreso l’attività
di volo quale pilota in addestramento
per il passaggio su aeromobile tipo DC-9. Dopo tale data aveva effettuato 86
ore e 35 primi di volo in addestramento,
conseguendo l’abilitazione al DC-9 in data
2 ottobre 1978; e dal 3 ottobre al 21 dicembre
1978 ha totalizzato 89 ore e 5
primi di volo come copilota con un totale
complessivo su aeromobile tipo DC-9 di
175 ore e 40 primi. Non risulta che il Bonifacio
abbia chiesto alla compagnia Alitalia
di essere momentaneamente esonerato
dai servizi di linea a causa di malferme
condizioni di salute.
Quanto sopra è stato rilevato dai dati
in possesso dell’ufficio brevetti della direzione
generale dell’aviazione civile e da
quelli forniti dalla società Alitalia. Non è
possibile fornire dati più particolareggiati
sullo stato di servizio perchè le cartelle
personali dei due piloti, esistenti presso
la compagnia Alitalia, sono state sequestrate
dall’autorita giudiziaria.
Per quanto riguarda la questione sollevata
dall’onorevole Carenini circa la posizione
dell’istruttore dei due piloti del DC-
9 incidentato, posso fornire le seguenti
precisazioni. I corsi per l’abilitazione alla
condotta dei diversi aeromobili dell’Alitalia sono effettuati su base teorica e pratica
presso il centro di addestramento della
stessa società, con idonei ,mezzi didattici e
macchine. A tali corsi sono preposti insegnanti
per la parte teorica e vari istruttori
di volo secondo le esigenze e le specializzazioni.
Gli istruttori di volo sono
scelti dalla società fra i propri piloti jn
possesso dei requisiti puntualmente stabiliti
dalla circolare ministeriale li 41/2800
del 28 dicembre 1971.
Il passaggio di macchina e la relativa
abilitazione avvengono in tre fasi. Prima
fase: corso macchina presso il centro addestramento
e attività addestrativa al simulatore
e in volo con istruttori, ovviamente
abilitali alla macchina, della compagnia
di navigazione aerea; seconda fase:
abilitazione alla macchina in presenza di
una commissione ministeriale di cui fa
parte l’istruttore della compagnia, regolarmente
abilitato; terza fase: abilitazione di
linea con pilota controllore di linea della
compagnia.
Per fare il punto della situazione mi
sono recato in Palermo il 29 dicembre
1978, ove ho convocato presso la prefettura
tutte le parti interessate per esaminare
soprattutto quali altri possibili interventi
potessero essere attivati per accelerare
il recupero delle salme e del relitto.
Le ricerche per la localizzazione del relitto,
iniziate appena giunte in zona le unità
della marina militare, sono proseguite fino
al 27 dicembre, giorno in cui sono state
identificat’e su un fondale di 55 metri
due parti dell’aereo e precisamente il troncone
di coda, la parte centrale di circa 10
metri di lunghezza, rottami vari e alcune
salme. A dette ricerche hanno preso parte
la corvetta Todaro; tre dragamine; le navi
Cavezzale, Grosso e Proteo; due motovedette
della capitaneria, il nucleo SDAI di
Augusta ed elicotteri.
Le operazioni di recupero, come è noto,
sono iniziate subito dopo l’incidente e
sono tuttora condotte dalla marina militare
con tutti i propri mezzi disponibili,
su specifico incarico della magistratura,
essendo l’organo preparato per tale incombenza.
Collaborano inoltre attivamente
gli specialisti di tutte le forze di polizia
e tutti hanno profuso un continuo impegno
con abnegazione e spontaneo senso
del dovere, operando fino al limite della
sicurezza.
In conseguenza delle Condizioni atmosferiche
sopravvenute il 2 gennaio scorso,
le autorità della marina militare hanno
richiesto che i propri mezzi fossero integrati
per le operazioni di recupero con
un pontone dotato di camera iperbarica
e campana pneumatica. Il giorno successivo
il mio Ministero aveva già assicurato
la disponibilità in loco, nel più breve tempo
possibile, di tali mezzi e precisamente
del pontone Giraglia della società Offshore
italiana spa che trovavasi nel porto di
Milazzo e del pontone di Rialto della società
Micoperi, che si trovava nel porto di Ortona.
Al fine di intensificare le ricerche e il
recupero delle parti del velivolo, i mezzi
predetti, sempre su richiesta dell’autorità
militare, sono stati integrati con l’impiego
di un mini sommergibile della società Sub Sea Oil Service di Milano, trasferito
in volo dal capoluogo lombardo con aeromobile militare C-130 Herkules. Il minisommergibile, dal giorno 9, è sul luogo
della sciagura, in efficace affiancamento
agli altri mezzi militari e privati.
Sono stati recuperati i tre tronconi
dell’aeromobile e la cosiddetta scatola nera
(crash recorder). Le prime operazioni
per la decodificazione dei dati registrati
nel suddetto crash recorder sono state
già eseguite, ma non completate. Sono
ancora in corso le operazioni per il recupero di altre parti dell’aeromobile che contengono, fra l’altro, il voice recorder.
Questa mattina, con il recupero del
terzo troncone, sono state recuperate altre
salme (12). La ricerca continua con
enormi difficoltà dovute alle condizioni
meteorologiche avverse ed alle particolari
condizioni del mare.
Per quanto concerne l’agibilità dell’aeroporto,
pur nella ovvia considerazione
che per giungere a precise e definitive
conclusioni sulle cause e sulle eventuali
responsabilità dell’incidente di Punta Raisi,
come’ già precedentemente detto, bisogna
attendere i risultati delle inchieste in
corso, sia da parte della magistratura sia
da parte della commissione ministeriale
risulta che l’aeroporto, al momento in cui
si è verificato il sinistro, era in condizioni
normali di agibilità per tutto ciò che
attiene alle attrezzature e agli impianti
aeroportuali, ivi compresi i servizi telefonici
connessi con la sicurezza delle operazioni di volo.
Vorrei a questo riguardo precisare che
un aeroporto, in relazione alle sue strutture
fisiche ed alla consistenza e tipologia
dei sistemi di assistenza alla navigazione
aerea, ha la capacità di consentire
operazioni di avvicinamento e di partenza
nei limiti stabiliti dalle procedure predisposte
per l’aeroporto stesso. Tali procedure,
normalmente sviluppate in conformità
degli standards e delle raccomandazioni
ICAO (Organizzazione dell’aviazione
civile internazionale) sono condizionate
dalla orografia della zona e dai sistemi
di assistenza alla navigazione aerea previsti per l’aeroporto in relazione al tipo
di attività, anche alla luce delle condizioni
meteorologiche prevalenti. Ed è l’osservanza
di dette procedure che garantisce la
sicurezza dell’attività di volo
.Aeroporti più strumentati pertanto non
possono essere ritenuti più sicuri, ma
solo utilizzabili con minimi operativi inferiori
rispetto a quelli di aeroporti meno
strumentati. I minimi operativi in funzione
delle assistenze disponibili sono stabiliti
proprio tenendo come base la sicurezza
che non può pertanto divenire una variabile
quando si passa da un aeroporto
ad un altro.
Quindi ogni aeroporto possiede precisi
limiti operativi in relazione alla sua struttura
ed alle radio assisitenze ed agli aiuti
visivi ad esso asserviti.
E appena il caso, qui, di precisare che
io non ho mai affermato che l’aeroporto
di Punta Raisi è << perfetto >>, bensì che
esso è << agibile >>, in base ai suddetti criteri
che sono comunemente accettati e
sulla base delle verifiche tecniche svolte
dai funzionari responsabili.
Per quanto riguarda lo stato delle infrastrutture
a terra, degli impianti elettrici
e delle assistenze alla navigazione aerea,
si rappresenta quanto segue: l’aeroporto
internazionale di Palermo è situato
ad ovest della città (circa 30 chilometri)
alle falde di Monte Pecoraro in località
Punta Raisi, sulla piana prospiciente il
mare. L’altezza di riferimento è di metri
17 sul livello del mare.
Il sistema delle infrastrutture direttamente
interessate al movimento dei velivoli
si articola su due piste di volo, una
principale di maggiore lunghezza ed una
trasversale. Una terza pista, parallela a
quella principale, normalmente utilizzata
come via di circolazione, può essere impiegata,
in caso di necessità, anche quale
pista di volo per avvicinamenti a vista.
Quanto alle caratteristiche delle due
piste di volo, vorrei risparmiare all’Assemblea
la lettura di questi dati.
BACCHI DOMENICO. Se dobbiamo dare una risposta dobbiamo conoscere tutti gli elementi. Abbiamo ascoltato la prima parte del suo intervento, onorevole Vittorino Colombo, che è stato una semplice rassegna della stampa. Ci dia ora gli elementi: la prima parte della sua relazione l’avevamo già appresa dai giornali !
COLOMBO VITTORINO, Ministro dei
trasporti e ad interim della marina mercantile.
Avevo detto ciò ad adiuvandum.
Comunque, le caratteristiche della pista
07 - 25 (principale) sono le seguenti: orientamento
068° - 248°; lunghezza: 3000 metri;
larghezza: 60 metri, con fasce marginali
pavimentate di 7,5 metri per parte.
Quelle della pista 03 - 21 (trasversale)
sono le seguenti: orientamento: 026° - 206°;
lunghezza: 2160 metri; larghezza: 45 metri,
con fasce marginali pavimentate di
7,5 metri per parte.
Indice di resistenza per entrambe le piste:
LCN 80, corrispondente ad un carico
di 30.000 chilogrammi su ruota singola.
Caratteristiche della pavimentazione per
entrambe le piste: conglobamento bituminoso
con testate in calcestruzzo.
Prolungamenti liberi da ostacoli per entrambe
le piste: 60 metri per ciascuna testata.
Impianti luminosi: gli aiuti visuali luminosi
per le operazioni di atterraggio,
decollo e circolazione a terra, nonché gli
impianti elettrici di alimentazione e dilstribuzione,
di moderna concezione, sono idonei
a consentire in sicurezza le previste
operazioni di volo. Gli impianti comprendono,
per la pista 07-25, luci di bordo
pista ad alta intensità a luce bianca; luci
di soglia a luce verde e fine pista a luce
rossa ad alta intensità; sentiero di avvicinamento
di 900 metri per pista 25 che
si estende fino al mare sorpassando l’autostrada
Palermo-aeroporto con lampade
ad alta intensità in parte incassate sulla
pavimentazione per circa 300 metri; sentiero
di avvicinamento di 420 metri per
pista 07; impianti completi T-VASIS a 20
elementi per testata sia per la soglia 25
sia 07.
Per la pista 03-21, gli impianti comprendono:
luci di bordo pista ad alta intensità
bianca; luci di soglia a luce verde e di fine pista a luce rossa ad alta intensità;
sentiero di avvicinamento per pista
21 di 420 metri (di cui 250 ricadenti in
mare su apposito pontile praticabile) con
lampade ad alta intensità a luce bianca;
sentiero di avvicinamento di 150 metri,
con lampade ad alta intensità a luce bianca
per pista 03; sistemi T-VASIS completi
a 20 elementi per testata sia per pista
21 sia 03.
Si rammenta che il T-VASIS è un impianto
luminoso di ausilio, nella fase dell’avvicinamento
e dell’atterraggio, per il pilota
già allineato nella direzione della pista,
che consente di raggiungere la zona
di toccata sulla pista stessa, in relazione
all'assetto del velivolo in atterraggio riferito
alle sue dimensioni, nell’area corretta
prevista, sorvolando in sicurezza eventuali
ostacoli esistenti prima della soglia.
L’impianto T-VASIS della pista 21 attualmente
non è utilizzato per le operazioni
di volo, perché posto sotto sequestro
dall’autorità giudiziaria. A questo riguardo, l’ANPAC mi ha fatto pervenire
una richiesta di ripristino operativo non
oltre il 31 gennaio prossimo. Sono stati
intrapresi contatti con l’autorità giudiziaria
per assicurare tale ripristino al più
presto possibile.
Lo stesso impianto T-VASIS per la pista
25, la cui riattivazione è stata anche
richiesta dall’ANPAC, potrà essere nuovamente
disponibile non appena ultimati i
lavori riguardanti l’installazione dell’apparato
ILS.
Tutte le vie di circolazione ed il piazzale
sono dotati di segnalazione notturna
di bordo a luce blu (vie di circolazione)
ed a luce arancio (piazzali). Le segnalazioni
luminose comprendono inoltre, in
relazione alla particolare orografia locale,
un sistema di segnali di pericolo a luce
rossa intermittente con doppia lampada
interessante tutta la zona montagnosa a
ridosso delle piste di volo.
I sistemi si estendono alla dorsale di
Monte Pecoraro ed alle alture di Monte
Palmeto e ricevono l’alimentazione a mezzo
di apposite linee provenienti dall’aeroporto
alimentate dall’energia ENEL. Il
complesso di alimentazione posto nella centrale aeroportuale è inserito nel sistema di priorità (riserva termoelettrica con
intervento automatico entro 10 secondi
dalla caduta della rete contro i 15 secondi
previsti dalla normativa ICAO).
Tutti gli impianti luminosi relativi alle due piste dell’aeroporto sono alimentati in doppio circuito e l’intensità luminosa può essere variata per adeguarla alla
visibilità atmosferica modificando l'intensità di corrente con una semplice manovra che può essere eseguita dalla torre
di controllo su richiesta del pilota. La va
riazione può esser effettuata singolarmente
per ogni circuito o sezione d’impianto.
Nella circostanza in cui l’energia elettrica
della rete ENEL venisse a mancare ed
in caso di guasto in alcuni tratti della
rete di distribuzione in media tensione a
6 kv., un complesso di gruppi elettrogeni
distribuiti nella centrale principale e nelle
due cabine secondarie, predisposto in
base a criteri di priorità operativa, assicura
la continuità di esercizio.
In merito agli impianti luminosi sopra
descritti, si ricorda che nel corso
dell’appalto espletato dalla regione siciliana
con la partecipazione continua della
direzione generale dell‘aviazione civile, si
valutò l’eventualità di non realizzare l’impianto
T-VASIS per pista 03, essendo questa
testata scarsamente utilizzata; limitare
il sentiero Calvert per la pista 21 a
300 metri per ridurre la spesa del complesso
pontile a mare per il sostegno delle
lampade; limitare il sentiero Calvert
per la pista 25 a 750 metri per evitare
la spesa del complesso portale avente la
luce di 35 metri che sorpassa l’autostrada
e sostiene la quinta barra del sentiero.
Tutte queste opere furono invece realizzate
proprio per meglio valorizzare le caratteristiche
di agibilità dello scalo.
E' opportuno sottolineare che, oltre
agli impianti luminosi sopra descritti, tutti
gli interventi sulle infrastrutture dello
aeroporto di Palermo indicati nel rapporto
Lino del 1972 sono stati o già attuati
nella massima parte, o in corso di attuazione
sulla base dei progetti già approvati.
Si tratta, in particolare, dei seguenti
interventi, nell’ordine riportato nel precitato
rapporto: ripristino dell’agibilità della
via di rullaggio 07L/25R (già attuato);
potenziamento delle illuminazioni dei piazzali
di sosta degli aerei (appalto in corso
di espletamento); completamento della segnalazione
notturna degli ostacoli (già attuato)
; pubblicazione della carta ostacoli
per la pista 03/21 (già attuato); completamento
della segnaletica orizzontale (già
attuato); impianti luminosi (già attuati);
completamento della recinzione aeroportuale
(già attuato); adeguamento della rete
idrica e fognaria con impianti di depurazione
e forno inceneritore rifiuti (in
corso di esecuzione); costruzione della Caserma
dei vigili del fuoco (già attuata);
realizzazione di ambienti idonei per il servizio
sanitario (già attuati); realizzazione
di punti di attracco nelle immediate vicinanze
dell’aeroporto per il servizio di soccorso
a mare (progetto approvato, affidato
per l’esecuzione alla regione siciliana:
su tale argomento mi soffermerò specificamente
nel seguito); adeguamento degli
impianti per l’energia elettrica di emergenza
(già effettuato); realizzazione di un
prefabbricato per i servizi aerostazione
internazionale in attesa della nuova aerostazione
definitiva (già effettuata); nuova
aerostazione passeggeri definitiva (progetto
già approvato e in corso di appalto).
Per quanto riguarda le radioassistenze, è da considerare in via preliminare
che sia la installazione sia l’esercizio dei
radio aiuti è per legge devoluta al Ministero
della difesa che assicura inoltre il
servizio di assistenza al volo per mezzo
dei dipendenti enti dell’aeronautica militare.
L’aeroporto di Palermo-Punta Raisi è dotato delle seguenti radioassistenze, per
la navigazione in rotta: VOR/DME PAL,
radiofaro omnidirezionale ad altissima frequenza,
con misuratore di distanza, ubicato sul monte Gradara, portata 200 miglia; NDB/PAL, radiofaro non direzionale
a media frequenza, coubicato con il precedente, della portata di 150 miglia nautiche.
Per l’avvicinamento e l’atterraggio:
TVOR/DME-PRS, abbinamento del VOR
(radiofaro ad altissima frequenza) e del
DME (indicatore di distanza), portata 40
miglia nautiche. Con il loro ausilio, il pilota
legge sullo strumento di bordo la
radiale da seguire nonché la distanza dalla
radioassistenza e può quindi eseguire
le procedure strumentali che sono pubblicate
sull’AIP Italia (pubblicazione di informazione
aeronautica). Il VOR è stato
sostituito ultimamente con apparati di recente
costruzione.
Ci sono poi le seguenti radioassistenze:
NDB-PRS, radiofaro a media frequenza
non direzionale, con portata di 25 miglia
nautiche (anche tale radio aiuto viene
utilizzato dai piloti per effettuare la
procedura di avvicinamento all’aeroporto.
Alcuni (elementi dell’NDB di Palermo sono
stati sostituiti di recente); VDF, radiogoniometro
automatico ubicato sul sedime
aeroportuale e utilizzato per le procedure
di avvicinamento strumentale e quale ausilio
in ogni altra circostanza; RADAR
AC 430, radar di sorveglianza (SRA) per
l’assistenza radar da terra delle suddette
procedure strumentali di avvicinamento.
Su tali radio assistenze sono state attestate
le seguenti procedure di avvicinamento
strumentale: VOR - VOR/DME 1,
pista 21; VOR/DME 2, pista 21; VOR
VOR/DME, pista 07; NDB/VDFI, circuitazione
per tutte le piste; NDB/VDF 2, circuitazione
per tuttle le piste.
Tutte le suddette procedure sono assistite,
inoltre, dal servizio radar, il cui scopo è quello di fornire ai piloti un ausilio
aggiuntivo (monitor) oltre ai dati di distanza
le direzione forniti dai radioaiuti.
Tale servizio è regolato da norme rese
note ai piloti a mezzo di pubbllicazione
ufficiale aeronautica.
In ordine all’incidente del 23 dicembre
1978, si precisa che l’aeromobile, essendo
in uso la pista 21, stava effettuando la
procedura VOR/DME 2 per tale pista.
Questa procedura è stata istituita nel novembre
1977, previ accordi ITAV-DGAC, su
richiesta ANPAC, allo scopo di rendere più
rapidi e scorrevoli gli avvicinamenti degli
aeromobili provenienti da nord. Essa consente di operare avvicinamenti strumentali
fino alla quota di 677 piedi (metri 206),
alla distanza di tre miglia nautiche (chilometri 5,556) dal DT VOR/DME di Palermo
Punta Raisi (circa due miglia dall’inizio
pista, pari a chilometri 3,7). Al di sotto
di tali valori, il pilota deve proseguire
per l’atterraggio solo nel caso abbia la
pista in vista; nel caso contrario è prevista
dalle pubblicazioni aeronautiche ufficiali
una procedura di allontanamento
dall’aeroporto assunta come obbligo operativo
nel manuale di rotta della compagnia.
