Disastro aereo Volo Alitalia AZ 112 del 5 maggio 1972 località Montagna Longa (PA)
Aeromobile Douglas DC-8 43 I-DIWB

Air disaster Flight Alitalia AZ 112 date 5 may 1972 in Mountain Longa near Palermo Italy
Airplane Douglas DC-8 43 I-DIWB


 

Atti Parlamentari - 739 - Camera dei Deputati


VI LEGISLATURA

 

12.

 

SEDUTA DI MERCOLEDI 19 LUGLIO 1972

 

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PERTINI


INDI


DEL VICEPRESIDENTE ZACCAGNINI

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Svolgimento di interpellanze e di una interrogazione sulla situazione aeroportuale italiana.

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca lo svolgimento delle seguenti interpellanze, dirette al ministro dei trasporti e dell’aviazione civile:

NICOSIA, "per conoscere gli intendimenti del Governo per risolvere i problemi tecnici ed organizzativi degli aeroporti italiani, anche in riferimento alle risultanze dell’inchiesta sulla catastrofe di Punta Raisi, del 5 maggio 1972"
(2-00025)

LA TORRE, FERRETTI, RIELA e FOSCARINI,
"per conoscere quali provvedimenti ha adottato o intende adottare in seguito alle risultanze dell’inchiesta effettuata sul disastro del 5 maggio 1972 all’aeroporto di Punta Raisi"
(2-00026).

Lo svolgimento di queste interpellanze, che concernono lo stesso argomento, avverrà congiuntamente.

L’onorevole Nicosia ha facoltà di svolgere la sua interpellanza.

NICOSIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, alcuni di noi sono stati testimoni
involontari del disastro aereo di Punta Raisi nell’ormai famosa sera del 5 maggio 1972.
Colgo l’occasione, se me lo permette, signor Presidente, per inviare alle famiglie delle vittime i sensi della più commossa solidarietà, a nome del nostro gruppo. Ritengo che anche la Camera dovrà esprimere analoghi sentimenti perché ciò non è stato fatto per le note vicende politiche ed elettorali.
Proprio quella sera, assistendo a quell rogo spaventoso insieme con migliaia e migliaia di palermitani, veniva in mente a tutti noi, che pur frequentiamo quella linea aerea, una considerazione di fondo sul grave problema della sicurezza del volo. Ritornavano alla nostra mente le discussioni che hanno preceduto quella catastrofe, la più grande nella storia dei servizi aerei della nostra nazione ed una delle più gravi del mondo, le argomentazioni che hanno appassionato anche gli uomini politici in occasione della costruzione degli aeroporti.
L’aeroporto di Punta Raisi è agibile dal 1960. La sua costruzione è stata preceduta da una serie di polemiche che hanno investito anche le popolazioni locali. Ma non desidero ora ritornare su quelle argomentazioni, né rivangare i problemi connessi con la costruzione di un aeroporto: è chiaro, però, onorevoli colleghi, che tutto il problema degli aeroporti italiani si poneva quella sera nella sua drammaticità, come si pone tuttora. E proprio la sciagura di Punta Raisi è valsa a porre sul tappeto la questione.
Sappiamo che una Commissione parlamentare si è già occupata della situazione aeroportuale italiana e che è in corso di elaborazione una relazione che condensa i risultati di un’indagine conoscitiva svolta sulle condizioni degli aeroporti in Italia. Ma la sciagura di Punta Raisi ha acuito il problema anche per la constatazione dell’insicurezza degli altri aeroporti. Non sono sicuri, infatti, aeroporti che pure sono considerati sicuri, come ad esempio quello di Linate. Un po’ per la tempesta o la bufera, un po’ per la nebbia o il vento, in Italia si rischia di non volare più. Per chi frequenta le linee aeree, come noi deputati, il problema dovrebbe rivestire un interesse particolare. Sono anni che si discute della deficienza dei servizi, della dotazione e gestione degli aeroporti, dell’assistenza al volo e della stessa dislocazione degli aeroporti. Ebbene, anche perché si tratta di problemi che viviamo ogni giorno, essi non possono più essere sottaciuti in Parlamento.
A noi pare che dalla sciagura di Punta Raisi siano emersi anche fatti importanti. E' emersa innanzitutto la responsabilità della compagnia di bandiera nel mantenere una situazione di costante disagio per quanto concerne il personale dipendente. Non si capisce più niente negli aeroporti italiani. A Fiumicino, ad esempio, si è sicuri soltanto di arrivare in macchina all’aeroporto, ma non di partire in volo.
E' una situazione talmente grave che non può essere più tenuta sotto silenzio dal Governo. Vi sono agitazioni sindacali, scontri fra gli stessi dipendenti dell’Alitalia. Siamo arrivati al punto che non si sa a chi attribuire la responsabilità della paralisi di un aeroporto. Certamente possiamo dire che la compagnia di bandiera ha delle gravi responsabilità, poiché non ha saputo dotare gli aeroporti delle attrezzature necessarie per la manutenzione degli aeroplani. Il Governo deve immediatamente richiamare la compagnia di bandiera all’adempimento dei suoi doveri tra i quali, non ultimo, è quello di assicurare tranquillita' e serenità ai propri dipendenti nello svolgimento delle rispettive mansioni.
Non si riesce a comprendere - anche noi deputati non siamo riusciti a capire questo problema - quali sono i motivi che dividono i dipendenti dai (dirigenti dell’Alitalia. Così vediamo che una volta sono in agitazione i dipendenti che portano i bagagli, una volta quelli che fanno i biglietti, altra volta i piloti, eccetera e la situazione rimane sempre tesa ed incerta. E' chiaro che anche di questi problemi il Governo deve interessarsi e deve rispondere davanti al .Parlamento. Da parte nostra queste situazioni vengono necessariamente riallacciate e alla gestione degli aeroporti e alla compagnia di bandiera per quanto riguarda i servizi di volo.
Dalla tragedia di Punta Raisi emerge anche in tutta la sua gravità il problema della insufficienza dell’assistenza al volo e dell’attrezzatura degli aeroporti siciliani. Non voglio parlarne diffusamente in questa sede - ne discuteremo certamente ancora - perché noi prendiamo l’impegno, come gruppo parlamentare e a nome dei deputati palermitani, di, avvalerci di altri strumenti regolamentari per sottoporre all’attenzione del Parlamento in questione degli aeroporti siciliani.
Si deve tener presente che il problema si presenta particolarmente grave per le isole. Mentre infatti nel continente il collegamento ferroviario consente di raggiungere le varie città d’Italia in poche ore - 5, 6, 7, 8 ore al massimo - per la Sicilia e per la Sardegna occorrono oltre 12 ore, se tutto va bene. E' quindi necessario attrezzare in maniera adeguata gli aeroporti della Sicilia e della Sardegna ed in modo particolare quelli di Palermo, Catania, Cagliari, Alghero. Nel caso infatti che le cose dovessero restare allo stato attuale, il danno per il volume del traffico sarebbe enorme.
Il Parlamento e il Governo devono esaminare con urgenza e con attenzione la situazione degli aeroporti siciliani e sardi. Quello che noi vogliamo non è un gran numero di aeroporti, ma pochi aeroporti bene attrezzati. Oggi vediamo infatti che in una sola zona della Sicilia occidentale vi sono ben sei aeroporti (Bocca di Falco, Punta Raisi, Milo, Castelvetrano, Chinisia, e Birgi), di cui soltanto uno è forse sicuro.
Il problema degli aeroporti siciliani è per noi fondamentale; ma, quando ho detto che la situazione nelle isole è drammatica, non ho voluto affermare che per gli altri aeroporti del continente la situazione sia migliore. Prendiamo ad esempio l’aeroporto di Linate, dove la nebbia rende quasi sempre difficoltoso, se non impossibile l’atterraggio. Anche in questo caso l’uso di attrezzature radar moderne potrebbe ovviare all’inconveniente. L’esattezza di quello che affermo è dimostrata dal fatto che nell’aeroporto di Chicago, attrezzato con le più moderne apparecchiature, è possibile atterrare nonostante che, trovandosi esso sul lago Michigan, sia soggetto a lunghi periodi di nebbia.
