Atti Parlamentari - 739 - Camera dei Deputati
VI LEGISLATURA
12.
SEDUTA DI MERCOLEDI 19 LUGLIO 1972
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PERTINI
INDI
DEL VICEPRESIDENTE ZACCAGNINI
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Svolgimento di interpellanze e di una interrogazione sulla situazione aeroportuale italiana.
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca lo svolgimento delle seguenti interpellanze, dirette al ministro dei trasporti e dell’aviazione civile:
NICOSIA, "per conoscere gli intendimenti del Governo per risolvere i problemi tecnici
ed organizzativi degli aeroporti italiani, anche
in riferimento alle risultanze dell’inchiesta
sulla catastrofe di Punta Raisi, del 5 maggio
1972"
(2-00025)
LA TORRE, FERRETTI, RIELA e FOSCARINI,
"per conoscere quali provvedimenti ha adottato o intende adottare in seguito alle risultanze
dell’inchiesta effettuata sul disastro del
5 maggio 1972 all’aeroporto di Punta Raisi"
(2-00026).
Lo svolgimento di queste interpellanze,
che concernono lo stesso argomento, avverrà
congiuntamente.
L’onorevole Nicosia ha facoltà di svolgere
la sua interpellanza.
NICOSIA. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, alcuni di noi sono stati testimoni
involontari del disastro aereo di Punta Raisi
nell’ormai famosa sera del 5 maggio 1972.
Colgo l’occasione, se me lo permette, signor
Presidente, per inviare alle famiglie delle
vittime i sensi della più commossa solidarietà,
a nome del nostro gruppo. Ritengo che
anche la Camera dovrà esprimere analoghi
sentimenti perché ciò non è stato fatto per
le note vicende politiche ed elettorali.
Proprio quella sera, assistendo a quell rogo
spaventoso insieme con migliaia e migliaia
di palermitani, veniva in mente a tutti noi,
che pur frequentiamo quella linea aerea,
una considerazione di fondo sul grave problema
della sicurezza del volo. Ritornavano
alla nostra mente le discussioni che hanno
preceduto quella catastrofe, la più grande
nella storia dei servizi aerei della nostra nazione
ed una delle più gravi del mondo, le
argomentazioni che hanno appassionato anche
gli uomini politici in occasione della costruzione
degli aeroporti.
L’aeroporto di Punta Raisi è agibile dal
1960. La sua costruzione è stata preceduta
da una serie di polemiche che hanno investito
anche le popolazioni locali. Ma non desidero
ora ritornare su quelle argomentazioni,
né rivangare i problemi connessi con la costruzione
di un aeroporto: è chiaro, però,
onorevoli colleghi, che tutto il problema degli
aeroporti italiani si poneva quella sera
nella sua drammaticità, come si pone tuttora.
E proprio la sciagura di Punta Raisi è
valsa a porre sul tappeto la questione.
Sappiamo che una Commissione parlamentare
si è già occupata della situazione aeroportuale italiana e che è in corso di elaborazione
una relazione che condensa i risultati
di un’indagine conoscitiva svolta sulle
condizioni degli aeroporti in Italia. Ma la
sciagura di Punta Raisi ha acuito il problema
anche per la constatazione dell’insicurezza
degli altri aeroporti. Non sono sicuri,
infatti, aeroporti che pure sono considerati
sicuri, come ad esempio quello di Linate. Un
po’ per la tempesta o la bufera, un po’ per la nebbia o il vento, in Italia si rischia di
non volare più. Per chi frequenta le linee
aeree, come noi deputati, il problema dovrebbe
rivestire un interesse particolare.
Sono anni che si discute della deficienza dei
servizi, della dotazione e gestione degli aeroporti,
dell’assistenza al volo e della stessa
dislocazione degli aeroporti. Ebbene, anche
perché si tratta di problemi che viviamo ogni
giorno, essi non possono più essere sottaciuti
in Parlamento.
A noi pare che dalla sciagura di Punta
Raisi siano emersi anche fatti importanti. E'
emersa innanzitutto la responsabilità della
compagnia di bandiera nel mantenere una situazione
di costante disagio per quanto concerne
il personale dipendente. Non si capisce
più niente negli aeroporti italiani. A Fiumicino,
ad esempio, si è sicuri soltanto di arrivare
in macchina all’aeroporto, ma non di
partire in volo.
E' una situazione talmente grave che non
può essere più tenuta sotto silenzio dal Governo.
Vi sono agitazioni sindacali, scontri
fra gli stessi dipendenti dell’Alitalia. Siamo
arrivati al punto che non si sa a chi attribuire
la responsabilità della paralisi di un aeroporto.
Certamente possiamo dire che la compagnia
di bandiera ha delle gravi responsabilità,
poiché non ha saputo dotare gli aeroporti delle
attrezzature necessarie per la manutenzione
degli aeroplani. Il Governo deve immediatamente
richiamare la compagnia di bandiera
all’adempimento dei suoi doveri tra i quali,
non ultimo, è quello di assicurare tranquillita'
e serenità ai propri dipendenti nello svolgimento
delle rispettive mansioni.
Non si riesce a comprendere - anche noi
deputati non siamo riusciti a capire questo
problema - quali sono i motivi che dividono
i dipendenti dai (dirigenti dell’Alitalia. Così
vediamo che una volta sono in agitazione i
dipendenti che portano i bagagli, una volta
quelli che fanno i biglietti, altra volta i piloti,
eccetera e la situazione rimane sempre tesa
ed incerta. E' chiaro che anche di questi problemi
il Governo deve interessarsi e deve rispondere
davanti al .Parlamento. Da parte nostra
queste situazioni vengono necessariamente
riallacciate e alla gestione degli aeroporti
e alla compagnia di bandiera per quanto riguarda
i servizi di volo.
Dalla tragedia di Punta Raisi emerge anche
in tutta la sua gravità il problema della
insufficienza dell’assistenza al volo e dell’attrezzatura
degli aeroporti siciliani. Non voglio
parlarne diffusamente in questa sede - ne
discuteremo certamente ancora - perché noi prendiamo l’impegno, come gruppo parlamentare
e a nome dei deputati palermitani, di,
avvalerci di altri strumenti regolamentari per
sottoporre all’attenzione del Parlamento in
questione degli aeroporti siciliani.
Si deve tener presente che il problema
si presenta particolarmente grave per le isole.
Mentre infatti nel continente il collegamento
ferroviario consente di raggiungere le varie
città d’Italia in poche ore - 5, 6, 7, 8 ore al
massimo - per la Sicilia e per la Sardegna
occorrono oltre 12 ore, se tutto va bene. E'
quindi necessario attrezzare in maniera adeguata
gli aeroporti della Sicilia e della Sardegna
ed in modo particolare quelli di Palermo,
Catania, Cagliari, Alghero. Nel caso
infatti che le cose dovessero restare allo stato
attuale, il danno per il volume del traffico sarebbe
enorme.
Il Parlamento e il Governo devono esaminare
con urgenza e con attenzione la situazione
degli aeroporti siciliani e sardi. Quello
che noi vogliamo non è un gran numero di
aeroporti, ma pochi aeroporti bene attrezzati.