Allo stato delle indagini non vi sono
elementi che possano far dubitare del regolare funzionamento al momento dell’incidente
delle radio-radar assistenze dell’aeroporto di Punta Raisi. A comprova di
ciò fanno fede le dichiarazioni rese dai
piloti del volo Alitalia n. 204, atterrato
circa 30 minuti prima, del DC-9 Argo 12
dell’aeronautica militare, che seguiva a circa
10 minuti di distanza e che è attlerrato
a Punta Raisi circa 20 minuti dopo
l’incidente, e del volo ATI BM 330, atterrato
circa un’ora dopo, nonché gli esiti
dei controlli in volo ed a terra eseguiti da
un velivolo radiomisure ATI nella giornata
del 23 dicembre 1978, su espressa richiesta
dell’ispettore dell’ITAV.
Circa poi la ventilata ipotesi che il
predetto aereo dell’Alitalia fosse stato
ostacolato nelle manovrre di atterraggio
dall’altro velivolo dell’aeronautica militare
che lo seguiva a distanza in volo per lo
stesso aeroporto, si precisa che l’aeromobie DC-9 Argo 12 dell’aeronautica militare,
con a bordo il ministro della difesa,
contrariamente a quanto erroneamente
affermato, non ha preso terra pochi attimi
prima dell’aeromobile AZ-4128, bensì
è atterrato alle one 0,59 locali del 23 dicembre
1978, e cioè 21 minuti dopo l’incidente.
L’aeromobile dell’Alitalia AZ-4128,
per altro, non è stato mai ostacolato in
nessuna fase del volo dal velivolo Argo 12
dell’aeronautica militare in quanto, essendo decollato prima dello stesso Argo 12,
lo ha sempre preceduto durante il volo
di trasferimento ed è stato autorizzato ad
iniziare la discesa prima del velivolo militare al quale venivano assegnate di volta
in volta, dagli enti di controllo, le quote
lasciate libere dall’AZ-4128.
Contribuisce a formare il quadro dell’agibilità
di un aeroporto l’organizzazione
dei servizi di assistenza al volo, che per
l’aeroporto ,di Punta Raisi è così articolata:
CDA (controllo di aerodromo), che
fornisce il servizio di controllo di avvicinamento
procedurale e << radar monitor >>
(APP-APP/Radar) ; servizio di controllo di
torre, servizio informazioni di volo e servizio
di allarme; sezione telecomunicazioni,
che assicura la funzionalità di tutti i sistemi
di comunicazione, delle radioassistenze e degli impianti; UMA . (uficio metereologico
aeroportuale), che fornisce agli
aeronaviganti informazioni metereologiche,
verbali e documentazioni metereologiche
comprensive di previsioni di rotta e di
aeroporto di partenza, di arrivo e alternato.
I servizi predetti sono espletati da personale
specializzato, per entità numerica
e professionalità, rispondente alle esigenze. In particolare, il personale controllore
del traffico aereo è munito delle qualifiche
ed abilitazioni regolamentate da apposita
direttiva dello stato maggiore dell’aeronautica
militare, in conformita degli standards
formulati dell’ICAO in materia. La consistenza
organica di tale personale è sodisfacente
e consente lo svolgimento di turni
di lavoro conformi alle prestazioni dei
servizi cui sono adibiti.
L’agibilità dell’aeroporto di Punta Raisi
in definitiva viene confermata, anche dopo
l’incidente, nei limiti delle procedure fissate
per l’avvicinamento delle varie piste,
nel presupposto del regolare funzionamento
di tutti gli impianti di assistenza al
volo, con particolare riferimento ai radioaiuti
ed alle comunicazioni.
La suddetta agibilità potrà essere incrementata
con lo sviluppo del seguente
programma all’uopo predisposto: sostituzione,
entro breve tempo, del radar ACR-
430 con altro sensore tipo Selenia ACR-5S,
più moderno e di maggiore portata, il
quale è già stato installato a cura dell’aeronautica
militare e sottoposto a prove di
sito. Tale impianto potrà essere attivato tuttavia allorché saranno completate alcune
infrastrutture a cura della regione siciliana
(luglio 1979). Detto radar, pur non
incrementando direttamente i valori di
agibilità attuali, consentirà di ampliare la
portata dell’assistenza radar.
Seguirà poi l’installazione di un impianto
di avvicinamento strumentale per
l’atterraggio con misuratore di distanza di
precisione (ILS/DME), le cui apparecchiature
sono state approvvigionate dall’aeronautica
militare, e per la cui messa in
opera si attende la fine dei lavori di sistemazione delle aree di terreno adiacenti
alle testate pista 25 e 07.
LO PORTO. Da quando il Ministero le detiene ?
COLOMBO VITTORINO, Ministro dei
trasporti e ad interim della marina mercantile.
Questo non lo so, ma ne prendo
nota e glielo farò sapere (Commenti del
deputato Pannella).
Si prevede che i predetti lavori terminino
nel marzo del 1979 e che l’installazione
dell’impianto sarà completata entro
il giugno del 1979. Si precisa che il
citato ILS/DME, previsto e finanziato per
l’aeroporto di Punta Raisi con la legge 825
del 1973, verrà installato esclusivamente
per servire l’avvicinamento strumentale
per la pista 25; non era prevista, infatti,
alcuna radioassistenza tipo ILS per la pista
21-03, in relazione alle difficoltà tecniche
di installare i relativi componenti
su tale pista.
Comunque, sono in corso contatti con
il Ministero della difesa per una verifica
ulteriore delle possibilità di installare detto
impianto: installazione ad Ustica di un
radar ATCR-2T1, prevista alla fine del
1981 o primavera 1982, che assumerà la
duplice funzione di controllo in rotta, per
saldare la copertura in aerovia dei sensori
del Tirreno e di avvicinamento, per
coprire in maniera completa la zona di
controllo di avvicinamento a Palermo. È doveroso, infine, sottolineare che lo
attuale sistema radioradar dell’aeroporto
di Punta Raisi costituisce un sensibile miglioramento
rispetto alla struttura esistente al momento dell’incidente di Montagnalonga
(5 maggio 1972) che comprendeva
solo un radiofaro di navigazione (NDB)
ed un radiogoniometro (VDF).
Infatti, nel 1973 fu installato un impianto
VOR.DME che, successivamente, è
stato sostituito con una apparecchiatura
TD-VOR dell’ultima generazione tecnologica,
particolarmente adatta a zone con
configurazione orografica complessa (1977).
E stato inoltre attivato (dicembre 1975)
un radar del tipo ACR-430 al fine di fornire,
come già detto, un ulteriore ausilio
(monitor) ai piloti in procedura di avvicinamento.
Va altresì puntualizzato che tutte le
strumentaziuni realizzate nel quinquennio
o di imminente realizzazione sono quelle
riportate nella scheda relativa all’aeroporto
di Palermo, allegata al << rapporto Lino
>> del 1972, sullo stato degli aeroporti
italiani aperti al traffico commerciale. In
particolare, si precisa che anche gli interventi
di cui alla raccomanldazione n. 8
della relazione finale dell’inchiesta tecnicoformale
per l’incidente del 1972 sono stati
puntualmente eseguiti con la installazione
di un registratore TBT (terra-bordoterra)
Philips a 22 canali dotato di apparato
di riserva e scambio automatico,
per cui le registrazioni sono assicurate
senza soluzioni di continuità e con la misura
del tempo in secondi.
LA TORRE. Non è vero, l’ILS non è stato ancora installato
COLOMBO VITTORINO, Ministro dei
trasporti e ad interim della marina mercantile.
Onorevole La Torre, mi dispiace,
ma lei non ha capito niente. Ho detto il
TBT, che è una cosa completamente diversa dall’ILS. Dell’ILS ho parlato prima
e ho detto che sarà impiantato entro il
luglio del 1979. In merito alla scelta di
Punta Raisi per la ubicazione dell’aeroporto
di Palermo, si rammenta che la stessa
scaturì dal confronto con altre località,
tra cui Torre Corsaro, ad est di Palermo,
in zona densamente coltivata ad agrumeti ed abitata, e Boccadifalco, adiacente
alla città, nell’area del preesistente, insufficiente
aeroporto che non si prestava ad
ampliamenti.
L’aeroporto fu realizzato dalla regione
siciliana in base alla legge 5 maggio 1956,
n. 524 e successive integrazioni, con il
contributo finanziario della regione stessa
per il 40 per cento. Ai relativi studi lavorò
negli anni 1953-1956 una commissione
formata da rappresentanti della stessa
regione e della amministrazione aeronautica.
Si ricorda che, aIl'epaca, la direzione
generale dell’aviazione civile operava nell’ambito
del Ministero della difesa.
Con decreto interministeriale 7 marzo
1957 (difesa-lavori pubblici) fu approvato
il progetto di massima del nuovo aeroporto
civile di Palermo in località Punta
Raisi. L’aeroporto iniziò la sua attività nel
gennaio 1960 con un minimo di infrastrutture e fu successivamente adeguato alle
progressive esigenze.
Attualmente l’aeroporto assorbe un rilevante
traffico: oltre 15 mila movimenti
d’anno con circa un milione di passeggeri.
L’aeroporto è altresì utilizzato, e questo è molto importante ai fini della sua
definizione di << aeroporto agibile >>, come
base di addestramento degli equipaggi della
compagnia Alitalia per i velivoli B-747
(Jumbo), DC-10, DC-18 e DC-9.
LA TORRE. Difende quindi anche l’ubicazione !
COLOMBO VITTORINO, Ministro dei trasporti e ad interim della marina mercantile. Io non difendo niente, dico le cose come stanno.
PRESIDENTE. Onorevole La Torre, avrà tempo di dire queste cose in sede di replica!
ROMUALDI. I tecnici furono purtroppo favorevoli per altri motivi economici !
Cero anch’io nella commissione !
COLOMBO VITTORINO, Ministro dei trasporti e ad interim della marina mercantile. Vorrei affrontare adesso la scheda dei servizi di soccorso. Il soccorso a mare relativo all’area in cui è compreso l’aeroporto di Palermo si articola su due centri dislocati rispettivamente nei porti di Palermo e Terrasini. E' necessario precisare che un servizio di soccorso viene svolto con concrete possibilità di successo entro la ristretta area aeroportuale, ma per ragioni obiettive non può avere la stessa efficacia al di fuori di tale area.
LO PORTO. I pescherecci sì la marina militare no!
COLOMBO VITTORINO, Ministro dei
trasporti e ad interim della marina mercantile.
Ritengo di dover aggiungere, però,
che la pianificazione su scala nazionale,
a suo tempo formulata dall’ispettorato
generale della capitaneria di porto, prevede
per l’aeroporto di Palermo la dotazione
di 2 motovedette e di un battello adeguatamente
equipaggiati.
Il problema non ancora del tutto risolto è quello della localizzazione più idonea
di tali mezzi. A tale riguardo preciso
che il porto di Terrasini, sito nelle immediate
adiacenze dell’aeroporto, pure idoneo
all’attracco di mezzi leggeri, non è
al momento ancora pienamente valido per
l’operatività delle motovedette. Esso, molto
più vicino all ’aeroporto, anzi ad esso
adiacente, fu istituito dopo il 1972 a seguito
di intese tra la direzione generale
dell’aviazione civile e il Ministero della
marina mercantile.
Il servizio di soccorso, comunque, può
ottenere positivi risultati solo se esiste la
possibilità di raggiungere il punto di intervento
in tempi utili e se i passeggeri sono
ancora in grado di poter usufruire del
socoorso.
Tali condizioni sono necessarie per qualunque
tipo di soccorso, ma divengono più
determinanti in caso di soccorso in mare
a causa delle condizioni del mare, della
difficoltà della ricerca, specie se di notte, della superficie di impatto e dei tempi
disponibili in caso di impatto violento.
La Regione Sicilia, ente competente per
la costruzione di opere portuali a norma
dell’articolo 3 del decreto del Presidente
della Repubblica n. 878 del 3 luglio 1950,
ha fatto conoscere attraverso il suo presidente
che, con il programma di opere
portuali proposto il 17 novembre 1978 e
definitivamente approvato con delibera
della giunta il 15 dicembre 1978, ha finanziato
un congruo intervento per migliorare
adeguatamente la situazione del
porto di Terrasini. Indipendentemente da
tali interventi, che investono anche i fondali
del porto, gli accordi raggiunti nel
1975 tra la regione Sicilia e la competente
capitaneria di porto prevedono la
istituzione di un servizio decentrato di
soccorso marittimo facente capo a tre
punti di pronto intervento e precisamente:
Terrasini, Punta Raisi e Sferracavallo,
ove ubicare i mezzi marittimi. Al riguardo
fu redatto dalla regione stessa un progetto
che, previ pareri favorevoli degli organi
della marina mercantile e dell’ufficio
del genio civile per le opere marittime di
Palermo, fu approvato nell’ottobre 1977
dalla direzione generale dell’aviazione civile.
La realizzazione delle opere è competenza
della stessa regione Sicilia, concessionaria
di tutti i lavori di costruzione
dell’aeroporto di Palermo.
LA TORRE. Lo statuto parla di regione siciliana, signor ministro !
COLOMBO VITTORINO, Ministro dei
trasporti e ad interim della marina mercantile.
In attesa del compimento (di questo
sistema organico, si fa ricorso ai due
approdi disponibili di Palermo e Terrasini.
Intanto ho provveduto a potenziare il
centro di soccorso di Terrasini assegnando
un altro mezzo leggero.
Occorre, altresì, sottolrineare che l ’efficacia
di tali servizi discende non solo dalla
esistenza e adeguatezza delle strutture
e dei mezzi, ma anche dalla disponibilità
del personale. Al momento attuale, ad
esempio, a causa dell’assoluta mancanza di personale non è possibile armare altri
mezzi nautici oltre quelli già in servizio,
né assicurare turni completi nell’arco delle
24 ore. Si conferma l’avviso, già evidenziato
nel << rapporto Lino >>, che per
un efficace intervento occorre istituire un
apposito servizio con proprio personale e
mezzi nautici dislocati in prossimità delle
piste di volo, servizio che deve essere
considerato una componente dell’organizzazione
aeroportuale.
FANTACI. Si metteranno al prossimo disastro.
COLOMBO VITTORINO; Ministro dei
trasporti e ad interim della marina mercantile.
E stata anche esaminata la possibilità
dell’impiego di elicotteri per la ricerca
e il salvataggio anche su distese acquee. Pur considerando la limitatezza operativa
di tale mezzo aereo, sono stati avviati
contatti per esamimre le possibilità
di realizzazione di questo servizio con gli
Enti di Stato competenti.
Al momento attuale esistono in Italia
7 centri dei vigili del fuoco dotati di elicotteri
ed il Mlinistero dell’interno prevede
un notevole potenziamento di tale tipo di
servizio.
Tornando al caso drammatico che ci
occupa in questo momento, ritengo soffermarmi
ancora sui due aspetti essenziali
dell’agibilità dell’aeroporto di Puntai Raisi
e del servizio di soccorso a mare.
Confermo che, dagli elementi attualmente
in possesso dell’amministrazione, lo
aeroporto di Palermo Punta Raisi, al momento
in cui si è verificato il sinistro, era
in condizioni di agibilità, sia per ciò che
attiene alle attrezzature e agli impianti aeroportuali
veri e propri, sia per ciò che
riguarda le condizioni meteorologiche nella
zona immediatamente circostante e soprastante.
Per condizioni normali di agibilità
ribadisco che si intendono condizioni tali
per cui, seguendo puntualmente le procedure
di atterraggio e decollo previste per
quel ,determinato aeroporto, i piloti sono
in grado di operare in condizioni di sicurezza
e di valutare, sempre in condizioni di sicurezza, se il mezzo da essi condotto è in grado, in quel determinato momento,
di avvalersi o meno dello scalo in questione.
E ovvio che, tenendo pur sempre conto
della situazione geografica, delle disponibilità
finanziarie, dei tempi tecnici necessari,
un aeroporto può, in certi limiti,
essere sempre suscettibile di ulteriori miglioramenti,
fino ad arrivare al volo completamente automatico.
Per quanto riguarda l’aeroporto di Palermo
Punta Raisi i miglioramenti consigliati
dal << rapporto Lino >> erano stati,
come già reso noto, apportati; manca infatti,
allo stato: attuale, ma è, come ho
detto, in avanzato stato di installazione
soltanto lo ILS che - occorre precisarlo -
servirà a rendere agibile per gli atterraggi
strumentali la pista 25, ma non la pista
21, sulla quale, considerata la direzione del vento in quel determinato momento,
si accingeva ad atterrare il pilota dell’aeromobile
caduto in mare.
L’aspetto del soccorso a mare è forse
quello più delicato e complesso, su cui
giocano fattori ,emotivi che spesso inducono
ad esprimere giudizi e valutazioni
poco obiettivi. Circa l’impiego dei mezzi
di soccorso a mare preposti in caso di
incidenti aerei in prossimità dell’aeroporto
di Punta Raisi, preciso che il primo
di tali mezzi giunto nell’area dell’incidente è stato la motovedetta CP 2046 della
capitaneria di porto di Palermo. Tale unità,
partita alle ore 1, ossia dopo 15 primi
dall’allarme, è giunta sul luogo del sinistro
alle ore 1,50.
Il battello Boston Whaler di Terrasini,
pur essendo con un motore in avaria, era
pronto per l’impiego, ma ciò non è awenuto
per le condizioni del mare, né avrebbe
potuto farlo anche se fosse stato a perfetto
regime date le condizione del mare.
Non è vero invece che fossero in avaria
le zattere, una delle quali fu subito
trasbordata sul motopeschereccio Nettuno,
immediatamente requisito (ed utilizzato
dal delegato di spiaggia e che, partito da
Terrasini alle ore 1, è giunto sul posto
all’una e quaranta.
CERQUETTI; Cioè prima della motovedetta!
COLOMBO VITTORINO, Ministro dei
trasporti e ad interim della marina mercantile.
Posso assicurare i colleghi parlamentari
che è già in corso una inchiesta
per accertare la eventuale sussistenza di
concrete responsabilità in merito.
Desidero richiamare l’attenzione dei colleghi sul fatto che pur disponendo di
mezzi adeguati e sufficientemente attrezzati
non può essere mai garantita al 100 per
cento la salvezza delle vite umane in un
tipo di sinistro così particolare, sia in relazione
alle condizioni oggettive dell’ambiente
in cui si verifica, sia per le singole
reazioni soggettive umane.
Tuttavia il problema era stato doverosamente
previsto, nel senso che era stato
elaborato, come già detto, un piano nazionale
di soccorso in caso di sinistro in
mare. Un altro elemento importante da
valutare riguarda le condizioni meteorologiche
del mare che possono rendere
impossibili l’intervento dei mezzi di soccorso all'uopo predisposti.
In questo caso può aversi una situazione che indirettamente incide sulla sicurezza
della navigazione aerea, intesa come
difficoltà al soccorso pure in presenza
di condizioni di assoluta sicurezza per la
operatività dei voli. Il sinistro infatti può
avvenire prescindendo dalla perfetta agibilità
dell’impianto aeroportuale e le difficoltà
per il soccorso a mare non possono
in tale caso condizionare l’operatività
dello scalo.
Analogo sarebbe il discorso se l’incidente
aereo capitasse in un entroterra impervio
difficilmente raggiungibile da mezzi di
soccorso.
Oltretutto si arriverebbe all’assurdo che
in condizioni di mare non navigabile, e
tuttavia in presenza di una situazione meteorologica
e di operatività dell’aeroporto
che permettesse la sua utilizzazione, dovrebbe
ugualmente impedirsi il collegamento
oltre che per via marittima anche
per via aerea.