Onorevoli colleghi, non è più possibile continuare a mantenere i nostri aeroporti in una tale situazione, anche perché tra il 1970 e il 1980 si prevede che il traffico aereo, per la sola Italia, arriverà a decine di milioni di passeggeri.
Non voglio qui parlare dello sforzo che viene compiuto in Francia e in Inghilterra per il progetto Concorde, né di quanto si sta facendo negli Stati Uniti dove per il 1974-1975 si prevede la realizzazione del progetto Boeing 2707 che riguarda un aereo supersonico. Ma quando arriveremo a queste velocità (nel giro di pochissimi anni: nel 1973-1974 la Francia e l’Inghilterra, con il Concorde; nel 1975, al massimo, gli Stati Uniti con il Boeing 2707), esisteranno nel traffico internazionale le stesse differenze che esistevano tra il DC-3 e il DC-8. Com’è pensabile che l’Italia possa adeguarsi al nuovo traffico aereo mondiale quando è in difetto - in uno spaventoso difetto - per quanto riguarda gli attuali aeroporti ?
Intendo dunque rilevare, in questa prima sede di. svolgimento della mia interpellanza (dato che attendo le dichiarazioni del Governo a questo proposito), che è insufficiente, innanzitutto, la relazione diffusa sulla responsabilità del pilota nella fase di atterraggio del DC-8 a Palermo. Gli errori umani hanno sempre la loro parte in tutti i disastri aerei, però non è concepibile che in questo caso. possa essersi trattato soltanto di un errore del pilota. Si tratta comunque di un problema che non è certamente esauribile in quella sola relazione: ne mancano molte altre, e manca soprattutto l’indagine della magistratura.
In secondo luogo, per quanto riguarda le dotazioni degli aeroporti, vogliamo sapere se il Governo intende risolvere definitivamente le questioni della gestione degli aeroporti, dell’assistenza di volo, e soprattutto quelle che riguardano proprio le deficienze dei servizi. Abbiamo appreso in questi giorni dai giornali che stanno scoppiando degli scandali anche per quanto riguarda gli altri aeroporti, compreso quello di Fiumicino.
Ed allora, onorevoli colleghi, sappiamo che quando prendiamo l’aereo, partiamo con difficoltà; sappiamo che facilmente si può non arrivare: mi sembra che il problema sia tale da dover comunque interessare il Governo.
Alla questione degli aeroporti sono inoltre connessi molteplici problemi che riguardano il turismo, le attività commerciali, gli scambi e la stessa attività industriale. Com’è possibile che una nazione come la nostra possa ignorare tutti questi problemi ? Gran parte dell’economia italiana, gran, parte dell’economia mondiale è legata al servizio aereo.
Io spero, onorevole rappresentante del Governo, che la sua risposta possa servire non già a rasserenare gli animi, ma ad avviare un processo di rinnovamento della situazione aeroportuale in Italia, e che possa soprattutto dare l’avvio ad una politica in questo settore, che attualmente non esiste.
Ieri sera il ministro Bozzì al Senato ha parlato di una relazione di carattere tecnico che si sta preparando con la collaborazione di un cosiddetto comitato <<Lino>>, dal nome del colonnello che lo presiede. Speriamo che tale relazione, com’è stato promesso, sia pronta a fine luglio. Noi tuttavia desideriamo conoscere quali sono gli impegni precisi del Governo per la rimozione di tutte queste difficoltà.
Una sola cosa desidero adesso ricordare al Governo, tornando per un momento a quello che ,ho detto all’inizio di questo mio intervento: non è vero che l’opinione pubblica non si sia occupata della questione degli aeroporti. Abbiamo avuto un’inchiesta sull’aeroporto di Fiumicino; vi è stata inoltre una battaglia di carattere parlamentare, ma soprattutto di carattere politico, in loco, per quanto riguarda la costruzione dell’aeroporto di Punta Raisi. Per quanto riguarda quest’ultimo, pur avendo i tecnici ritenuto ben scelta la località, si rileva tuttavia la necessità di costruire una terza pista. Dopo gli esami preliminari, infatti, i tecnici avevano scoperto che a Punta Raisi esistevano dei venti non conosciuti; le vicine montagne, infatti, determinano dei venti di risulta che non compaiono tra quelli della rosa dei venti. Vorrei fare a questo proposito una citazione, perché è giusto che rimanga negli Atti parlamentari. Nel 700 l’abate Meli, il famoso poeta dialettale siciliano, che era proprio di Cinisi-Punta Raisi, -consigliava al cacciatore di non andare a cercare gli uccelli a Punta Raisi perché il vento non permette agli uccelli di volare in quella località. Ebbene, proprio lì abbiamo costruito l’aeroporto ! Non dico che i tecnici fossero tenuti a conoscere la poesia dell’abate Meli ... Comunque, colleghi, vedete come ci siamo ridotti? Un poeta del Settecento prevedeva cose che un tecnico degli anni <<sessanta>> non è riuscito a prevedere !
Si costruisce, dunque, un aeroporto in una zona infelice. Si vede ben presto che una terza pista potrebbe risolvere i problemi del vento cui ho prima accennato. Si fa, dunque, la terza pista, ma non si trovano i pochi soldi necessari alla sua illuminazione. D’altronde, a chi arriva oggi a Palermo appare l’immagine di una ben squallida aerostazione. Questa nazione italiana e la regione siciliana non hanno i soldi necessari alla costruzione di un degno aeroporto per una città di settecentomila abitanti. Quello esistente è un vero tugurio.
Ritenete, onorevoli colleghi, che si possa continuare in questa maniera ? Avete un’idea del traffico che interessa aeroporti come quelli di Palermo e di Catania ? Il traffico che parte da Palermo e da Catania è diretto in tutto il mondo, perché a Palermo e Catania nasce la catena dell’emigrazione per quanto riguarda il mondo siciliano. A Palermo e Catania arriva ogni giorno gente da tutti i paesi del mondo.
In questa sede non voglio neppure sollevare la questione della tariffa che fu modificata alcuni anni fa. Gli aeroporti di Palermo e Catania erano, anni addietro, aeroporti sussidiari di quello di Roma. La tariffa dell’emigrante aveva validità da Roma, e non da Palermo o Catania. Ebbene, a seguito della modifica tariffaria cui ho accennato, si fa pagare all’emigrante anche il tratto Palermo- Roma e Catania-Roma. Tutto ciò è ingiusto, ma, dal momento che abbiamo ritenuto di modificare la tariffa in questione, cerchiamo pure di cambiare i sistemi di conduzione degli aeroporti, cerchiamo di migliorare il sistema dell’assistenza di volo; diamo, infine, sicurezza in un settore particolarmente delicato e importante per la vita contemporanea.