Oggi vediamo infatti che in una sola zona
della Sicilia occidentale vi sono ben sei aeroporti (Bocca di Falco, Punta Raisi, Milo, Castelvetrano,
Chinisia, e Birgi), di cui soltanto
uno è forse sicuro.
Il problema degli aeroporti siciliani è per
noi fondamentale; ma, quando ho detto che
la situazione nelle isole è drammatica, non
ho voluto affermare che per gli altri aeroporti
del continente la situazione sia migliore. Prendiamo
ad esempio l’aeroporto di Linate, dove
la nebbia rende quasi sempre difficoltoso, se
non impossibile l’atterraggio. Anche in questo
caso l’uso di attrezzature radar moderne potrebbe
ovviare all’inconveniente. L’esattezza
di quello che affermo è dimostrata dal fatto
che nell’aeroporto di Chicago, attrezzato con
le più moderne apparecchiature, è possibile
atterrare nonostante che, trovandosi esso sul
lago Michigan, sia soggetto a lunghi periodi
di nebbia.
Onorevoli colleghi, non è più possibile continuare
a mantenere i nostri aeroporti in una
tale situazione, anche perché tra il 1970 e il
1980 si prevede che il traffico aereo, per la
sola Italia, arriverà a decine di milioni di
passeggeri.
Non voglio qui parlare dello sforzo che
viene compiuto in Francia e in Inghilterra per
il progetto Concorde, né di quanto si sta facendo
negli Stati Uniti dove per il 1974-1975
si prevede la realizzazione del progetto Boeing
2707 che riguarda un aereo supersonico. Ma
quando arriveremo a queste velocità (nel giro di pochissimi anni: nel 1973-1974 la Francia
e l’Inghilterra, con il Concorde; nel 1975, al
massimo, gli Stati Uniti con il Boeing 2707),
esisteranno nel traffico internazionale le stesse
differenze che esistevano tra il DC-3 e il DC-8.
Com’è pensabile che l’Italia possa adeguarsi
al nuovo traffico aereo mondiale quando è in
difetto - in uno spaventoso difetto - per quanto
riguarda gli attuali aeroporti ?
Intendo dunque rilevare, in questa prima
sede di. svolgimento della mia interpellanza
(dato che attendo le dichiarazioni del Governo
a questo proposito), che è insufficiente, innanzitutto,
la relazione diffusa sulla responsabilità
del pilota nella fase di atterraggio del
DC-8 a Palermo. Gli errori umani hanno sempre
la loro parte in tutti i disastri aerei, però
non è concepibile che in questo caso. possa
essersi trattato soltanto di un errore del pilota.
Si tratta comunque di un problema che non è certamente esauribile in quella sola relazione:
ne mancano molte altre, e manca soprattutto
l’indagine della magistratura.
In secondo luogo, per quanto riguarda le
dotazioni degli aeroporti, vogliamo sapere se
il Governo intende risolvere definitivamente
le questioni della gestione degli aeroporti, dell’assistenza
di volo, e soprattutto quelle che
riguardano proprio le deficienze dei servizi.
Abbiamo appreso in questi giorni dai giornali
che stanno scoppiando degli scandali anche
per quanto riguarda gli altri aeroporti, compreso
quello di Fiumicino.
Ed allora, onorevoli colleghi, sappiamo
che quando prendiamo l’aereo, partiamo con
difficoltà; sappiamo che facilmente si può non
arrivare: mi sembra che il problema sia tale
da dover comunque interessare il Governo.
Alla questione degli aeroporti sono inoltre
connessi molteplici problemi che riguardano
il turismo, le attività commerciali, gli scambi
e la stessa attività industriale. Com’è possibile
che una nazione come la nostra possa ignorare
tutti questi problemi ? Gran parte dell’economia
italiana, gran, parte dell’economia mondiale è legata al servizio aereo.
Io spero, onorevole rappresentante del Governo,
che la sua risposta possa servire non
già a rasserenare gli animi, ma ad avviare
un processo di rinnovamento della situazione
aeroportuale in Italia, e che possa soprattutto
dare l’avvio ad una politica in questo settore,
che attualmente non esiste.
Ieri sera il ministro Bozzì al Senato ha parlato
di una relazione di carattere tecnico che
si sta preparando con la collaborazione di un
cosiddetto comitato <<Lino>>, dal nome del colonnello
che lo presiede. Speriamo che tale relazione, com’è stato promesso, sia pronta
a fine luglio. Noi tuttavia desideriamo conoscere
quali sono gli impegni precisi del Governo
per la rimozione di tutte queste difficoltà.
Una sola cosa desidero adesso ricordare al
Governo, tornando per un momento a quello
che ,ho detto all’inizio di questo mio intervento:
non è vero che l’opinione pubblica non
si sia occupata della questione degli aeroporti.
Abbiamo avuto un’inchiesta sull’aeroporto di
Fiumicino; vi è stata inoltre una battaglia
di carattere parlamentare, ma soprattutto di
carattere politico, in loco, per quanto riguarda
la costruzione dell’aeroporto di Punta Raisi.
Per quanto riguarda quest’ultimo, pur
avendo i tecnici ritenuto ben scelta la località,
si rileva tuttavia la necessità di costruire
una terza pista. Dopo gli esami preliminari,
infatti, i tecnici avevano scoperto che a Punta
Raisi esistevano dei venti non conosciuti; le
vicine montagne, infatti, determinano dei
venti di risulta che non compaiono tra quelli
della rosa dei venti. Vorrei fare a questo proposito
una citazione, perché è giusto che rimanga
negli Atti parlamentari. Nel 700 l’abate
Meli, il famoso poeta dialettale siciliano, che
era proprio di Cinisi-Punta Raisi, -consigliava
al cacciatore di non andare a cercare gli uccelli
a Punta Raisi perché il vento non permette
agli uccelli di volare in quella località.
Ebbene, proprio lì abbiamo costruito l’aeroporto
! Non dico che i tecnici fossero tenuti
a conoscere la poesia dell’abate Meli ... Comunque,
colleghi, vedete come ci siamo ridotti? Un poeta del Settecento prevedeva cose
che un tecnico degli anni <<sessanta>> non è
riuscito a prevedere !
Si costruisce, dunque, un aeroporto in una
zona infelice. Si vede ben presto che una
terza pista potrebbe risolvere i problemi del
vento cui ho prima accennato. Si fa, dunque,
la terza pista, ma non si trovano i pochi soldi
necessari alla sua illuminazione. D’altronde,
a chi arriva oggi a Palermo appare l’immagine
di una ben squallida aerostazione. Questa
nazione italiana e la regione siciliana non
hanno i soldi necessari alla costruzione di un
degno aeroporto per una città di settecentomila
abitanti. Quello esistente è un vero tugurio.
Ritenete, onorevoli colleghi, che si possa
continuare in questa maniera ? Avete un’idea
del traffico che interessa aeroporti come quelli
di Palermo e di Catania ? Il traffico che parte
da Palermo e da Catania è diretto in tutto il
mondo, perché a Palermo e Catania nasce la
catena dell’emigrazione per quanto riguarda il mondo siciliano. A Palermo e Catania arriva
ogni giorno gente da tutti i paesi del
mondo.