In merito al problema relativo alle assicurazioni
rischio per i voli interni sollevato
da alcuni colleghi preciso che il
codice della navigazione all’articolo 943,
modificato con legge 16 aprile 1964, n. 202,
determina in lire 5.200.000 per ciascuna
persona il limite del risarcimento a carico
del vettore in caso di responsabilità
non determinata da dolo o colpa grave
sua o dei suoi dipendenti e preposti.
Dal 1” novembre 1978 il Ministero dei
trasporti, su espressa richiesta delle società
Alitalia ed ATI, ha approvato per
dette compagnie l’elevazione volontaria del
limite stesso fino alla somma corrispondente
al controvalore in lire italiane di
58 mila dollari USA.
In attesa che un provvedimento legislativo
determini in via generale ed obbligatoria
le nuove misure, le altre compagnie
sono state invitate ad adeguarsi
anche esse al predetto limite di 58 mila
dollari USA. La società Alisarda vi ha
provveduto a decorrere dal 1” gennaio del
corrente anno.
Traendo spunto da alcuni riferimenti
emersi da interrogazioni dei colleghi, desidero
soffermarmi su taluni aspetti di carattere
più generale. L’adeguamento alle
moderne esigenze del sistema di trasporto
aereo italiano nelle sue molteplici componenti
(strutture organizzative degli organi
di governo preposti al settore, gestioni
aeroportuali) ha formato più volte oggetto,
in questi ultimi 10 anni, di attente
indagini a livello di Parlamento, di Governo,
di operatori e di forze sociali.
Basti ricordare nel 1971-1972, l’indagine
conoscitiva della X Commissione (Trasporti)
della Camera sulle gestioni aeroportuali;
nel 1972 il rapporto del comitato
istituito per l’esame dello stato degli aeroporti
e dello spazio aereo italiano (rapporto
Lino); nel 1975-1976 la nuova indagine conoscitiva della X Commissione (Trasporti)
della Camera sulla situazione dell’aviazione civile in Italia.
Tutte queste ,indagini traevano origine
da una oggettiva situazione di carenze che
non consentiva il raggiungimento di
risultati di necessaria efficienza globale.
A seguito di tali indagini sono stati presi provvedimenti legislativi di finanziamento
straordinario ed è in corso la realizzazione
delle opere previste dai programmi speciali
e da quelli ordinari.
Per contro, nulla è stato fatto per l’adeguamento
delle strutture statali preposte
sia all’attuazione di questi piani, i quali
risentono conseguentemente di effetti negativi
nell’esecuzione, sia alla gestione del
complesso sistema del trasporto aereo, intesa
come programmazione e controllo delle
singole componenti e dell’insieme.
I citati programmi in corso di attuazione
- che hanno tratto origine in larga
misura dall’indagine del 1972 - prevedono
la realizzazione dei seguenti interventi sugli aeroporti: prolungamento di piste, allargamenti
e riqualificazioni per l’aumento
della resistenza delle stesse, in relazione
alle caratteristiche dei nuovi aeromobili;
impianti luminosi di assistenza con relative
centrali elettriche e gruppi elettrogeni
di continuità in caso di mancanza di rete;
ampliamento e riqualificazione dei piazzali
di sosta aeromobili; vie di rullaggio e
raccordi; edifici operativi quali torri di
controllo, caserme per vigili del fuoco e
centri di soccorso sanitario; edifici commerciali
quali - aerostazioni passeggeri, aerostazioni
merci; centrali tecnologiche e
reti di distribuzione degli impianti; fognature
ed impianti ecologici (depuratori delle
acque di scarico, forni inceneritori); .viabilità
di servizio e di accesso, parcheggi
auto; attrezzature per l’emergenza (mezzi
antincendio, ambulanze, materiale sanitario,
interventi per il soccorso a mare).
Per l’assistenza al volo sono previste le
seguente misure: installazione di nuove radioassistenze
sugli aeroporti per I’awicinamento
e l’atterraggio e sostituzione di precedenti
apparecchiature (VOR-DME, ILS,
VDF, NDB).; installazione di nuove radio
assistenze lungo le aerovie per il volo in
rotta e sostituzione di precedenti apparecchiature;
realizzazione di impianti radar
per l’assistenza aeroportuale, nelle fasi di
avvicinamento e di volo in rotta in modo
da ottenere il completamento della copertura
radar di tutto lo spazio aereo nazionale;
ammodernamento degli impianti
di telecomunicazioni per i collegamenti radio con gli aeromobili in volo e delle reti telefoniche e telegrafiche per i collegamenti
tra gli enti del servizio di assistenza
al volo; impianti ed apparati per la rilevazione
dei dati meteorologici; attrezzature
e mezzi accessori per I’espletamento del
servizio di assistenza al volo (consolles, tavoli
operativi, circuiti chiusi TV, monitor);
ammodernamento, e nuove realizzazioni di
edifici per gli enti operativi del controllo
del . traffico aereo; realizzazione di sistemi
automatizzati per il controllo del TA tra
i quali assume importanza il sistema
ATCAS del centro di controllo regionale
di Roma.
L’ammontare complessivo di tali interventi è di lire 354 miliardi.
Lo stato di attuazione dei programmi
sopraindicati che hanno avuto concreto avvio
solo dopo il 1975, in relazione alla effettiva
disponibilità finanziaria, può oggi
sinteticamente esprimersi in un avanzamento medio globale del 60 per cento.
L’ultimazione dei lavori‘che è subordinata
all’approvazione del disegno di legge di rifinanziamento della legge n. 825
per lire 210 miliardi, presentato dal Governo
nel luglio 1978, già approvato dal
Senato e tuttora all'esame della Camera
dei deputati, può indicarsi nel 1980 per
le opere ‘aeroportuali e nel 1981 per gli
impianti di assistenza al volo. Ad ùltimazione
dei suddetti programmi un considerevole
salto di qualità sarà stato compiuto
nelle caratteristiche e nell’efficienza sia
degli aeroporti sia del sistema di assilstenza
al volo.
Ulteriori interventi sono stati già pianificati,
per I’adeguamento dei sistemi aeroportuali
intercontinentali di Roma e Milano
alle esigenze del traffico previsto per
gli << anni ’90 >> e per portare questi scali a livello competitivo con i maggiori aeroporti
europei, conformemente anche alle
indicazioni della recente conferenza nazionale
dei trasporti. Per tali interventi,.è stato
predisposto .uno schema di disegno di
legge che sarà quanto prima presentato al
Parlamento in armonia con le linee del
piano triennale di investimenti, e che, prevede
un impegno di spesa di circa 700
miliardi di lire.
L'esigenza di non interrompere la politica degli interventi nelle infrastrutture
aeroportuali rende necessaria la formalizzazione
immediata del documento << piano
generale degli aeroporti >>, già in corso di
elxborazione, che raccoglie e sviiluppa i
precedenti strumenti di piano approvati
dal CIPE sulla base delle precise finalità
delle leggi di finanziamento (legge n. 825
del 1973 e successive) e dei numerosi documenti in materia elaborati sia dal Parlamento
sia dal Governo. Il piano costituirà
un punto di riferimento obbligato per
qualunque decisione di investimento ed in
esso saranno anche presenti le istanze che
verranno espresse dalle regioni, che conseguentemente
sono chiamate ad assumere
precisi impegni nell'ambito delle loro competenze
istituzionali.
E' opportuno ribadire che qualsiasi programma
relativo alle infrastrutture aeroportuali è strettamente connesso con il
prevedibile sviluppo del trasporto aereo; è quindi necessario disporre al riguardo
di elementi obiettivi di valutazione, di modo che tutte le scelte e le soluzioni adottate,
siano esse generali o settoriali, risultino
adeguatamente motivate.
In proposito la tendenza alla espansione
dei traffici aerei è dimostrata dal continuo
incremento del numero dei passeggeri,
che negli ultimi dieci anni è passato
in Italia dagli 11 milioni del 1967 ai 27
milioni del 1977, mentre per le merci nello
stesso periodo si è passati da 140 milioni
di chilogrammi a 311 milioni.
Come per gli altri modi di trasporto,
anche per i trasporti aerei si può dire che
essi siano strumentali al perseguimento di
più generali fini di politica economica e
che, anzi, rappresentino uno dei passaggi
obbligati e condizionanti attraverso i quali è possibile conseguire gli obiettivi generali
di cui sopra.
Il raggiungimento di tali fini è però
condizionato a .sua volta da un vincolo
di metodo: la realizzazione di un sistema
programmato della gestione pubblica del
trasporto aereo.
Il piano dovrà consentire la valutazione
del trasporto aereo nella funzione propria
e nelle interrelazioni di complementarità e/o di alternativa con altri mezzi di trasporto al fine di conoscerne il ruolo nell'ambito
dell'assetto socioeconomico e geopolitico del paese, anche nei riflessi di
connessioni con i sistemi internazionali
analoghi.
Di coseguenza, preso atto della esistente
struttura di supporto infrastrutturale
ed operativo, ne verrà riproposta la
schematizzazione in termini funziomli idonei
e si configurerà il sistema delle infrastrutture
e dei servizi per l'esercizio del
trasporto aereo considerato come modo
particolare nel quadro più generale del
sistema integrato dei trasporti.
Va detto a questo punto che la previsione
di nuovi stanziamenti per le infrastrutture
di trasporto aereo, così come
l'impegno di seguire una politica di piano
che consenta di rendere coerenti le scelte
di investimento, non avrebbe senso compiuto
ove non fosse correlata da una riforma
della direzione generale dell'aviazione
civile che venga così ridisegnata nelle
sue strutture in funzione dei, nuovi e più
pregnanti compiti di pianificazione e controllo.
Un altro elemento che condiziona strettamente
il perseguimento dei fini di politica
economica indicati dalle forze politiche
e sociali nelle varie sedi istituzionali è costituito dagli strumenti legislativi a disposizione
degli operatori del settore. A tale
riguardo il Governo ha già intrapreso
concrete iniziative e fra esse assume particolare
rilievo il regolamento al codice della
navigazione - parte navigazione ,aerea -
il cui testo predisposto da apposita commissione è attualmente all'esame dei Ministeri
competenti. Per far fronte ad altre
esigenze ugualmente urgenti sono stati predisposti
taluni disegni di legge che si riferiscono
in particolare al servizio antincendi
per l'aviazione civile, agli aeroporti minori,
ai servizi charters, alla modifica di
alcuni articoli del codice della navigazione.
In attesa di soluzioni radicali e organiche,
ho ritenuto opportuno istituzionalizzare,
intanto, un incontro permanente
tra le varie componenti interessate al trasporto aereo.
Ho già infatti riunito i rappresentanti
dei vettori, dei gestori aeroportuali, dell’ispettorato
delle telecmunicazioni e di
assistenza al volo e quelli della direzione
generale dell’aviazione civile allo ,scopo di
individuare i problemi riguardanti la, regolarità
del servizio, la corrispondenza del
servizio medesimo agli interessi dell’utenza,
e di suggerire i prowedimenti ritenuti
necessari per garantire al massimo il
regolare svolgimento dei traffici.
Il comitato per gli orari rappresenta
un primo significativo risultato della suddetta
iniziativa. Su questa linea si collocano
il comitato per il piano generale degli
aeroporti, in cui sono presenti i rappresentanti del Ministero dei trasporti, dello stato
maggiore dell’aeronautica e dell’ITAV.
Tale comitato, entro breve temine, dovrà
presentarmi le proprie conclusioni. Si colloca
altresì su tale linea il coordinamento
tra aeronautica militare e aviazione civile
in materia di pianificazione e programmazione
degli impianti e dei servizi per I’assistenza
al volo, e per i problemi di esercizio.
La dimensione dei problemi da affrontare
e la loro oomplessità, anche per i loro
riflessi in campo internazionale, richiedono
a questo punto una struttura amministrativa
dello Stato efficiente e dinamica.
Infatti l’attuale assetto della direzione generale
dell’aviazione civile, che attualmente
dispone di un organico complessivo di
sole 1.181 unità, risente tutt’oggi di gravi
carenze strutturali e funzionali, dovute alla
sua affrettata costituzione, alla molteplicità
dei compiti non organicamente collegati,
alla mancanza di organismi tecnici di
elevata quallificazione in grado di fornire
preziosi apporti per la realizzazione degli
impegnativi programmi occorrenti per soddisfare
le necessità derivanti dal livello
raggiunto dal trasporto aereo.
Queste insufficienze, già da tempo rilevate
non solo dal Ministero, ma anche
dal CNEL e dalla X Commissione della
Camera, che ha condotto sull’argomento
una indagine conoscitiva, rendono urgente
la soluzione del problema, che è stato affrontato
con l’elaborazione di uno schema
di disegno, di legge che già diramato per il concerto con gli altri Ministeri, verrà
presentato entro gennaio al Consiglio dei
ministri.
Tale schema tende a raggiungere, innanzitutto,
una nuova definizione dei compiti
della direzione generale dell’aviazione
civile, configurati in modo che il predetto
organismo assolva principalmente a funzioni
di programmazione e di indirizzo, di
coordinamento delle varie attività confluenti
nel settore, di vigilanza e di controllo
delle attività esperite nel medesimo settore
da operatori sia pubblici che privati. Si
tratta principalmente di potenziare anche
dal punto di vista numerico e qualitativo
il ruolo dei tecnici e specialisti, nell’ordine
di alcune centinaia. E perseguita, inoltre,
una suddivisione dei compiti di amministrazione
attiva fondata sulla distinzione
fra le attività che sono espletamento di
pubbliche funzioni e che, come tali, non
possono essere gestite se non da organismi
dello Stato e le attività che si concretano,
invece, nella predisposizione ed
offerta dei servizi che, avendo carattere
prevalentemente industriale e commerciale,
si è ritenuto preferibile siano gestite da
terzi, nei limiti in cui ciò sia possibile e
sempre sotto il controllo dello Stato allo
scopo di evitare che le finalità speculative
prevalgano sulle esigenze pubbliche che
quelle stesse attività sono tenute a sodisfare.
Si tratta di far sì che la direzione generale
dell’aviazione civile diventi un valido
interlocutore ai fini della necessaria
sintesi programmatoria per tutti gli operatori
e per le regioni alle quali - come
già detto - è assegnato un preciso ruolo
nel processo di programmazione e ai fini
del potere di vigilanza e di controllo che
essa è chiamata a svolgere.
Il problema della formazione professionale
del personale della direzione generale
dell’aviazione civile rappresenta un
altro nodo da sciogliere sia con misure
che attengono la struttura che con misure
normative. E da considerare che non è
possibile che l’amministrazione svolga congiuntamente
il ruolo che l’ordinamento le
attribuisce se non le si consente di procurarsi
gli strumenti, umani e tecnologici,
necessari. Corsi di formazione e di aggiornamento, collegamenti con le realtà produttive e con i centri di ricerca e di studio, sono tutti strumenti indispensabili a
questo fine e che consentono altresì di garantire la presenza di elevati standards
professionali nel personale addetto ai servizi
di trasporto aereo.
Rimane comunque aperto e da affrontare
organicamente nelle sedi operative e
legislative in termini più generali il problema dell'inquadramento professionale e
del relativo trattamento economico per
quelle categorie di dipendenti che dovranno
svolgere un ruolo di elevata qualificazione.
Tali operatori dello Stato, mentre da
un lato saranno qualitativamente comparabili
con gli operatori delle società controllate,
non possono essere comparabili, se
non con una profonda mortificazione sul
piano del trattamento economico.
Alcuni onorevoli colleghi hanno fatto
riferimento, ad esempio, agli ispettori per
i piloti, certamente una delle funzioni più
importanti, in quanto si tratta di controllare
quello che è il fattore umano, e quindi
il fattore più importante per la qualità
del servizio. Si tratta di controllare
soggetti che hanno un trattamento economico
che varia dai 30 ai 40, ai 50 milioni
annui. Si tratta, cioè, di trovare degli
ispettori che siano professionalmente qualificati
e che abbiano un trattamento, anche
economico, corrispondente a questa
particolare funzione. Voglio sperare che il
Parlamento vorrà prendere in considerazione
non soltanto i problemi di natura
organica ma, data la particolare qualificazione
professionale, anche il relativo trattamento
economico.
In questo quadro assume rilievo il ruolo che ha l'amministrazione nei confronti
della sicurezza del servizio del trasporto
aereo, per il quale uno degli strumenti
fondamentali è la disponibilità di personale altamente qualificato sul piano tecnico
operativo.
Parlavo prima degli ispettori di volo,
dei quali, su un organico di 14 unità, è
presente una sola unità, mentre tredici posti sono vacanti, e non è pensabile che
essi vengano coperti mediante concorsi ordinari.
Infatti, il corrispettivo di natura
economica previsto da tali concorsi è di
circa 600 mila lire mensili, e cioè di 7-8
milioni annui, mentre un pilota percepilsce
un corrispettivo annuo di circa 40
milioni.
Signor Presidente, onorevoli colleghi,
mi rendo conto di non aver potuto offrirvi
una risposta esauriente per quanto riguarda
le cause della sciagura di Punta
Raisi.
E mio intendimento di rendere pubbliche,
appena disponibili, le risultanze della
inchiesta della commissione ministeriale.
Cosi come posso assicurarvi che nel caso
emergessero responsabilità di qualunque
natura, oltre che riferirne doverosamente
all'autorità giudiziaria, adotterò tutti gli
eventuali provvedimenti di mia competenza.
Onorevoli colleghi, come sempre mi
considero a disposizione del Parlamento
per ulteriori dibattiti e per recepire qualunque
utile suggerimento tendente a migliorare
l'efficienza e la regolarità del servizio aereo, nell'interesse della collettività
nazionale.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola agli interroganti per le repliche, ricordo che il regolamento prevede per le stesse un limite di tempo non superiore ai cinque minuti.
PANNELLA. Sì, ma il Governo ha parlato un'ora e mezza!
PRESIDENTE. Mi facciano finire, per Favore! Mi rendo conto della gravità del problema che stiamo affrontando, tuttavia, essendo state presentate 16 interrogazioni, i colbeghi possono (soprattutto quelli che per appartenenza di gruppo sostengono le stesse tesi) suddividersi i punti sui quali intendono replicare. La Presidenza intende quindi fare rispettare in questa occasione i limiti di tempo previsti per le repliche degli interroganti. Faccio ora questo richiamo poiché non desidero che eventuali miei interventi siano male interpretati.
L’onorevole Mannino ha facoltà di dichiarare se sia sodisfatto per le sue due interrogazioni.
MANNINO. Desidlero ringraziare e manifestare il mio apprezzamento al ministro
per la compiutezza dei dati che ha voluto
fornire al Parlamento, allargando oltretutto
l’ottica del problema dal semplice e,
purtroppo, tragico episodio dell’incidente
aereo del 23 dicembre, alla dimensione dei
probllemi generali dell’organizzazione dell’aviazione civile e del trasporto aereo in
Italia. Tuttavia, nonostante questo ringraziamento
sentito e convinto e questo apprezzamento,
non posso dichiararmi sodisfatto.
Il ministro ha detto che in circostanze
siffatte tutto quello che si può fare non
può placare il dolore delle famiglie delle
vittime; ma restano anche i dubbi, le perplessità,
le preoccupazioni di tutti i cittadini,
non soltanto dei siciliani possibili
utenti dello scalo di, Punta Raisi.
Vorrei anche osservare che, in circostanze
del genere, C’è una scelta etica,
non politica da compiere: intendo riferirmi
alla scelta che ci porta a rifiutare il
caso o la fatalità. Il caso e la fatalità
non possono mai giustificare inadempienze
e negligenze nel comportamento degli
uomini o, peggio ancora, giustificare delle
irresponsabilità. Nessuno, né il ministro,
né altri sono in condizione di anticipare
i dati delle relazioni: qulella affidata all’apposita
commissione nominata dal ministro
stesso e quella affidata alla magistratura.