PRESIDENTE. Quando è avvenuto il grave disastro di Punta Raisi - disastro che ha turbato l’animo di tutti gli italiani - il Parlamento era sciolto e la nuova Camera, non era stata ancora convocata. Colgo quindi l’occasione per manifestare, a nome dell’ Assemblea, il più profondo compianto e per esprimere il più vivo cordoglio ai familiari delle vittime.
L’onorevole La Torre ha facoltà di svolgere la sua interpellanza.

LA TORRE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa discussione, poiché avviene all’indomani di un dibattito al Senato sullo stesso argomento, ci aiuta ad andare all’essenziale, tenendo conto di quanto il ministro Bozzi ha detto ieri sera nell’altro ramo del Parlamento. Vorrei prima di tutto rilevare che le conclusioni dell’inchiesta sulla sciagura sono veramente sorprendenti. Si concentra tutta l’attenzione sulle responsabilità soggettive del pilota Bartoli, ‘definito distratto e lassista, e .del suo secondo, definito press’a poco un menomato psichico. Vi sarebbe da domandarsi come, con queste note di qualifica, si potessero mantenere al pilotaggio di un DC-8, di un ,quadrigetto di linea, persone di tal genere. Io non ritengo che sia il caso di infierire in questo modo sulla memoria di persone che sono cadute nello svolgimento del loro lavoro, per cercare di evitare temi più scottanti. Ed è quello che io intendo fare. Non escludo che vi siano state responsabilità soggettive dei due piloti. Quando per altro teniamo presente che l’aereo si è schiantato sulle pendici della cosiddetta <<Montagna Lunga >>, che fa parte di una catena montuosa che inizia a meno di un chilometro dalla pista di Punta Raisi, allora bisogna domandarsi perché è stato costruito in quel sito l’aeroporto. Inoltre, tutti sanno - e i giornali ne hanno ampiamente parlato dopo il disastro - che a Palermo tutti temevano la possibilità del disastro che, prima o poi, in quell’aeroporto sarebbe avvenuto. L’Espresso ha scritto: << Incombeva come un destino >>. E' stato testé ricordato il continuo dirottamento di aerei da Palermo agli altri aeroporti siciliani (Trapani o Catania) negli ultimi anni, a causa dei venti. Ma che ci fossero i venti non lo sapeva solo l’abate Meli, bensì anche i componenti della commissione che scelse l’aeroporto di Punta Raisi nel momento in cui si poteva scegliere tra altri posti.
Il Parlamento ha il dovere di andare oltre i risultati dell’inchiesta (che non possono essere definiti che deludenti), assumendosi le sue responsabilita'. Infatti, abbiamo il dovere di renderne conto alle 115 vit.time - 108 passeggeri e 7 componenti dell’equipaggio - e alle migliaia di famiglie che a Palermo sono in lutto. La sera del 5 maggio è cominciato una specie di lutto dell’intera città, lutto che è durato giorni e giorni, con i funerali che si andavano susseguendo e offrivano uno spettacolo ben triste, che ha caratterizzato in maniera impressionante le successive giornate elettorali.
Ebbene, dobbiamo accertare fino in fondo le responsabilità, e colpirle inesorabilmente. Quali sono queste responsabilità ? Ieri sera il ministro Bozzi ha eluso, al Senato, questo aspetto della questione; stasera, quindi, noi vogliamo insistere su tale punto. Come è stato scelto il sito dell’aeroporto? Esistevano altre due possibilità: la zona tra Palermo e Ficarazzi, cioè all’altra periferia della città, al lato opposto (la cosiddetta Torre Corsara), e quella - che oggi si dimostrerebbe ottimale - nella piana di Bonfornello. Adesso che è stata realizzata la prima parte dell’autostrada Palermo-Catania, ci si arriva in mezz’ora; la distanza è di poco superiore a quella tra Palermo e Punta Raisi. Ma queste due soluzioni non furono scelte dai componenti della commissione che doveva scegliere la località ove dislocare l’aeroporto di Palermo (tutto ciò risulta dalla documentazione ufficiale dei lavori della Commissione). Ecco ciò che voglio dire: si sapeva tutto, ossia che la pista era a meno di un chilometro dalla montagna, che esistevano forti venti e che quindi si trattava di un sito insicuro. Ma la località fu scelta da un comitato di personaggi al servizio di ben altri interessi, che erano quelli di un gruppo di potere che voleva quella scelta, in quanto essa favoriva una certa direttrice di marcia della speculazione edilizia a Palermo. Tutto ciò risulta, ormai, da una documentazione che i giornali hanno pubblicato. Mi riferisco alle inchieste di Paese sera e L’Ora, a quello che hanno pubblicato quasi tutti i giornali italiani, nonché agli atti del dibattito svoltosi recentemente all’assemblea regionale siciliana.
Pertanto, è evidente che dobbiamo far luce su uno scandalo che riguarda, tra l’altro, un aspetto di come viene governata Palermo e di come viene governata la Sicilia: essa è governata da gruppi di potere squalificati. E oggi - vogliamo dirlo in questa sede - dobbiamo avere l’amarezza di vedere alcuni di coloro che hanno ispirato queste scelte in favore della speculazione, far parte del Governo in carica, come ministri e sottosegretari. Essi erano gli amici, i protettori ed i soci in affari di quelli che poi hanno accaparrato tutte le aree da viale Lazio a viale Strasburgo e alla circonvallazione, innestandosi quindi nell’autostrada, perché a loro, appunto, non interessava tanto l’aeroporto ma l’autostrada che bisognava costruire per accedere all’aeroporto. Non si è scelto un aeroporto, ma si è scelto un tracciato di autostrada nella direttrice di marcia della speculazione edilizia. Andare a Torre Corsaro, dall’altro lato, avrebbe significato indicare un’altra direttrice di marcia.
Quindi, in definitiva, possiamo affermare che il sangue della sera del 5 maggio 1972 è la continuazione del sangue che si è versato nella speculazione edilizia di Palermo, nello scontro tra le cosche mafiose a viale Lazio, viale Strasburgo ed in tutti gli altri punti che come macchie sanguinose indicano il cammino di un sistema di potere vergognoso, che ha gettato tanta tristezza sulla nostra gente. In questa sede, perciò, dobbiamo dire che bisogna fare luce, perché oggi i palermitani, i siciliani, tutta l’opinione pubblica, piangendo i loro morti, vogliono sapere perché è avvenuto questo e chi sono i profittatori. Ho già detto che alcuni di coloro che sono implicati in questa vicenda fanno parte di questo Governo e credo quindi che il Governo debba tener conto di questa nostra precisa accusa.
Da anni noi comunisti abbiamo chiesto all’assemblea regionale siciliana che si facesse l’inchiesta : non l’abbiamo chiesto adesso. Dopo il disastro del 5 maggio finalmente si è svolto un dibattito all’assemblea siciliana nel corso del quale abbiamo nuovamente chiesto che fosse l’assemblea regionale stessa a disporre un’inchiesta. In quel clima, la maggioranza di governo non ha potuto sfuggire alla nostra richiesta e si è attestata su un argomento di una certa validità, che è il seguente: dato che il sistema delle competenze nei confronti dell’aeroporto di Palermo fa capo al potere statale nazionale (Ministero dei trasporti, Ministero della difesa ed anche Ministero dei lavori pubblici, e così via) non sembrava opportuno che l’inchiesta venisse condotta da una commissione dell’assemblea regionale siciliana, in quanto tale commissione non avrebbe disposto di tutti quei poteri necessari per poter condurre fino in fondo l’inchiesta. L’assemblea, perciò, ha chiesto che l’inchiesta venga svolta dal Parlamento nazionale. C’è un ordine del giorno trasmesso alla Camera ed al Senato dalla assemblea regionale siciliana che, con voto unanime, chiede la nomina di una commissione di inchiesta.
Noi ci siamo fatti interpreti di questa precisa richiesta, ed abbiamo già presentato una nostra proposta. Chiedo perciò che il Governo dia assicurazione che non solo non si oppone a questa nostra richiesta, ma che la fa propria, anche sulla base di quanto ho esposto questa sera. Noi riteniamo prima di tutto che esista un preciso dovere del Parlamento nazionale. Da anni si porta avanti un giuoco di scarica-barile a proposito del malgoverno in Sicilia, se la responsabilità di questo malgoverno sia da attribuire fondamentalmente al fatto che si tratta di una regione con certe caratteristiche. Ora dall’assemblea regionale siciliana viene la richiesta di disporre un’indagine su un episodio clamoroso di scandalo e di malgoverno. Il Parlamento ha il dovere di accogliere senz’altro questa precisa richiesta. Quindi, attendiamo che il Governo si pronunci su questa questione.
La seconda ,questione riguarda le strutture dell’aeroporto. Su questo argomento è stato detto abbastanza anche ieri sera al Senato. Noi ripetiamo una domanda già fatta: come è possibile che di fronte ad un aeroporto così insicuro, cosi pericoloso, si sia mantenuta una situazione di mancanza di attrezzature veramente assurda ?
Io ho sotto gli occhi, onorevole sottosegretario, la copia del memoriale che l’associazione dei piloti civili ha fatto pervenire al Ministero dei trasporti e dell’aviazione civile con tutta la documentazione sullo stato delle attrezzature dei sedici aeroporti di cui tanto si è parlato e si parla. Lo stato dell’aeroporto di Palermo è veramente impressionante, perché manca di tutto. La documentazione è a disposizione di chiunque e perciò mi esimo dal leggerla. Nei giorni scorsi la regione siciliana ha preso l’iniziativa, senza dubbio positiva, di convocare tecnici, esperti e organizzazioni sindacali per una messa a punto della questione delle attrezzahre dell’aeroporto di Palermo e degli altri aeroporti siciliani. In quella sede sono stati assunti degli impegni, anche in ordine a contributi finanziari.
Ora, così stando le cose, noi proponiamo al Ministero dei trasporti e dell’aviazione civile di farsi promotore ,di un incontro con i rappresentanti ,della regione siciliana per rendersi conto di tali impegni e vedere come sia possibile procedere ad una integrazione degli stanziamenti per risolvere il problema, che non riguarda solo gli aeroporti siciliani - ed io intendo sottolineare particolarmente questo punto - ma tutti e sedici gli aeroporti, tenuto conto del termine ultimo che l’associazione piloti civili ha fissato al 30 settembre per sapere che cosa si intende fare, riservandosi di riprendere la propria libertà di azione e passare a forme più avanzate di agitazione nel caso che per quella data non dovessero ottenere risposte ed impegni precisi.
Infine, c ’è tutta la questione più generale dei servizi del volo e del controllo del traffico aereo in Italia. Su questa questione, ieri sera il ministro, rispondendo a precisi quesiti posti dal senatore Pieraccini, ha detto che il Governo intende agire con prontezza, ma noi vorremmo in questa sede maggiori precisazioni sul significato dell’impegno manifestato dal ministro. E anche in questo caso vogliamo fare una proposta. Nella passata legislatura, la Commissione trasporti della Camera aveva iniziato un’indagine conoscitiva che dagli atti recentemente pubblicati risulta abblastanza insufficiente, anche perché alcuni dei personaggi chiamati a deporre non si sono presentati, particolarmente alcuni ufficiali. Qui emerge veramente il problema riguardante il controllo del traffico aereo e delle rispettive responsabilità. Noi chiediamo che il Governo intervenga energicamente perché all’inizio di questa legislatura la Commissione trasporti sia messa in condizione di svolgere in maniera rapida e compiuta l’indagine conoscitiva, in modo da arrivare a precise conclusioni. E chiediamo al Governo di collaborare con la Commissione perché quelle proposte di cui parlava ieri sera al Senato il ministro Bozzi siano rapidamente portate a conoscenza della Commissione stessa, in modo da consentire l’elabonazione degli strumenti legislativi ed amministrativi indispensabili per attuare una diversa organizzazione del controllo aereo in Italia.