In questa sede non voglio neppure sollevare
la questione della tariffa che fu modificata
alcuni anni fa. Gli aeroporti di Palermo
e Catania erano, anni addietro, aeroporti sussidiari
di quello di Roma. La tariffa dell’emigrante
aveva validità da Roma, e non da Palermo
o Catania. Ebbene, a seguito della modifica
tariffaria cui ho accennato, si fa pagare
all’emigrante anche il tratto Palermo-
Roma e Catania-Roma. Tutto ciò è ingiusto,
ma, dal momento che abbiamo ritenuto di modificare
la tariffa in questione, cerchiamo pure
di cambiare i sistemi di conduzione degli aeroporti,
cerchiamo di migliorare il sistema
dell’assistenza di volo; diamo, infine, sicurezza
in un settore particolarmente delicato e importante
per la vita contemporanea.
PRESIDENTE. Quando è avvenuto il grave
disastro di Punta Raisi - disastro che ha turbato
l’animo di tutti gli italiani - il Parlamento
era sciolto e la nuova Camera, non era
stata ancora convocata. Colgo quindi l’occasione
per manifestare, a nome dell’ Assemblea,
il più profondo compianto e per esprimere
il più vivo cordoglio ai familiari delle
vittime.
L’onorevole La Torre ha facoltà di svolgere
la sua interpellanza.
LA TORRE. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, questa discussione, poiché avviene
all’indomani di un dibattito al Senato sullo
stesso argomento, ci aiuta ad andare all’essenziale,
tenendo conto di quanto il ministro
Bozzi ha detto ieri sera nell’altro ramo del
Parlamento. Vorrei prima di tutto rilevare che
le conclusioni dell’inchiesta sulla sciagura
sono veramente sorprendenti. Si concentra
tutta l’attenzione sulle responsabilità soggettive
del pilota Bartoli, ‘definito distratto e lassista,
e .del suo secondo, definito press’a poco
un menomato psichico. Vi sarebbe da domandarsi
come, con queste note di qualifica, si
potessero mantenere al pilotaggio di un DC-8,
di un ,quadrigetto di linea, persone di tal genere.
Io non ritengo che sia il caso di infierire
in questo modo sulla memoria di persone
che sono cadute nello svolgimento del loro
lavoro, per cercare di evitare temi più scottanti. Ed è quello che io intendo fare. Non
escludo che vi siano state responsabilità soggettive
dei due piloti. Quando per altro teniamo
presente che l’aereo si è schiantato sulle
pendici della cosiddetta <<Montagna Lunga >>, che fa parte di una catena montuosa che inizia
a meno di un chilometro dalla pista di
Punta Raisi, allora bisogna domandarsi perché
è stato costruito in quel sito l’aeroporto.
Inoltre, tutti sanno - e i giornali ne hanno
ampiamente parlato dopo il disastro - che a
Palermo tutti temevano la possibilità del disastro
che, prima o poi, in quell’aeroporto sarebbe
avvenuto. L’Espresso ha scritto: << Incombeva
come un destino >>. E' stato testé ricordato
il continuo dirottamento di aerei da
Palermo agli altri aeroporti siciliani (Trapani
o Catania) negli ultimi anni, a causa dei venti.
Ma che ci fossero i venti non lo sapeva solo
l’abate Meli, bensì anche i componenti della
commissione che scelse l’aeroporto di Punta
Raisi nel momento in cui si poteva scegliere
tra altri posti.
Il Parlamento ha il dovere di andare oltre
i risultati dell’inchiesta (che non possono essere
definiti che deludenti), assumendosi le
sue responsabilita'. Infatti, abbiamo il dovere
di renderne conto alle 115 vit.time - 108 passeggeri
e 7 componenti dell’equipaggio - e
alle migliaia di famiglie che a Palermo sono
in lutto. La sera del 5 maggio è cominciato
una specie di lutto dell’intera città, lutto che è durato giorni e giorni, con i funerali che si
andavano susseguendo e offrivano uno spettacolo
ben triste, che ha caratterizzato in maniera
impressionante le successive giornate
elettorali.
Ebbene, dobbiamo accertare fino in fondo
le responsabilità, e colpirle inesorabilmente.
Quali sono queste responsabilità ? Ieri sera
il ministro Bozzi ha eluso, al Senato, questo
aspetto della questione; stasera, quindi,
noi vogliamo insistere su tale punto. Come è stato scelto il sito dell’aeroporto? Esistevano
altre due possibilità: la zona tra Palermo
e Ficarazzi, cioè all’altra periferia della
città, al lato opposto (la cosiddetta Torre
Corsara), e quella - che oggi si dimostrerebbe
ottimale - nella piana di Bonfornello.
Adesso che è stata realizzata la prima parte
dell’autostrada Palermo-Catania, ci si arriva
in mezz’ora; la distanza è di poco superiore
a quella tra Palermo e Punta Raisi. Ma queste
due soluzioni non furono scelte dai componenti
della commissione che doveva scegliere
la località ove dislocare l’aeroporto di
Palermo (tutto ciò risulta dalla documentazione
ufficiale dei lavori della Commissione).
Ecco ciò che voglio dire: si sapeva tutto, ossia
che la pista era a meno di un chilometro
dalla montagna, che esistevano forti venti e
che quindi si trattava di un sito insicuro. Ma
la località fu scelta da un comitato di personaggi al servizio di ben altri interessi, che
erano quelli di un gruppo di potere che voleva
quella scelta, in quanto essa favoriva una
certa direttrice di marcia della speculazione
edilizia a Palermo. Tutto ciò risulta, ormai,
da una documentazione che i giornali hanno
pubblicato. Mi riferisco alle inchieste di
Paese sera e L’Ora, a quello che hanno pubblicato
quasi tutti i giornali italiani, nonché
agli atti del dibattito svoltosi recentemente
all’assemblea regionale siciliana.
Pertanto, è evidente che dobbiamo far
luce su uno scandalo che riguarda, tra l’altro,
un aspetto di come viene governata Palermo
e di come viene governata la Sicilia:
essa è governata da gruppi di potere squalificati.
E oggi - vogliamo dirlo in questa sede
- dobbiamo avere l’amarezza di vedere alcuni
di coloro che hanno ispirato queste scelte
in favore della speculazione, far parte del
Governo in carica, come ministri e sottosegretari.
Essi erano gli amici, i protettori ed
i soci in affari di quelli che poi hanno accaparrato
tutte le aree da viale Lazio a viale
Strasburgo e alla circonvallazione, innestandosi
quindi nell’autostrada, perché a loro,
appunto, non interessava tanto l’aeroporto
ma l’autostrada che bisognava costruire per
accedere all’aeroporto. Non si è scelto un
aeroporto, ma si è scelto un tracciato di autostrada
nella direttrice di marcia della speculazione
edilizia. Andare a Torre Corsaro, dall’altro
lato, avrebbe significato indicare un’altra
direttrice di marcia.