Tuttavia è chiaro che, una volta
per tutte, una parola definitiva sullo stato
di organizzazione dell’aeroporto di Palermo-
Punta Raisi e del servizio aereo nel
paese va detta a garanzia e a tranquillità
di tutti, visto che tale servizio è sottoposto
ad un accesso sempre più vasto di
utenti. Come tale esso mette alla prova
l'organizzazione e l’amministrazione dello
Stato le richiede uno sforzo concreto di
organizzazione al più alto livello.
Vorrei riepilogare molto sinteticamente
i fatti anche perché sono convinto che
il problema che abbiamo di fronte non
possa esaurirsi nei ristretti limiti di tempo previsti dal regolamento in questa occasione;
esso richiede un successivo approfondimento.
Ritengo si debba focalizzare
l’attenzione su alcuni punti specifici.
Per quanto riguarda l’accertamento delle
cause dell’incidente ho colto un passaggio
che sarò costretto a riprendere in un momento
successivo. Vorrei anche richiamarmi
alle eventuali responsabilità, all’accertamento
definitivo delle condizioni di
idoneità e di agibilità dell’aeroporto, in
relazione ai limiti di sicurezza, alle condizioni
ambientali ed atmosferiche e alle
eventuali carenze del funzionamento delle
attrezzature aeroportuali.
E vero, onorevole ministro, che l’aeroporto
di Palermo è agibile; ma esso non è perfetto e, se è vero che è stato ubicato
in un luogo non del tutto felice, esso
deve essere dotato di tutte le attrezzature
che progressivamente l’ingegno umano
va escogitando, affinché non vi sia limite
alla capacità umana di dominare e correggere
anche errori inizialmente commessi
nella scelta di un luogo che si dice
non felice.
La definizione dello stato di organizzazione
tecnica ed umana dell’aeroporto si
impone, così come vanno affrontati i problemi
del coordinamento. e dei rapporti
tra personale dell’aviazione civile e militare.
In altri termini, si tratta del coordinamento
tra torre di controllo e personale
addetto all’organizzazione dei voli.
Il ministro ha riconosciuto che mancano
importanti attrezzature, soprattutto la
radioassistenza nella fase terminale del
volo, proprio nel più decisivo passaggio
che di conseguenza viene lasciato alla capacità
del pilota. E necessaria l’organizzazione
di un efficiente sistema di controllo
integrale del volo e, dicendo questo, trovo
nelle dichiarazioni del ministro un passaggio
che va sottolineato in questa sede:
la necessità, cioè, di una precisa regolamentazione
della fase di avvicinamento ed
atterraggio dei voli, con una procedura
vincolante. Il ministro ha detto che allo
aeroporto di Palermo, sulla pista in cui
doveva atterrare l’aereo in questione, erano
praticabili due procedure: il VOR-DME
1 ed il VOR-DME 2; questa seconda procedura è affidata integralmente alla determinazione del pilota. Giunto ad una certa distanza dall’aeroporto, il pilota sceglie tutto quello che deve e può fare. Il
ministro ha detto che questa seconda procedura vige dal dicembre del 1977, su
richiesta dell’ANPAC. A questo proposito
voglio porre una domanda: che diritto ha
un qualunque sindacato (non dico lo
ANPAC), di contrattare e condizionare il
tema delle procedure di volo, che dovrebbe essere rimesso esclusivamente agli organismi che presiedono alla direzione ed
al controllo dei voli e dell’aeroporto?
Per esperienza personale (e non vorrei
farne uso), so benissimo che questa procedura diretta è stata praticata sull’aeroporto
di Palermo prima, e forse molto
prima, del dicembre 1977; cioè quando lo
hanno ritenuto, i piloti (non so con quale
grado di tolleranza da parte degli organi
di controllo, soprattutto della torre
di Palermo) hanno scelto questa procedura
che ho citato. Su questo aspetto l’accertamento
della competente commissione
deve essere preciso e puntuale, anche perché,
onorevole ministro, non è più tollerabile
che in tutte le purtroppo tristi circostanze
avverse che travagliano la vita
della nostra società, non si debbano mai
trovare responsabili ! Quello dell’irresponsabilità
è il sistema che conduce alla sfiducia
verso gli ordinamenti e le istituzioni!
Il quarto punto è quello dell’organizzazione
di un valido ed efficace sistema di
soccorsi. Tutti riconosciamo chissà quanti
meriti alla marina ed io riconosco merito
innanzitutto al personale dei due battelli
che si trovavano per caso (questa
volta, sì) in quel quadrante di mare, che
ha fatto il possibile per salvare quelle
21 persone. Anche qui, signor ministro,
c’è un preciso problema di coordinamento
dei comportamenti delle autorità. La
direzione dell’aeroporto ha determinate
competenze, e così la capitaneria di porto,
così i vigili del fuoco. A quale punto
unificante questi tre livelli debbano rispondere
in caso di emergenza non si sa
e non è detto che nella circostanza del
23 dicembre qualcosa non abbia potuto funzionare, non potendosi accettare una
serie di giustificazioni che, anche se in
buona fede, lasciano l’amaro in bocca.
Del resto, il problema del coordinamento
rimane come un problema generale
nell’organizzazione del trasporto aereo
e dell’aviazione civile, così come ha riconosciuto
il ministro sottolineando alcune
questioni particolari inerenti alla condizione
giuridica e al trattamento economico
del personale a seconda che appartenga
all’aviazione militare, all’aviazione civile o
ad altro ente.
Infine, vorrei fare alcune brevissime
considerazioni in ordine alla organizzazione
dei voli. E chiaro che un volo straordinario
risponde alle regole dei voli ordinari,
ma, con molta franchezza, non si
riesce a capire perché la necessità di, voli
straordinari si presenti soltanto per Palermo e per altri scali del meridione di
Italia e non per altre rotte. Ma soprattutto
non si riesce a capire perché, pur riconoscendo
all’Alitalia i meriti che tutti
oggi vogliono riconoscergli in ordine alla
efficienza della gestione, l ’Alitalia stessa
non si dia cura innanzitutto di intensificare
il numero dei voli da e per Palermo,
da e per Catania, essendo costretta
in prossimità di tutte le festività e circostanze
che implicano una particolare intensificazione
dell’uso del mezzo aereo ad
istituire voli che, come ha ricordato l’onorevole
ministro, rispondono certamente alle
regole e alle norme del volo ordinario,
ma che evidentemente risentono degli scarti
con cui è possibile organizzare mezzi
e uomini all’ultimo momento per effettuare
dei voli che proprio perché rispondono
a determinate esigenze richiedono innanzitutto
il rispetto delle regole di sicurezza.
Onorevole ministro, qualche dubbio, si
renderà conto, rimane aperto al riguardo
e in presenza di questi dubbi non ci
si può dichiarare sodisfatti. Ci riserviamo,
utilizzando gli strumenti parlamentari
a nostra disposizione, di ricorrere ad
altre iniziative per richiamare ancora una
volta l’attenzione e quindi indurre il Governo a comportamenti precisi in ordine
a questo problema.
PRESIDENTE. L’onorevole Cerquetti, cofirmatario dell’interrogazione Nicosia, ha facoltà di dichiarare se sia sodisfatto.
CERQUETTI. Sarò molto breve, perché
ritengo che la lunghezza della risposta forn
ta dal ministro sia di per sé la prova
della difficoltà in cui si trova il Governo,
e il ministro in questo caso, a dare una
logica spiegazione a degli eventi tragici la
cui causa non va limitata all’analisi del
fatto, ma ricercata nell’impostazione con
la quale si è tenuto in esercizio un aeroporto.
Il ministro nella sua risposta ci ha ricordato
come tutte le indicazioni emerse
in seguito al rapporto Lino, sull’incidente
aereo verificatosi nel maggio 1972, siano
state rispettate; per cui, alla luce delle
indicazioni fornite da detto rapporto questo
incidente non avrebbe dovuto verificarsi,
perché quell’aeroporto, una volta
adottate ed applicate quelle misure derivanti
dalle carenze manifestatesi, che avevano
provocato l’incidente cui prima facevo
riferimento, doveva ritenersi un aeroporto
sicuro. Invece, questo incidente si è verificato a prescindere da quelle che
erano le prevedibili cause che avevano determinato
l’incidente del 1972, il che significa
che è I’ubicazione dell’aeroporto stesso
a rendere pericoloso l’atterraggio.
Quindi, non siamo tanto di fronte alla
necessità di rendere più agganciato il volo
nel momento dell’atterraggio, ma alla
necessità di chiudere o quanto meno di limitare
alle ore diurne l’uso di un aeroporto
la cui insicurezza è da ricercarsi nella
ubicazione dell’aeroporto stesso. Tutto ciò
discende dalla valutazione compiuta e debbo
dare atto della correttezza e della ingenuità
con la quale le autorità hanno ricordato
che nella giornata in cui avvenne
quell’incidente erano stati sospesi dei voli
diurni, poiché esistevano condizioni atmosferiche
tali da renderli pericolosi.
Nonostante queste ultime, in serata, dunque
nelle ore difficili, soprattutto in relazione
allla specifica posizione dell’aeroporto,
veniva autorizzato un volo straordinario...
COLOMBO VITTORINO, Ministro dei trasporti e ad interim della marina mercantile. I voli non furono sospesi per le cattive condizioni del tempo in Sicilia, ma per la indisponibilità del mezzo che in Sicilia doveva arrivare.
CERQUETTI. Questa è cosa ancora più grave, se permette! Se i voli non erano stati sospesi, non capisco perché non dovessero esservi degli aeromobili ... Comunque, lei, onorevole ministro, non ha detto questo!
MANNINO. Quelli per Palermo sono voli di risulta !
CERQUETTI. Ripeto che il ministro ha
detto altra cosa: ho preso un appunto
preciso. Se ho ben capito, egli ha affermato
che i voli in questione erano stati
sospesi proprio in relazione alle particolari
condizioni atmosferiche. Può darsi che
io abbia capito male, ma non mi sembra.
I voli erano stati sospesi non perché mancassero
gli aerei, dunque, ma perché il
tempo era cattivo. Dopo, invece venne autorizzato
quello notturno ...
Comunque, a parte tutto questo, tutte
le valutazioni conseguenti alle inchieste
cui ho fatto riferimento tendono a dimostrare
che quell’aeroporto è uno tra i
più difficili e pericolosi d’Italia. Non voglio
essere ingeneroso ed affermare che
le cause di questa tragedia vanno ricercate
quasi esclusivamente nella incapacità
del personale di volo. Mi è sembrato di
afferrare detta valutazione dalla esposizione
del ministro. Se ho mal capito, chiedo
scusa e non insisto. Comunque, a prescindere
da tale eventuale realtà, nasce da
quanto è accaduto una richiesta, che noi
formalmente rivolgiamo al Governo ed al
Ministero competente. In un aeroporto, a
cinque anni di distanza, non può ripetersi
una tragedia come quella della quale parliamo.
Il ripetersi della stessa va al di
là di tutto quello che, pur in maniera encomiabile,
le autorità preposte cercano di
fare. Non contesto la volontà, l’impegno,
la capacità degli addetti, a prescindere
dalla constatazione che i mezzi di soccorso non erano probabilmente adeguati alla pericolosità dell’aeroporto di Punta Raisi. Il fatto che i mezzi navali siano giunti in ritardo e che, comunque, quelli pre
posti al soccorso avessero motori in avaria, denota scarsezza di efficienza degli
strumenti di soccorso.
A nostro avviso, per altro, il discorso
va riportato all’origine. Occorre, cioé, prendere atto che l’aeroporto di Punta Raisi,
nonostante gli aggiornamenti tecnici
che si‘ adottano, per renderlo il più agibile
possibile, rimane, per la sua ubicazione,
un aeroporto difficile e pericoloso.
In altre situazioni, in altri paesi, aeroporti
con minor grado di pericolosità
sono stati, almeno temporaneamente, chiusi
o aperti soltanto in determinate condizioni,
proprio per evitare che una tragedia
del genere si verificasse.
Ecco, dunque la richiesta cui accennavo,
che ritengo possibile formulare. Anche
in riferimento ad una decisione, adottata
in questi giorni, di un’associazione sindacale
dei piloti, di sospendere i voli per
Punta Raisi nelle ore notturne, in relazione
alle difficoltà di atterraggio, chiediamo
che il Governo valuti la opportunità
di prendere una tale iniziativa. Potrebbe
apparire eccessiva da un punto di vista
tecnico, ma certo nulla è eccessivo dal
punto di vista morale, se serve a salvare
anche una sola vita.
Quanto all’opera di soccorso predisposta,
credo senz’altro a quanto il ministro
ha affermato, che cioè nel giro di dieci
minuti l’allarme generale era stato dato.
Non ho difficoltà a credere che la marina
militare e i mezzi locali siano stati tempestivamente
avvertiti. Sta di fatto, per
altro, che le cose sono andate in una certa
maniera. Forse perché il porto di Terrasini,
che dovrebbe essere il più adeguato,
in vista di un’operazione di soccorso
per un aeroporto circondato per tre quarti
dal mare, non è ancora oggi in grado
di poter svolgere tale sua funzione: la regione
siciliana, infatti, ha sentito la necessità
di affermare che si impegnerà per
attrezzarlo in modo più congruo. Se non
fossimo dinanzi ad una tragedia, onorevole ministro, e se, quindi, una divagazione
umoristica non risultasse impertinente, affermerei
che la sua esposizione ci ricorda
alcune notazioni satiriche in base alle
quali, siccome in Italia vengono mangiati
cento milioni di polli da cinquanta milioni
di persone, ciò vuol dire che ogni italiano
mangia due polli ! Siccome l’aeroporto
di Palermo ha tutte quelle caratteristiche
tecniche che dovrebbero garantirne l ’efficienza, ciò significa che in tale
aeroporto incidenti non dovrebbero in alcun
modo verificarsi. Purtroppo, però, si
verificano : rendiamoci allora conto che
non si tratta tanto di aggiornare le dotazioni
tecniche per renderlo più sicuro,
quanto di dichiararlo non agibile, almeno
in quelle ore del giorno in cui un atterraggio
può diventare una tragedia.
PRESIDENTE. L’onorevole De Cataldo ha facoltà di dichiarare se sia sodisfatto per la sua interrogazione e per l’interrogazione Galli Maria Luisa, di cui è cofirmatorio.
DE CATALDO. Mi sia consentito, in occasione
del mio primo intervento in quest’aula,
rendere un deferente omaggio
al Presidente e all’Assemblea e un affettuoso
saluto alla compagna Emma Bonino,
che sostituisco. Debbo dire che questo impatto
non è felice, sia sul piano del costume
sia su quello regolamentare. Sotto il
primo aspetto debbo comunicare e denunziare
al Presidente di aver avuto notizia
che, qualche tempo prima che il rappresentante
del Governo rispondesse alle interrogazioni
in quest’aula, il giornale-radio
aveva già dato la notizia e il contenuto
della risposta del ministro. Non voglio dire
nulla di più: si tratta di un fatto certamente
grave.
Sul piano regolamentare mi sembra che
il ministro, il quale ha esordito affermando
di non voler dare delle risposte parziali,
e quindi di non poter dare risposta sul
merito delle singole interrogazioni, abbia
parlato in violazione del regolamento, non
essendo possibile aprire un dibattito sulla
politica del trasporto aereo che il Governo
conduce, sulle previsioni, sulle possibilità, sulle ipotesi:. ora questo, se mi consente,
signor ministro, non è corretto ...
COLOMBO VITTORINO, Ministro dei trasporti e ad interim della marina mercantile. Mi è stato richiesto dagli interroganti !
MELLINI. Non si tratta delle interrogazioni, bensì delle interpellanze vertenti sulla politica del Governo. Lei, signor ministro, ha risposto soltanto alle interrogazioni !
DE CATALDO. Dicevo che la risposta
del Governo, che in sostanza ha reso comunicazioni
sulla politica del trasporto
aereo, non consente l’apertura di un dibattito:
infatti giustamente il Presidente,
allo scadere dei cinque minuti concessi per
le repliche degli interroganti, discretamente
farà ascoltare il suono della campanella.
Premesso questo, debbo dire che la risposta
ci lascia assolutamente insodisfatti,
amaramente insodisfatti, dato l’argomento.
Insodisfatti perché il Governo non può
parlarci, a venti giorni di distanza dal tragico
episodio che si è verificato a Punta
Raisi, dell’inopportunità di fornire risposte
parziali. Evidentemente una commissione è al lavoro, ed ha fornito delle indicazioni,
sia pure non definitive, al ministro ed al
Governo; il ministro aveva il dovere di comunicare
queste informazioni alla Camera:
tanto più in quanto, signor Presidente,
queste informazioni le stiamo leggendo
ogni giorno sui giornali.
E grave anche il fatto che la risposta
del ministro, una volta sottolineata una
serie di premesse, secondo le quali l’aeroporto
era perfettamente agibile e i servizi
erano puntuali - starei per dire perfetti -
nella circostanza, attraverso una chiave
sillogistica, sia pure implicita, porti a concludere
sulla esistenza di responsabilità
da parte del pilota e dell’equipaggio. E'
grave tutto questo, specie quando si è parlato
di inopportunità di risposte parziali.
Attualmente ci muoviamo soltanto nel
campo delle ipotesi pure.
Questa tragedia avrebbe richiesto due,
risposte immediate e tranquillizzanti del Governo al paese. La prima riguarda le
condizioni generali in cui operano l’azienda
ed i piloti. Occorreva che il Governo
rispondesse se è vero, come è vero, dato
che ormai è divenuto di dominio pubblico,
grazie, addirittura, a circolari dell’Alitalia e dell’Ati, che l’azienda invita costantemente
i comandanti a prendere il volo
anche quando le condizioni di sicurezza
dell’equipaggio - e quindi dell’aereo - sono
insufficienti, altamente insufficienti. Signor
ministro, esistono delle circolari in
proposito.
L’altro problema sul quale noi chiedevamo
una risposta immediata e tranquillizzante
si collega alla constatazione che in
molti velivoli sono state scoperte gravi lesioni
sulle ali e sulla coda, tanto è vero
che molti di questi sono stati posti in hangars per riparazioni ed altri, addirittura,
sono stati posti in vendita, non so
poi in base a quali criteri.
Signor Presidente, la nostra interrogazione
chiedeva che venissero fornite delle
esaurienti risposte in ordine alla situazione
generale esistente nell’aeroporto e alla
situazione particolare dei due velivoli coincidenti
nell’atterraggio in quella tragica
notte. Esse non sono state date: eppure
erano domande fondamentali.
LA ROCCA. Ma dove stavi quando parlava il ministro ?
DE CATALDO. Stavo qui. Tanto è vero
che, se è stata data una risposta, è stato
nel senso della assoluta insufficienza dell’aeroporto,
dato che il ministro ha elencato
i miglioramenti predisposti al fine di
rendere sicuro quell’aeroporto, nel quale
- è bene ricordarlo - le indicazioni meteorologiche
sono assolutamente inattendibili,
data la presenza della montagna a
pochissima distanza.
Questo per quanto riguarda il primo
aspetto. Il fatto che esista non solo la
opportunità, ma la necessità di miglioramenti
per quell’aeroporto, porta a concludere
sulla assoluta insicurezza dello stesso.
Infatti, i giornali, sulla base delle solite
indiscrezioni, oggi annunziavano che la visibilità
era di tre miglia, mentre avrebbe dovuto essere del doppio, nella circostanza.
Per quanto si riferisce alla coincidenza
nell’atterraggio dei due velivoli - quello
militare e quello civile - il ministro ha
tenuto a rassicurarci, dicendo che il velivolo
militare è atterrato venti minuti dopo
l’ora prevista, alle 0,59, se non vado errato.