PRESIDENTE. L’onorevole sottosegretario di Stato per i trasporti e I’aviazione civile ha facoltà di rispondere alle interpellanze testé svolte, nonché alla seguente interrogazione sullo stesso argomento, non iscritta all’ordine del giorno:

<<Il sottoscritto chiede di interrogare il ministro dei trasporti e dell’aviazione civile
per conoscere quali provvedimenti e iniziative sul piano sia amministrativo sia tecnico intenda adottare non soltanto in relazione alle risultanze dell’inchiesta sul disastro aereo del 5 maggio 1972 all’aeroporto di Punta Raisi, ma in relazione allo stato grave in cui versano gli aeroporti italiani, particolarmente gli aeroporti meridionali e siciliani, in termini di attrezzatura a terra, che permetterebbero di ridurre i margini di rischio del traffico aereo per garantire nello stesso tempo la massima tranquillità e sicurezza al personale viaggiante e ai viaggiatori.
(3-00156)                                                                                                                                       <<GUNNELLA>>

VALIANTE, Sottosegretario di Stato per i trasporti e I‘aviazione civile. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la prima volta che il Governo ha l’opportunità di trattare dell’argomento relativo alla sciagura del 5 maggio 1972 all’aeroporto di Punta Raisi, nel manifestare il suo vivo turbamento, si associa volentieri, signor Presidente, alle sue autorevoli espressioni di cordoglio e di solidarietà verso le famiglie delle vittime.
Proprio di fronte a così immane sciagura, il Governo ha ritenuto doveroso non limitarsi ad accertare le cause dell’incidente ma ha ricercato i possibili rimedi che l’opinione pubblica, giustamente emozionata di fronte a così’ gravi fatti, ha vivamente sollecitato.
Nell’ampia esposizione che ieri il ministro dei trasporti, onorevole Bozzi, ha fatto al Senato, in risposta ad analoghe interpellanze ed interrogazioni, ha chiarito che la commissione di inchiesta - come è stato ricordato anche oggi - ha escluso che l’incidente del 5 maggio 1972 sia da attribuirsi a condizioni meteorologiche negative, a difetti nelle radioassistenze o nelle necessarie installazioni aeroportuali, ad inefficienza dell’aeromobile, ad errori di identificazione dell’aeroporto o ad avvenimenti di natura indefinibile. La commissione, invece, ha attribuito l’incidente a carenze nella condotta dell’aeromobile. In relazione a tale incidente, perciò, la commissione ha escluso che ne possa essere stata causa la scarsa agibilità dell’aeroporto di Palermo-Punta Raisi, o l’inefficienza delle attrezzature aeroportuali, o la precaria situazione delle assistenze radioelettriche. Desidero ricordare che le conclusioni della commissione ministeriale d’inchiesta, se nel caso specifico hanno individuato alcune carenze nel comportamento dell’equipaggio dell’aeromobile, tuttavia nulla tolgono al generale riconoscimento dell’efficienza, della preparazione, della capacità dei piloti italiani, i quali vengono selezionati, addestrati e controllati secondo sistemi adeguati alle esigenze di una moderna aviazione civile e che sono tra i migliori adottati nei paesi più evoluti. Desidero anche sottolineare, a proposito di quanto è stato detto, soprattutto dalla stampa, in occasione del luttuoso episodio di Punta Raisi, che le ore di volo cui sono soggetti i piloti italiani non superano i limiti fissati dalla direzione generale dell’aviazione civile e, parimenti, che la manutenzione degli aeromobili viene eseguita costantemente dalle compagnie di navigazione aerea in base a precise prescrizioni tecniche, e viene controllata dal registro aeronautico italiano.
Molto è stato detto a proposito di questa luttuosa circostanza (e se ne avverte il riflesso nel testo delle interpellanze presentate e negli stessi interventi degli interpellanti) sullo stato degli aeroporti italiani e sullo stato dell’assistenza al volo. Desidero qui precisare che, se il Governo si richiama alle conclusioni della commissione d’inchiesta, anche per doverosa risposta agli interpellanti, non intende affatto scaricare le responsabilità su povere persone, specialmente ora che sono scomparse, ma intende riferire soltanto fatti concreti. Ed a conferma di ciò desidero ricordare che, seppure deve riconoscersi - e la riconosciamo senz’altro - come esigenza assolutamente prioritaria quella di migliorare e perfezionare le condizioni degli aeroporti e delle attrezzature per l’assistenza al volo, va chiarito che la sicurezza del volo non è in relazione diretta ed esclusiva con le attrezzature radio-elettriche. Infatti, per ogni aeroporto e per ogni tipo di velivolo, le compagnie, in funzione della assistenza visiva e radio-elettrica, dell’orografia del terreno, dell’addestramento degli equipaggi, fissano le condizioni minime al di sotto delle quali il volo è vietato. Ed i minimi di sicurezza relativi alle condizioni meteorologiche, adottati per l’atterraggio ed il decollo su alcuni nostri aeroporti da parte delle compagnie straniere, sono più bassi di quelli vigenti per le nostre compagnie nazionali. E' anche da ricordare che il comandante del velivolo, in tutte le aviazioni civili, compresa la nostra, ha l’autorità ed il dovere, valutando la situazione contingente, di decidere sul momento il proprio comportamento sia nella fase di decollo sia nella fase di atterraggio. Proprio al fine di migliorare al massimo le condizioni degli aeroporti e delle attrezzature per l’assistenza al volo, appena sono state rese note le conclusioni dell’inchiesta sull’incidente di Punta Raisi, il Governo ha assunto l’iniziativa di nominare una commissione con la partecipazione degli esponenti più qualificati dei vari settori interessati, che dovrà entro il 31 luglio offrire al Governo stesso tutti gli elementi attinenti alla attuale situazione dei singoli aeroporti.
Come ha ricordato, l’onorevole Nicosia, la commissione è presieduta dal colonnello Lino, lo stesso che ha diretto la commissione d’inchiesta sull’incildente di Punta Raisi, ed essa dovrà riferire su tutti i problemi e su tutte le esigenze dei singoli aeroporti italiani, per consentire al Governo di predisporre un organico piano di interventi. Sarà solo successivamente alle conclusioni di questa commissione, che sono state proprio recentemente sollecitate dal Ministero dei trasporti, che sarà possibile, onorevole La Torre, organizzare degli incontri con i rappresentanti della regione siciliana e con i rappresentanti delle altre regioni. Io credo di poter dare assicurazione che il Governo, prima di definire il suo piano di interventi, sentirà doverosamente i rappresentanti delle regioni interessate.
Già ora, tuttavia, posso informare la Camera che in alcuni, aeroporti, e in particolare in alcuni aeroporti siciliani (per esempio quelli di Palermo, Catania, Trapani, Lampedusa e Pantelleria), sono in corso di attuazione o saranno iniziati quanto prima i lavori per l’installazione dei più moderni sistemi radio-elettrici di assistenza al volo nel quadro degli stanziamenti stabiliti dalla recente legge 25 febbraio 1971, n. 111.
In linea generale questa legge, che riguarda il potenziamento dei maggiori aeroporti civili e l’ammodernamento degli aeroporti militari aperti al traffico civile, è in fase di avanzata applicazione, ed è fermo intendimento del ministro - il quale ha dato già le necessarie disposizioni - di affrettare al massimo le varie fasi operative a tutti i livelli.
Se può affermarsi, onorevoli colleghi, senza iattanza ma con sicura consapevolezza, che i nostri cieli sono sufficientemente sicuri e che i nostri piloti sono tra i migliori del mondo, occorre tuttavia obiettivamente riconoscere - come ha affermato ieri il ministro al Senato - che la nostra aviazione civile soffre di carenze che riguardano l’organizzazione, le infrastrutture, i mezzi e il personale.
La direzione generale dell’aviazione civile ha una organizzazione di tipo tradizionale e una povertà di mezzi che, purtroppo, ostacola la sua funzione di guida dell’intero settore. Desidero qui ricordare che nel bilancio del 1972 sono stati stanziali appenca 11 miliardi per le spese correnti e soltanto 9 per gli investimenti. A questi vanno aggiunti alcuni miliardi stanziati dalla Cassa per il mezzogiorno, che interviene direttamente per la costruzione di alcuni aeroporti. E tra i 9 miliardi di investimenti si trova la quota, di appena 5 miliardi, che costituisce la tranche del piano settennale di 35 miliardi da destinare agli aeroporti.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ZACCAGNINI