Quindi, in definitiva, possiamo affermare
che il sangue della sera del 5 maggio 1972 è
la continuazione del sangue che si è versato
nella speculazione edilizia di Palermo, nello
scontro tra le cosche mafiose a viale Lazio,
viale Strasburgo ed in tutti gli altri punti
che come macchie sanguinose indicano il
cammino di un sistema di potere vergognoso,
che ha gettato tanta tristezza sulla nostra
gente. In questa sede, perciò, dobbiamo dire
che bisogna fare luce, perché oggi i palermitani,
i siciliani, tutta l’opinione pubblica,
piangendo i loro morti, vogliono sapere perché
è avvenuto questo e chi sono i profittatori.
Ho già detto che alcuni di coloro che
sono implicati in questa vicenda fanno parte
di questo Governo e credo quindi che il Governo
debba tener conto di questa nostra precisa
accusa.
Da anni noi comunisti abbiamo chiesto
all’assemblea regionale siciliana che si facesse
l’inchiesta : non l’abbiamo chiesto adesso.
Dopo il disastro del 5 maggio finalmente si è svolto un dibattito all’assemblea siciliana nel corso del quale abbiamo nuovamente chiesto
che fosse l’assemblea regionale stessa a
disporre un’inchiesta. In quel clima, la maggioranza
di governo non ha potuto sfuggire
alla nostra richiesta e si è attestata su un
argomento di una certa validità, che è il
seguente: dato che il sistema delle competenze
nei confronti dell’aeroporto di Palermo
fa capo al potere statale nazionale (Ministero
dei trasporti, Ministero della difesa ed anche
Ministero dei lavori pubblici, e così via)
non sembrava opportuno che l’inchiesta venisse
condotta da una commissione dell’assemblea
regionale siciliana, in quanto tale
commissione non avrebbe disposto di tutti
quei poteri necessari per poter condurre fino
in fondo l’inchiesta. L’assemblea, perciò, ha
chiesto che l’inchiesta venga svolta dal Parlamento
nazionale. C’è un ordine del giorno
trasmesso alla Camera ed al Senato dalla assemblea
regionale siciliana che, con voto
unanime, chiede la nomina di una commissione
di inchiesta.
Noi ci siamo fatti interpreti di questa precisa
richiesta, ed abbiamo già presentato una
nostra proposta. Chiedo perciò che il Governo
dia assicurazione che non solo non si
oppone a questa nostra richiesta, ma che la
fa propria, anche sulla base di quanto ho
esposto questa sera. Noi riteniamo prima di
tutto che esista un preciso dovere del Parlamento
nazionale. Da anni si porta avanti un
giuoco di scarica-barile a proposito del malgoverno
in Sicilia, se la responsabilità di questo
malgoverno sia da attribuire fondamentalmente
al fatto che si tratta di una regione
con certe caratteristiche. Ora dall’assemblea regionale
siciliana viene la richiesta di disporre
un’indagine su un episodio clamoroso di
scandalo e di malgoverno. Il Parlamento ha
il dovere di accogliere senz’altro questa precisa
richiesta. Quindi, attendiamo che il Governo
si pronunci su questa questione.
La seconda ,questione riguarda le strutture
dell’aeroporto. Su questo argomento è
stato detto abbastanza anche ieri sera al Senato.
Noi ripetiamo una domanda già fatta:
come è possibile che di fronte ad un aeroporto
così insicuro, cosi pericoloso, si sia
mantenuta una situazione di mancanza di
attrezzature veramente assurda ?
Io ho sotto gli occhi, onorevole sottosegretario,
la copia del memoriale che l’associazione
dei piloti civili ha fatto pervenire al Ministero
dei trasporti e dell’aviazione civile
con tutta la documentazione sullo stato delle
attrezzature dei sedici aeroporti di cui tanto si è parlato e si parla. Lo stato dell’aeroporto
di Palermo è veramente impressionante, perché
manca di tutto. La documentazione è a
disposizione di chiunque e perciò mi esimo
dal leggerla. Nei giorni scorsi la regione siciliana
ha preso l’iniziativa, senza dubbio positiva,
di convocare tecnici, esperti e organizzazioni
sindacali per una messa a punto
della questione delle attrezzahre dell’aeroporto
di Palermo e degli altri aeroporti siciliani.
In quella sede sono stati assunti degli
impegni, anche in ordine a contributi finanziari.
Ora, così stando le cose, noi proponiamo al
Ministero dei trasporti e dell’aviazione civile
di farsi promotore ,di un incontro con i rappresentanti
,della regione siciliana per rendersi
conto di tali impegni e vedere come sia
possibile procedere ad una integrazione degli
stanziamenti per risolvere il problema, che
non riguarda solo gli aeroporti siciliani - ed
io intendo sottolineare particolarmente questo
punto - ma tutti e sedici gli aeroporti, tenuto
conto del termine ultimo che l’associazione
piloti civili ha fissato al 30 settembre
per sapere che cosa si intende fare, riservandosi
di riprendere la propria libertà di azione
e passare a forme più avanzate di agitazione
nel caso che per quella data non dovessero
ottenere risposte ed impegni precisi.
Infine, c ’è tutta la questione più generale
dei servizi del volo e del controllo del traffico
aereo in Italia. Su questa questione, ieri
sera il ministro, rispondendo a precisi quesiti
posti dal senatore Pieraccini, ha detto
che il Governo intende agire con prontezza,
ma noi vorremmo in questa sede maggiori
precisazioni sul significato dell’impegno manifestato
dal ministro. E anche in questo caso
vogliamo fare una proposta. Nella passata
legislatura, la Commissione trasporti della
Camera aveva iniziato un’indagine conoscitiva
che dagli atti recentemente pubblicati
risulta abblastanza insufficiente, anche perché
alcuni dei personaggi chiamati a deporre non
si sono presentati, particolarmente alcuni ufficiali.
Qui emerge veramente il problema
riguardante il controllo del traffico aereo e
delle rispettive responsabilità. Noi chiediamo
che il Governo intervenga energicamente
perché all’inizio di questa legislatura la Commissione
trasporti sia messa in condizione di
svolgere in maniera rapida e compiuta l’indagine
conoscitiva, in modo da arrivare a
precise conclusioni. E chiediamo al Governo
di collaborare con la Commissione perché
quelle proposte di cui parlava ieri sera al
Senato il ministro Bozzi siano rapidamente portate a conoscenza della Commissione
stessa, in modo da consentire l’elabonazione
degli strumenti legislativi ed amministrativi
indispensabili per attuare una diversa organizzazione
del controllo aereo in Italia.
PRESIDENTE. L’onorevole sottosegretario di Stato per i trasporti e I’aviazione civile ha facoltà di rispondere alle interpellanze testé svolte, nonché alla seguente interrogazione sullo stesso argomento, non iscritta all’ordine del giorno:
<<Il sottoscritto chiede di interrogare il
ministro dei trasporti e dell’aviazione civile
per conoscere quali provvedimenti e iniziative
sul piano sia amministrativo sia tecnico
intenda adottare non soltanto in relazione alle
risultanze dell’inchiesta sul disastro aereo del
5 maggio 1972 all’aeroporto di Punta Raisi,
ma in relazione allo stato grave in cui versano
gli aeroporti italiani, particolarmente gli aeroporti
meridionali e siciliani, in termini di
attrezzatura a terra, che permetterebbero di
ridurre i margini di rischio del traffico aereo
per garantire nello stesso tempo la massima
tranquillità e sicurezza al personale viaggiante
e ai viaggiatori.