Ma il problema sul quale noi chiedevamo
una risposta puntuale era se il velivolo
militare avesse o meno obiettivamente
ostacolato le operazioni di atterraggio
del DC-9, perché il fatto che esso sia
atterrato con venti minuti di ritardo rispetto
al piano di volo non vuole dire
assolutamente nulla. Il problema, ripeto,
era quello di sapere se i due aerei si
trovassero in volo nella stessa località al
momento in cui quello civile doveva atterrare,
e se il velivolo militare obiettivamente,
nelle condizioni di volo in cui si
trovava, avesse ostacolato le operazioni del
velivolo civile. Questa era la risposta che
chiedevamo e che non abbiamo avuto.
Allo stesso modo non abbiamo potuto
sapere - ed era moralmente importante ed
impegnativo per tutti - se sia stata ottenuta
la scatola di registrazione dell’apparecchio
militare. Attraverso essa avremmo
avuto quelle notizie che non siamo in grado
di avere adesso se non attraverso chiacchiere
e indiscrezioni. Noi avevamo questa
esigenza, e ritenevamo che il Governo,
proprio perché a bordo di quel velivolo
militare viaggiava un ministro della Repubblica,
avrebbe avuto la sensibilità di
dirci se quella scatola di registrazione del
velivolo militare era a disposizione degli
inquirenti: non abbiamo saputo neppure
questo.
Ecco perché la lunghissima risposta del
Governo non ha risposto ai quesiti fondamentali
che avevamo posto in ordine alla
sicurezza dell’aeroporto nelle linee generali
ed assolute: in ordine alla sicurezza
dell’aeroporto in quella tragica notte, nelle
condizioni atmosferiche in cui si trovava
a volare il DC-9 recante a bordo centinaia
di passeggeri; in ordine, infine, alla
incidenza che il velivolo militare con le
sue operazioni ha potuto avere nell’ostacolare
obiettivamente l’atterraggio del DC-9.
Non possiamo quindi non sottolineare
con le riserve e le denunce fatte in apertura
in ordine alla patente violazione del
regolamento che ci impedisce di discutere
altri argomenti trattati dal ministro, non
possiamo non sottolineare - ripeto - la
nostra profonda e amara insodisfazione.
PRESIDENTE. Onorevole De Cataldo, le faccio presente che, contrariamente a quanto da lei affermato, la procedura in atto non integra alcuna violazione del regolamento, dato che una delle interrogazioni presentate fa proprio riferimento alla politica generale del Governo nel settore.
DE CATALDO. Non è un’interrogazione,è un’interpellanza, signor Presidente.
PRESIDENTE. Si tratta dell’interrogazione
che segue immediatamente quella
presentata dall’onorevole Balzamo.
Non si può quindi parlare di violazione
del regolamento. Vorrei semmai invitare
anche voi (che per altro non avete bisogno
di inviti in questo senso) ad usare altri
strumenti parlamentari - come del resto
l’onorevole Mannino ha già annunciato di
voler fare per suo conto - per promuovere
una discussione più ampia. Ma non si
può certamente parlare, in questo caso, di
violazione del regolamento.
L’onorevole Saladino ha facoltà di dichiarare se sia sodisfatto per l’interrogazione
Balzamo, di cui è cofirmatario.
SALADINO. Anch’io ritengo che questa
discussione non esaurisce il problema che
abbiamo di fronte. Dobbiamo quindi ricercare altre sedi per avere la possibilità
(per la preoccupazione che abbiamo in
quanto non sappiamo bene quello che è
accaduto la notte del 23 dicembre) di saperne
di più rispetto all’altro incidente accaduto nella stessa zona.
Ritengo che questa volta la Camera
debba approfondire maggiormente il prolema e debba esaminare le reali situazioni
che hanno provocato tutti questi incidenti. Signor ministro, all’incidente del 23
dicembre è da aggiungersi quello del 15
aprile 1976 quando un altro DC-9 andò
fuori pista e si schiantò sulla roccia a
pochi metri dal mare. Per non parlare poi
di altri aerei privati più o meno misteriosi,
che arrivano sul cielo di Terrasini
e poi si inabissano o scompaiono come è
avvenuto per due volte di seguito.
Signor ministro, l’aeroporto di Palermo,
per questi fatti, lo dobbiamo ritenere insicuro
nel senso che questa situazione ha
determinato un senso di drammaticità tanto
che oggi provoca sgomento il fatto di
dover atterrare all’aeroporto di Punta
Raisi.
Ci hanno sorpreso molto le sue dichiarazioni
rese a Palermo in occasione di una
conferenza stampa tenutasi presso la prefettura.
Lei, nel rispondere al presidente
della regione siciliana, così disse: << Non
abbiamo nulla da cambiare a Punta
Raisi >> Queste dichiarazioni sono state
rese a Palermo.
Prendo atto che il ministro questa sera
ci ha detto che l’aeroporto di Palermo
non è perfetto; egli avrebbe dovuto risparmiarci
questa dichiarazione nel momento
in cui non andavamo per capriccio alla
ricerca di responsabilità ma volevamo affermare,
una volta per sempre, che bisognava
fare qualcosa di diverso rispetto a
quanto fatto nel passato.
COLOMBO VITTORINO, Ministro dei trasporti e ad interim della marina mercantile. Avrà senz’altro letto le mie rettifiche alla stampa.
SALADINO. Sui giornali c’era scritto: << Confermo che le caratteristiche dello
scalo, il grado di sicurezza giudicato secondo
le norme internazionali, sono di prima
categoria >> ed ha così aggiunto: << Per
i servizi di soccorso va ribadita la loro
efficienza anche se non vi è una regolamentazione
specifica ma solo delle raccomandazioni
su questo tipo di attrezzature
negli aeroporti >> Le smentite da lei fornite
in seguito non hanno minimamente
intaccato questa linea che intende affermare che questo aeroporto non è meno sicuro
di altri.
Signor ministro, come mai il pilota,
come risulta dai nastri registrati, già in
fase di atterraggio non scorgeva le luci
sulla pista ? Qual era l’esatta posizione
dell’aereo in quel momento? Perché non
si è chiarito subito il motivo per il quale
da quattro miglia di distanza l’aeroporto
non era in vista? Come mai non sono
state realizzate quelle attrezzature di pronto
soccorso in un aeroporto che è sito
sul mare ?
Per quanto riguarda il pronto soccorso,
dobbiamo dire che in quel momento a
Terrasini era presente un solo mezzo di
soccorso, un Boston Whaler, che la notte
del disastro era in avaria; tutti gli altri
mezzi, è evidente, in un momento di soccorso
si mobilitano, ma dovevano venire
da altre zone, dovevano venire da Palermo,
da altri luoghi da cui non potevano
svolgere l’opera di pronto soccorso; tanto è vero che se vi fosse stato un intervento
da Terrasini, si sarebbero potute salvare non solo quelle persone, ma molte
di più. Questa è l’opinione generale, perché
molte persone non hanno potuto resistere
in mare.
Essendovi stato tutto questo, dobbiamo dire che c ’è molto da cambiare, onorevole
ministro. Sappiamo che l’aeroporto
di Punta Raisi probabilmente non doveva
essere fatto. Lo dobbiamo ammettere in
qualche modo, lo dobbiamo dire in qualche
maniera: è stata una scelta molto
discussa ed infelice. Dobbiamo discutere
questo fatto, non per trarne elementi dirompenti,
ma per renderci conto che lo
aeroporto di Punta Raisi per questa infelice
ubicazione e per non avere le attrezzature
adeguate costituisce un aeroporto
difficile, che va attrezzato quindi al massimo
grado di sicurezza. E un aeroporto
che non ha gli ILS, mentre già sedici aeroporti
su venti li hanno. E un aeroporto
che non ha un radar che risponda alla
particolare posizione, e non è possibile,
signor ministro, il rilevamento della quota con le apparecchiature esistenti. Non
vi è - bisogna dire anche questo - la
possibilità di predisporre la pista con un tappeto di schiuma per atterraggi di fortuna,
in un aeroporto come quello di Palermo
che ha un traffico molto intenso.
Riteniamo pertanto che non ci si debba
fermare ad una valutazione generica,
ma si debba andare più a fondo. Credo
che, per quanto ci riguarda, proprio al
di là di questo primo avvio di dibattito,
sarà necessario prendere l’iniziativa (e noi
la prenderemo) di una Commissione di
inchiesta che accerti fino in fondo le responsabilità dell’incidente. La Commissione trasporti dovrebbe svolgere una indagine
conoscitiva sullo stato attuale di questo
aeroporto e vedere subito quali siano
i provvedimenti legislativi da varare
per definire con chiarezza tutto quanto
sarà utile a garantire al massimo la sicurezza.
Resta il problema del recupero delle
vittime. Prendiamo atto che le unità della
marina impiegate hanno svolto un’opera
difficile, hanno compiuto tutto quanto
era nella loro possibilità; ma riteniamo
che debbano essere intensificate le ricerche,
che debbano essere potenziati tutti
i mezzi impiegati e da impiegare, in modo
che per lo meno si chiuda questo capitolo,
che certamente è il più umano, è
il più drammatico e riguarda in fondo
l’attesa ansiosa di coloro che hanno perduto
i familiari anche in questo altro incidente.
PRESIDENTE. L’onorevole La Torre ha facoltà di dichiarare se sia sodisfatto per la sua interrogazione e per l’interrogazione Bacchi Domenico, di cui è cofirmatario.
LA TORRE. Signor Presidente, mi permetta
di esprimere una insodisfazione profonda;
vorrei manifestare in tal modo la
amarezza ed anche la protesta delle famiglie
delle vittime della prima e della
seconda sciagura di Punta Raisi, la protesta
dei cittadini e del popolo siciliano.
L’insodisfazione profonda e la protesta
hanno tre ordini di motivazioni: la vicenda
della costruzione dell’aeroporto; quello
che non è stato fatto dopo la sciagura
di Montagna Longa del 1972; la linea di condotta che il ministro ha ritenuto di
seguire in questa occasione, dopo la seconda
tragedia.
Ho qui il resoconto stenografico della
seduta di questa Camera del 19 luglio
1972, quando si discusse dell’altra sciagura,
quella di Montagna Longa del 5 maggio
1972. Allora noi comunisti riproponemmo
la questione della costruzione dell’aeroporto,
e del modo in cui era avvenuta
la scelta di Punta Raisi. Denunziammo allora
le gravissime responsabilità di coloro
(governanti, uomini politici e amministratori)
che in dispregio di tutte le valutazioni
tecniche e scientifiche - questo ella
avrebbe dovuto dire, onorevole ministro -
fecero la scelta di Punta Raisi in alternativa
ad altre due ubicazioni che erano. state
indicate dai tecnici (quella di Torre
Corsara e quella, che lei non ha citato, di
Bonfornello). Denunziammo che quella
scelta di Punta Raisi fu fatta in realtà
solo per esigenze della speculazione edilizia
a Palermo.
L’aeroporto di Punta Raisi infatti ha
tre nemici: una montagna alta mille metri
a ridosso che costeggia da vicino tutta
la pista principale, il mare che lo circonda
da tre lati e i venti di ricaduta.
Il pilota in fase di atterraggio è prigioniero
di ellementi imponderabili ed imprevedibili.
Eppure si scelse quella ubicazione in alternativa alle altre due che invece
erano di gran lunga più sicure.
La scelta di Punta Raisi - dicemmo
noi in quest’aula nel 1972 - favoriva la
direttrice di marcia della speculazione edilizia
a Palermo. E aggiungevamo che non
si sera scelto un aeroporto, ma un tracciato
di autostrada, nella direttrice di marcia
della speculazione edilizia. Il sangue
versato per ben due volte a Punta Raisi è la continuazione del sangue che si è versato
nella speculazione ,edilizia a Palermo,
nello scontro tra le cosche mafiose, a viale
Lazio, a viale Strasburgo; .i protagonisti
sono gli stessi, in tutti gli altri punti
che come macchie sanguinose indicano il
cammino di un sistema di potere vergognoso
e che ha gettato tanta tristezza nella
nostra gente.
In questa sede perciò dobbiamo dire
che bisogna far luce su questo punto perché
oggi i palermitani, i siciliani, tutta
l’opiniane pubblica nazionale piangendo i
morti voglion’o sapere perché è avvenuta
questa seconda tragedia e chi sono i responsabili.
Noi presentammo allora una proposta
di inchiesta parlamentare, ma il nostro
gruppo rimase solo a sostenerla. Contemporaneamente
però noi avanzammo delle
richieste per attrezzare adeguatamente
l’aeroporto palermitano, e questo è il secondo
punto. La sciagura di Montagna
Longa infatti aveva messo in evidenza,
fra l’altro, chIe un aeroporto tanto pericoloso
ed insicuro non disponeva delle attrezzature
tecniche per un normale funzionamento.
La relazione conclusiva dell'inchiesta
tecnico-formale redatta dal professor
Lino avanzava precise proposte di
installare a Punta Raisi nuove apparecchiature
in grado di rendere pienamente
agibille quell’aeroporto.
Ella, signor ministro, ci ha detto un
elenco interminabile di cose che sarebbero
state fatte o in corso di realizzazione.
Noi sappiamo chle la legge n. 825 stanziava
oltre 10 miliardi di lire e fra le opere
da realizzare figura quella che si riferisce
all’ILS, cioè al sistema di atterraggio strumentale, e quella per il soccorso marittimo
per l’emergenza.
Fondamentale era l’installazione del sistema
di attrezzatura strumentale, perché,
signor ministro, ella ha fatto qui un ragionamento
che non sta in piedi. Quando
ci viene a dire che la scelta va fatta soltanto
in rapporto alla frequenza e non in
rapporto alle condizioni specifiche dell’aeroporto
...
COLOMBO VITTORINO, Ministro dei trasporti e ad interim della marina mercantile. Ho detto il contrario ! Ho detto cioè che tutte le norme sul piano generale vanno poi calate nel caso concreto
LA TORRE. Lei ha detto esattamente quello che ho detto io, cioè che nel caso di Punta Raisi tutto è normale. Lei ha argomentato per un quarto d’ora che Punta Raisi è in condizioni di agibilità e di normalità perché questo rientra nella norma in rapporto al grado di frequenza dei voli per Palermo; e ha detto anche che il sistema strumentale si applica soltanto quando si supera una determinata frequenza; quindi, piangete i vostri morti perché tecnicamente Palermo non era ancora matura per avere l’atterraggio strumentale.
SALADINO. Ce l’hanno anche aeroporti più piccoli !
LA TORRE. Noi vogliamo sapere da lei, perché non ce lo ha spiegato, perché il sistema ILS, finanziato con una legge del 1973, ancora oggi, a distanza di sei anni, non è stato installato a Palermo. Lei ci doveva dire di chi è la responsabilità, se del Ministero della difesa, di quali settori o servizi, perché la questione è di portata eccezionale. Poi vi è il problema dei mezzi di soccorso marittimo. Su questo lei si è impappinato, non ha saputo dire come stanno le cose. L’onorevole Saladino le ha ricordato or ora che l’unilco battello, un Boston Whaler, dislocato nel porto di Terrasini, risultava inutilizzabile perché con motore e zattere autogonfiabili in avaria. Si tratta di sapere se le cose stavano in effetti così e di chi è la responsabilità ...
FANTACI. Quel mezzo è stato soccorso !
LA TORRE. ... anche per il fatto che
il porto di Terrasini sia stato mantenuto
in queste condizioni e che a distanza di anni non si sia ancora provveduto a fare
quello che si doveva, nonostante gli stanziamenti già operati.
Pesa sulla coscienza dei responsabili il
seguente interrogativo: quante delle vittime
sarebbe stato possibi,e salvare ,se avesse
funzionato un sistema di soccorso marittimo
? Anche qui lei ci ha fatto un arzigogolo,
e non si capisce con quale senso
del buon gusto, a proposito del fatto che,
quando c’è il tempo buono .in aria e cattivo
in mare, si devono sospedere i voli;
non stavamo discutendo di questo, discutevamo
del caso concreto. Cera la possibilità di fare quello che invece non è stato
fatto.
E veramente stupefacente che lei abbia
seguito questa linea di condotta sia nelle
prime dichiarazioni a Palsemo sia nella
risposta al presidente della regione siciliana e che l’abbia voluta, con un piglio
assolutamente incomprensibile, ribadire qui
questa sera.
Ecco perché eleviamo la nostra protesta
di fronte a quella che consideriamo
una insensibilità e un atteggiamento irresponsabile,
che non riesco a comprendere,
s’e non in una chiave interpretativa. Forse
c’è un rigurgito di quella arroganza del
potere che ancora spinge taluni uomini di
governo della democrazia cristiana a respingere
in blocco ogni ,addebito e a difendere
l’operato, in senso storico, del loro
pairtito, anche di fronte all’evidenza dei
fatti, anche di fronte alla questione della
scelta della ubicazione di Punta Raisi, che
lei ha burocraticamente registrato come se
fosse una cosa normale, quasi a riaffermare
una sorta ,di continuità dell’indirizzo
di Governo, al di là delle maggioranze.
Occorre spiegare, ilnfatti, perché lei non ha
tenuto conto, via via che andava esponendo
le sue dichiarazioni, di ciò che noi
proponevamo. Ma forse, in questo caso,
all’arroganza del potere si aggiunge una
sorta di razzismo, mi consenta di dire.
Io dubito che il ministro Vilttorino Colombo
avrebbe osato affermare ciò che ha
affermato via via in questa occasione se
invece di Punta Raisi si fosse trattato dell’aeroporto di Linate e della Malpensa. Io
non sono abituato, signor ministro, a fare
la demagogia del meridionalismo da strapazzo,
ma in questo caso sento di esprimere
quello che oggi pensa il popolo siciliano.
COLOMBO VITTORINO, Ministro dei
trasporti e ad interim della marina mercantile.
Lei non è autorizzato a dire queste
cose! Sono cose di cattivo gusto!
LA TORRE. Il tono burocratico con cui
lei sta trattando questa vicenda indigna
una intera popolazione !
La proposta della chiusura dell’aeroporto
nelle ore notturne, da noi avanzata e
da lei ignorata, è oggi una realtà per decisione
delle organizzazioni sindacali dei
lavoratori e dei piloti.
Ho qui la documentazione dei sindacati,
dalla quale risulta come incidenti, a
Punta Raisi inspiegabili anni fa risultino
oggi sicuramente dovuti a situazioni particolani
di vento. Il vento che proviene da
sud è particolarmente pericoloso, soprattutto
quando sia contemporaneamente in
atto un temporale. E quella notte soffiava
vento da sud e l’aereo si è venuto a trovare
con un grosso temporale sulla destra
nella fase di avvicinamento. In più,
il sentiero ottico di discesa verso la pista
era inefficiente e quindi in pratica l’aereo
ha dovuto compiere un atterraggio a vista.
D’altra parte, la sera precedente il volo
di linea dell’Alitalia in partenza da Roma
alle 20,20, dopo essere arrivato sulla
pista di Punta Raisi, è dovuto - come lei
sa - ripartire, con una manovra particolare.
Su quell’aereo c’erano, tra gli altri,
il senatore Bevilacqua, il senatore Coco,
l’onorevole Bacchi ed altri colleghi.
BACCHI DOMENICO. Digli anche che ci sono state scene di panico sull’aereo!
LA TORRE. Per concludere, il Governo
deve dirci se l’aeroporto di Punta Raisi
può essere dotato dei mezzi di cui la
scienza e la tecnica oggi dispongono e reso
così veramente sicuro. Se questo non
fosse possibile, dobbiamo studiare una
prospettiva, una ubicazione dell’aeroporto.
E noi abbiamo a proposito una indicazione
precisa, quella di Bonfornello, che è
già stata a suo tempo studiata e che oggi,
con l’autostrada, è a solo 30 minuti
da Palermo, cioè alla stessa distanza di
Punta Raisi.