VALIANTE. Sottosegretario di Stato per i trasporti e l’aviazione civile. Io posso assicurare che il ministro, in questo momento di preparazione del bilancio preventivo per l’esercizio prossimo, si sta adoperando perché all’aviazione civile sia assicurata una tranche maggiore di stanziamenti.
L’attivita dell’aviazione civile, per altro, è frenata da regole contabili e da controlli che le tolgono ogni elasticità. Le norme che la disciplinano rispondono a condizioni sorpassate. Il suo bilancio è stabilizzato, come ho ricordato, su cifre insufficienti a permetterle di programmare uno sviluppo adeguato ed una efficace azione ,amministrativa. Perfino il suo personale, in particolare il personale tecnico, è scarso. In breve, l’intera struttura amministrativa dell’aviazione civile italiana è ordinata secondo schemi che non consentono autonomia di azione e tempestività di interventi.
Appare evidente, onorevoli colleghi, che si tratta di problemi di grande ampiezza e complessità, aggravati per giunta dal fatto che l’aviazione civile è un settore in rapida evoluzione e in notevole ,sviluppo, anche per le condizioni particolari, ricordate dagli onorevoli interpellanti, del nostro territorio nazionale.
Questi problemi impegnano, da un lato, le finanze dello Stato, e quindi vanno collocati in un quadro di esigenze da sodisfare secondo un ordine di priorità, pur valutandoli nel loro giusto peso; presentano, dall’altro lato, aspetti organizzativi ed amministrativi che attengono alle attuali strutture dell’amministrazione che presiede a questo settore.
Si era pensato, recentemente, ad una struttura di tipo aziendale, come quella delle ferrovie dello Stato. Ora è in corso di emanazione il decreto delegato per il riordinamento del ministero dei trasporti e noi stiamo facendo in modo che venga accettata una struttura sia pure ,di tipo tradizionale, ma assai più elastica. Questo, per altro, in coincidenza con la riforma della pubblica amministrazione in corso di attuazione, consentirà, con l’aumento delle sfere di competenza dei dirigenti, con la loro responsabilizzazione, con la semplificazione dei procedimenti amministrativi, di eliminare gran parte dei difetti di funzionamento dei meccanismi burocratici.
Posso intanto dare assicurazione del fermo proposito del Governo di eliminare le constatate carenze di attrezzature e le altre che eventualmente dovessero risultare, e di richiamare, onorevole Nicosia, convenientemente la compagnia di bandiera alla esigenza della non più rimandabile sua riorganizzazione, al fine di assecondare lo sviluppo del trasporto aereo e di tenere l'aviazione civile italiana al passo con le moderne esigenze.
Quanto alla proposta della Commissione parlamentare di inchiesta, onorevole La Torre, desidero assicurarle che il Governo si pronuncerà quando la materia sarà sottoposta all’esame di questa Camera. In ordine all’indagine conoscitiva da Lei sollecitata alla Commissione trasporti - voglio qui ricordare che il nuovo presidente, onorevole Catella, è un esperto aviatore, che cerbamente assicurerà anche la collaborazione derivantegli dalla sua lunga esperienza - desidero assicurarle che il Governo collaborerà volentieri quando la Commissione trasporti riterrà di iniziare questa indagine.

PRESIDENTE. L’onorevole Nicosia ha facoltà di dichiarare se sia sodisfatto.