(3-00156) <<GUNNELLA>>
VALIANTE, Sottosegretario di Stato per
i trasporti e I‘aviazione civile. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, la prima volta che
il Governo ha l’opportunità di trattare dell’argomento
relativo alla sciagura del 5 maggio
1972 all’aeroporto di Punta Raisi, nel manifestare
il suo vivo turbamento, si associa
volentieri, signor Presidente, alle sue autorevoli
espressioni di cordoglio e di solidarietà
verso le famiglie delle vittime.
Proprio di fronte a così immane sciagura,
il Governo ha ritenuto doveroso non limitarsi
ad accertare le cause dell’incidente ma ha
ricercato i possibili rimedi che l’opinione
pubblica, giustamente emozionata di fronte a
così’ gravi fatti, ha vivamente sollecitato.
Nell’ampia esposizione che ieri il ministro
dei trasporti, onorevole Bozzi, ha fatto al
Senato, in risposta ad analoghe interpellanze
ed interrogazioni, ha chiarito che la commissione
di inchiesta - come è stato ricordato
anche oggi - ha escluso che l’incidente del
5 maggio 1972 sia da attribuirsi a condizioni
meteorologiche negative, a difetti nelle radioassistenze
o nelle necessarie installazioni aeroportuali,
ad inefficienza dell’aeromobile, ad
errori di identificazione dell’aeroporto o ad
avvenimenti di natura indefinibile. La commissione, invece, ha attribuito l’incidente a
carenze nella condotta dell’aeromobile. In
relazione a tale incidente, perciò, la commissione
ha escluso che ne possa essere stata
causa la scarsa agibilità dell’aeroporto di Palermo-Punta Raisi, o l’inefficienza delle attrezzature
aeroportuali, o la precaria situazione
delle assistenze radioelettriche. Desidero
ricordare che le conclusioni della commissione
ministeriale d’inchiesta, se nel caso
specifico hanno individuato alcune carenze
nel comportamento dell’equipaggio dell’aeromobile,
tuttavia nulla tolgono al generale riconoscimento
dell’efficienza, della preparazione,
della capacità dei piloti italiani, i quali vengono
selezionati, addestrati e controllati secondo
sistemi adeguati alle esigenze di una
moderna aviazione civile e che sono tra i migliori
adottati nei paesi più evoluti. Desidero
anche sottolineare, a proposito di quanto è
stato detto, soprattutto dalla stampa, in occasione
del luttuoso episodio di Punta Raisi,
che le ore di volo cui sono soggetti i piloti italiani
non superano i limiti fissati dalla direzione
generale dell’aviazione civile e, parimenti,
che la manutenzione degli aeromobili
viene eseguita costantemente dalle compagnie
di navigazione aerea in base a precise prescrizioni
tecniche, e viene controllata dal registro
aeronautico italiano.
Molto è stato detto a proposito di questa
luttuosa circostanza (e se ne avverte il riflesso
nel testo delle interpellanze presentate e
negli stessi interventi degli interpellanti) sullo
stato degli aeroporti italiani e sullo stato dell’assistenza
al volo. Desidero qui precisare
che, se il Governo si richiama alle conclusioni
della commissione d’inchiesta, anche per
doverosa risposta agli interpellanti, non intende
affatto scaricare le responsabilità su
povere persone, specialmente ora che sono
scomparse, ma intende riferire soltanto fatti
concreti. Ed a conferma di ciò desidero ricordare
che, seppure deve riconoscersi - e la
riconosciamo senz’altro - come esigenza assolutamente
prioritaria quella di migliorare
e perfezionare le condizioni degli aeroporti
e delle attrezzature per l’assistenza al volo,
va chiarito che la sicurezza del volo non è
in relazione diretta ed esclusiva con le attrezzature
radio-elettriche. Infatti, per ogni aeroporto
e per ogni tipo di velivolo, le compagnie,
in funzione della assistenza visiva e
radio-elettrica, dell’orografia del terreno, dell’addestramento
degli equipaggi, fissano le
condizioni minime al di sotto delle quali il
volo è vietato. Ed i minimi di sicurezza relativi
alle condizioni meteorologiche, adottati per l’atterraggio ed il decollo su alcuni nostri
aeroporti da parte delle compagnie straniere,
sono più bassi di quelli vigenti per le nostre
compagnie nazionali. E' anche da ricordare
che il comandante del velivolo, in tutte le
aviazioni civili, compresa la nostra, ha l’autorità
ed il dovere, valutando la situazione
contingente, di decidere sul momento il proprio
comportamento sia nella fase di decollo
sia nella fase di atterraggio. Proprio al fine
di migliorare al massimo le condizioni degli
aeroporti e delle attrezzature per l’assistenza
al volo, appena sono state rese note le conclusioni
dell’inchiesta sull’incidente di Punta
Raisi, il Governo ha assunto l’iniziativa di nominare
una commissione con la partecipazione
degli esponenti più qualificati dei vari
settori interessati, che dovrà entro il 31 luglio offrire al Governo stesso tutti gli elementi
attinenti alla attuale situazione dei singoli
aeroporti.
Come ha ricordato, l’onorevole Nicosia, la
commissione è presieduta dal colonnello Lino,
lo stesso che ha diretto la commissione d’inchiesta sull’incildente di Punta Raisi, ed essa
dovrà riferire su tutti i problemi e su tutte
le esigenze dei singoli aeroporti italiani, per
consentire al Governo di predisporre un organico
piano di interventi. Sarà solo successivamente
alle conclusioni di questa commissione,
che sono state proprio recentemente
sollecitate dal Ministero dei trasporti, che
sarà possibile, onorevole La Torre, organizzare
degli incontri con i rappresentanti della
regione siciliana e con i rappresentanti delle
altre regioni. Io credo di poter dare assicurazione
che il Governo, prima di definire il suo
piano di interventi, sentirà doverosamente i
rappresentanti delle regioni interessate.
Già ora, tuttavia, posso informare la Camera
che in alcuni, aeroporti, e in particolare
in alcuni aeroporti siciliani (per esempio
quelli di Palermo, Catania, Trapani, Lampedusa
e Pantelleria), sono in corso di attuazione
o saranno iniziati quanto prima i lavori
per l’installazione dei più moderni sistemi
radio-elettrici di assistenza al volo nel quadro
degli stanziamenti stabiliti dalla recente legge
25 febbraio 1971, n. 111.
In linea generale questa legge, che riguarda il potenziamento dei maggiori aeroporti civili
e l’ammodernamento degli aeroporti militari
aperti al traffico civile, è in fase di avanzata
applicazione, ed è fermo intendimento
del ministro - il quale ha dato già le necessarie
disposizioni - di affrettare al massimo
le varie fasi operative a tutti i livelli.