La discussione va comunque sviluppata
fino in fondo, anche sulla base della proposta
del presidente della Commissione
trasporti di trasferire in quella sede un
ampio confronto, con tutte le iniziative
che ne potranno derivare, in riferimento
a tutta la vicenda: bisogna individuare,
dall’inizio ad oggi, tutte le responsabilità, per definire le cose che devono essere fatte
per dotare la Sicilia di un aeroporto
corrispondente ai problemi di traffico cui
deve far fronte. (Applausi all’estrema siuistra).
PRESIDENTE. L’onorevole Bassi ha facoltà di dichiarare se sia sodisfatto.
BASSI. Signor Presidente, in questa occasione
si può essere sodisfatti soltanto
della sollecitudine dimostrata dal ministro,
prima nel recarsi a Palermo e poi nel
venire qui oggi ad anticiparci le notizie
di cui al momento può disporre, anche se
esse nulla ancora chiariscono in merito
alle cause che hanno determinato questo
secondo incidente.
Apprezzata questa sollecitudine, dobbiamo
però dire che i parenti delle vittime,
l’opinione pubblica e quindi il Parlamento,
che rappresenta tutto il paese, devono
sapere quali sono state le cause di
queste due sciagure. Tali cause che possono
essere divise in due grandi gruppi:
quelle dipendenti da condizioni obiettive
di quell’aeroporto, legate alla sua ubicazione,
alle sue caratteristiche, alla sua
strumentazione; e quelle che, prescindendo
dalle condizioni dell’aeroporto, si riallacciano
ad errori umani o strumentali,
che possono sempre verificarsi.
Se vi fosse solo il sospetto che la causa è da ricercare nell’aeroporto, bisognerebbe
avere il coraggio di chiuderlo, pur
rendendoci conto di ciò che questo comporterebbe.
Del resto, a soli 40 minuti
di autostrada vi è, come alternativa, il
grande aeroporto costruito dalla NATO a
Birgi, che dovrebbe soltanto essere attrezzato per il volo notturno. Questa potrebbe
essere anche una soluzione permanente,
uno scalo alternativo fisso per Palermo,
nell’ipotesi che l’aeroporto di Punta Raisi,
pur risultando agibile, come ha detto
il ministro, completando la strumentazione
necessaria, presenti però delle caratteristiche,
delle condizioni atmosferiche che
di tanto in tanto lo rendano pericoloso.
In questa ipotesi, anziché costruire un
nuovo aeroporto, bisogna tener presente
che vi è quest’altro aeroporto già attualmente esistente (occorre solo attrezzarlo
per renderlo alternativo) che è a soli 40
minuti dal capoluogo della regione e che
potrebbe costituire una soluzione.
Mi limito quindi a dire che forse nella
Commissione di merito il tema, non
appena saranno a disposizione questi elementi,
dovrà essere approfondito. E' necessario
inoltre trovare, se vi sono, dei
responsabili che paghino per la vita di
questi 220 cittadini che in questi anni
hanno perduto la vita a Punta Raisi. Mi
pare di capire, comunque, dalle anticipazioni
contenute nella esposizione del ministro,
che si propende più per errori
umani (Commenti del deputato Mellini).
Non siamo dei tecnici, ma un pilota provetto
e molto esperto mi ha detto che
nella seconda sciagura, quella sul mare,
l’aeroporto non può essere ritenuto responsabile
nella maniera più assoluta, perché
quando l’impatto avviene sul mare a
tre chilometri dalla terra ferma, poteva
trattarsi di qualsiasi altro aeroporto del
mondo situato sul mare. Si tratta di incidenti
che possono avvenire quando si
atterra a vista, senza I’ausilio degli strumenti. D’altronde, pare che dalla torre di
controllo il pilota fosse stato già invitato
a correggere la rotta di avvicinamento, ma
che non lo avesse fatto. E quindi indispensabile
accertare queste cause, perché
si possono anche ipotizzare responsabilità
a monte per quel che riguarda i metodi
di reclutamento, di addestramento
del personale, i controlli ed anche I’utilizzazione
del personale stesso, che può essere
indotto a condizioni di sovraffaticamento
o di mancanza di calma.
Auspichiamo, quindi, da parte nostra,
che in sede della Commissione si possa
avere una parola chiara e definitiva sulla
situazione di agibilità di questo aeroporto
e sulle cause che hanno portato a questo
secondo grave incidente.
PRESIDENTE. L’onorevole Lo Porto ha facoltà di dichiarare se sia sodissfatto.
LO PORTO. Signor ministro, non posso
che confermare la insodisfazione già
espressa da tutti gli oratori intervenuti in questo dibattito per la sua risposta che
ci conferma la penosa sensazione provata
a Palermo, allorché la ascoltammo nel
corso di quella discussa conferenza stampa
da lei tenuta presso la prefettura. Non
posso che confermare tale insodisfazione
anche per quello che lei ci ha detto e
che sostanzialmente riproduce il tono di
quella prima dichiarazione all’indomani
della sciagura. Si trattava di una fredda
e - se mi permette - un poco cinica
esposizione di dati tecnici e di affermazioni
di agibilità di un aeroporto che aveva,
nel mare che lo circondava, i morti
. - scusi l’ironia della parola - ancora caldi. Si trattava di una dichiarazione che
non teneva conto dello stato di estremo
disagio nel quale vive la città di Palermo,
al cospetto di sciagure aeree che
si verificano troppo spesso e troppo
puntualmente. Non si è assistito infatti
soltanto alle due sciagure più gravi (quella
di Montagna Longa e quella di Terrasini),
ma anche a tutti gli altri incidenti di
cui la stampa ha poco parlato e di cui
l’opinione pubblica è poco informata, ma
che sono di estrema gravità e che solo per
miracolo non hanno provocato le sciagure
delle altre due. Soprattutto bisogna ricordare
i due incidenti di aerei privati
che sono scomparsi nelle acque antistanti
Terrasiini e che non hanno rappresentato
allarme sociale e politico, ma che rappresentano
certamente una conferma che, dal
punto di vista della matematica attuariale,
non può che allarmare.
Pertanto, non vengo a ripetere certa
retorica su Punta Raisi; non voglio cogliere
questa occasione per un dibattito sulle
responsabilità politiche che stanno a
monte della costruzione di questo incivile
aeroporto collocato nella ubicazione più
sbagliata, ma certamente non possiamo
compiere l’errore di fare retorica in senso
opposto, e cioè la retorica di chi affida
tutto alla fatalità, di chi affida magari
allo sbaglio umano, come si ricava
- ahimé! - dalla sua risposta, di chi afida tutto al caso, senza tenere conto di
quello che è accaduto in centinaia di famiglie
al cospetto di tutta l’opinione pubblica nazionale.
Lei ha parlato di agibilità di un aeroporto,
ma, non potendo reggere questa tesi
che contrasta stridentemente con i dati
che abbiamo davanti, ha parlato di necessità
di migliorare questa agibilità, il che
non permette nel settore aeroportuale di
affermare questa certezza di agibilità. Infatti,
nel campo aeroportuale, dove le probabillità
dei disastri sono certamente le più
alte del settore dei trasporti, non è consentito
a nessuno affermare ipotesi di agibilità
al cospetto del mezzo aeroportuale,
che deve invece essere garantito dall’optimum
operativo, dall’optimum tecnico, che
Iei questa sera ha dichiarato non essere
stato ancora registrato a Punta Raisi, nel
momento in cui - se mi permette, onorevole
ministro - ha detto che questa agibilità
deve essere incrementata. Negli aeroporti
di importanza internazionale come
quelllo di Punta Raisi, così come avete fatto
per altri forse meno importanti aeroporti
d’Italia, questo optimum deve essere
raggiunto, perché senza di esso, di, fronte
alla fatalità ed al caso, le responsabilità
diventano politiche, e in termini politici
qualcuno deve pagare.
AI contrario, lei è venuto a Palermo
ed è venuto qui questa sera facendo un
po’ quadrato intorno alla politica aeroportuale
del Governo, soprattutto - ahimè ! -
con quei tecnici che le hanno fatto dire
le cose da lei dette in quest’aula. E sono
quegli stessi tecnici che molti decenni or
sono dissero sì a Punta Raisi come luogo
dover far nascere l’aeroporto; sono gli
stessi tecnici ai quali lei oggi ha affidato
quella commissione di inchiesta in forza
della quale noi saremo informati a lavori
ultimati.
Allora, io dico che questo dibattito, mutilato
per la tirannia regolamentare, ma
che esige un approfondimento in quanto
attiene esclusivamente a responsabilità di
carattere politico, deve essere approfondito,
e non tanto sulla dinamica tecnica dell’incidente,
al cospetto del quale può anche
avere giocato - come è chiaro - la
fatalità, ma soprattutto sulle responsabilità
che stanno a monte, relativamente alla
ubicazione dell’aeroporto, onorevole ministro;
problema nel quale lei, forse con roppa disinvoltura, questa sera si è avventurato
parlando della storia di questa ubicazione
e dicendo che si è trattato quasi
di una scelta necessitata (così mi pare di
aver capito).
La zona intorno a Terrasini, Carini, Cinisi è una zona intensamente popolata, in
una situazione geoclimatica ormai a tutti
nota. Lei ha detto che le altre località
proposte da forze politiche, da forze accademiche,
da movimenti di opinione pubblica,
in condizioni geoclimatiche certamente
più fortunate di Punta Raisi, non furono
utilizzabili in quanto densamente popolate.
Forse lei, onorevole ministro, non
ha letto il dibattito e la tematica relativi
a quel problema, allorché si doveva scegliere
l’ubicazione. Gli argomenti e gli elementi
furono purtroppo molto diversi; ci
furono elementi a favore ed elementi contro,
ma certamente i più sostanziosi non
furono certamente quelli che lei ci ha indicato in questa sede, che poi è la sede
più qualificata, nella quale non solo si ha
il dovere di dire la verità, ma di dire anche
cose approfondite attraverso una analisi
profonda della materia. Acqua dei Corsari
e Ficarazzi sono le zone intorno a
Bagheria che erano state dichiarate preferibili
rispetto a Punta Raisi. Esse non furono
accantonate perché intensamente popolate,
onorevole ministro: io credo alla
sua buona fede perché non avrebbe avuto
sicuramente motivi per dirci il contrario
di quello che le hanno riferito; si tratta
di zone esposte ,a ben atro tipo di speculazione.
Invece, la decisione di ubicare
l’areoporto a Punta Raisi rientra nel quadro
del costume tanto denunciato, ma mai
definitivamente abbattuto, della corruzione
di potere che impone proprio Punta
Raisi ai fini della più bassa speculazione.
Allora, le responsabilità sono politiche;
allora non ci si può venire a dire che
l’aeroporto è agibile quando, per esempio,
il titolare della cattedra di aeronautica
dell’università di Palermo, professor Lanzara,
in un dibattito successivo alla sciagura
di Montagna Longa, così dichiarava:
<< L’aeroporto di Punta Raisi era inagibile
con vento di scirocco. In conseguenza fu
programmata la costruzione di una pista trasversale a quella già esistente orientata
a sud-ovest. Lo scirocco - come si sa
- è un vento di sud-est. Poiché non possiamo
pensare ad un abbaglio dei progettisti
- anche perché sappiamo che sono
stati fatti dei rilievi con lancio di palloni
- l’unica conclusione logica ammissibile è,
che il vento di scirocco spira a Punta Raisi
a terra sino ad una certa quota e con
un angolo di 90 gradi rispetto alla direzione
del vento in quota: ciò crea sulla
zona aeroportuale, per la presenza delle
montagne, un colossale vortice. Quindi, si è costruita una pista per atterraggio e decollo
di velivoli al di sotto di un vortice.
Pensare che un aereo possa operare a bassa
quota in condizioni di sicurezza in tale
situazione è per lo meno assurdo. Ammesse
che siano vere le deduzioni logiche sopra
espresse - concludeva il professor
Lanzara - possiamo essere certi, secondo
una impostazione probabilistica, che si verificheranno
incidenti nei prossimi anni >>. Questa era una dichiarazione del 1973:
ahimè, il professor Lanzara era un profeta
di sciagure!
Onorevoli colleghi, onorevole ministro,
il problema è di carattere politico; siamo
insodisfatti della enunciazione tecnica da
lei lettaci; siamo addolorati di fronte alla
freddezza burocratica con cui il Governo
ha ritenuto di affrontare la materia; non
possiamo credere a lei, onorevole ministro,
quando i piloti della compagnia di bandiera
scioperano per i motivi che noi stiamo
denunciando e negano tutto quello che lei
questa sera ci ha dichiarato.
COLOMBO VITTORINO, Ministro dei trasporti e ad interim della marina mercantile. L’ANPAC non sciopera !
LO PORTO. Io le posso leggere il documento
di una certa categoria di piloti
della compagnia di bandiera; le posso leggere
le contestazioni che fanno a lei, all’Alitalia,
al grado di addestramento, a
Punta Raisi ed a tutte le responsabilità
di carattere politico a monte del disastro
aeronautico italiano. Le potrei leggere altre
dichiarazioni ed altri documenti ma,
onorevole ministro, in quest’aula che rappresenta la volontà nazionale, non rimaniamo
tutti noi insensibili di fronte ad
un atto di rilevanza politica inaudita.
Ieri, a Palermo, sfilavano in corteo di
protesta i familiari delle vittime ancora
sotto il mare. Per quanto riguarda i soccorsi,
lei non può dirci che tutto è stato
fatto nel migliore dei modi: 49 passeggeri
venivano catapultati dall’aereo e di essi
se ne sono salvati soltanto 21. Ben 28 persone
sono morte - come è stato accertato
dai medici - per asfissia da annegamento
e per assideramento. Hanno ragione i deputati
siciliani nel pretendere che simili
cose, in un paese civile, non accadano.
Ecco perché, onorevole ministro, per le
responsabilità tecniche noi aspettiamo con
fiducia i risultati della sua commissione
di inchiesta di carattere tecnico; per le
responsabilità politiche noi ci faremo parte
diligente nel richiedere l’istituzione di
una Commissione parlamentare di inchiesta
,sulle responsabilità in ordine all’ubicazione
dell’aeroporto (Applausi dei deputati
del gruppo Costituente di destra-democrazia
nazionale - Congratulazioni).
PRESIDENTE. L’onorevole Carenini ha facoltà di dichiarare se sia sodisfiatto.
CARENINI. Mi atterrò scrupolosamente
al contenuto dell’interrogazione, perché il
tempo disponibile non consente di andare
oltre, e poi perché potrò svolgere considerazioni
di carattere generale sulla situazione
dell’aviazione civile in Italia nel
prossimo dibattito che lei ha preannunziato.
Prendo atto di alcune sue precisazioni,
signor ministro, circa la mia interrogazione,
nella quale chiedevo se rispondeva a
verità il fatto che i due piloti dell’aereo
precipitato avessero l’abilitazione a pilotare
il DC-9 solamente dall’agosto 1978. Lei
mi ha risposto che le date sono invece
diverse: il primo pilota conseguì l’abilitazione
nel dicembre 1977; il secondo pilota,
nell’agosto 1978. Sono incorso in errore
solo per il primo pilota, e ne prendo
atto.
Indubbiamente, i suoi uffici non gliene
hanno dato la possibilità, signor ministro, ma lei ha omesso di portare a conoscenza
delle Camere - mentre sarebbe stato
assai importante - le prove attitudinali
sostenute dai due piloti agli esami. Ella
sa (se non lo sa, glielo dico io non perché
sappia più cose di lei, ma perché in
un modo o nell’altro sto nell’aviazione civile
da quasi diciotto anni che, quando
un pilota sostiene le prove attitudinali, riceve
una specile di pagella il cui punteggio
va da 0 a 100 punti, ed il giudizio
ha cinque gradazioni: insufficiente, sufficiente,
buono, superiore alla media, alto.
Ho riscontrato le pagelle dei due piloti;
e preciso che non intendo affatto - sarebbe
di cattivo gusto - polemizzare con
i morti, ma quanto riferisco gioverà alle
considerazioni e farò dopo. I due piloti
hanno conseguito l’attitudine con la qualifica
di sufficiente. Pertanto, i due piloti
dell’aereo precipitano avevano l’abilitazione,
rispettivamiente, da circa un anno e
da due mesi; per giunta, alle prove sostenute
avevano riportato la qualifica minima
! Se ella desidera maggiori informazioni,
aggiungerò che per il giudizio di sufficiente
i due piloti hanno ottenuto il punteggio
più basso.
Nella seconda parte della mia interrogazione
mi sono riferito all’istruttore che
ha presieduto agli esami di idoneità dei
due piloti. Dal punto di vista legale, le
cose sono ineccepibili, ma professionalmente
e tecnicamente vi sono aspetti insostenibili
ed inqualificabili. Infatti, l’esaminatore è un capitano dell’aviazione militare,
assegnato per le prove all’aviazione
civile: questo esaminatore, quando fu incaricato
degli esami dei due piloti, non
era a sua volta idoneo a pilotare il DC-9
tanto è vero che, essendo egli in questo
frattempo passato alle dipendenze dell’Alitalia,
sta sostenendo adesso gli esami
per l’abilitazione a pilotare il DC-9 !
Buon senso vuole che si faccia gestire
dalla compagnia di bandiera la politica
del personale in questa maniera? A quali
rischi tutti noi siamo esposti ? Noi ci stiamo
soffermando sulla sciagura di Punta
Raisi dove hanno perso la vita 120 persone!
Ma se le cose che ho detto in questo
momento rispondono a verità - e sono certo che rispondono a verità, tanto
che le ho dette dinanzi alla Camera dei
deputati - ogni utente italiano, ogni minuto, corre il rischio di perdere la vita
per il criterio di gestione della politica
del personale viaggiante seguito dalla compagnia di bandiera.
Nessun uomo responsabile avrebbe autorizzato a formare un equipaggio con elementi umani di siffatte caratteristiche, come ho denunciato, facendoli agire su un
aeroporto difficile - come hanno riconosciuto tutte le parti politiche - come
l’aeroporto di Palermo, e per giunta in
un volo notturno. Dico che siamo dinanzi
a responsabilità folli.
Il ministro, a conclusione del suo intervento, ha parlato di quella circolare
che eleva il massimale dei risarcimenti per
le persone che hanno perso la vita dai
cinque ai cinquanta milioni. Non vorrei
che la magistratura riconoscesse il dolo,
perché allora saremmo forse di fronte alla
necessità di dover smobilitare la compagnia
di bandiera, perché gli indennizzi sarebbero
tali da fare spavento !
Queste sono le responsabilità: qui vanno
individuate e io le ho denunciate; quindi
mi aspetto, onorevole ministro, che
lei si documenti, nel caso non lo avesse
fatto ancora completamente. Infatti, chi
ha sbagliato deve pagare, non per il gusto
di voler colpire chi ha sbagliato, ma
perché ogni utente, se i criteri di gestione
della compagnia di bandiera per il personale
viaggiante sono quelli che si sono
manifestati nella formazione dell’equipaggio
del DC-9, è esposto al rischio di perdere
la propria vita.
PRESIDENTE. L’onorevole Vizzini ha facoltà di dichiarare se sia sodisfatto.
VIZZINI. Desidero intervenire molto
brevemente per aggiungere la mia insodisfazione
e quella del mio gruppo a quella
espressa da altri colleghi. Vorrei dire che
il ministro in questa circostanza è stato
tanto tempestivo quanto insodisfacente
nella risposta che ha fornito sia a Palermo
il 29 dicembre - gli diamo atto della
tempestività anche in quella occasione; infatti, tra Natale e Capodanno venne a
Palermo -, sia in questa occasione. Però,
non essendo queste interrogazioni iscritte
all’ordine del giorno e avendone il Governo
riconosciuto l’urgenza, ritenevamo ci
fosse qualche motivo veramente urgente
per venire in Parlamento a dare risposte
diverse rispetto a quelle conosciute fino
ad ora.