NICOSIA. Signor Presidente, mi spiace di dover affermare che non posso essere sodisfatto delle dichiarazioni rese dall’onorevole sottosegretario per conto del Governo, sia per quanto riguarda il caso specifico di Punta Raisi sia per, quanto concerne la situazione generale aeroportuale italiana.
Per quanto riguarda il caso specifico, a me dispiace che il Governo abbia comunicato - e non so con quanta delicatezza - immediatamente (non sono d’accordo con questo atteggiamento) le risultanze della commissione di inchiesta, scaricando le responsabilità sui morti. Si e così ingenerato nell’opinione pubblica un grosso equivoco.
A parte il fatto che è stato poco umano scaricare sui morti la responsabilità di un disastro aereo della portata di quello di Punta Raisi, il Governo avrebbe potuto prendere, nel frattempo, iniziative tali da rasserenare l’opinione pubblica circa i metodi da adottare per eliminare le deficienze dell’aeroporto.
Quando ella cita, onorevole sottosegretario, la legge 25 febbraio 1971, n. 111, non possiamo fare a meno di considerare che è ormai trascorso un anno e mezzo. Noi, intanto. sul caso di Punta Raisi facciamo presente che non può essere chiuso da questa inchiesta l’accertamento delle responsabilità sul disastro aereo, e non siamo affatto contrari a che si disponga un’inchiesta specifica sui motivi che hanno portato al disastro, anche se da qualche tempo non siamo più abituati a riscontrare nelle inchieste, anche, e soprattutto parlamentari, le conclusioni che possono far emergere le responsabilità. In gran parte dei casi le inchieste parlamentari, non so per quali giochi politici, servono a coprire le responsabilità.
Onorevole La Torre, ella mi sembra alquanto ingenuo con la sua proposta di inchiesta affidata al Parlamento: basta vedere quanto è accaduto per le autostrade per poter credere in questo Parlamento.
Anche per Punta Raisi noi chiediamo una nuova stazione aeroportuale, dato che quella esistente è una << catapecchia >> provvisoria.
Forse uno dei grossi errori commessi nel 1958-59 è l’aver affidato alla regione siciliana quella compartecipazione che ha portato alla situazione di questo aeroporto. E' un discorso vecchio. Comunque oggi non possiamo fornire Palermo di un altro aeroporto: il problema è di render efficiente e sicuro quello esistente. E' necessaria quindi una nuova stazione aeroportuale (a mio avviso sarebbe opportuno cercare di spostarla in un’altra zona dell’aeroporto); occorre inoltre una sistemazione definitiva della terza pista, oltre al Radar, ai servizi radioelettrici e di aeroporto.
Quando l’aeroporto di Punta Raisi sarà fornito di servizi radioelettrici e dei mezzi necessari non soltanto per l’assistenza al volo ma anche per l’assistenza dei passeggeri, noi potremo finalmente ritenerlo una stazione degna non della città di Palermo, ma di chiamarsi stazione aeroportuale. La nuova stazione quindi è fondamentale e ad essa deve essere connessa la questione della sicurezza dell’atterraggio.
Per quanto riguarda la questione generale faccio presente all’onorevole sottosegretario che, subito dopo le sciagure di Frosinone e di Punta Raisi in particolare, si sono verificati enormi disagi per le compagnie. Le conseguenze economiche per la sola ATI non sono facilmente calcolabili: siamo arrivati ad una riduzione del 50 per cento del traffico aereo.
Desidero far presente ai colleghi e al Governo in particolare che, in occasione di inchieste giornalistiche pubblicate da vari quotidiani (ve ne è anche una del Giornale di Sicilia), abbiamo rilevato che il sistema di sicurezza di volo e di atterraggio per quanto riguarda gli aerei italiani non è collegato a quello europeo. Non si sa per quale motivo. Questa mancanza di collegamento credo possa avere inciso anche sulla sicurezza dei voli internazionali ed anche come riconoscimento sul piano della rete internazionale.
Quando poi si cerca di mettere la questione dei piloti in contrapposizione a quelle che sono invece le responsabilità pubbliche italiane, devo far presente che non è soltanto l’associazione dei piloti italiani a dichiarare inagibili sedici aeroporti del nostro paese ma anche una associazione internazionale di piloti.
Desidero sottolineare che la Germania, con dieci aeroporti, assorbe un enorme traffico (non conosco la percentuale) europeo. L’Italia ha trentadue aeroporti; di questi, 14 assorbono il 92,5 per cento del traffico nazionale e 18 il 7,5 per.cento. Vi sono cioè 19 aeroporti in Italia che sono perfettamente inutili. Potrei chiedere : quale significato hanno gli aeroporti concentrati in zone geograficamente limitate?
La Germania, geograficamente, è più compatta rispetto all’Italia, che è più lunga. Ma il problema si pone per le isole, per il meridione, dato che il traffico ferroviario può coprire la distanza fra centro Italia e il settentrione in un numero di ore inferiore rispetto al meridione e alle isole.
Si pone quindi il problema della dislocazione degli aeroporti. Esaminiamo la situazione dei 18 aeroporti che assorbono il 17,5 per cento del traffico nazionale: invece di mantenere questi aeroporti o di sostenere delle spese per la loro assistenza, vediamo se queste spese non debbono essere contratte per rendere efficienti i 14 aeroporti sui quali si impernia il 92,5 per cento del traffico nazionale.
Per il 1980 si prevede che sulle linee aeree italiane viaggeranno 70 milioni di passeggeri contro i 14 milioni previsti per il 1975 e contro i 7 milioni di passeggeri registrati nel 1971. In 9 anni si prevede cioè un incremento del numero dei viaggiatori da 7 a 70 milioni ! Come faremo ad affrontare i problemi che ne deriveranno, se non si pone mano fin da ora ai necessari interventi ?
Si è riconosciuto che la legge 25 febbraio 1971, ad un anno e mezzo, dalla sua emanazione, è rimasta praticamente inoperante : soltanto ora si muovono i primi passi in direzione della sua applicazione. Ma se questi sono i tempi di applicazione delle leggi, come faremo in soli otto anni ad affrontare i problemi che ci attendono nel 1980?
La mancata risposta a questi nostri interrogativi, onorevole sottosegretario, ci induce a dichiararci insodisfatti rna soprattutto ci sollecita a prendere l’impegno di riproporre il problema aeroportuale italiano con altri strumenti parlamentari, dalla mozione alla proposta di legge, al fine di richiamare l’attenzione dell’Assemblea su tale importante questione.

PRESIDENTE. L’onorevole Foscarini, cofirmatario della interpellanza La Torre, ha facoltà di dichiarare se sia sodisfatto.

FOSCARINI. Signor sottosegretario, non posso dichiararmi sodisfatto della risposta e devo anzi sottolineare che il Governo non può essere assolto dalle gravi responsabilità che su di esso incombono per la tragedia avvenuta a Punta Raisi, poiché non ha agito con la dovuta tempestività per attrezzare gli aeroporti con gli strumenti necessari a garantire la sicurezza del volo. Punta Raisi è uno di questi aeroporti.
E' risaputo che le organizzazioni sindacali e professionali dei piloti avevano ripetutamente chiesto al Governo adeguate misure, denunziando i gravi rischi cui si andava incontro. A tale proposito vanno ricordate le dichiarazioni rese nell’ottobre del 1971 dal comandante Pellegrino, dirigente dell’Associazione nazionale piloti dell’aviazione commerciale, dinanzi alla Commissione trasporti della Camera, in occasione della indagine conoscitiva da essa svolta sui problemi dell’aviazione civile.
<< L’ANPAC - ebbe a dire il comandante Pellegrino - cerca di contribuire dal 1952 al miglioramento delle infrastrutture attraverso una sua commissione tecnica. Col documento n. 4 del 25 marzo 1969 si denunziavano le difficoltà di comunicazioni radio dovute alla conformazione del terreno nelle immediate vicinanze dell’aeroporto di Palermo Punta Raisi. Questo pone i piloti in una situazione incomoda, ambigua e talora contraria alla sicurezza, in quanto induce al non rispetto delle regole dell’aria >>.
Questo pilota, dunque, prevedeva quanto doveva poi accadere. Coraggiosamente i rappresentanti dei piloti, così come i rappresentanti dell’Associazione nazionale degli assistenti e dei controllori al traffico aereo, sono venuti qui alla Camera a denunziare le manchevolezze, le lacune, le carenze delle nostre . attrezzature aeroportuali. I loro rappresentanti sono stati ricevuti anche dal Presidente della Camera e hanno dato al Parlamento un contributo positivo alla soluzione del problema.
Ebbene, signor sottosegretario, alla luce di questi precedenti, non si può accollare prevalentemente la responsabilità del disastro ai piloti, a morti i quali non possono rispondere. Bisogna invece andare a fondo e indagare in tutte le direzioni, come giustamente ha chiesto il collega La Torre.
A questo fine ritengo possa essere utile l’opera della commissione di inchiesta da noi invocata.
La tragedia di Punta Raisi, che ha commosso e turbato l’opinione pubblica italiana, ha messo a nudo la grave situazione delle strutture aeroportuali e della sicurezza del volo. La responsabilità ricade sul Ministero dei trasporti e dell’aviazione civile e sul Ministero della difesa. Noi siamo consapevoli, nel momento in cui prendiamo la parola in quest’aula, che 115 vite umane sono state distrutte il- 5 maggio: ragazzi rimasti orfani dei loro genitori, giovani speranze che non sono più con noi. Questa gente è morta. Ebbene, quanto è accaduto a Punta Raisi ha evidenziato il permanere del dualismo tra organi civili e militari (queste cose debbono pur essere dette qui), la molteplicità delle gestioni aeroportuali e la mancanza di una direzione unitaria.
Di quanto accade all’aeroporto di Fiumicino non bisogna fare carico agli operatori, ai dipendenti dell’Alitalia o del Ministero dei trasporti e dell’aviazione civile. Bisogna farne carico al modo in cui vengono assegnati gli appalti e si tollerano i subappalti. La tragedia di Punta Raisi ha messo in evidenza la non chiara definizione e classificazione degli aeroporti, l’insufficienza dell’assistenza al volo, l’assoluta inadeguatezza dei mezzi finanziari e la’mancanza di un programma organico, in un settore in così rapida evoluzione qual è quello dell’aviazione civile.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il nostro gruppo ha sintetizzato il complesso di questi problemi in una risoluzione già depositata presso la Commissione trasporti. Su questa risoluzione noi chiediamo che Governo e Parlamento si impegnino in un dibattito approfondito e costruttivo. Una grave e grande responsabilità si assumerebbe il Governo se ritenesse, con la discussione odierna; chiuso l’argomento. Il gruppo comunista continuerà a dare tutto il suo appoggio alle legittime lotte dei piloti, degli assistenti e dei controllori al volo e di tutti gli operatori che rivendicano un’aviazione civile al passo con i tempi, nell’interesse degli utenti e del paese.