Se può affermarsi, onorevoli colleghi, senza
iattanza ma con sicura consapevolezza, che
i nostri cieli sono sufficientemente sicuri e che
i nostri piloti sono tra i migliori del mondo,
occorre tuttavia obiettivamente riconoscere
- come ha affermato ieri il ministro al Senato
- che la nostra aviazione civile soffre di
carenze che riguardano l’organizzazione, le infrastrutture,
i mezzi e il personale.
La direzione generale dell’aviazione civile
ha una organizzazione di tipo tradizionale e
una povertà di mezzi che, purtroppo, ostacola
la sua funzione di guida dell’intero settore.
Desidero qui ricordare che nel bilancio del
1972 sono stati stanziali appenca 11 miliardi per
le spese correnti e soltanto 9 per gli investimenti.
A questi vanno aggiunti alcuni miliardi
stanziati dalla Cassa per il mezzogiorno, che
interviene direttamente per la costruzione di
alcuni aeroporti. E tra i 9 miliardi di investimenti
si trova la quota, di appena 5 miliardi,
che costituisce la tranche del piano settennale
di 35 miliardi da destinare agli aeroporti.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ZACCAGNINI
VALIANTE. Sottosegretario di Stato per i
trasporti e l’aviazione civile. Io posso assicurare
che il ministro, in questo momento di
preparazione del bilancio preventivo per
l’esercizio prossimo, si sta adoperando perché
all’aviazione civile sia assicurata una tranche
maggiore di stanziamenti.
L’attivita dell’aviazione civile, per altro, è
frenata da regole contabili e da controlli che
le tolgono ogni elasticità. Le norme che la disciplinano
rispondono a condizioni sorpassate.
Il suo bilancio è stabilizzato, come ho ricordato,
su cifre insufficienti a permetterle di
programmare uno sviluppo adeguato ed una
efficace azione ,amministrativa. Perfino il suo
personale, in particolare il personale tecnico, è scarso. In breve, l’intera struttura amministrativa
dell’aviazione civile italiana è ordinata
secondo schemi che non consentono autonomia di azione e tempestività di interventi.
Appare evidente, onorevoli colleghi, che si
tratta di problemi di grande ampiezza e complessità,
aggravati per giunta dal fatto che
l’aviazione civile è un settore in rapida evoluzione
e in notevole ,sviluppo, anche per le
condizioni particolari, ricordate dagli onorevoli
interpellanti, del nostro territorio nazionale.
Questi problemi impegnano, da un lato,
le finanze dello Stato, e quindi vanno collocati
in un quadro di esigenze da sodisfare secondo un ordine di priorità, pur valutandoli
nel loro giusto peso; presentano, dall’altro
lato, aspetti organizzativi ed amministrativi
che attengono alle attuali strutture
dell’amministrazione che presiede a questo
settore.
Si era pensato, recentemente, ad una struttura
di tipo aziendale, come quella delle ferrovie
dello Stato. Ora è in corso di emanazione
il decreto delegato per il riordinamento
del ministero dei trasporti e noi stiamo facendo
in modo che venga accettata una struttura
sia pure ,di tipo tradizionale, ma assai
più elastica. Questo, per altro, in coincidenza
con la riforma della pubblica amministrazione
in corso di attuazione, consentirà, con
l’aumento delle sfere di competenza dei dirigenti,
con la loro responsabilizzazione, con
la semplificazione dei procedimenti amministrativi,
di eliminare gran parte dei difetti
di funzionamento dei meccanismi burocratici.
Posso intanto dare assicurazione del fermo
proposito del Governo di eliminare le
constatate carenze di attrezzature e le altre
che eventualmente dovessero risultare, e di
richiamare, onorevole Nicosia, convenientemente
la compagnia di bandiera alla esigenza
della non più rimandabile sua riorganizzazione,
al fine di assecondare lo sviluppo
del trasporto aereo e di tenere l'aviazione civile
italiana al passo con le moderne esigenze.
Quanto alla proposta della Commissione
parlamentare di inchiesta, onorevole La
Torre, desidero assicurarle che il Governo
si pronuncerà quando la materia sarà sottoposta
all’esame di questa Camera. In ordine
all’indagine conoscitiva da Lei sollecitata alla
Commissione trasporti - voglio qui ricordare
che il nuovo presidente, onorevole Catella, è un esperto aviatore, che cerbamente assicurerà
anche la collaborazione derivantegli
dalla sua lunga esperienza - desidero assicurarle
che il Governo collaborerà volentieri
quando la Commissione trasporti riterrà di
iniziare questa indagine.
PRESIDENTE. L’onorevole Nicosia ha facoltà di dichiarare se sia sodisfatto.
NICOSIA. Signor Presidente, mi spiace
di dover affermare che non posso essere sodisfatto
delle dichiarazioni rese dall’onorevole
sottosegretario per conto del Governo,
sia per quanto riguarda il caso specifico di
Punta Raisi sia per, quanto concerne la situazione generale aeroportuale italiana.
Per quanto riguarda il caso specifico, a
me dispiace che il Governo abbia comunicato
- e non so con quanta delicatezza - immediatamente (non sono d’accordo con questo
atteggiamento) le risultanze della commissione
di inchiesta, scaricando le responsabilità
sui morti. Si e così ingenerato nell’opinione
pubblica un grosso equivoco.
A parte il fatto che è stato poco umano
scaricare sui morti la responsabilità di un
disastro aereo della portata di quello di
Punta Raisi, il Governo avrebbe potuto prendere,
nel frattempo, iniziative tali da rasserenare
l’opinione pubblica circa i metodi da
adottare per eliminare le deficienze dell’aeroporto.
Quando ella cita, onorevole sottosegretario,
la legge 25 febbraio 1971, n. 111, non possiamo
fare a meno di considerare che è ormai
trascorso un anno e mezzo. Noi, intanto.
sul caso di Punta Raisi facciamo presente
che non può essere chiuso da questa inchiesta
l’accertamento delle responsabilità sul disastro
aereo, e non siamo affatto contrari a
che si disponga un’inchiesta specifica sui motivi
che hanno portato al disastro, anche se
da qualche tempo non siamo più abituati a
riscontrare nelle inchieste, anche, e soprattutto
parlamentari, le conclusioni che possono
far emergere le responsabilità. In gran
parte dei casi le inchieste parlamentari, non
so per quali giochi politici, servono a coprire
le responsabilità.
Onorevole La Torre, ella mi sembra alquanto
ingenuo con la sua proposta di inchiesta affidata al Parlamento: basta vedere
quanto è accaduto per le autostrade per poter
credere in questo Parlamento.
Anche per Punta Raisi noi chiediamo una
nuova stazione aeroportuale, dato che quella
esistente è una << catapecchia >> provvisoria.
Forse uno dei grossi errori commessi nel
1958-59 è l’aver affidato alla regione siciliana
quella compartecipazione che ha portato alla
situazione di questo aeroporto. E' un discorso
vecchio. Comunque oggi non possiamo fornire
Palermo di un altro aeroporto: il problema è di render efficiente e sicuro quello esistente.