Onorevole ministro, la sua relazione la
dividerei in tre parti. Una prima parte,
che non è altro che una sintesi degli articoli
dei maggiori quotidiani italiani di
questi ultimi quindici giorni.
COLOMBO VITTORINO, Ministro dei trasporti e ad interim della marina mercantile. No, è la storia del fatto.
VIZZINI. Una seconda parte, riguardante
una serie di dati e comprendente anche
la larghezza e la lunghezza delle piste,
che ritengo non fornisca un contributo
reale in questo tipo di dibattito. Una
terza parte, che considero la più grave,
perché è una relazione programmatica delle
cose da fare, e che potrebbe essere
considerata perfetta se parIassimo di un
aeroporto da cominciare a costruire domani
e non di un aeroporto in funzione
da diciotto anni.
Tutto questo è ciò che abbiamo inteso
questa sera e, per altro, con deIIe contraddizioni;
infatti, mi pare sia stato detto
che c’erano condizioni normali di agibilità
dell’aeroporto e con questo ritengo
si debba intendere che tutti gli strumenti
funzionassero perfettamente, oltre alle condizioni atmosferiche.
Intanto, per esperienza personale, per
essere atterrato mezz’ora prima della traedia all’aeroporto di Punta Raisi, posso
dire che il tempo era cattivo in quanto
:c’era un temporale (tra l’altro, è stato dichiarato che quando piove il radar non è più in grado di individuare gli aerei).
Per quello che riguarda il funzionanento
degli strumenti, non ho difficoltà a credere che tutto funzionasse perfettamente;
però la magistratura ha sequestrato
alcuni sistemi utilizzati per l’atterraggio. Ed allora, se la magistratura ha ritenuto di dover procedere al sequestro degli
strumenti in questione, prima di affermare
che tutto è a posto aspettiamo
di sapere cosa la stessa ci dirà allorché
riterrà di porre a disposizione dell’aeroporto
gli strumenti sequestrati, appena sarà
conclusa la fase preliminare dell’inchiesta
giudiziaria.
Abbiamo apprezzato il fatto che in apertura
della sua rispasta ella abbia affermato,
onorevole ministro, che i risultati
dell’inchiesta saranno resi pubblici. Ci
aspettiamo che ciò avvenga realmente, visto
che non siamo ancora riusciti a capire
bene cosa acadde sei anni e sei mesi fa
nella sciagura di Montagna Longa. Speriamo
che non succeda così anche questa
volta.
Veniamo ora ai problemi attinenti alla
sicurezza dell’aeroporto. Quest’ultimo -
l’ho già letto, prima di ascoltarlo da lei -
ha un radar che risulta praticamernte inutile
nella fase finale dell’atterraggio: non << vede >> più l’aereo entro le tre miglia. Ancora,
ha un silstema ottico di guida alla
planata forse inefficiente, visto che la magistratura
lo ha sequestrato, ed un radiofaro
omnidirezionale. Ebbene, alcuni di
questi strumenti erano già costati ,alla popolazione
siciliana 115 morti. I costo delI’ILS è aumentato di altri 108 morti. Certo,
non è possibile verificare quando tale
strumento sarebbe stato installato se non
vi fosse. stata la seconda sciagura ... Comunque,
un pilota dell’Alitalia, il comandante
Giuseppe De Maria, atterrato a Punta
Raisi il giorno 23 dicembre (quello successivo
al disastro) ha dichiarato ad un
quotidiano della sera di Roma, che ha
pubblicato il suo discorso tra virgolette,
quanto segue: << Non c ’è pilota che non
abbia vissuto i suoi attimi di angoscia
atterrando .a Punta Raisi. La radioassistenza è precaria sono tutti giocattoli che si
scassano. Quelli che indicano il sentiero
di planata sono addirittura preistorici >>.
Ripeto, tali parole ,sono riportate da un
quotidiano tra virgolette. Sarebbe una notizia
da smentire, punendo anche l’interessato,
se tali informazioni non risultassero
vere. In questo momento drammatico, tali
dichiarazioni o sono vere o occorre prendere,
in rapporto alle stesse, gli opportuni
provvedimenti.
Vi è, comunque, un aspetto che è il
più drammatico di tutta la vicenda, quello
dei soccorsi a mare. Si è parlato della inadeguatezza
di questi ultimi. Lei stesso,
onorevole ministro, ha fatto un lunghissimo
elenco dei mezzi intervenuti. Si è riferito
con orgoglio anche a quelli che hanno
operato nella prima fase; ma io desidero
ricordarle che non si trattava di mezzi dello
Stato, bensì di pescherecci che si trovavano
in quella zona e che, con spirito
encomiabile da parte di chi vi era a bordo,
hanno tagliato le reti e sono intervenuti.
Si è detto - chiederei in materia ancora
per un momento la sua attenzione,
onorevole ministro - che vi era questo
Boston Whaler, fermo a Terrasini, che non è potuto uscitre perché il mare era agitato
e perché, in ogni caso, aveva un motore
guasto. Non sono un tecnico, ma non
posso non chiedermi quale logica abbia
ispirato la decisione di tenere a Terrasini
un fuoribordo con motori a scoppio, che
deve andare ad effettuare i salvataggi in
un mare pieno di cherosene. E' normale
che quando un aereo cada a mare vi sia
del cherosene: tutti quelli che si sono salvati
hanno, ancora oggi, una dermatite da
cherosene. Ebbene, essendo questa la situazione,
il mezzo che si tiene a Terrasini è
con motore a scoppio, quindi a candele;
un mezzo che, a contatto con il cherosene,
può provocare qualche vittima in più,
derivante dalla sua esplosione. Non sappiamo
se dobbiamo essere felici o lamentarci
che il mezzo in questione non sia
potuto uscire ... Sono osservazioni che faccio
- ripeto - non da tecnico. Mi sembra
abbastanza elementare, comunque, pensare
che chi tali cose conosce avrebbe dovuto
prendere adeguati provvedimenti.
Concludendo, mi riferisco ,ai provvedimenti
da adottare. Divampa la polemica in
ordine alla chiusura o meno dell’aereoporto
in questione. Se dovessi esprimere un
giudizio fondandolo sul terrore da cui sono
preso ogni venerdi sera, quando giungo
a Palermo, direi che occorre chiuderlo
subito. Mi rendo conto che tale tipo di
giudizio non può essere espresso in base a queste sensazioni. Il problema va però
studilato ed approfondito. Se è vero, come è vero, che vi è una categoria di lavoratori
che, legittimamente o illegittimamente
(non entro nel merito della questione),
da domani pomeriggio rinunzia a certi introiti
poiché entra in sciopero per determinate
ore, occorre tirarne determinate
conseguenze. Facciamo allora uno studio,
istituiamo una commissione, usiamo tutti
gli strumenti possibili per stabilire se in
questo aeroporto si possa o meno atterrare
o decollare nelle ore notturne, ma
facciamolo con serietà; perché 115 vittime,
prima e 108 poi mi pare rappresentino un
contributo bastevole (speriamo per sempre
!) alla soluzione di un problema che
credo sia ormai divenuto indilazionabile
per le esigenze di tutta la popolazione siciliana.
PRESIDENTE. L’onorevole Baghino ha facoltà di dichiarare se sia sodisfatto.
BAGHINO. Il problema che è alla base
di questo dibattito è quello di individuare
i responsabili. Dopo l’elencazione dei
dati che abbiamo ascoltato cosa possiamo
dedurre? Che si è trattato di una fatalità
? Comincia qui la dimostrazione delle
cause della nostra completa insodisfazione
per la risposta del ministro. E' fatalità,
forse, aver realizzato soltanto nel 1975,
dopo che già nel 1972 una commissione
aveva affermato l’indispensabilità dei mezzi
di soccorso a mare, un accordo in proposito
con la regione; ed avere successivamente,
nell’ottobre del 1977, realizzato
un accordo tra regione e capitaneria di
porto, senza però riuscire a rendere il
porto di Terrasini idoneo ad ospitare i
mezzi (due motovedette ed un motobattello)
che erano stati ritenuti necessari
per una minima possibilità di realizzare
il soccorso in mare? Essendo infatti inagibile
il porto per le due motovedette,
si è potuto disporre di un solo battello,
per altro in avaria, che non è potuto uscire.
lo penso che si trattasse di un battello
dotato di due motori, dei quali però
uno soltanto funzionava: questo battello,
pertanto, difettando della potenza necessaria nei motori, non è riuscito a vincere
la forza del mare e quindi ad awicinarsi
al luogo in cui l’aereo era caduto ed in
cui si trovavano i naufraghi. Dobbiamo
allora concludere che non si è trattato
di fatalità, ma che esistono precise responsabilità
che occorre individuare.
Il ministro ci ha parlato degli strumenti
luminosi dell’aeroporto, ma non ci ha
detto se essi erano perfettamente funzionanti.
Ma abbiamo tutti letto delle dichiarazioni
nelle quali si affermava che alcune
delle luci rosse e bianche del sentiero
di atterraggio non erano efficienti!
Si è detto che si doveva provvedere alla
sostituzione di alcune parti luminose. E
non si è provveduto immediatamente, mentre
erano previsti voli notturni, in un aeroporto
dichiarato così difficile ?
Allora ecco la responsabilità, ecco la
necessità di una indagine, che chiedo, non
tanto perché credo possa attenuare il grave
dolore delle famiglie delle vittime, dato
che nei confronti della morte non esiste
riparazione, ma perché mi auguro che.
se viene colpito chi è colpevole, altri, incaricati
delle medesime funzioni, non commettano
gli stessi errori e quindi rendano
impossibile il ripetersi di simili tragedie.
Si parla di fatalità. Ho sentito, tra lo
altro, un intervento, che mi ha molto meravigliato,
sull’addestramento dei piloti, ritenuto
insufficiente. Ho letto nei giorni
scorsi - il Presidente sa che io mi occupo
di questi problemi, per la mia appartenenza
alla Commissione trasporti di questa
Camera - che l’Italia sotto il profilo
dei piloti , anche con riguardo alla sicurezza di volo, occupa il primo posto nekla classifica mondiale. Ora, invece, si parla
di mancato addestramento, di brevetto
ottenuto appena con la sufficienza, di
scelte sbagliate. Non vorrei che, con il
pretesto di un desiderio di perfezione nella
preparazicne dei piloti, si facesse cadere
su questi ultimi anche questa colpa.
Strano che poco tempo fa, proprio in
quest’aula ci si lamentò del fatto che avevamo
un fortissimo esodo di piloti in direzione
di altri Stati, che ce li contendevano,
offrendo il triplo o il quadruplo di quanto possiamo dare noi. E' strano che
si dica che è avvenuto per colpa del pilota,
quando si legge che comandanti dell’Alitalia affermano, responsabilmente, con
nome e cognome, che Punta Raisi possiede
tutti i requisiti che lo identificano
come aeroporto pericoloso. Oltre a quelli
conosciutissimi, come la montagna e il
vento, C’è anche quello della possibile illusione
ottica per chi si avvicina di notte
da nord, dovuta al contrasto tra il mare
colore dell’inchiostro e la luminaria
della costa. L’ILS, stando sempre a quello
che scrive il comandante Conti., è in
dotazione alla quasi totalità degli aeroporti
italiani. Ne sono sprovvisti solamente
gli aeroporti siciliani, Rimini e Bari.
Tale sistema di radioassistenza per I’avvicinamento
finale è mancante proprio a
Palermo che, paradossalmente, è quello
che ne avrebbe più bisogno degli altri.
In presenza della possibilità di questo errore
ottico, di questo inconveniente, non
ci si preoccupa di fornire a quell’aeroporto
tutto quello ,che è indispensabile per
scongifurare gli effetti. Più difficile è un
aeroporto, più tempestivamente dovremmo
intervenire !
Da tempo sappiamo che gli equipaggi
hanno denunziato la difficoltà degli aeroporti
italiani,. C’è stata una classifica di
aeroporti insufficienti, o drammaticamente
insufficienti (la dizione adottata dai piloti,
per l’esattezza, è: << deficienti, seriamente
deficienti, o criticamente deficientd >>. Quando
si conoscono queste difficoltà non si
può finire col cercare la giustificazione nell’errore
perché, anche se esso fosse avvenuto,
si sarebbe verificato per queste
carenze, per queste insufficienze, per queste
situazioni difficili. La colpa è allora
a monte. Possibile che tutte queste difficoltà, che tutte queste osservazioni su
quell’aeroporto non abbiano indotto i responsabili
a provvedere con tempestività,
con precedenza assoluta, in modo che l’aeroporto
di Palermo potesse essere messo
in condizioni uguali agli altri aeroporti
che queste difficoltà non hanno, anche se
lamentano ulteriori insufficienze ?
Nessuna responsabilità, quindi: l’aeroporto
di Palermo è agibile! Agibile vuol dire poter atterrare e poter innalzarsi; abbiamo
però visto le classifiche di deficienza
e allora dobbiamo richiedere interventi
al Parlamento, mediante la legge n. 825
che per altro non ha avuto completa applicazione,
qualora la situazione dovesse
peggiorare.
Dobbiamo cercare le responsabilità non
tanto per colpire, ma per impedire che altri
credano che sbagliando non paghi mai
nessuno: col timore di pagare si sta più
accorti, si è più attenti, ci si preoccupa
maggiormente.
Signor ministro, sa che vi sono Commissioni
della Camera che stanno affrontando
il problema della riorganizzazione
radicale dei servizi di assistenza al volo.
Ella sa quanto siano oberati di lavoro gli
operatori addetti al controllo del traffico
aereo; essi, essendo militari, non percepiscono
alcun compenso straordinario rispetto
ad altri loro colleghi che magari
sono comandati in tranquilli uffici. Ella
ha parlato di migliorare le attrezzature aeroportuali,
di sostituire il radar ormai antiquato
che non può valutare la quota:
tutto ciò significa che l’aeroporto di Punta
Raisi ha tutti i requisiti per divenire
un aeroporto << difficile >>. I provvedimenti
adottati sono quindi tardivi. Quasi quasi
arriveremo all’assurdo: meno male che è
avvenuta la disgrazia, così potremmo fornire
a questo scalo tutti gli strumenti idonei
all’assistenza al volo !
Signor ministro, ella sa che da tempo
attendiamo il piano nazionale generale degli
aeroporti. Ecco l’esigenza di accelerare
i tempi, di presentarlo, perché in quel piano
generale, in quella ristrutturazione ed
in quella scelta di politica aeroportuale
potremmo veramente intervenire, e mi auguro
tempestivamente, senza tanti sviamenti
burocratici, per dare efficienza a
tutti gli aeroporti !
Ma una cosa mi ha quasi scandalizzato.
Lei, onorevole ministro, ha riconosciuto
che bisogna riorganizzare la direzione generale
dell’aviazione civile. Mi pare però
che sia proprio dei giorni scorsi la conferma
del direttore generale attraverso un
trasferimento dalla sua vecchia amministrazione
(che mi pare fosse quella ferroviaria) a quella dell’aviazione civile, con
l’intenzione cioè di rendere stabile quello
che stabile prima non era. Si rende stabile
qualche parte del personale, ancor
prima della ristrutturazione, riconoscendo
che vi saranno trasformazioni totali in attesa
dei risultati della commissione d’inchiesta
su Civilavia.
Sarebbe bene attendere, per non rendere
definitivi elementi che non si sa se
siano idonei alla ristrutturazione e alla trasformazione
che è indispensabile. Per questo,
e per quanto può essere derivabile
da quello che abbiamo detto, siamo completamente
insodisfatti, e continueremo ad
interessarci di questo problema in sede
di Commissione.
PRESIDENTE. L’onorevole Massimo Gorla ha facoltà di dichiarare se sia sodisfatto per l’interrogazione Pinto, di cui è cofirmatario.
GORLA MASSIMO. Effettivamente dichiararsi
insodisfatti è abbastanza eufemistico;
però, poiché ritengo di aver speso
per qualificare l’operato di questo Governo
e dei suoi ministri tutti gli aggettivi
che la mia fantasia mi ha suggerito, non
insisto in questa impresa. Vengo ad alcune
brevi considerazioni sui problemi posti da
questa vicenda. Innanzitutto vi è la questione
della localizzazione dell’aeroporto di
Punta Raisi, quell’aeroporto che malgrado
tutto è stato definito ancora qui dal ministro
<< passabilmente sicuro >>. Non ripeterò
le cose che sono state evocate dal collega
La Torre a proposito delle ragioni che
hanno portato a quella scelta, a proposito
delle speculazioni, a proposito di quella
linea di difesa di particolari interessi politici
ed economici che ha portato a scegliere
Punta Raisi.
Il collega La Torre ha parlato anche di
una commissione, che fu richiesta a suo
tempo, al momento del primo incidente di
Punta Raisi, e che non fu istituita. Io vorrei
ricordare qualcuno che condusse un’inchiesta:
si chiamava Giuseppe Impastato.
Era un giovane candidato per le elezioni
comunali di Cinisi nelle liste di democrazia proletaria; era un giovane che è stato
effettivamente eletto, ma dopo essere morto,
cioè dopo essere morto di mafia, steso su
un letto di tritolo e fatto saltare per aria.
Perché ? Perché Giuseppe Impastato con
i pochi mezzi dei quali disponeva aveva
condotto la sua inchiesta su Punta Raisi e
su quello che vi stava dietro, dal punto di
vista della speculazione; e aveva fatto un
qualche cosa che giustifica la feroce reazione
della mafia: aveva fatto i nomi ed i
cognomi di chi stava dietro a questa operazione.
Ebbene, parliamo di Punta Raisi. Questo
aeroporto, anche se fosse dotato degli
strumenti più sofisticati per la sua
operatività, non potrà mai essere definito
sicuro. Le condizioni, le caratteristiche
orografiche del territorio sul quale insiste
e le caratteristiche di tipo meteorologico,
le caratteristiche dei venti, rendono assolutamente
insicuro l’aeroporto, al di là
di qualsiasi misura operativa di tipo tecnico
che possa essere presa. L’ubicazione
sotto la montagna rende infatti scarsamente
affidabili anche le strumentazioni
più moderne e quindi per questo insicuro
ogni atterraggio.
Vorrei poi fare un’ulteriore osservazione.
Anche se sui venti di caduta sappiamo
già tutto, C’è qualcosa in più. Vorrei
accennare allo windshear, cioè al fenomeno
la cui presenza sul campo o in vicinanza
dell’aeroporto, anche a 30 chilometri
di distanza dall’aeroporto, produce dei
flussi d’aria micidiali, che possono far
perdere il controllo dell’aereo. Questo tipo
di vento, che come caratteristiche ha quella
della grande intensità e quella della
direzione a variazione istantanea e fortissima,
non dobbiamo considerarlo da solo,
ma in combinazione con quei venti tipici
e legati alle caratteristiche dell’aeroporto
e della zona nella quale insiste, cioè combinato
con il vento di caduta generato
dalla montagna sovrastante. In determinate
circostanze la combinazione di tutto
questo produce correnti discendenti di intensità
assolutamente fatale. Questa pericolosità
di due fenomeni connessi ha allarmato
un po’ tutti ed ha stimolato indagini
che però sono state opportunamente coperte e riservate alle dirigenze delle
compagnie aeree affinché disponessero una
oculata diffusione delle informazioni, ma
una diffusione che evitasse di intaccare
la cosa principale, cioè profitti e percen
tuali di crescita nel volume del traffico
previsto.
Le comunicazioni che al riguardo sono
state date agli stessi piloti sono state per
questo banalizzate, minimizzate e mistificate.