PRESIDENTE. L’onorevole Gunnella ha facoltà di dickiiarare se sia sodisfatto.

GUNNELLA. Ci troviamo di fronte ad una serie di affermazioni della commissione d’inchiesta alle quali, purtroppo, nei singoli aspetti non abbiamo elementi per replicare sufficientemente. Dobbiamo soltanto constatare che aspetti umani e tecnici sono convergenti nella sciagura di Punta Raisi e, direi, anche atteggiamenti di ordine psicologico da parte di piloti che, a conoscenza dell’insufficienza dell’assistenza al volo, spesso si sono affidati e si affidano alle proprie capacità, che naturalmente, essendo capacità umane, sono limitate, soprattutto in particolari momenti.
Non possiamo quindi che prendere atto delle risultanze della commissione d’inchiesta, ma non siamo sodisfatti di ciò che il Governo afferma in ordine ai problemi futuri. La risposta è interlocutoria. E comprendiamo bene che essa non potrebbe non essere interlocutoria, sebbene il problema della rete aeroportuale italiana sia stato posto all’ordine del giorno da molti anni. Per esso tuttavia non esiste una programmazione relativa al problema dell’attrezzatura tecnica, programmazione necessaria ad assicurare sicurezza psicologica nel volo ai piloti, ed essenziale per l’incolumità degli utenti. Se consideriamo che spendiamo centinaia di miliardi per le autostrade ci accorgiamo, comparativamente, di quanto poco dedichiamo al settore dei trasporti aerei. Ciò deriva da mancanza di sensibilità verso la gravità di certe situazioni. La causa può essere fatta anche risalire alla mancanza di attrezzature del ministero competente; ciò non toglie tuttavia che vi sia una responsabilità preminente dell’organismo pubblico che dovrebbe interessarsi, in termini di programmazione e di realizzazione, alla soluzione di certi problemi.
Dobbiamo qui parlare di un vecchio problema che si ripropone anche oggi: il contrasto che c’è non soltanto fra organismi civili e militari e questo soprattutto a livello di competenze ma anche fra l’organismo ministeriale e la compagnia di bandiera in ordine ad alcuni problemi che si sono posti in maniera violenta, ad esempio, nel momento in cui si rifiutò alla compagnia di bandiera di avere un proprio scalo a Fiumicino, mentre tutte le altri grandi compagnie di bandiera hanno il proprio scalo nei maggiori aeroporti. Questo anche per tentare una semplificazione ed una razionalizzazione del traffico che attualmente versa in una situazione difficile soprattutto a causa delle remore burocratiche esistenti, che costituiscono un ostacolo serio a!l’attuazione di una programmazione aeroportuale rivolta al futuro.
Quello che dobbiamo chiederci è se siamo in grado oggi di programmare per il domani, tenendo anche conto di quello che sarà il volume del traffico aereo nel prossimo futuro.
Il Governo oggi ci ha fornito una risposta interlocutoria ma noi desideriamo al più presto avere a disposizione dati concreti. Noi vogliamo sapere qual é la funzione che il ministero deve assolvere e quali sono le competenze delle compagnie di bandiera, anche in funzione dei servizi e degli scali aeroportuali. Tutto questo è necessario proprio per superare le strozzature che attualmente gli stessi organismi pubblici impongono ad altri organismi che, se per un aspetto sono privatistici, per altro aspetto sono pubblicistici, soprattutto nel campo dei servizi.
La nostra attenzione dovrebbe essere volta al problema delle responsabilità dirette o indirette del disastro di Punta Raisi e di tutti gli altri che si sono verificati nelle altre zone d’Italia. Quello che noi ci auguriamo e che speriamo vivamente è che nel futuro tali disastri possano essere evitati attraverso l’adozione di tecniche moderne volte a ridurre il campo di decisione umana, indipendentemente dal fatto che, in base ai regolamenti internazionali, i comandanti piloti sono liberi di determinare i loro atteggiamenti in relazione ai dati raccolti o alla base o nello stesso aeromobile.
Noi, come organismo pubblico, dobbiamo essere in grado di assicurare la giusta assistenza attraverso le attrezzature che la moderna tecnologia mette a disposizione. Diversamente, si determinano colpevoli carenze che causano l’insicurezza e che finiscono poi per lasciare ai piloti ogni decisione. Questo oggi non è ammissibile. Per quanto bravi siano i nostri piloti, è necessario che ad essi venga fornita la più completa assistenza tecnica, coordinata su tutto il territorio nazionale in modo da evitare che si creino vuoti tra una zona e l,altra. Personalmente ho compiuto alcuni voli su aerei privati e ho dovuto purtroppo constatare l’esistenza di questi vuoti, la mancanza di coordinamento direzionale tra una zona e l’altra.
Considerando interlocutoria la risposta che il Governo oggi ci ha dato, noi lo attendiamo in questa sede per verificare la sua volontà di seria programmazione per il futuro.

PRESIDENTE. E' così esaurito lo svolgimento di interpellanze e dell’interrogazione sulla situazione aeroportuale italiana.


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