E' necessaria quindi una nuova stazione aeroportuale (a mio avviso sarebbe opportuno cercare
di spostarla in un’altra zona dell’aeroporto); occorre inoltre una sistemazione definitiva
della terza pista, oltre al Radar, ai servizi
radioelettrici e di aeroporto.
Quando l’aeroporto di Punta Raisi sarà fornito
di servizi radioelettrici e dei mezzi necessari
non soltanto per l’assistenza al volo
ma anche per l’assistenza dei passeggeri, noi potremo finalmente ritenerlo una stazione degna
non della città di Palermo, ma di chiamarsi
stazione aeroportuale. La nuova stazione
quindi è fondamentale e ad essa deve essere
connessa la questione della sicurezza dell’atterraggio.
Per quanto riguarda la questione generale
faccio presente all’onorevole sottosegretario
che, subito dopo le sciagure di Frosinone e
di Punta Raisi in particolare, si sono verificati
enormi disagi per le compagnie. Le conseguenze
economiche per la sola ATI non
sono facilmente calcolabili: siamo arrivati ad
una riduzione del 50 per cento del traffico
aereo.
Desidero far presente ai colleghi e al Governo
in particolare che, in occasione di inchieste
giornalistiche pubblicate da vari quotidiani
(ve ne è anche una del Giornale di Sicilia),
abbiamo rilevato che il sistema di sicurezza
di volo e di atterraggio per quanto
riguarda gli aerei italiani non è collegato a
quello europeo. Non si sa per quale motivo.
Questa mancanza di collegamento credo possa
avere inciso anche sulla sicurezza dei voli
internazionali ed anche come riconoscimento
sul piano della rete internazionale.
Quando poi si cerca di mettere la questione
dei piloti in contrapposizione a quelle che
sono invece le responsabilità pubbliche italiane,
devo far presente che non è soltanto
l’associazione dei piloti italiani a dichiarare
inagibili sedici aeroporti del nostro paese ma
anche una associazione internazionale di piloti.
Desidero sottolineare che la Germania, con
dieci aeroporti, assorbe un enorme traffico
(non conosco la percentuale) europeo. L’Italia
ha trentadue aeroporti; di questi, 14 assorbono
il 92,5 per cento del traffico nazionale e 18
il 7,5 per.cento. Vi sono cioè 19 aeroporti in
Italia che sono perfettamente inutili. Potrei
chiedere : quale significato hanno gli aeroporti
concentrati in zone geograficamente limitate?
La Germania, geograficamente, è più compatta
rispetto all’Italia, che è più lunga. Ma il
problema si pone per le isole, per il meridione,
dato che il traffico ferroviario può coprire
la distanza fra centro Italia e il settentrione
in un numero di ore inferiore rispetto
al meridione e alle isole.
Si pone quindi il problema della dislocazione
degli aeroporti. Esaminiamo la situazione
dei 18 aeroporti che assorbono il 17,5 per
cento del traffico nazionale: invece di mantenere
questi aeroporti o di sostenere delle spese
per la loro assistenza, vediamo se queste spese
non debbono essere contratte per rendere efficienti i 14 aeroporti sui quali si impernia
il 92,5 per cento del traffico nazionale.
Per il 1980 si prevede che sulle linee aeree
italiane viaggeranno 70 milioni di passeggeri
contro i 14 milioni previsti per il 1975 e contro
i 7 milioni di passeggeri registrati nel 1971.
In 9 anni si prevede cioè un incremento del
numero dei viaggiatori da 7 a 70 milioni !
Come faremo ad affrontare i problemi che
ne deriveranno, se non si pone mano fin da
ora ai necessari interventi ?
Si è riconosciuto che la legge 25 febbraio
1971, ad un anno e mezzo, dalla sua emanazione, è rimasta praticamente inoperante : soltanto
ora si muovono i primi passi in direzione
della sua applicazione. Ma se questi sono
i tempi di applicazione delle leggi, come
faremo in soli otto anni ad affrontare i problemi
che ci attendono nel 1980?
La mancata risposta a questi nostri interrogativi,
onorevole sottosegretario, ci induce
a dichiararci insodisfatti rna soprattutto ci sollecita
a prendere l’impegno di riproporre il
problema aeroportuale italiano con altri
strumenti parlamentari, dalla mozione alla
proposta di legge, al fine di richiamare l’attenzione
dell’Assemblea su tale importante
questione.
PRESIDENTE. L’onorevole Foscarini, cofirmatario della interpellanza La Torre, ha facoltà di dichiarare se sia sodisfatto.
FOSCARINI. Signor sottosegretario, non
posso dichiararmi sodisfatto della risposta
e devo anzi sottolineare che il Governo non
può essere assolto dalle gravi responsabilità
che su di esso incombono per la tragedia avvenuta
a Punta Raisi, poiché non ha agito con
la dovuta tempestività per attrezzare gli aeroporti
con gli strumenti necessari a garantire
la sicurezza del volo. Punta Raisi è uno di
questi aeroporti.
E' risaputo che le organizzazioni sindacali
e professionali dei piloti avevano ripetutamente
chiesto al Governo adeguate misure,
denunziando i gravi rischi cui si andava incontro.
A tale proposito vanno ricordate le dichiarazioni
rese nell’ottobre del 1971 dal comandante
Pellegrino, dirigente dell’Associazione
nazionale piloti dell’aviazione commerciale,
dinanzi alla Commissione trasporti della
Camera, in occasione della indagine conoscitiva
da essa svolta sui problemi dell’aviazione
civile.
<< L’ANPAC - ebbe a dire il comandante
Pellegrino - cerca di contribuire dal 1952 al
miglioramento delle infrastrutture attraverso una sua commissione tecnica. Col documento
n. 4 del 25 marzo 1969 si denunziavano
le difficoltà di comunicazioni radio dovute
alla conformazione del terreno nelle immediate
vicinanze dell’aeroporto di Palermo Punta
Raisi. Questo pone i piloti in una situazione
incomoda, ambigua e talora contraria alla
sicurezza, in quanto induce al non rispetto
delle regole dell’aria >>.
Questo pilota, dunque, prevedeva quanto
doveva poi accadere. Coraggiosamente i rappresentanti
dei piloti, così come i rappresentanti
dell’Associazione nazionale degli assistenti
e dei controllori al traffico aereo, sono
venuti qui alla Camera a denunziare le manchevolezze,
le lacune, le carenze delle nostre
. attrezzature aeroportuali. I loro rappresentanti
sono stati ricevuti anche dal Presidente
della Camera e hanno dato al Parlamento
un contributo positivo alla soluzione del problema.
Ebbene, signor sottosegretario, alla luce
di questi precedenti, non si può accollare prevalentemente
la responsabilità del disastro
ai piloti, a morti i quali non possono rispondere.
Bisogna invece andare a fondo e
indagare in tutte le direzioni, come giustamente
ha chiesto il collega La Torre.
A questo fine ritengo possa essere utile
l’opera della commissione di inchiesta da noi
invocata.