Numerosi incidenti aerei passati, addebitati
ad errori del pilota, sono stati
riaperti e alla luce di queste ultime considerazioni
riconosciuti come causati da
questo tipo di vento, chiamato - ripeto -
windshear, che appunto nella sua connessione
con i venti caratteristici di caduta
dell’aeroporto di Palermo può portare a
quelle conseguenze fatali di cui parlavo.
Ebbene, queste sono cose su cui riflettere
e che avrebbero dovuto essere
pensate prima di fare quella scelta di ubicazione;
ma sono cose che ci interessano
ancora oggi, quando si tratta di decidere
la sorte di questo aeroporto e di decidere
se, anche con l’incremento delle
misure di dotazione tecnica, esso possa
essere considerato affidabile.
E questo un ordine di considerazione.
Accennavo però prima al fatto che ci sarebbe
anche da discutere su quelle che
sono le dotazioni strumentali e le caratteristiche
tecniche di questo aeroporto e,
oltre che di questo aeroporto, dello stesso
materiale aeromobile. Mi limiterò ad alcune
considerazioni, che del resto noi abbiamo
segnalato con alcune nostre interrogazioni
e che non hanno avuto una risposta
specifica, cioè quelle che riguardavano
i radar e quelle che riguardavano il
tipo di informazioni meteorologiche date
ai piloti in arrivo dalla torre di controllo
che, in assenza di strumenti adeguati, venivano
rilevate a vista.
Vorrei qui accennare alla questione del
T-VASIS molto brevemente, cui anche lei,
signor ministro, ha fatto riferimento. Esistono
su questo T-VASIS due cose da dire:
!a prima è che, mentre mancana nell’aeroporto
di Palermo i sistemi strumentali
ILS, esso ha una specialità; cioè, insieme
a Catania è l’unico aeroporto italiano ed europeo dotato di questo particolare
tipo di VASIS che è il T-VASIS.
Per quel che ci risulta, di T-VASIS ne
sono impiegati solo altri due in due aeroporti
australiani, mentre non si trovano in
nessun altiro aeroporto europeo ed italiano.
Non sta a me scendere nei dettagli
tecnici ma - e vengo al secondo punto -
facciamo parlare i piloti su questa questione.
I piloti che hanno deciso per loro
iniziativa di chiudere l’aeroporto di Punta
Railsi nelle ore notturne sono quegli
stessi che vi dicono che gli indicatori
luminosi di planata T-VASIS erano e sono
inefficienti a tal punto da offrire indicazioni
sbagliate ai piloti. Su questo bisogna
discutere. Sarà un sistema modernissimo,
non lo so; vi sono però degli interrogativi
che non credo possano essere lasciati cadere
tranquillamente.
Vengo ora ad un altro ordine di questioni.
Ho visto che lei ha reagito con un
certo sarcasmo quando il collega De Cataldo
accennava alle lesioni della fusoliera
di coda degli aerei. Forse ho interpretato
male e non vorrei trasformare
questo in uno sghignazzo ricordandole alcune
cose.
Su questo vi è stata una precisa denuncia
del Sunday Times, che ha ricordato
che i DC-8 Alitalia sono colpiti da
lesioni per l’appunto sulle ali e sulla coda
tant’è che nel corso del 1978 l’Alitalia
ha fermato la flotta dei DC-8 come
conseguenza di queste condizioni. Le linee
di manutenzione e revisione della nostra
compagnia non sono in grado di rievare
questo tipo di lesioni e di prevederle.
Per questa ragione gli aerei, in particolare i cargo che sono i più colpiti, sono
stati inviati negli Stati Uniti per un adeguato
controllo.
A proposito delle vendite - perché anche qui mi è sembrato di scorgere del
sarcasmo - vorrei precisare che le vendite
ci sono state. Infatti DC-8 sono stati
venduti come conseguenza della riscontrata non idoneità in seguito a quella denunzia:
tutto ciò con una logica che francamente mi stupisce perché, se le caratteristiche
di quegli aerei sono tali da non garantire la sicurezza in Italia, non vedo
come si possa ragionare allo scaricabarile
da questo punto di vista, ma lasciamo
perdere. E un ordine di considerazioni
che mi ricorda la questione delle bioproteine,
ma è un altro discorso.
Veniamo infine ad un altro aspetto. Si è parlato dei piloti. Si è parlato della
qualifica di quei piloti, del loro istruttore,
ma io vorrei affrontare il problema
da un altro punto di vista, che mi sembra
più generale ed insieme più sostanziale,
per quanto deve essere la nostra attenzione. E cioè sul fatto che l’impiego
del personale navigante è caratterizzato
da tempi estremamente ampi ed intollerabili.
Si tratta di 14 ore e mezzo di servizio
continuativo sui tragitti a lungo raggio
e di 12 ore e mezza su quelli a medio
raggio. Mi sembra difficile che queste
condizioni possano garantire sufficienti
margini di sicurezza nella conduzione degli
aeromobili.
Ma non basta. Sappiamo che di fronte
a questa situazione, a nostro avviso,
già intollerabile e gravosa di conseguenze
per la sicurezza del volo, per i lavoratori
e per i passeggeri, C’è addirittura l’intenzione
... e si è parlato qui di accordi intercorsi
tra la compagnia di bandiera e
la corporazione ANPAC, ad esempio, per
l’aumento di questo tetto a 16 ore continuative.
A questo proposito, i limiti tollerabili
indicati da parte ministeriale sono rappresentati
dalle 18 ore. Mi domando se
non sia forse il caso di agire su questo,
che è un terreno praticabile da un Governo
e da un ministro, per ridurre il tetto
tollerabile, per iniziativa ministeriale, incidendo
in questo modo anche su quella
che è la determinazione degli accordi di
categoria e di compagnia su quantitativi
di ore consecutive che rendono insicuro e
intollerabile, a nostro avviso, le condizioni
generali del volo.
PRESIDENTE. Le ricordo, onorevole Gorla, che ella ha già abbondantemente superato i limiti di tempo previsti dal regolamento per le repliche degli interroganti.
GORLA MASSIMO. Sto concludendo, signor
Presidente, e voglio dire un’ultima
cosa: l’Alitalia elude continuamente una
legge di Stato sulla certificaziolne dei complementari
di bordo. Si tratta della legge
2 marzo 1974, n. 72, secondo la quale la
azienda è tenuta ad applicare il contratto
collettivo di lavoro in materia di orario di
lavoro, di assistenza ai passieggeri, di composizione
dell’equipaggio. Ma tutto questo
viene eluso e si arriva al grottesco che i
comandanti che si rifiutano di avallare una
decisione di compagnia che li mette in
condizione di volare al di sotto delle
condizioni minime previste dalla legge vengono
fatti oggetto di discriminazione e di
repressione da parte della compagnia.
Questa è la cosa più pazzesca!
Quando dunque dobbiamo parlare del
personale di volo e dell’errore umano, dobbiamo
sì parlare dei problemi di qualificazione,
ma soprattutto anche dei problemi
che ho descritto e della politica di gestione
della compagnia, che giunge a reprimere
chi si rifiuti di avallare situazioni
che mettono in pericolo l’incolumità di
equipaggi e passeggeri.
Questa è una delle ragioni per le quali
noi riteniamo che questa discussione
non possa finire qui. Vedremo se sia il
caso di parlare di Commissioni di inchiesta,
ma comunque è certo che si debba
fare un discorso generale su questi problemi
e che non ci si possa accontentare
di denunce, quando questi fatti di morte
diventano conseguenza di una determinata
politica. A questo bisogna porre rimedio
e di fronte a questo il Parlamento deve
assumere le proprie responsabilità.
PRESIDENTE. L’onorevole Costamagna ha facoltà di dichiarare se sia sodisfatto.
COSTAMAGNA. La lista nera degli scali
italiani è tornata di drammatica attualità,
a sei anni e mezzo dalla prima tragedia
di Punta Raisi, quando un DC-8 dell’Alitalia
si schiantò sulla montagna, rivelando
le profonde carenze dello scalo palermitano,
sulla cui ubicazione hanno inciso, a
quanto si è sempre affermato ed ancora.
oggi ripetuto (vedi La Stampa di Torino, a firma Marco Tosatti), pesanti interessi,
anche mafiosi.
Alcune delle carenze di Punta Raisi sono
state, con il passare degli anni, colmate,
ma non tutte. Un aeroporto sul mare
dovrebbe essere dotato di un efficiente
soccorso marittimo: appare logico a chiunque,
ma la scheda di Punta Raisi nella relazione
ministeriale è, a questo comma, di
una brevità agghiacciante: << Servizio effettuato
con una zattera autogonfiabile dislocata
nel porto di Palermo, troppo distante
dall’aeroporto >>. E, a fianco, la nota:
<< Predisporre il servizio nelle immediate
vicinanze dell’aeroporto, con mezzi
adeguati >>. Un consiglio che in cinque anni
nessuno ha avuto la preoccupazione di
seguire.
Ora, a sei anni e mezzo di distanza,
questa nuova sciagura ripropone il problema
della sicurezza e dell’efficienza delle
strutture aeroportuali italiane.
Fu I’ANPAC, sei anni fa, a scatenare la
polemica sulla sicurezza del volo, indicando
i sedici scali italiani più pericolosi. Solo
gli aeroporti di Genova e di Venezia
sono classificati << buono >> dai piloti. Punta
Raisi, come la mia Torino (vedi caso,
anche a Torino ci sono stati due disastri
aerei), sono giudicati tecnologicamente accettabili,
ma è stato anche detto che Punta ‘Raisi gode di una collocazione tra le
meno fortunate in campo europeo. Ma la
situazione non è molto migliore nel nord:
infatti, gli scali settentrionali, secondo i
tecnici dell’ANPAC, hanno tutto quello che
occorre per atterrare in direzione sud-nord,
ma sono invece pochissimo attrezzati per
compiere l’atterraggio in direzione inversa,
in caso di maltempo.
Speriamo che finalmente, dopo questo
disastro, la compagnia di bandiera soprattutto,
ma anche i Ministeri interessati
capiscano questa dura lezione e si sveglino
una volta per tutte.
Signor Presidente, due anni fa, alle
Canarie, quasi 600 persone hanno perduto
la vita a causa, pare, di una interferenza
nelle comunicazioni via radio tra l’aereo
e l’aeroporto. Lo rammento oggi per sottolineare
come sia delicato il problema
per ribadire che non si tratta di un problema astratto, perché oggi in Italia siamo giunti ad una vera e propria anarchia
radiotelevisiva. Esistono centinaia e centinaia
di radio private ed ognuno che riesca
a trovare un tecnico ed a comprare
attrezzature tecniche, neppure troppo costose,
si ritiene in diritto di mandare in
onda messaggi e programmi di ogni colore.
Il problema è gravissimo: basta una
interferenza di una qualche irresponsabile
stazione privata e potrebbero derivarne
disastri ed incidenti immani, come è accaduto
a Punta Raisi ! Perciò, rivolgo questo
mio appello ai ministri, affinché non
scherzino con il fuoco! In materia il ministro delle poste (il suo successore,
onorevole Vittorino Colombo) deve avere
il coraggio di proporre un decreto-legge
che fissi limiti precisi per le radio e le
televisioni private, facendoli rispettare in
modo da evitare ogni abuso (Commenti
del deputato Mellini). Possibile che i vari
ministri delle poste che si sono succeduti
non siano riusciti a capire quanto sia
grave e pericolosa, specie per gli aeroporti
e i servizi aerei, questa anarchia
delle radio ?
Sono veramente desolato della risposta
del Governo.
PRESIDENTE. L’onorevole Accame ha facoltà di dichiarare se sia sodisfatto.
ACCAME. Vorrei richiamarmi in questo
breve intervento alle parole conclusive
dell’onorevole Saladino; vorrei cioè riferirmi
a quel dramma nel dramma, che
stiamo ancora vivendo, costituito dal recupero
delle salme di Punta Raisi, ricordando
la dimostrazione dei parenti e dei
congiunti-delle vittime che si è avuta recentemente
a Palermo. Il recupero delle
salme è un’operazione ancora in corso,
sulla quale si può e si deve agire con
tempestività ed in modo assai diverso rispetto
alla linea di condotta adottata sinora.
Nel riferirmi alle due fasi che hanno
seguito la caduta dell’aereo, cioè alla
localizzazione del relitto e delle salme e
al recupero, vorrei iniziare dicendo che
abbiamo apprezzato lo slancio con il quale
i mezzi della marina militare si sono recati sul posto, ma vorrei anche precisare che non è un compito amministrativo
della marina militare quello di intervenire
in queste operazioni, salvo che nella
fase di emergenza. Vorrei anche dire
che da un punto di vista sindacale la
questione è piuttosto controversa, perché
si toglie alle ditte specializzate il lavoro
di loro competenza, facendolo compiere ai
militari a prezzi assolutamente irrisori.
Ciò premesso, vorrei dire che anche
in queste operazioni non sono stati usati
tutti quei mezzi che avevamo e che potevamo
usare. Non è stata usata una apparecchiatura
di cui disponiamo a La Spezia,
che permette di registrare con precisione
tutto ciò che è sul fondo, comprese
delle mine della lunghezza di qualche
metro e della larghezza di circa mezzo
metro, cioè molto più piccole rispetto al
relitto. La mancata utilizzazione di questa
apparecchiatura credo sia un fatto grave,
in quanto essa avrebbe potuto rendere
molto più rapide le operazioni. Ma è mancata
anche una operazione di sciabica sul
fondo, che poteva essere compiuta e che
poteva portare, molto più rapidamente di
quanto è accaduto, alla localizzazione del
relitto. La localizzazione è stata ritardata
perché le apparecchiature che sono state
usate erano molto condizionate dalla situazione
del mare, mentre una sciabica
avrebbe potuto essere fatta immediatamente,
anche in condizioni di mare assai
peggiori.
Vorrei dire inoltre - questo mi pare
un fatto singolare - che non sono state
accettate le offerte avanzate da due ditte
- la MICOPERI e la SAIPEM - che avevano proposto di intervenire con i loro
mezzi, che sono assai più adeguati di
quelli della marina militare. Ricordo che
la marina militare usa i suoi sommozzatori
soprattutto per lunghe nuotate sott'acqua
a bassissima quota, per poi sistemare
delle cariche sotto lo scafo di una
nave; quindi non per operazioni di questo
tipo, che esigono ben altre attrezzature
Nella sua risposta il ministro non ci ha
dato alcun conto del perché siano state
rifiutate queste volontarie offerte di quelle
ditte. Il sommergibile tascabile è arrivato solo dopo quindici giorni, e cioè con
un enorme ritardo.
Vorrei dire, a proposito delle operazioni
di recupero, che delle critiche severe
debbono essere mosse, perché i sommozzatori
che sono stati impiegati sono dei sommozzatori
idonei a lavorare in 50 metri
circa di fondale, come sono quelli di Punta
Raisi, ma con immersioni assai brevi.
La durata del lavoro pratico sul fondo del
mare è di pochi minuti, in quanto ci sono
i tempi di discesa e i tempi di risalita.
Per i tempi di risalita va soprattutto
tenuto conto del fatto che il sommozzatore si deve fermare per una decompressione
a 10 metri. Ora, anche con un mare
non molto forte, con onde non molto alte,
magari di due o tre metri, la decompressione
a 10 metri diventa impossibile,
perché questa variazione di battente fa sì
che i 10 metri non vengano rispettati, mettendo in grave rischio la salute del sommozzatore.
Vorrei anche dire che c'è stato un fatto
molto singolare. Mi riferisco, al fatto
che i sommozzatori del centro della polizia
di La Spezia si sono messi immediatamente a disposizione, rientrando dalla licenza,
il 23 dicembre. Questi 45 sommozzatori
della polizia, addestrati ,come quelli
della marina militare, che avrebbero potuto
dare un notevole contributo, essendo
le salme disperse in un vasta zona che richiederebbe
l'uso di un numero molto
maggiore di sommozzatori, non sono stati
chiamati, nonostante la loro insistenza, nonostante
il fatto che espressamente avessero
telefonato al prefetto di Palermo, che
singolarmante ha rifiutato questo apporto.
La critica che desidero muovere attiene
al fatto che ,esistono oggi in altri paesi
- anche in Italia, presso ditte private,
ma in altri paesi presso organizzazioni statali
- sommozzatori che possono operare
agevolmente e per lungo periodo in 200,
300, 400 metri di fondale. Essi operano
con un sistema diverso; operano, come si
dice, in saturazione, immersi in una campana,
e prima della campana in una camera
iperbanica che li condiziona alla
pressione in cui debbono operare; la stessa
campana è a quella pressione; escono dalla campana nel fondo, operano per una
ora, due ore, tre ore, cioè per tempi dieci
volte superiori a quelli in cui operano
e hanno operato questi sommozzatori; vengono
rimessi nella campana, tornano a
bordo della nave, tornano nella camera
iperbarica, dove soggiornano, mangiano,
dormono, e poi riprendono continuamente
le operazioni.
Ora, vorrei chiedere questo: nell’ambito
della solidarietà della NATO, abbiamo la
marina americana che opera non a 50
metri ma ad oltre 1.000 metri sul fondo
per il recupero dei suoi sommergibili atomici;
abbiamo la marina francese che opera
agevolmente con i suoi sommozzatori a
400 metri, di profondità; abbiamo, nei paesi
che fanno esplorazioni petrolifere, sommozzatori
che operano in queste condizioni.
Perché non c ’è stata la solidarietà che
in questo momento sarebbe stata estremamente
importante per dare ai parenti
di queste vittime un minimo di tranquillità
?
Non nelle chiacchiere, ma in questi fatti,
noi vorremmo vedere una maggiore solidarieta.
COLOMBO VITTORINO, Ministro dei trasporti e ad Interim della marina mercantile. Onorevole collega, guardi che abbiamo usato anche noi la camera iperbarica a Punta Raisi !
ACCAME. Non l’avete utilizzata con gli operatori, con la campana e con la miscela ad elio perché non era ancora disponibile nella nostra marina e perché credo che solo fra due mesi sulla nave Proteo saranno sistemate queste camere iperbariche con i sommozzatori preparati allo scopo, che sono pochissimi. Quindi, per quanto riguarda i somozzatori militari, escludo nella maniera più assoluta questa possibilità di impiego.
ACCILI, Sottosegretario di Stato per i trasporti. Non sono sommozzatori militari, ma quelli della società MICOPERI.
ACCAME. Ma io sto parlando di tutte
quelle operazioni che sono state fatte ad opera della marina militare, che non poteva
utilizzare questi mezzi perché non
c’erano, per il semplice fatto che non ne
disponeva. Quindi tutto ciò è stato fatto
con un enorme ritardo: le conferme in
proposito sono ovvie ed immediate.
Vorrei ricordare che questa problematica
pone un grosso problema: quello della difesa civile. Nonostante che al Ministero
della difesa ci sia un ufficio che da
32 anni studia la difesa civile, non abbiamo
una legge idonea al riguardo. Dovrebbe
trattarsi di una legge che dovrebbe assicurare
il soccorso non solo in terra in
caso di calamità, ma anche in mare. Vi è
una proposta socialista in questo senso:
noi speriamo che almeno venga presa in
esame. Voglio ricordare questo anche perché
assieme a questa si è verificata a Salerno
un’altra tragedia del mare non meno
grave: anche lì i parenti delle vittime attendono
che le salme che si trovano ancora
nella Stabia I vengano finalmente recuperate.
Anche a Salerno c ’è molta tensione
per i ritardi inspiegabili che si sono
verificati sia nelle operazioni di soccorso
(operazioni che meriterebbero un’ampia inchiesta),
sia nelle operazioni di recupero
delle salme. Anche queste ultime stanno
subendo dei ritardi veramente inaccettabili
e non degni di un paese civile e moderno
quale il nostro dovrebbe essere.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni urgenti sulla scilagura aerea di Punta Raisi.