La tragedia di Punta Raisi, che ha commosso
e turbato l’opinione pubblica italiana,
ha messo a nudo la grave situazione delle
strutture aeroportuali e della sicurezza del
volo. La responsabilità ricade sul Ministero
dei trasporti e dell’aviazione civile e sul Ministero
della difesa. Noi siamo consapevoli,
nel momento in cui prendiamo la parola in
quest’aula, che 115 vite umane sono state distrutte
il- 5 maggio: ragazzi rimasti orfani
dei loro genitori, giovani speranze che non
sono più con noi. Questa gente è morta. Ebbene,
quanto è accaduto a Punta Raisi ha
evidenziato il permanere del dualismo tra
organi civili e militari (queste cose debbono
pur essere dette qui), la molteplicità delle
gestioni aeroportuali e la mancanza di una
direzione unitaria.
Di quanto accade all’aeroporto di Fiumicino
non bisogna fare carico agli operatori,
ai dipendenti dell’Alitalia o del Ministero dei
trasporti e dell’aviazione civile. Bisogna farne
carico al modo in cui vengono assegnati
gli appalti e si tollerano i subappalti. La tragedia
di Punta Raisi ha messo in evidenza
la non chiara definizione e classificazione degli
aeroporti, l’insufficienza dell’assistenza al volo, l’assoluta inadeguatezza dei mezzi finanziari
e la’mancanza di un programma organico,
in un settore in così rapida evoluzione
qual è quello dell’aviazione civile.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il
nostro gruppo ha sintetizzato il complesso di
questi problemi in una risoluzione già depositata
presso la Commissione trasporti. Su
questa risoluzione noi chiediamo che Governo
e Parlamento si impegnino in un dibattito
approfondito e costruttivo. Una grave e
grande responsabilità si assumerebbe il Governo
se ritenesse, con la discussione odierna;
chiuso l’argomento. Il gruppo comunista
continuerà a dare tutto il suo appoggio alle
legittime lotte dei piloti, degli assistenti e dei
controllori al volo e di tutti gli operatori che
rivendicano un’aviazione civile al passo con
i tempi, nell’interesse degli utenti e del paese.
PRESIDENTE. L’onorevole Gunnella ha facoltà di dickiiarare se sia sodisfatto.
GUNNELLA. Ci troviamo di fronte ad una
serie di affermazioni della commissione d’inchiesta
alle quali, purtroppo, nei singoli
aspetti non abbiamo elementi per replicare
sufficientemente. Dobbiamo soltanto constatare
che aspetti umani e tecnici sono convergenti
nella sciagura di Punta Raisi e, direi,
anche atteggiamenti di ordine psicologico da
parte di piloti che, a conoscenza dell’insufficienza
dell’assistenza al volo, spesso si sono
affidati e si affidano alle proprie capacità, che
naturalmente, essendo capacità umane, sono
limitate, soprattutto in particolari momenti.
Non possiamo quindi che prendere atto
delle risultanze della commissione d’inchiesta,
ma non siamo sodisfatti di ciò che il Governo
afferma in ordine ai problemi futuri.
La risposta è interlocutoria. E comprendiamo
bene che essa non potrebbe non essere interlocutoria,
sebbene il problema della rete aeroportuale
italiana sia stato posto all’ordine del
giorno da molti anni. Per esso tuttavia non
esiste una programmazione relativa al problema
dell’attrezzatura tecnica, programmazione
necessaria ad assicurare sicurezza psicologica
nel volo ai piloti, ed essenziale per
l’incolumità degli utenti. Se consideriamo che
spendiamo centinaia di miliardi per le autostrade
ci accorgiamo, comparativamente, di
quanto poco dedichiamo al settore dei trasporti
aerei. Ciò deriva da mancanza di sensibilità
verso la gravità di certe situazioni. La
causa può essere fatta anche risalire alla
mancanza di attrezzature del ministero competente;
ciò non toglie tuttavia che vi sia una responsabilità preminente dell’organismo pubblico
che dovrebbe interessarsi, in termini
di programmazione e di realizzazione, alla
soluzione di certi problemi.
Dobbiamo qui parlare di un vecchio problema
che si ripropone anche oggi: il contrasto
che c’è non soltanto fra organismi civili
e militari e questo soprattutto a livello
di competenze ma anche fra l’organismo
ministeriale e la compagnia di bandiera in
ordine ad alcuni problemi che si sono posti
in maniera violenta, ad esempio, nel momento
in cui si rifiutò alla compagnia di bandiera
di avere un proprio scalo a Fiumicino,
mentre tutte le altri grandi compagnie di
bandiera hanno il proprio scalo nei maggiori
aeroporti. Questo anche per tentare una semplificazione
ed una razionalizzazione del
traffico che attualmente versa in una situazione
difficile soprattutto a causa delle remore
burocratiche esistenti, che costituiscono
un ostacolo serio a!l’attuazione di una programmazione
aeroportuale rivolta al futuro.
Quello che dobbiamo chiederci è se siamo
in grado oggi di programmare per il domani,
tenendo anche conto di quello che sarà il volume
del traffico aereo nel prossimo futuro.
Il Governo oggi ci ha fornito una risposta
interlocutoria ma noi desideriamo al più presto
avere a disposizione dati concreti. Noi vogliamo
sapere qual é la funzione che il ministero
deve assolvere e quali sono le competenze
delle compagnie di bandiera, anche in
funzione dei servizi e degli scali aeroportuali.
Tutto questo è necessario proprio per superare
le strozzature che attualmente gli stessi organismi
pubblici impongono ad altri organismi
che, se per un aspetto sono privatistici,
per altro aspetto sono pubblicistici, soprattutto
nel campo dei servizi.
La nostra attenzione dovrebbe essere volta
al problema delle responsabilità dirette o indirette
del disastro di Punta Raisi e di tutti
gli altri che si sono verificati nelle altre zone
d’Italia. Quello che noi ci auguriamo e che
speriamo vivamente è che nel futuro tali disastri
possano essere evitati attraverso l’adozione
di tecniche moderne volte a ridurre il
campo di decisione umana, indipendentemente
dal fatto che, in base ai regolamenti internazionali,
i comandanti piloti sono liberi di
determinare i loro atteggiamenti in relazione
ai dati raccolti o alla base o nello stesso aeromobile.
Noi, come organismo pubblico, dobbiamo
essere in grado di assicurare la giusta assistenza attraverso le attrezzature che la moderna
tecnologia mette a disposizione. Diversamente,
si determinano colpevoli carenze che
causano l’insicurezza e che finiscono poi per
lasciare ai piloti ogni decisione. Questo oggi
non è ammissibile. Per quanto bravi siano i
nostri piloti, è necessario che ad essi venga
fornita la più completa assistenza tecnica,
coordinata su tutto il territorio nazionale in
modo da evitare che si creino vuoti tra una
zona e l,altra. Personalmente ho compiuto alcuni
voli su aerei privati e ho dovuto purtroppo
constatare l’esistenza di questi vuoti,
la mancanza di coordinamento direzionale tra
una zona e l’altra.
Considerando interlocutoria la risposta che
il Governo oggi ci ha dato, noi lo attendiamo
in questa sede per verificare la sua volontà
di seria programmazione per il futuro.
PRESIDENTE. E' così esaurito lo svolgimento di interpellanze e dell’interrogazione sulla situazione aeroportuale italiana.